13/05/2008

Un'alba

Stanotte ho sognato che lavoravo al computer e a un certo punto il mouse smetteva di funzionare, allora io lo sbattevo due, tre volte sul tavolo ma niente, fino a quando non so perché mi guardavo la mano e poi le linee del palmo della mano e poi i polpastrelli e non c’era niente, era tutto liscio, non c’erano più linee o impronte digitali, niente, liscio come un guanto di lattice. Mi sono svegliato ed erano le tre e ho pensato che a quell’ora quelli del Reparto Entropia stavano facendo il turno di notte, era bello lavorare la notte per mettere i bastoni tra le ruote a quelli che lavorano di giorno e così mi è venuta una gran voglia di arrivare in ufficio per vedere che scherzo mi avevano tirato stavolta le Penelopi, magari mi avevano versato del caffè sulla tastiera, oppure mi avevano riempito la casella di posta di spam, o mi avevano bloccato lo slot dei cd con una fetta di bresaola, mi sono quasi venute le lacrime, sono sempre così premurosi e pieni di attenzioni, in fondo sono tutte prove di affetto nei confronti di un loro ex collega, tra pochi giorni sarà il Giorno della Rivincita e mi dispiacerà molto picchiarli e umiliarli. A quel punto non riuscivo più a dormire, ho giocato un po’ con il mio uccello, è come stringere la mano alla parte migliore di te. Poi mi sono alzato, stava albeggiando, avevo voglia di fare qualcosa, mungere una mucca, innaffiare una nuvola, scavare una buca, rovistare tra i rifiuti. Ho aperto la pattumiera e senza guardare ci ho infilato una mano e ho giocato a indovinare che cosa stavo toccando. Quando mi sono tagliato con la scatoletta degli sgombri, ho smesso.
Alle sette sono uscito di casa. Anche questa mattina non tornerà più, ho pensato. Sul muro di fronte a casa mia qualcuno aveva scritto “Less LCD, more LSD”.
una produzione Clebbino blogghino at 19:45:00 Commenta:

08/05/2008

Il negozio di Mariano


Bilal è quasi un mese che si è piazzato a casa mia, doveva essere una cosa provvisoria e invece ormai ha costruito il suo nido nel mio divano, che è tutto picchiettato di gusci di semi di zucca e altre schifezze che non voglio neanche sapere. Oltretutto passa le giornate a fare esperimenti con il Kebizza, è ancora indeciso se fare dei focaccioni di pizza farciti di agnello e verdure e spezie o invece se fare delle pizze bianche cosparse di agnello e verdure e spezie e infornare il tutto.
Per non stare in casa con lui sono uscito a fare un giro e sono andato a trovare Mariano, un mio ex compagno di scuola che da meno di un anno ha aperto un negozio dove vende articoli per il suicidio, tipo corde con il nodo scorsoio già fatto, tubi avvolgibili con mascherina per suicidarsi in maniera pratica con il monossido o con il gas di casa senza far esplodere il condominio, cocktail di farmaci clinicamente testati su animali vivi (e dopo, quindi, morti), monodosi di sonniferi letali, lamette disinfettate (per evitare infezioni) per il taglio delle vene, cose così.
Mariano ha aperto questo negozio convinto che avrebbe fatto affari d’oro, visti i tempi difficili e il gran numero di nichilisti in giro infatti era sicuro che il suicidio fosse un settore destinato a crescere, tra l’altro il suo è l’unico negozio del genere che io sappia, per cui praticamente non c’è concorrenza. Già.
Il problema è che, nel suo caso, i clienti che si trovano bene poi non tornano più. E non è neanche che possono spargere la voce, dire “Ma sai, l’altro giorno ho comprato questo kit per l’autosoffocamento, ha funzionato subito, sono morto in quattro e quattr’otto, l’ho preso al negozio di Mariano, te lo consiglio” o cose del genere. Su questa cosa con Mariano un po’ ci ridiamo, del resto non c’è molto altro da fare. “Il fatto” mi racconta “è che non tornano neanche gli altri, cioè quelli che magari comprano qualcosa ma poi non si ammazzano. Perché si vergognano di farsi vedere che non ce l’hanno fatta, o che c’hanno ripensato, insomma penso che sia per questo”.
Un’altra cosa strana è che i clienti, quando scelgono tra vari prodotti, gli chiedono: “ma questo è resistente? Ha la garanzia almeno di un anno? Non è che funziona la prima volta e poi si rompe?” Come se gli servisse per più di una volta. Dev’essere l’abitudine, non so, e comunque la gente è proprio matta, aspiranti o simpatizzanti suicidi compresi.
una produzione Clebbino blogghino at 11:16:00 13 Commenti

