Aspettando Godot
La Commissione europea conferma: le previsioni di crescita per l'Italia e per il resto dei partner comunitari sarà molto bassa quest'anno, anche se per il 2000 si prevede una forte ripresa e il commissario De Silguy si dice ottimista.
(30 marzo 1999)
Italia fanalino di coda della crescita economica in area euro, ma è previsto un sensibile miglioramento per la fine del prossimo anno.
(16 novembre 1999)
La ripresa c'è, la pressione fiscale è scesa di mezzo punto, gli impegni europei sul fronte dei conti pubblici verranno mantenuti, ma attenzione all'inflazione e ai tassi d'interesse che rappresentano dei punti interrogativi grandi. Luci e qualche ombra: ecco l'Italia descritta nella relazione Trimestrale di Cassa, documento che traccia il bilancio consuntivo del 1999 e delinea programmi e orientamenti per il 2000.
(4 aprile 2000)
Il ministro dell'Industria e del Commercio estero, Enrico Letta, ha accolto con soddisfazione i risultati delle rilevazioni Istat: "Sono i dati migliori degli ultimi decenni. E se non ci fosse il peso dei prezzi petroliferi, saremmo di fronte ad una ripresa ancora più forte. È la dimostrazione che l'economia italiana sta galoppando". Il merito della crescita economica, secondo il ministro, va anche al governo e alle scelte effettuata dall'esecutivo negli ultimi anni.
(1 agosto 2000)
"La ripresa dell'economia è probabile nei prossimi mesi", si legge nel rapporto dell'Ocse. Nel 2001 la crescita di Europa, Giappone e Stati Uniti dovrebbe essere del 2 per cento, mentre nel 2002 ci dovrebbe essere una decisa accelerata al 2,5 o addirittura al 3 per cento.
(3 maggio 2001)
Il 2001, a causa della crisi che era già in corso e dell'attacco alle Torri, si chiuderà con numeri assai meno entusiasmanti. L'economia del mondo, infatti, crescerà appena dell'1,4 per cento (quasi due terzi in meno). La frenata, quindi, c'è e è molto forte. Nel 2003, infatti, l'economia del mondo dovrebbe crescere del 3,5 per cento. E questo è già un dato da boom.
(15 ottobre 2001)
Banca Mondiale: forse ripresa già nel 2002
Per quest'anno, intanto, rivede al ribasso le stime sul Pil mondiale che dovrebbe attestarsi a +1,3 per cento contro il +3,8 del 2000.
(31 ottobre 2001)
Nell'area dell'euro esistono le condizioni per l'avvio della ripresa economica nel corso del 2002. Lo afferma il Bollettino di novembre della Banca Centrale Europea, che però avverte: a più breve termine bisogna attendersi ancora segnali negativi e quindi una revisione al ribasso delle previsioni economiche.
(15 novembre 2001)
Confindustria rivede al ribasso le prospettive di crescita economica italiane e conferma la previsione che il governo non riuscirà a centrare nel 2003 l'obiettivo di un pareggio di bilancio.
(12 dicembre 2001)
La ripresa, quella vera, arriverà solo nel 2003.
E' vero che probabilmente il peggio è alle nostre spalle, ma davanti a noi c'è una ripresina più che una ripresa vera e propria. E sarà di così modesta entità che ci vorranno gli esperti per vederla.
(14 gennaio 2002)
Una delle principali ragioni per attendersi una ripresa nel corso del 2002, spiega la banca centrale, consiste nel fatto che negli ultimi dodici mesi non si sono accumulati nell'aera dell'euro squilibri economici tali da richiedere un prolungato periodo di aggiustamento.
(24 gennaio 2002)
Nel 2003, cioè fra circa dieci mesi, l'economia mondiale riprenderà a correre. E lo farà con tassi di crescita da vero e proprio boom economico. E' quanto emerge da uno studio della banca d'affari Merrill Lynch sulle prospettive dell'economia mondiale.
(25 febbraio 2002)
Milano. Per la Commissione Ue i dati sulla fiducia di imprese e consumatori diffusi oggi confermano le sue previsioni di una ripresa nella prima metà del 2002.
