Etiquette
Mio zio Piero era uno che leggeva sempre le etichette delle cose. La nicotina presente nelle sigarette che fuma, se il dado da cucina ha glutammato aggiunto, l’apporto calorico dei biscotti BuongiornoMattino Clebbino (march. reg.), la composizione chimica dei detersivi, capito no? Queste cose qua. Fino a che un giorno il suo corpo si è coperto di pustole, è andato dal medico e il medico gli ha detto che aveva sviluppato un’allergia alle etichette e ai marchi dei prodotti.
Da allora, a casa di zio Piero tutti i prodotti sono senza etichette. Lo zio ha staccato tutte le etichette da televisori, frigoriferi, elettrodomestici, ha strappato le etichette dagli indumenti, scollato il marchio dell’auto dall’auto. Sua moglie Scimunetta ogni volta che fa la spesa, dopo deve buttare tutte le confezioni dei prodotti e sistemare i prodotti in contenitori anonimi con su scritto “pasta lunga”, “pasta corta”, “passata di pomodoro”, “biscotti”, “sale”, “zucchero”, “pepe”, “cinnamomo”. Il dentifricio viene interamente spremuto in piccole scatolette di latta chiuse ermeticamente, e il tubetto viene buttato. Sulla scatoletta c’è scritto “dentifricio”. Poi ci sono le scatolette con su scritto “gel”, “crema per il viso – giorno”, “crema per il viso – notte”, “crema da barba”. Mio zio non può più guardare la tv o leggere i giornali, perché le pubblicità gli causerebbero uno shock anafilattico. Essendo in pensione, se ne sta in casa e passa il tempo ad ascoltare musica classica e a tradurre Cicerone in dialetto livornese (egli è originario di Livorno).
L’altro giorno sono passato a trovarlo, facendo bene attenzione a non indossare magliette che esibissero vistosi loghi. Abbiamo parlato del più e del meno, ho cominciato a raccontargli di come faccio la raccolta differenziata tibetana dei pensieri, ma lui si dev’essere scocciato perché mi ha detto di andare di là a guardare la tv. Ha acceso lo stereo, s’è seduto e ha chiuso gli occhi. Dalle casse è partita la sinfonia della Gazza Ladra, al che stavo per dirgli che era la stessa musica di una vecchia pubblicità di un tonno, ma temevo che citandogli il nome del tonno gli sarebbero venute le pustole, allora sono andato in soggiorno a guardare la tv. Dopo un po’ m’è venuta fame e allora ho aperto il frigo, che era pieno di contenitori bianchi e trasparenti. In particolare c’era un vasetto con dentro una roba bianchiccia tipo sperma, l’ho annusata e sembrava buona, allora ho preso un cucchiaino e l’ho mangiata, era una specie di mousse, forse un po’ inacidita.
Dopo sono andato da zio Piero e gli ho detto che poiché m’era venuta fame avevo mangiato la mousse.
- Che mousse?, fa lui aprendo un occhio e guardandomi.
- Quella nel frigo, in quel vasetto bianco.
- Hai mangiato la roba che era nel vasetto bianco?
- Che cos’era?, ho domandato, un po’ preoccupato, mi tremava la voce.
- Rispondi: l’hai mangiato?
-Sì, l’ho mangiato.
Mio zio ha richiuso gli occhi.
- Hai mangiato il mio sperma, ragazzo – mi ha detto tranquillo.
Ho trattenuto un conato.
- Ma che cazzo dici, zio? Metti lo sperma in frigorifero, cazzo?
- È un’idea di tua zia Scimunetta. Lo usa come crema di bellezza, dice che le fa bene alla pelle.
- Ed è vero?
- Ma che ne so. Ti viene da vomitare?
- Un po’. Porcaputtana zio, non poteva scriverci sopra “sperma”? Col cazzo che l’avrei mangiato, se ci fosse stato scritto sopra “sperma”.