06/05/2008

Cacare volando è un passo avanti, non l'iphone


A me mi fa ridere chi chiama innovazione tecnologica un cellulare dove ci puoi anche ascoltare la musica o guardare i filmati pornografici o vederci la cinematografia. Ma che ci vuole? Allora io mi invento un cellulare che ha anche un bel cavatappi estraibile, che non ce l’ha nessuno a quanto mi risulta, ed ecco che sono un grande innovatore tecnologico e i giornali scrivono articoli a tre colonne dove si dice Grande passo avanti per la tecnologia! (anzi ora che ci penso propongo l’idea del cavatappi da integrare nel nuovo Clebbophone alla prossima riunione nella Sala Incubatrice alla Clebbino). Aggiungere stronzate a robe già esistenti, oppure mettere insieme due cose già esistenti in una sola e chiamarla innovazione tecnologica secondo me è una grande cavolata. La zappa è una grande innovazione tecnologica, perché ha reso più semplice e veloce e meno faticoso il lavoro nei campi, per dire. Un cellulare di per sé magari è un’innovazione tecnologica rispetto alla telefonia fissa, se ne può parlare, ma un cellulare con in più la radio, è un’innovazione? Mi semplifica la vita? Me la felicita, la vita (me la rende felice, voglio dire. Credo che il fatto che nessuno usi il verbo felicitare sia indicativo di qualcosa che però ora mi sfugge)? Insomma ritengo questo, che un’innovazione tecnologica dovrebbe facilitare e felicitare la vita, ecco. Se no, a che serve? A incrementare il PIL?

Questo stavo pensando ieri dopo che uscito dall’ufficio un uccello mi ha cacato in testa. Straordinario! Non stavo mica passando sotto un cornicione, stavo vagando nel parcheggio alla ricerca della mia auto (una delle azioni più stupide dell’uomo moderno e postmoderno), quando paf!, ho sentito un buffetto caldo sulla mia nuca, era la cacca di un uccello. Di un uccello in volo.
No, perché noi magari a volare in aeroplano ci sentiamo dei grandi, ci sentiamo i dominatori dell’universo. Anche un mollusco saprebbe volare, in aereo. Gli basta comprarsi un biglietto su Internet (altra stupida azione dell’uomo moderno e postmoderno). Invece no, gente, l’uccello vola con le sue ali. L’uccello è il risultato di uno sforzo evolutivo di una forma vivente che dài e dài ha sviluppato le ali (ho molto semplificato e volgarizzato il meccanismo evolutivo, ma ci siamo capiti). L’uomo invece è il risultato di un essere vivente che ha smesso di usare il pollice opponibile per afferrare i rami saltando felice da un ramo a un altro, per arrivare ad utilizzarlo per digitare sms. Bella forma di evoluzione. Insomma, l’uccello vola con le sue ali, ma non solo! L’uccello mentre vola riesce anche a cacare. Che se anche l’uomo un giorno, tra duemila anni, arrivasse a sviluppare un paio di ali e delle ossa cave e la necessaria leggerezza e maestria per volare senza aerei, sarebbe comunque un essere inferiore, non riuscirebbe anche a fare la cacca volando, già a volte fa fatica a fare la cacca sedendosi sulla tavoletta del cesso, figuriamoci. Allora, per omaggiare le straordinarie capacità e virtù dell’uccello io ho deciso di non pulire la sua cacca dal mio cuoio capelluto, e per tutto il giorno sono rimasto con la cacca dell’uccello sulla mia testa, come un monito. Forse, se tutti gli uccelli cacassero in testa a tutti gli esseri umani, gli esseri umani potrebbero ravvedersi e rivedere il loro concetto di progresso e sviluppo ed evoluzione della specie, che ne so. Non ho voglia di rileggere quello che ho scritto.
una produzione Clebbino blogghino at 11:52:00 17 Commenti