(4 marzo 2002)
Per rivedere la ripresa economica in Italia bisognerà aspettare il 2004. Il prossimo sarà infatti un anno di 'convalescenza' più che un anno di sviluppo. Numeri alla mano, Confindustria vede ancora "notevoli incertezze e rischi" nello scenario internazionale tali da non far prefigurare alcun changeover economico.
(4 dicembre 2002)
Il 2003 è segnato: la ripresa non ci sarà.
Sembra definitivamente compromessa l'idea che l'economia mondiale possa risollevarsi dal suo stato di torpore quest'anno.
(31 marzo 2003)
E' andata meglio che nel 2002 ma l'economia mondiale arranca. Abbastanza perché il Fondo monetario internazionale tagli le stime di crescita di mezzo punto secco, portandole dal 3,7 al 3,2 per l'anno in corso. La ripresa, avverte l'Fmi nel suo World Economic Outlook, arriverà invece l'anno prossimo (più 4,1%)
(9 aprile 2003)
Sarà ancora un anno debole il 2003 per l'economia dell'area euro. Ma il barometro sta per volgere al bello. E' quanto emerge dal bolettino della Bce, secondo cui a partire dal secondo semestre Eurolandia dovrebbe ingranare la mercia.
(17 luglio 2003)
L'attività economica dell'area euro "è rimasta modesta" nella prima metà del 2003. Ma si registrerà "un graduale recupero nella seconda metà dell'anno e un ulteriore rafforzamento nel 2004
(7 agosto 2003)
Se qualcuno ancora sperava in una ripresa economica in Eurolandia nel 2003, resterà deluso. Quest'anno il Pil nella zona euro crescerà solo dello 0,5%. Il prossimo anno, secondo gli economisti dell'Efn, si inizierà a intravedere qualche cenno di ripresa.
(7 ottobre 2003)
Stephen Roach, guru di Morgan Stanley e di Wall Street, avverte: quella che l'economia vivrà nel 2004 è una delle riprese più anemiche della storia. Nel 2005 l'economia tornerà a frenare.
(15 dicembre 2003)
Notizie tratte da Repubblica
Un posto di lavoro sicuro

Il mio amico Ermete Dossi ha trovato lavoro. Fa il crash-test dummy alla Fiat. L'azienda torinese ha infatti deciso di implementare i test di sicurezza delle proprie vetture, rendendoli più verosimili, e utilizzando così esseri umani al posto degli obsoleti pupazzi. Il mio amico è contento, dice che il lavoro è ben pagato, anche se non ha nessuna assicurazione sulla vita. Però è soddisfatto, lavora un giorno, magari si rompe un femore o si perfora un polmone, così se ne sta a casa infortunato per uno, due mesi, tutto pagato.
Lo vedo arrivare al pub nella sua nuova camminata un po' sbilenca, asimmetrica. Io ordino una birra, lui una cedrata Clebbino (march. reg.). Dice che non può più bere alcolici, per via del lavoro che fa. Dice che mentre si va a schiantare contro una parete di cemento per lavoro, deve essere assolutamente sobrio, altrimenti il risultato del test esce falsato. Io obietto che non credo che molta della gente che ha incidenti veri sia sobria, altrimenti ci sarebbero meno incidenti. "Sei solo invidioso del mio lavoro", dice lui ponendo fine alla discussione, e sorride. Gli mancano due denti, se li è rotti spaccandosi la faccia contro il volante della nuova Fia Panda. L'airbag era difettoso, meno male che lo hanno testato su di lui.
Un tranquillo martedì 13
Un tranquillo martedì di dicembre. Ho 23 anni e i piedi freddi, nessuno sembra darmi retta da quando ne ho compiuti 13. Cosa ci faccio, tutto solo in quest’ufficio, è un mistero ; la scrivania sogghigna al pensiero di quanto tempo passerò con i gomiti poggiati sulla sua superficie, la poltrona in similcuoio porta ancora i segni di colui che mi ha preceduto. Scricchiola, è deformata. Quella nuova arriverà soltanto tra 2 settimane. Fisso il monitor e non mi sembra di riconoscere il sistema operativo. Dio, fa che non sia Linux. Fa che non sia un Apple. Fa che io debba usare solo Word e sporadicamente Excel.