Lo zen e l'arte di allacciarsi le scarpe
Dicevo delle stringhe. Ho scoperto che mio cognato, quello che scrive per Io Elettrodomestico, si allaccia le scarpe come un mancino, senza essere mancino. L’altro giorno eravamo a pranzo da mia sorella, e lui s’è allacciato le stringhe della scarpa facendo il primo cappio con la sinistra, e il nodo con il secondo cappio entrante con la destra. Al che gli ho detto: ma sei mancino?, e lui mi ha risposto: no, perché? Insomma, da lì è nata una diatriba. Secondo mio cognato, essendo in noi destrorsi la destra la mano più capace, ed essendo nell’operazione di allacciamento delle stringhe quella del nodo+secondo cappio l’operazione più complessa, è giusto che a compierla sia la destra, e non la sinistra. Io l’ho mandato a cagare, ma poi ierisera, nella solitudine della mia stanza, dopo aver intonato, davanti allo specchio, la prima strofa di Polly, ho provato ad allacciarmi le scarpe alla maniera di mio cognato. Il risultato è che non ci sono riuscito, ma non solo: dopo dieci minuti mi ero dimenticato di come si allacciano le scarpe, sia in un modo che in un altro, e sono dovuto andare dalla mia vicina di casa a farmele allacciare da lei, facendo una figura di merda.
Fin da quando ero piccolo mia madre mi ha insegnato ad allacciarmi le stringhe delle scarpe facendo il cappio con la destra e il nodo e il secondo cappio in entrata con la sinistra. Ero convinto che soltanto i mancini invertissero le operazioni, facendo il primo cappio con la sinistra e il nodo e il secondo cappio in entrata con la destra. Così come chi suona la chitarra tiene il plettro con la destra e fa gli accordi con la sinistra, e chi è mancino fa il contrario, come ad esempio Kurtcobain. Un sacco di gente non sa o non si ricorda che Kurtcobain era mancino, per cui quando ascoltano In Bloom e mimano l’assolo sbagliano impugnando un’immaginaria chitarra come la impugnano i destrorsi, ma invece io, che sono sempre stato un grande osservatore di Kurtcobain, quando davanti allo specchio impugno la scopa fingendo di essere Kurtcobain che canta In Bloom, impugno la scopa come un mancino, non come un destrorso. Dilettanti. Lo stesso faccio quando sono così depresso da fingere di ammazzarmi come si è ammazzato Kurtcobain, non è che impugno la squadra da disegno puntandomela in bocca con la destra, lo faccio con la sinistra, perché è presumibile che Kurtcobain si sia sparato con la sinistra, a meno che non abbia voluto mettere in piedi un suicidio creativo, che ne so. Per accertarsi di questo bisognerebbe entrare in possesso dei verbali della polizia e della perizia della scientifica, ma vorrei cambiare argomento visto che questo mi rattrista parecchio.
Old Fashoned
Emorroidi : perchè no?
Questo lo slogan di presentazione della linea di abbigliamento primavera-estate realizzata dalla Clebbino.
L'amministratore delegato Dott. Bandini risponde, disponibile come sempre, alle domande del nostro Incaricato :
Incaricato : Anche quest'anno una nuova idea pubblicitaria degna di lode, Dottor Bandini.
Bandini : Proprio così. Dopo aver mandato via Hasselhoff abbiamo ripreso in mano le redini del gruppo, portando dalla nostra parte stilisti all'ultimo grido e aprendo un nuovo settore della nostra azienda : la moda per anziani.
Inc. : Moda per anziani? Non le sembra una mossa azzardata? In fondo è una fetta del mercato ancora inesplorata.
Band. : Neanche per scherzo, caro..com'è che ha detto che si chiama?
Inc. : Giuseppe Incaricato.
Band. : Ecco, caro Incaricato. I tecnici del reparto produttivo hanno messo in piedi, grazie alla collaborazione con l'area di marketing dell'azienda, una partnership in grado di realizzare nuovi prodotti mai visti prima. Vuole che gliene parli in anteprima?
Inc. : La prego, Dottor Bandini. Lo faccia.
Band. : Un'altra volta, ora devo uscire di fretta per comprare dei preservativi. I preservativi Clebbino, gioioso stratagemma che ti contiene per benino. Arrivederci.
Inc. : Arrivederci, Dottor Bandini.