29/04/2008

Il criminale che si spacciava per prole


Ierisera mi sono visto la puntata registrata di Criminali Buffi, mi è piaciuta molto, era quella dove si ricostruiva la triste e drammatica ma anche buffa vicenda criminale di un uomo di quarant’anni, che quando aveva vent’anni per guadagnarsi da vivere faceva il figlio illegittimo. In pratica si presentava da signori per bene, appartenenti alla ricca borghesia, medici, avvocati, architetti, industriali, ingegneri, persone sposate da decenni, con famiglie rispettabili, amati e rispettati dalla comunità ma anche direi dall’extracomunità. Il furfante si presentava da questi  signori dicendo: buongiorno signor taldeitali, mi chiamo Filippo (o Giuseppe, o Claudio, o Ezio, o Antonio, o Alessandro, o Luigi) e sono tuo figlio, nato da quella tua relazione extraconiugale di vent’anni fa. Il medico, o l’avvocato, o l’architetto, o l’industriale, o l’ingegnere, insomma il ricco borghese trasaliva, e diceva: cosa? Mio figlio! È impossibile! Quale relazione! Io non ti conosco! Mai avuto relazioni extraconiugali! Come si chiamerebbe tua madre?, e a questa domanda Filippo, o Giuseppe, o Claudio, o Ezio, o Antonio, o Alessandro, o Luigi insomma il presunto figlio illegittimo faceva un sorrisino obliquo e diceva: ah! Mia madre è tu-sai-chi.
Allora il ricco borghese di solito diceva di non credere alle parole del criminale, ma quando questo alzava le spalle, sputava in terra e diceva “D’accordo, ci vediamo in tribunale” il rispettabile signore lo afferrava per un braccio e gli diceva “Aspetta un attimo. Ahahaha. D’accordo, senti Filippo (o Giuseppe, o Claudio, o Ezio, o Antonio, o Alessandro, o Luigi), cos’è che vuoi esattamente? Credo che possiamo metterci d’accordo”. E a questo punto si mettevano d’accordo, cioè il farabutto diceva che non serbava rancore al suo padre naturale, che lo aveva contattato solo perché era in difficoltà economiche, e se suo padre gli avesse dato un aiutino (tipo dieci, venti, ma anche cinquanta milioni di lire, a seconda) lui sarebbe sparito così come era apparso, e tanti saluti. E di solito il malcapitato sborsava la cifra in contanti senza fiatare. La parabola criminale dell’impostore finì quando l’uomo fece l’ormai rodato giochetto spacciandosi per figlio di un maresciallo dei carabinieri in pensione. Quando questi scoprì che il giovanotto che aveva davanti era suo figlio, gli occhi gli si riempirono di lacrime. “Mi resi conto che avevo dato a quel vecchio sbirro la più bella notizia della sua vita e capii che ero fottuto” ha raccontato il criminale buffo alla giornalista del programma che lo ha intervistato in carcere. E infatti l’ex maresciallo, che ormai era rimasto vedovo e i suoi figli si erano tutti trasferiti a Ibiza, non chiedeva di meglio che un altro figlio che potesse vivere con lui e fargli compagnia, non voleva affatto che sparisse così come era apparso e tanti saluti, anzi!
A quel punto il criminale piuttosto che vivere degli anni con un ex maresciallo nostalgico che gli voleva fare da padre ha preferito confessare la verità, sancendo così la sua condanna. Adesso è in carcere per truffa e ne avrà ancora per un bel po’ e con la giornalista si è lamentato del fatto che nessuno lo va mai a trovare, nemmeno il suo vero padre, e in fondo in fondo non ce l’ha neanche più tanto con l’ex maresciallo, il quale dopotutto almeno l’aveva accettato come figlio, senza neanche conoscerlo, e se solo potesse tornare indietro adesso ci vivrebbe, a casa di quello.
Io a questo punto avevo un nodo alle budella dalla commozione e ho spento la tv e ho pensato “ma com’è buffa, e criminale, la vita certe volte” e mi è venuta voglia di telefonare a mio padre,, infatti gli ho telefonato avevo voglia di dirgli che ero contento di essere suo figlio ma poi quando ha risposto al telefono mio padre aveva la voce annoiata e stanca e allora tutto quello che sono riuscito a dirgli è: “per caso hai la chiave del nove?"
una produzione Clebbino blogghino at 14:45:00 9 Commenti

15/04/2008

In treno


E mentre maestoso il mondo
si sdipanava dal finestrino
lui guardava un minuscolo film
sul display del videofonino
una produzione Clebbino blogghino at 09:40:00 16 Commenti