È il mio primo giorno di lavoro in assoluto. Prima d’oggi non ho mai combinato nulla, non ho mai consegnato una pizza o distribuito volantini, non ho mai sgombrato solai, non ho neppure mai lavato la macchina di mio padre. Nè la mia. Questo è il mio primo giorno di lavoro, ve l’ho già detto. Ho paura. Cosa ci faccio qui è un mistero. Cerco di pensare a qualcosa di sereno.
È così che mi ritrovo all’asilo mentre gioco con gli altri bambini ; chissà che fine hanno fatto oggi, chissà se qualcuno di loro è finito a lavorare in un ufficio come il mio. Chissà se dentro quest’azienda lavora qualcuno di loro, magari dietro questa parete. Chissà se ci abbracceremo chiedendoci cosa ne abbiamo fatto delle nostre vite fino a quel momento, se ci daremo pacche sulla schiena e rideremo assieme. Chissà se mai ci incontreremo. Avrei un amico a cui pagare il caffè una volta ogni tanto. O forse una ragazza. Ripeto lo stesso ragionamento per i compagni delle elementari e così via fino all’università. Qualcuno, presumibilmente un uomo in giacca e cravatta, passa davanti alla mia porta ma non si ferma. Per ordine del direttore tutti gli uffici devono avere le porte aperte : questo atteggiamento serve a denotare l’orizzontalità del nostro lavoro e la disponibilità di coloro che fanno parte dell’azienda, tutti misticamente protesi verso un futuro luminoso garantito dal reddito che riusciremo, sicuramente, a produrre entro fine anno.
Sono un Ingegnere Gestionale. Ma le cose non cambierebbero se fossi un informatico o un meccanico. O peggio, un elettronico. Sono davanti ad un computer. Indosso un vestito grigio ed una camicia celeste ; niente cravatta, noi del middle-low management siamo esentati dall’indossarla.
Non so ancora qual’è il mio compito. Mi hanno telefonato ieri mattina dicendomi che il posto era mio e che avrei dovuto presentarmi il giorno dopo, cioè oggi, alle 8 in punto alla Clebbino FarmaMed. Una segretaria col culo basso e gli occhi verdi mi ha accompagnato nel mio ufficio intorno alle 8:10, spiegandomi le prime regole di base dell’azienda. Sono passate più di 2 ore e nessuno si è ancora fatto vivo. Inizio a pensare che si siano scordati di me ; l’edificio è un palazzo di 7 piani, cemento armato e vetri a specchio. Fa caldo, anche se siamo a dicembre. Fa caldo e il termosifone scotta, è bollente. Ma non mi tolgo la giacca, potrebbe arrivare qualcuno, forse il direttore, da un momento all’altro. Farei brutta figura, sembrerei sciatto. Ma devo pur impiegare la mente in qualche modo ; così prendo a giocherellare con il mouse. Mi diverto a scorrere con il cursore su tutti e 4 i lati del monitor, e poi in diagonale, sfiorando le icone del desktop. D’un tratto il telefono della stanza accanto squilla, ho un sobbalzo, premo il pulsante sinistro del mouse.
Click. Si apre una finestra.
STARTING CLEBBINO FARMAMED SYSTEM
WAIT....
THAT’S ENOUGH.
PLEASE SELECT THE LANGUAGE :
Preso dal panico cerco di spegnere il dannato computer ma non ci riesco. Non trovo il case, non c’è traccia del pulsantino Start o roba simile. La magica combinazione Ctrl Alt + Canc non è in grado di aiutarmi. Giungo all’unica definitiva, tragica conclusione di aver combinato un guaio senza neanche sapere cosa ho fatto. Il mio primo giorno di lavoro.
Il monitor continua a lampeggiare :
PLEASE SELECT THE LANGUAGE :
Con il coraggio residuo e la fronte e le ascelle madide di sudore premo “I”.
ITALIANO...WAIT...