Ascensione, specchiamento, cancellazione
Entro in ascensore, mi giro verso l’uscita. Poi mi rigiro, dando le spalle all’uscita, in modo da vedere l’uscita riflessa allo specchio dell’ascensore. Dallo specchio vedo avvicinarsi all’ascensore una signora mai vista prima. Cerco di entrare nello specchio per scappare, ma inutilmente. Dallo specchio vedo la signora entrare nell’ascensore e posizionarsi accanto all’uscita. Mi giro verso di lei. Le sorrido.
- A che piano, signora?
- Quarto.
- Quarto? Abitiamo allo stesso piano, signora. Che strano, eh?
- Che strano abitare allo stesso piano?
- No, dico, che strano che non ci siamo mai incontrati.
- Ci siamo incontrati un sacco di altre volte, invece.
- Lei scherza. E dove? Da Feltrinelli?
- No, qui in ascensore.
- Non mi ricordo. Mi scusi.
- E’ normale. Siamo al piano, buonasera.
- Aspetti, che cosa è normale? Che non mi ricordi di lei?
- Lei non si ricorda mai di me. Mi lascia la manica della giacca, scusi? Vorrei uscire.
- Aspetti, che vuol dire che non mi ricordo mai? E perché è normale? Lei che fa, cancella la memoria alle persone?
- No, senta, è lei la mente che cancella. Permesso, permesso, buonasera.
Pietro il Grande festeggia radioso la fine della sua carriera
L'incrociatore più grande del mondo, Pietro il Grande, sembra in questi giorni giunto alla fine della sua gloriosa carriera. L'ammiraglio Vladimir Kuroyedov, stamattina, intervistato da una nostra troupe ha commentato la vicenda.
<< Le solite voci infondate, in realtà non c'è nessun pericolo di esplosione nucleare. Semplicemente, l'armata russa ha acquistato a leasing una serie di incrociatori da un'impresa italiana (n.d.a. la Clebbino & Co.) e secondo gli accordi quest'anno dobbiamo cambiare metà della flotta. Un'occasione che giunge a pennello per festeggiare la ri-elezione di Putin con qualche fuoco d'artificio importato dai nostri amici cinesi. Altro che disastro nucleare. >>
Kuroyedov, sopravvissuto nell'incarico al tragico incidente del sottomarino Kursk, nell'agosto del 2000, non ha dubbi : nessun rischio per la popolazione.
In verità pare che qualche piccolo problema a bordo dell'incrociatore ci sia. E' di poche ore fa la notizia di una falla nel reattore principale, falla che i marinai tengono tuttora sotto controllo tamponando il serbatoio di uranio con generosi cumshots. Tuttavia l'ingegner Hastur, capomastro dell'azienda che vende e realizza gli incrociatori, continua ad ostacolare le operazioni di salvataggio frapponendosi spesso tra i marinai e il reattore, ed intercettando così il materiale isolante.
<< Segreto industriale >> commenta l'ing. Hastur tra un volo e l'altro.
Tutto questo mentre dall'altra parte del mondo si attendono le rappresaglie palestinesi, il giorno dopo l'uccisione dello sceicco Ahmed Yassin. Secondo un sondaggio condotto dal quotidiano Yediot Ahronot il 60 per cento degli israeliani giustifica l'uccisione dello sceicco cieco e paraplegico.