12/04/2008

Karma e semi di zucca


Ma voi, una cosa che si chiama Kebizza, la mangereste?
L’altra sera avevo appena finito il mio turno di consegne di pizze con sputo e senza, a seconda delle mance, ed ero appena uscito da Rapidopizza per tornarmene a casa, stavo per mandare un sms ad Armenia quando ho sentito chiamare Bandini, Bandini! da dentro un cespuglio. Il cespuglio ha mosso le sue fronde e io stavo per avere una crisi mistica e buttarmi in ginocchio e offrire la mia vita al Dio Cespuglio, pronto a recepire il suo Verbo e a diffonderlo per il mondo, quando dal Cespuglio è uscito Bilal Fefeni.
“Bilal! Ma che ci fai dentro a un cespuglio? Che ci fai qua? Non dovevi essere in Germania?” gli ho detto. Lui mi ha fatto shhhhh, e mi ha fatto segno di allontanarmi dalla pizzeria. Io l’ho seguito per un po’, poi si è girato e mi ha detto: “Tuo naso è molto migliorato, Jimmy-Ganesh-Bandini. Come vanno cose in pizzeria?” Mi ha raccontato che aveva disdetto l’appartamento in cui viveva e aveva chiamato suo cugino in Germania, per dirgli che finalmente si era licenziato e ora era pronto a raggiungerlo per poter lavorare nel suo locale. Suo cugino, sconvolto, gli aveva detto che non c’era più nessun locale, il locale andava malissimo e così lui l’aveva chiuso e stava giusto per chiamare Bilal per dargli la bella notizia che stava per trasferirsi da lui, in Italia, sperando che gli trovasse un lavoro da Rapidopizza. Io ho cominciato a ridere come un matto perché mi sembrava una storia dai risvolti davvero esilaranti, ma poi ho smesso di ridere quando Bilal mi ha detto che adesso io avrei dovuto ospitarlo, perché ormai aveva lasciato il suo appartamento e non aveva nessun posto dove andare.
“Perché proprio io devo ospitarti?” gli ho detto. Non avevo nessuna voglia di dividere il mio buco con qualcun altro, e poi avrei dovuto spiegare la cosa ad Armenia e magari lei non avrebbe approvato.
“È il tuo karma, Jimmy-Ganesh-Bandini, che vuoi farci.”
“Bilal, ma è sempre il mio karma? Ogni cosa è il mio karma? Mai una volta che sia il karma degli altri eh?”
Fatto sta che gli ho permesso di stare da me, gli ho detto che poteva dormire sul divano, ma solo per una settimana. Dopo, karma o non karma, avrebbe dovuto sparire. Mi sono fatto promettere che in cambio mi avrebbe dato una mano con le pulizie della casa, mi ha detto che certo, ci avrebbe pensato lui. Infatti ierisera sono tornato a casa dal cinema e c’era anche Armenia con me e abbiamo trovato Bilal sul mio divano, a gambe incrociate, che guardava in tv la pubblicità di una linea erotica e sul divano e in terra tutto attorno al divano era cosparso di gusci di semi di zucca.
“Ehi Bilal, cos’è questo schifo? Non dovevi aiutarmi a tenere pulito?”
“Bandini-Ganesh, non è io che può pulire tuo karma, solo tu può pulire tuo karma”  ha detto sputazzando semi di zucca. L’ho presentato ad Armenia, Armenia sembrava tutta contenta che lui fosse lì mentre io avrei voluto strangolarlo con la sola forza del mio zozzissimo karma.
“Bandini-Ganesh, io pensato che noi dobbiamo aprire locale tutto nostro, dove noi facciamo nuovo cibo, il kebizza. Via di mezzo tra kebab e pizza”
“Ma certo, Bilal” ho detto.
“Come era film?” ha detto, tutto contento.
“Niente di che. La storia di uno che nella vita lotta per diventare qualcuno, e alla fine ci riesce” ha detto Armenia.
“Praticamente storia di mia vita” ha detto lui.
una produzione Clebbino blogghino at 19:30:00 10 Commenti

10/04/2008

Quarta lettera di Ermete dalla Zona Deumanizzata

Amico mio,
ieri sera dalla finestra dell’appartamento dove vivo ho guardato il bellissimo paesaggio della Zona Deumanizzata, bidoni arrugginiti cumuli di spazzatura pozzanghere violacee pneumatici carcasse di auto carrelli della spesa rovesciati cani randagi gatti randagi pezzi di asfalto ortiche sciami di insetti condomini coperti di licheni e un water posto sulla piattaforma di un vecchio traliccio, e quando il vento entrando per le spaccature del vetro ha fischiato ho avuto un’illuminazione ho capito che tutto è per sempre.
Tutto è per sempre.
Tutto è per sempre.
una produzione Clebbino blogghino at 12:47:00 15 Commenti