BENVENUTO SIGNOR UTENTE1717
PREGO INSERIRE PASSWORD IDENTIFICATIVA :
Ora l’ho fatta grossa. Le tempie prendono a ballare il tip tap mentre cerco di trovare una soluzione. Apro i cassetti per trovare una busta, un foglietto, qualche supporto cartaceo dove sia appuntata la maledetta password. Non lo trovo. Mi prendo la testa tra le mani, sto per piangere. Sono sempre stato un mediocre utente dei sistemi Microsoft, non so davvero come cavarmela. Presentarsi col capo chino e chiedere scusa per aver combinato un macello, il mio primo giorno, non mi pare un ottimo biglietto da visita. Mi alzo in piedi ed esco dall’ufficio, lasciando la porta accostata. Busso alla porta accanto alla mia, aperta anch’essa, in cerca d’aiuto.
Occhi bassi, senza sbirciare.
“È permesso?”
“Prego” risponde una voce femminile, sconosciuta e distratta. Una bella bruna, a prima vista.
“Mi scusi, sono il nuovo addetto alla selezione del personale, mi hanno messo nell’ufficio qui accanto. Ho un piccolo problema con il mio computer, potrebbe darmi una mano per piacere?”
“Certamente. Segnalo subito la cosa agli informatici del 3° piano. Arrivederci.”
“Bhe, non credo ci sia bisogno di chiamare qualcuno, è solo che...”
“Sì, capisco. Arrivederci.”
Sbigottito e vagamente umiliato torno sui miei passi e rientro nel mio ufficio. Passano pochi minuti in cui non riesco neppure ad analizzare la situazione, forse anche per colpa dei farmaci che assumo, e un tizio sui 35 anni, grasso, calvo e vestito piuttosto male entra dalla porta senza bussare.
“Salve, sono il tecnico che avete chiamato. Dov’è il guasto?”
“Ah, buongiorno, bhe non è proprio un guasto...ho acceso il pc e...”
”Pc?”
”Sì, il computer...”
”Quello è un terminale, non un pc”
“Ah...sì...fatto sta che mi ha chiesto alcune informazioni di cui non sono in possesso. Parlo della password che...”
”Nome e cognome, prego”
“...Eh?”
“Nome e cognome”
“Carlo Giannini...ma perchè...”
“La sua password è...” il tizio prende in mano una specie di calcolatrice e smanetta per qualche attimo “...CG908J1717. Arrivederci”
Faccio in tempo ad incidere il codice sulla scrivania, grazie ad una penna che non scrive ; rialzo lo sguardo ed il tipo è già scomparso.
Lo schermo lampeggia ancora
PREGO INSERIRE PASSWORD IDENTIFICATIVA :
Digito G908J1717 con l’indice destro, lentamente, per non sbagliare. La schermata, da nera e scarna qual’era, cambia. E diventa bianca. D’un bianco accecante.
Clicco di nuovo con il mouse su una parte qualsiasi del monitor. Non succede niente, ma stavolta ho eseguito correttamente la procedura ; il solo pensiero di richiamare il ciccione di poco fa mi irrigidisce le natiche. Lascio perdere, è una sfida persa in partenza ; sono l’addetto alla selezione del personale, un computer non mi servirà mai a niente.
Mentre aspetto che qualcuno venga a dirmi cosa fare, l’inquietante presenza del monitor acceso mi tiene sott’occhio ; è una situazione assurda ed io ne faccio parte in modo assolutamente naturale.
Come rimediare ad un litigio di coppia...
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Fecondazione artificiale: un nuovo successo
I ricercatori del Clebbino Seed Institute hanno diffuso oggi la notizia di un nuovo, sbalorditivo successo nella sperimentazione sulla fecondazione artificiale. Tre giovani uomini del Maryland sono diventati questa mattina padri di un bambino di 6 chili e 400 grammi, che hanno deciso di chiamare Gualtiero, e che verrà battezzato domani dal reverendo Patrick Wilson, nella cappella dell'istituto.
Due dei tre uomini, l'architetto Bandini e il dottor Tanus, hanno donato il loro seme, che è stato poi miscelato sapientemente dai ricercatori attraverso un nuovissimo processo chimico sperimentale, ancora segreto. Il seme risultante è stato usato per fecondare un ovulo donato all'istututo da una donatrice dell'Alabama, la signorina Mary Ann Petersen, di origine danese.