Il ministro della Difesa israeliano, generale a riposo Shaul Mofaz, dice ai nostri microfoni :
<< Dovrebbero stare più attenti a quello che fanno. Oggi questo mondo va a rotoli, dico davvero. Abbiamo bisogno di qualcuno che ponga fine allo strapotere dei terroristi, delle multinazionali, del male nella sua totalità. Abbiamo bisogno di un eroe vero e proprio che si sacrifichi per il resto dell'umanità. Questo pensiero mi è venuto oggi mentre guardavo la puntata di McGyver delle 12:30 : McGyver oggi, rischiando la vita come sempre, è riuscito a salvare dei ragazzi di colore da una strage fra bande. Mentre gustavo la mia tazza quotidiana di cereali Clebbino, ho iniziato ad avere le mie solite allucinazioni, ed ho immaginato un finale diverso, più cruento, più umano. Più verosimile. McGyver non riesce a salvare la vita di quei poveri ragazzi, che si crivellano di colpi l'un l'altro fino ad accasciarsi tutti al suolo, morti, irriconoscibili. L'eroe è sconsolato, distrutto, finito. Si reca dall'amico Pit (quello ciccione, a capo della fondazione) e cerca una spalla su cui piangere. Pit lo accoglie tra le sue possenti braccia, lo bacia languidamente sulla bocca e gli dice :
<< Non preoccuparti, in fondo erano solo negri >>
e immediatamente i Village People iniziano a cantare Y.M.C.A. mentre un turbinio di paiettes fioccano dal soffitto e Jack, l'amico pilota di McGyver, sorvola tutti mentre il suo aereoplano scoreggia la scritta PAPA POLACCO >>
Pausa Tempo Caffè
Per risparmiare sulle spese, l’Azienda ha deciso di sostituire i distributori d’acqua con distributori di bevanda al gusto di acqua. Ma di questi tempi l’interesse di noi dipendenti si accentra attorno alla macchinetta del caffè, e questo da quando abbiamo casualmente scoperto che la macchinetta del caffè funziona anche come una specie di macchina del tempo. Questa scoperta si è verificata una volta che nel mio bicchierino, oltre al Caffè Lungo con due tacche, la macchinetta ha erogato una Pilot Hi-Tecpoint V5 Extra Fine. Ma non si trattava di una Pilot Hi-Tecpoint V5 Extra Fine qualunque, si trattava della Pilot Hi-Tecpoint V5 Extra Fine nera che io avevo perso 5 mesi prima. Lo so che era la mia perché io segno sempre con una tacca il livello di inchiostro in quel momento presente all’interno della penna, per evitare che altri la usino a mia insaputa, e quella che era finita nel mio Caffè Lungo con due tacche di zucchero aveva proprio una tacca. Dopo aver girato il caffè con la Pilot Hi-Tecpoint V5 Extra Fine nera e averne ciucciato lo zucchero all’estremità, ho bevuto il mio Caffè Lungo e lì per lì ho ritenuto chiusa la faccenda. Senonché, una settimana dopo, una mia collega del Reparto Entropia ha trovato nel suo Latte Macchiato l’apparecchio ortodontico che aveva perso 5 mesi prima. L’aveva perso una volta che l’aveva lasciato in bagno appoggiato sul lavandino.
Il lavoro dei campi
Per via dell’eritema, il mio amico Ermete Dossi è stato licenziato dal lavoro di tester di prodotti dermatologici. “Ma come,” gli ho chiesto “invece di ritirare il prodotto che ti ha provocato l’eritema, licenziano te?”. “È una soluzione come un’altra” risponde, e scoppiamo a ridere.
Adesso ha trovato lavoro come spaventapasseri in un’azienda agricola convenzionata con la Facoltà di Agraria. Stamattina, appena uscito dal Reparto Entropia, sono andato a trovarlo. Vestito come un contadino dell’Ottocento, con un cappellaccio in testa, se ne sta immobile al centro di un campo seminato a pomodori, le braccia distese a T appoggiate a un sostegno di legno, come crocifisso.
Sto lì a fissarlo dieci minuti, dopodiché mi rompo i coglioni.
- Puoi parlare?, gli domando.
- Credo di sì.
- Non era meglio usare uno spaventapasseri vero?
- Taci. Non ti sembro sufficientemente realistico?
- Lo scopo di uno spaventapasseri è di far credere agli uccelli che quel pupazzo in realtà sia un essere umano. Che senso ha costringere un essere umano a far finta di essere un pupazzo?
- Taci. Non capisci niente. Ecco perché lavori al Reparto Entropia. Lo spaventapasseri è un oggetto di culto per i passeri, che se ne tengono rispettosamente alla larga. Una specie di divinità. Come per noi il crocifisso. Anche gli umani, se ci pensi, portano più rispetto per una croce che per Cristo in persona.
Una mosca si posa sul naso di Ermete. Fa la cacca e se ne vola via. Ermete non fa una piega. Il sole comincia ad alzarsi in cielo. Io ho sonno. Comincia a fare caldo.
- Ho sete, - mi fa Ermete – Mi allunghi un po’ di Cedrata Clebbino? Sta lì nel mio zaino.
Gli porto la bottiglia alla bocca, facendolo bere.
- È un lavoro di responsabilità, dice come per giustificarsi.
Uscire dal coma
Quando qualcuno è in coma e restano attive soltanto le sue funzioni vitali primarie come respirazione e circolazione sanguigna, si dice che è ridotto a un “vegetale”. Allora ho pensato che quella di vegetale è soltanto una condizione vitale occasionale, uno stato momentaneo nel quale tutti possono cadere ma dal quale tutti si possono risvegliare, anche le piante stesse.
Quando ho pensato questo ero nel parco comunale, seduto sopra le cacche di piccione spiaccicate su una panchina. Ho pensato che sarebbe bello vedere le piante risvegliarsi dallo stato di coma, vederle sgranchirsi le radici e farsi due passi nel parco, intrattenere relazioni sociali. Che bello poter vedere la siepe che morde l’atleta ginnico alle caviglie o i fiori scorrazzare per il prato, segnando il territorio con polluzioni impollinanti.
Allora ho smesso di grattare con le dita le cacche di piccione sulla panchina, mi sono alzato e mi sono diretto a una siepe. Ho cominciato a prenderla a sberle, sperando così di restituirle il pieno possesso delle sue facoltà fisiche e mentali, ma senza esito. Mi sono allora avvicinato ad un salice piangente, e prendendo un suo rametto tra le mani, ho cominciato a parlargli dolcemente, cercando di farlo uscire dal coma. Niente. Più in là c’era una margheritina isolata, che ho cercato di risvegliare strappandole un petalo via l’altro. Alla fine la sua corolla era nuda, ma quella stronza continuava a vegetare. Poi m’è venuto un fastidioso prurito alle mani, per via del fatto che vicino alla margherita c’erano delle ortiche che avevo inavvertitamente toccato. Mi sono uscite delle gran bolle e allora ho cominciato a calpestare furiosamente le ortiche. È vero che anche le ortiche sono vegetali che potrebbero essere risvegliati, ma è anche vero che quelle stronze mi avevano fatto del male, ed è altrettanto vero che spesso per chi è in coma non c’è niente da fare se non staccare i fili per porre pietosamente fine a quella vita senza più senso, e io quello stavo facendo con le ortiche. Un gesto pietoso.
Con le mani arrossate e bubbonate, mi sono accostato ad un pioppo. Esso vegetava. Mi sono ricordato di una tipa che si era risvegliata dal coma ascoltando in cuffia una canzone di Antonello Venditti, allora ho estratto dalla tasca il mio lettore cd portatile, ho appoggiato una cuffietta sulla corteccia del pioppo, ho alzato il volume al massimo e ho fatto partire il cd egli Einsturzende Neubauten. Non è successo niente, tranne una fuga precipitosa di formiche lungo il tronco dell’albero. Allora mi sono arrabbiato e ho cominciato a prendere a calci il pioppo, urlandogli di svegliarsi.
Macché.
La legge del dentifricio
Ieri mi è successa una cosa incredibile, non ricordo quale.
Fare la raccolta differenziata tibetana dei pensieri ha le sue controindicazioni. Certe volte scopro di avere pensieri abominevoli, e una volta isolati ed estratti dal marasma dei pensieri tutti, viene voglia di ricacciarli dentro, ma è impossibile, è come cercare di ricacciare il dentifricio nel tubetto. Lo so perché ci ho provato, è praticamente impossibile ricacciare il dentifricio nel tubetto, una volta che è uscito. Ho anche telefonato al servizio consumatori della Colgate, chiedendo alla signorina del call center istruzioni su come recuperare il troppo dentifricio fuoriuscito.
- Ma è impossibile, ha detto.
Uguale coi pensieri. Non puoi partorire un pensiero e poi cancellarlo. È un parto della tua mente. Puoi solo raccoglierlo, isolarlo, buttarlo in un angolo della tua mente, e aspettare che qualcuno si incarichi di smaltirlo, qualcuno addetto a questo incarico, all’incarico di smaltirli, di smaltire i pensieri differenziati, quelli che hai raccolto in un angolo della tua mente.