L'ovulo era stato dimenticato nel congelatore della mensa dell'istituto per 15 lunghi hanni, nascosto tra pezzi di manzo argentino, ed era stato ritrovato casualmente l'aprile scorso, durante dei lavori di ristrutturazione dei locali.
La gestazione è avvenuta all'interno di un utero sintetico, trapiantato nel terzo donatore, il signor Calindri, al posto della milza e di parte dell'intestino. Ciò è stato reso necessario perché la signorina Petersen nel frattempo è deceduta e, in una clausola del contratto di donazione, aveva scritto espressamente che l'ovulo non poteva essere utilizzato da nessun'altra donna.
La notte scorsa il Calindri ha avuto le prime doglie, inizialmente scambiate per una digestione faticosa (Calindri soffre di disturbi gastrici dall'età di 8 anni), e questa mattina alle 5.09 gli è stato praticato il cesario dal Professor Berkley, primario dell'istituto, che è uscito dalla sala operatoria dichiarando ai cronisti "Poteva andare peggio", prima di allontanarsi a bordo della sua Corvette.
Gualtiero sta bene, è alimentato con latte in polvere Clebbino (march.reg.) attraverso una tetta meccanica costruita ad Hong Kong e sta già iniziando a prendere lezioni di macroeconomia via audiocassetta.
Tanti auguri a lui e ai suoi tre amorevoli genitori.
Un'invenzione senza futuro

Ieri sono andato al cinema e ho visto un film che mi è piaciuto molto. Parla di un ispettore di polizia che deve dare la caccia a un serial killer e alla fine riesce a catturarlo e il film finisce. Prima del film c'erano i trailer di altri film, che mi sembravano sempre l'inizio del film. Quando finalmente cominciavo a capire la storia, usciva fuori che non era il film, ma era un trailer. Tanto che quando il film è iniziato, io ormai ero convinto che fosse un trailer, così non gli ho dato importanza e quando ho capito che non era un trailer ma era il film vero, ormai era iniziato da 10 minuti e io mi ero perso alcuni passagggi importanti. Dovrebbero vietare i trailer prima dei film, per far sì che la gente non si confonda.
All'inizio del film ci sono stati i titoli di testa, con i nomi degli attori e della gente che ha preso parte alla lavorazione del film. Quando sei a casa tua e ti guardi il film in videocassetta o, se sei fortunato, in dvd, puoi mandare avanti il film saltando tutta la parte dei titoli di testa, ma al cinema questo non lo puoi fare. Però certi registi bastardi ti mettono i titoli di testa in sovrimpressione con l'inizio vero e proprio del film, cosicché se mandi avanti, ti perdi la prima parte del film, e se non mandi avanti, ti devi vedere la prima parte del film con le fastidiose scritte dei titoli di testa in sovrimpressione. Questo era il caso del film che ho visto io. Come se me ne fregasse qualcosa che il microfonista si chiama Jerry Komanovlsy! Io consegno le pizze a domicilio, e nel cartone della pizza c'è scritto soltanto "RapidoPizza di Mario Cecioni e Famiglia", con l'indirizzo sotto. Mica c'è scritto pure:
Pizzaiolo: Michele Lacazza
Cassiera: Gina Cecioni
Cameriera: Maria Cecioni
Addetto alle pulizie del cesso: Bilal Fefeni
Addetto alle consegne take away: Jimmy Bandini
No! Mica c'è scritto! Chi mangia la pizza non se ne frega niente che gliel'ha portata Jimmy Bandini, e allora perché, mentre vedo il serial killer che sbudella una puttana, devo leggere in sovrimpressione che il film l'ha microfonato Jerry Komanovlsy? E' un'ingiustizia, oltre che un fastidio.
L'attore protagonista del film non mi ricordo il nome, è lo stesso che ho visto in un film di uno che lotta per diventare qualcuno nella vita, e alla fine del film ci riesce.
Il fallimento della Parmalat è opera della Clebbino & Co.