Il lavandino di casa mia è pieno di riccioli di dentifricio in esubero, vermi pastosi arenati sulla ceramica.
In attesa di ricordarmi quello che mi è successo ieri, ho cominciato a raschiare i muschi e licheni che si sono formati agli spigoli della mia camera. Quando mi sono stufato di raschiare, sono andato a trovare il mio amico Ermete Dossi.
Ermete Dossi era ai fornelli. Ancora preda del fastidioso eritema. In una pentola ha messo a soffriggere aglio, cipolla, sedano. Poi ha versato sopra della panna, dello zucchero di canna e del Cif Ammoniacal. Fumi densi si sono alzati dalla pentola, credo tossici. Ha aggiunto della polpa del pomodoro, un po’ di calce, del DAS precedentemente fuso e amalgamato con del burro. Quindi ha cominciato a mescolare, lentamente. Io mi sono subito annoiato e allora ho preso a ciucciare cianuro dall’otturazione del dente, sentendomi leggermente meglio.
Ermete mescolava, mescolava.
- Che cos’è?, gli ho chiesto.
- Non lo so.
- E a che serve?
- A passare il tempo.
Certificatore di qualità e controllo delle nascite
Secondo uno studio condotto dal reparto Ricerca&Sviluppo della Clebbino ci sarebbe uno stretto legame tra il tasso di mortalità annua e i parametri di sicurezza degli aerei di linea. Semplificando la teoria al massimo, specificando che quando si parla di "aereo" si intende "aereo a terra" o "velivolo fermo" ed accettando preventivamente una serie di approssimazioni parziali, il discorso si traduce come segue :
1) come sapete un'azienda che produce aerei deve garantire un certo numero di misure di sicurezza "standard" ; nel caso specifico si fa riferimento alla probabilità che scoppi un incendio a bordo e alla distanza media dell'incendio dai serbatoi del carburante (se le fiamme li raggiungono esiste un certo intervallo di tempo prima che questi esplodano ; intervallo che va calcolato con precisione millimetrica e comunicato al certificatore di qualità che deve poi provvedere a verificare il dato)
2) lo standard richiesto dalle compagnie aeree è un minuto e mezzo di scarto tra il verificarsi dell'incendio e l'esplosione del mezzo, nel senso che i passeggeri devono avere a disposizione un minuto e mezzo per abbandonare l'aereo, e superato tale intervallo l'aereo può esplodere senza tranciare vite umane.
Poniamo caso che un'impresa costruisca un modello di velivolo impiegando il 90% delle sue risorse produttive e di marketing (cosa realmente possibile) ; supponiamo inoltre che, malgrado diverse simulazioni andate a buon fine, calcoli e studi dei progettisti, nel caso reale il velivolo esploda dopo un minuto e 15 secondi e non dopo un minuto e 30. A questo punto con l'angoscia dipinta sul volto i tecnici comunicherebbero un dato non veritiero al controllore di qualità, pur di salvare l'azienda dal tracollo totale.
Di conseguenza il controllore di qualità, una volta verificato il dato ed accortosi che esso non corrisponde allo standard dovrebbe prendere una difficile decisione :
- comunicando il fatto alla compagnia aerea che avrebbe dovuto comprare il velivolo rovina in senso letterale l'azienda produttrice : questo comporta un innalzamento del numero di suicidi tra i dipendenti ed una drastica riduzione delle nascite (i disoccupati e i cassintegrati difficilmente hanno voglia di mettere al mondo bocche da sfamare) ;
- non comunicando il fatto alla compagnia aerea, oltre a commettere un reato per cui può essere perseguito penalmente, falsa il report di sicurezza ed in caso di incendio a bordo "uccide" per così dire tra le 15 e le 40 persone (dato reale).
In pratica, un controllore di qualità con diploma di scuola media superiore (nella migliore delle ipotesi), deve decidere quotidianamente della vita e della morte di ciascuno degli utenti che viaggiano a bordo della compagnia per cui lavora e del futuro delle nuove generazioni.