"Spero vada tutto bene". Enrico Bondi lo dice rivolto ai cronisti ma soprattutto per tranquillizzare Parma e Collecchio che con la Parmalat
vivono da sempre in simbiosi. Il lavoro del commissario straordinario procede a passi speditissimi e il manager non si concede riposo. Oggi un altro tassello del suo piano è andato a posto con la delibera da parte del Tribunale fallimentare dello stato d'insolvenza della Parmalat spa.
Non c'é stato Natale per il risanatore che solo ora può appendere i panni del dickensiano Mr Scrooge e dire finalmente, riferendosi al fatto di aver lavorato sia il 25 che a Santo Stefano, "spero di riposare" domenica.
"Stiamo lavorando, credo bene, e se sarà così lo vedremo presto" ha risposto Bondi che con gli advisor legali e bancari sta già lavorando al piano industriale con l'intenzione di presentarlo al ministero al massimo a fine gennaio.
Pare sia stata tutta opera di una ignota compagnia texana, la Clebbino & Co. che ha rilevato il 51% delle azioni Parmalat
nei primi giorni di gennaio, rastrllando il mercato con indubbio stile. Dei veri rapaci che hanno fatto dei primi aneliti del 2004 un vero e proprio periodo del toro.
"Non siamo noi che siamo fregni" ha commentato il sottosegretario Bandini "sono loro ad essere scarsi. E adesso fuori dal cazzo".
Il direttore Calindri ha esternato tutta la sua commozione per un'impresa economica riuscita così bene ; l'acquisto di una società italiana senza spendere neppure un euro. "Non gli abbiamo versato neppure l'acconto" commenta serafico
mentre si titilla il capezzolo destro con l'indice "grazie ad una legge varata per noi apposta dall'amico Berlusconi l'intero pagamento è stato prorogato al 2030. Quando ormai tutto il mondo sarà proprietà della Clebbino & Co. AHAHAH! AHAHAHA! AHAHAH! AHHHH!"
Così si spiega il fallimento della Parmalat ad opera dei soliti americani. Ma proprio dall'America arriva una nuova speranza per gli operai dell'azienda italiana ; Mr. Patrick Bateman detiene il restante 49% delle azioni e sembra deciso a ricostruire l'impero dalla base.
"Mi piacerebbe molto eiaculare sulle sue sopracciglia " ha detto al nostro inviato, riprendendosi subito "ma non è questo il momento. Prenderò in mano le redini dell'azienda nel difficile tentativo di risollevarne le sorti. Sto già trattando l'acquisto del 2% che mi renderebbe l'azionista di maggioranza con il dottor Leopoldo Tanus, un ex dirigente della Clebbino, e quasi certamente entro la fine della settimana raggiungeremo un accordo. Trema, Clebbino & Co."
Potatura radicale del pero / part 2.

Stamattina sono stato licenziato dalla Clebbino Inc. dal mio capo, uno che secondo me si scopa la segretaria. Però il mio capo mi ha detto di non preoccuparmi, che probabilmente è in vista una mia riassunzione, però non più come dipendente, ma come lavoratore parasubordinato.
E' la filosofia della potatura radicale del pero, mi ha detto.
"Che significa?"
"Si tratta di una tecnica coltivativa che consiste nel tagliare le radici del pero, per permettere alla pianta uno sviluppo equilibrato tra attività vegetativa e produttiva. In sostanza, noi stiamo tagliando le tue radici, quelle che ti tengono imprigionato all'azienda, per permetterti di crescere professionalmente in maniera più rigogliosa ed equilibrata".
Mi ha detto tutto questo sorridendo, io l'ho ringraziato di cuore. Quando sono uscito dall'ufficio del mio capo, ho incrociato la sua segretaria che stava entrando, e che non mi ha degnato di uno sguardo. Eppure una volta le ho offerto uno snack al distributore automatico di snack.
Mi piace l'odore dello smog, trasmette il senso della battaglia per la vita. Tornando a casa ho tirato dei gran respiri a pieni polmoni, sognando di darmi al giardinaggio.
Arrivato a casa, ho fatto a pezzi la mia bambola gonfiabile, tagliuzzandola col taglierino. Fingeva gli orgasmi, non potevo sopportarlo più. Non se l'aspettava, ha accolto la morte in una "O" di stupore.
Una tranquilla giornata di lavoro
Oggi è martedì. L'usciere del martedì si chiama Gianfranco ; oggi mi ero scordato la tessera magnetica a casa e mi ha aperto lui la porta dell'edificio dove lavoro.
"Buongiorno Signore!" mi ha detto sorridendo, stamattina, mentre mi apriva la porta. Evidentemente non si ricordava il mio cognome, altrimenti dopo il "Signore" lo avrebbe aggiunto come da copione. E' stato piuttosto irritante. Ma ho voluto ricompensarlo lo stesso, porgendogli 2 euro e dicendogli "Così potrà comprarsi uno spazzolino nuovo ; ha un grosso accumulo di tartaro sullo smalto degli incisivi sa? Arrivederci comunque".
Credo di averlo sentito piangere, mentre mi allontanavo in direzione dell'ufficio.
Una volta arrivato, ho salutato la mia segretaria appoggiandoglielo, palpandole il culo e dicendole "Sei una gran troia, tesoro. Fatti vedere tra mezzora".
Poi mi sono seduto alla scrivania e ho fatto un paio di telefonate intercontinentali ; i clienti hanno confermato le loro intenzioni e ben presto potrò permettermi una seconda Ferrari.
LO STECCO CHE INFETTA

In uno studio pubblicato recentemente dalla rivista scientifica Clebbino Medical, l'illustre professor Calindri, specializzato in malattie infettive all'università dell'Illinois, espone una sua nuova teoria destinata a sollevare nuove polemiche e scandali nell'ambiente scientifico e gastronomico mondiale.
Secondo il Calindri infatti, tutte le teorie e gli studi effettuati negli ultimi secoli sul famoso virus della varicella, sono da buttare nel cesso perché fallaci e menzognere.
Lo studioso, che vive e opera da anni nella sua clinica privata nell'entroterra abruzzese, ha infatti condotto per anni esperimenti e rilevamenti su migliaia di pazienti, dopo aver riscontrato un eccezionale numero di contagi da varicella sul territorio in cui la sua struttura opera.
Intere famiglie di questa fertile zona contraggono ogni anno il virus e si recano dal luminare, il quale ha sviluppato una rivoluzionaria teoria sulle origini del morbo e sulle modalità di contagio.
Secondo Calindri, candidato al premio nobel per la medicina e considerato dal mondo accademico come un nuovo Pasteur, il virus della varicella è nato e continua ad evolversi nelle pecore. Gli esemplari femmina di questa specie però non sarebbero contagiosi per l'uomo. E questo, sottolinea il Calindri in una sibillina nota del suo rapporto, spiegherebbe la ragione per
cui in Sardegna il morbo non si è mai manifestato.
Principale veicolo di contagio sarebbe invece l'esemplare maschio, specie se castrato.
A parere del rinomato scienziato americano, il castrato mantiene la sua capacità di contagio anche molti mesi dopo la morte. Anzi... la sua sapida e gustosa carne, risulta essere veicolo principale di contagio, in particolar modo se consumata cotta.
Inoltre... secondo il Calindri la virulenza del virus aumenta quando la carne di questo bizzarro animale viene preparata a tocchetti, infilata in lunghi stecchi di legno e cucinata alla griglia.
Queste rivelazioni hanno sconvolto gli equilibri socio-gastonomici di un'intera regione, e stanno creando panico e terrore in tutte le comunità di abruzzesi nel mondo. In molti sostengono che Calindri sia solo un ciarlatano, prezzolato dalla multinazionale Clebbino Food (march.reg.) che si appresta ad immettere sul mercato una nuova serie di arrosticini
interamente sintetici, denominata ArroStick (march. reg.).
Rimane però il fatto che campioni del gustoso piatto preparato con carne di scroto di castrato, analizzati al laboratorio hanno fornito risultati stupefacenti.
La virulenza del virus era quindici volte superiore a quella del virus analizzato su un organismo umano malato, e i sitomi della malattia iniziano a manifestarsi dopo aver mangiato appena il secondo saporito stecco.