Prendere bene la crisi
Sono andato a casa del mio amico Ermete Dossi a vedere il messaggio a reti unificate del ministro dell’economia.
Il ministro ha rassicurato il Paese, dicendo che la ripresa non ci sarà mai più. In un certo senso, questo ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Si era tutti lì ad aspettare questa benedetta ripresa, e il fatto che non verrà più, ci permette di rilassarci e di metterci in pantofole, perfettamente a nostro agio in questa stagnazione perenne. Ermete ha spento la tv proprio mentre al tg esplodevano le proteste dei commercianti.
Ci guardiamo.
- Be’, poteva andare peggio - fa Ermete. E ridacchiamo.
Mi racconta del suo nuovo lavoro: testare nuovi prodotti dermatologici. Attualmente è in malattia per una settimana, a causa di un fastidioso eritema che gli è venuto alle braccia mentre testava un borotalco al peperoncino.
- Come gli è venuto in mente di aggiungere del peperoncino al borotalco? - dico sorridendo.
- Veramente è il contrario. Hanno aggiunto borotalco al peperoncino – fa lui, e sorride.
- Non capisco – sorrido.
Sorridendo, mi spiega che all’inizio si trattava di un prodotto gastronomico, un sugo al peperoncino cui avevano pensato di aggiungere borotalco. La cosa si era risolta con un paio di avvelenamenti in fase di sperimentazione, e allora avevano deciso di rilanciare il prodotto nell’ambito della cosmesi e della cura del corpo.
- Non c’è niente di strano – fa Ermete sorridendo – dopotutto, si usa coprirsi la faccia con le zucchine per farsi belli, no?
A un certo punto mi rompo le palle di stare a sentire Ermete e me ne vado. Ci salutiamo sorridendo.
Mentre ritorno a casa a piedi, finisce l’effetto del Sorriso Liofilizzato Clebbino. Mi massaggio le guance, indolenzite. Per combattere il senso di vuoto incombente decido di fare un po’ di raccolta differenziata tibetana dei pensieri. Ma, dopo un’attenta ricerca, nella mia mente trovo un unico pensiero: quello appunto di fare la raccolta differenziata tibetana dei pensieri. Ma non posso eliminare quell’unico pensiero, eliminerei la ragione stessa di quello che sto facendo, il classico cane che si morde la coda. Cerco allora di farmi venire in mente un altro pensiero, in modo che una volta eliminato il pensiero sulla raccolta differenziata dei pensieri mi resti qualcosa da pensare. Ma non mi viene in mente niente. Niente di niente. Fortunatamente, camminando calpesto una merda di cane. Decido allora di pensare a un cane. Lo penso. Subito procedo all’eliminazione del pensiero sulla raccolta differenziata dei pensieri. Rimasto solo col pensiero del cane, decido di portarlo a spasso.
CASO AZIENDALE
Guai nel mondo dell'alta finanza ; dopo mesi sulla cresta dell'onda la Clebbino & Co. si trova a dover fronteggiare il suo primo problema a livello gestionale, e non è certo un intoppo trascurabile : il vicepresidente del marketing, il signor David Hasselhoff, ha ammesso durante una seduta stampa di non saper affatto nuotare.
<< Era lo Xanax a tenermi a galla >> ripeteva al microfono con una voce spenta e sonnolenta.
Immediatamerte il Dr. Bandini ha sospeso la seduta stampa e ha convocato Hasselhoff nel suo studio. Dopo 3 ore di colloquio privato l'americano è uscito piangendo, in costume rosso e salvagente.
<< L'abbiamo licenziato >> ha commentato deluso il Dr. Bandini << non è possibile tollerare mancanze di questo tipo nella nostra azienda. Voi tutti sapete che la Clebbino non ha bisogno di gente falsa e di fuochi di paglia, io per primo sono affranto da un avvenimento del genere. Spero sia la prima e l'ultima volta. >>
Un nostro incaricato ha raggiunto il Dr. Bandini al telefono e ha ottenuto una piccola esclusiva.
Incaricato : Dr. Bandini, è evidente che qualcosa all'interno della Clebbino non ha funzionato a dovere.