Scoperta del secolo o infame speculazione?
La varicella e l'arte di mangiar bene
Come si cura
La varicella è una malattia infettiva relativamente banale, dovuta al virus «varicella-zoster», della famiglia degli herpes virus.
E’ una delle malattie contagiose dell’infanzia che nella maggioranza dei casi colpiscono i bambini tra i 5 e i 10 anni, come la rosolia, morbillo, pertosse, parotite e dà luogo ad un’immunizzazione teoricamente definitiva. Non è una malattia grave, può essere anche inapparente, ma si possono verificare alcune complicazioni. L’uomo è l’unico serbatoio noto e così la malattia viene trasmessa solo tra gli esseri umani. Guarisce in poco tempo: da 7 a 10 giorni.
La varicella è diffusa in tutto il mondo. Nei paesi a clima temperato, colpisce particolarmente i bambini verso la fine dell’inverno e a primavera.
In Italia viene obbligatariamente notificata alle autorità sanitarie.
In generale si consiglia di isolare i pazienti che hanno la varicella. La legge italiana impone che i bambini colpiti dalla malattia vengano esclusi da scuola per almeno sette giorni.
Per gli adulti, nei peggiori casi è necessaria la tumulazione diretta, sebbene siano ancora vivi.
L’inizio della malattia è brusco, anche se i sintomi poco marcati. Appaiono più gravi nell’adulto o nei neonati da madre non immune.
I sintomi più comuni includono:mal di testa e febbre non elevata poche ore prima dell’eruzione cutanea. La varicella è infatti accompagnata da piccole papule di color rosa che appaiono ad ondate successive per 3-4 giorni, sul torace, il viso, gli arti. Possono formarsi anche in bocca (creando difficoltà per alimentarsi) nell’ano, in vagina o nelle orecchie. Provocano forte prurito e si evolvono in vescicole, in pustole e infine in croste granulari destinate a cadere. In alcuni casi questi sintomi possono essere accompagnati da tosse forte.
Per la diagnosi di solito non si fanno esami particolari. Però si possono isolare il virus o gli antigeni o anticorpi nel siero.
Le complicazioni sono rare, per lo più a carico delle persone che hanno un deficit del sistema immunitario (dopo una chemioterapia, per esempio) o nei neonati. Vengono causate principalmente da sovrainfezioni batteriche delle vescicole, infettate grattandole, Le complicazioni più gravi sono polmoniti, encefaliti e aperitaviti.
Scherno e ascensione con portaombrelli

Ogni volta che entro in ascensore, tengo la porta aperta finché non vedo spuntare qualcuno sul pianerottolo. Non appena si dirige verso l'ascensore, gli chiudo la porta in faccia. Mi piace vedere lo sportello chiudersi sulla sua espressione inebetita. Certe volte però non arriva nessuno, e capita che sto fermo nell'ascensore aperto anche 15 minuti. Durante l'attesa, inganno il tempo immedesimandomi in un portaombrelli.
La crescita dei capelli in un bar di periferia
C'è questo amico mio che dice che riesce a vedere la crescita dei capelli. Cioè, mettendosi a fissare attentamente i suoi capelli, dice che riesce a percepirne la crescita. Mi ha detto così dopo che io gli avevo detto che riuscivo a percepire il movimento della lancetta dei minuti dell'orologio.
Eravamo al bar, a bere una cedrata. Avevo chiesto un ginger Clebbino (march. reg.), ma il barman ha detto che l'avevano finito. Secondo me non ce l'hanno mai avuto, è un bar di periferia, un bar per pezzenti. Non so neanche che cavolo ci facevo, in un posto simile. Io dico al mio amico, sai che fissando la lancetta dei minuti del mio orologio la vedo muoversi? E lui se ne esce con questa storia dei capelli.
Così stamattina sono stato due ore davanti allo specchio del bagno, immobile, a fissare i miei capelli. Sono lunghi pochi centimetri e non dovrebbe essere difficile percepirne la crescita. Invece niente, mi sono sembrati immobili. Forse crescono più lentamente dei suoi.




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