Bandini : I 5 livelli di controllo dell'azienda hanno fallito uno dopo l'altro. Adesso è inutile addossare colpe, si tratta solo di ricostruire la nostra sicurezza interna. Episodi di questo tipo minano alle fondamenta il concetto di stabilità dell'impianto e, mi creda, gli effetti si scateneranno sicuramente nei prossimi giorni.
Inc. : A cosa allude, Bandini?
Band. : Perderemo vaste quote nel mercato orientale. Percentuali che sfiorano il 30% in Cina e in Giappone. In Europa qualcosa in meno, ma comunque si rende conto che le conseguenze saranno disastrose.
Inc. : Non è esagerato? In fondo Hasselhoff non era che uno dei mille colletti bianchi della Clebbino, non credo che la situazione sia così apocalittica.
Band. : Questo perchè lei non ha mai avuto a che fare con multinazionali come la Clebbino. Hasselhoff rappresentava uno stile di vita, un motto, un'idea. Grazie alla sua presenza in azienda avevamo coniato lo slogan "Non vi lasceremo mai affogare nella merda" ; ora dovremo cambiare la nostra strategia, se ne rende conto?
Inc. : Effettivamente è un bel problema. Ha già pensato a chi sostituirà Hasselhoff ?
Band. : Bhe...diciamo che io e l'amministratore delegato, il Dr. Calindri, abbiamo già esaminato dozzine di schede e abbiamo identificato uno o due elementi che potrebbero ricoprire il ruolo vacante.
Inc. : Qualche nome?
Band. : Suvvia, non sia ingenuo. Arrivederci.
Il Dr. Bandini non si è voluto sbilancire, ma grazie ad alcune indiscrezioni abbiamo un'anteprima dei possibili candidati che ambiscono a ricoprire il ruolo di Hasselhof :



La Clebbino dunque implicata in una faccenda poco chiara, ma qualcosa lascia presagire che si sia trattato solo di un caso isolato. Fotografandola dall'esterno l'azienda mantiene le stesse identiche caratteristiche che l'hanno resa leader di 53 settori su 75. Clebbino, una realtà dove il rispetto per i clienti e l'impegno vengono anteposte a qualunque altra cosa.
Ascensione, inversione
Entro in ascensore, mi giro verso l’uscita. Dal pianerottolo, una signora si affretta verso l’ascensore, guardando in basso. Se si trattasse di una condòmina, non esiterei ad azionare l’ascensore per godere della porta che le se chiude in faccia. Quando dividi l’ascensore con qualcuno che conosci soltanto perché ci scambi un buongiorno e un buonasera, la vicinanza a cui ti costringe il cubicolo ascensoriale inspiegabilmente ti obbliga ad essere più loquace. A parlare a sproposito, a fare domande insulse, cose che in condizioni normali, intendo dire a distanza di sicurezza da altri esseri umani (distanza che uno studio dell’ONU ha stabilito essere di 1,98 cm, con una tolleranza di ±2 cm) non diresti mai. Ma questa signora non la conosco, il che mi esonera dal dialogo d’ordinanza. Permetto alla signora di condividere con me l’ascensione, appena entra nel cubicolo alza lo sguardo e ha come un sussulto. Poi si inventa un sorriso e mi fa:
- A che piano?
- Quarto signora, grazie.
- Ah. Anche io abito al quarto.
- Sì?
- Sì. Che strano, eppure non l'ho mai vista.
- Ma infatti.
- Già.
- Un momento. C’è qualcosa che non va in questo dialogo, signora.
- Eccoci al piano. Mi fa uscire?
- No, signora. Adesso torniamo giù e si rifà daccapo, signora. Abbiamo sbagliato qualcosa, guardi, non c’è problema, si torna da basso e rifacciamo la cosa, ok?
A rébour
Secondo le recenti rilevazioni Istat sui prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), relativi al mese di febbraio, è stata registrata una variazione del +0,3% rispetto al mese precedente e del +2,4% rispetto allo stesso mese del 2003. D’altra parte, i costi dei conti correnti sono diventati proibitivi: aumenti sono stati registrati per le spese postali, per il giro dei documenti, la chiusura trimestrale, aumenti sulle singole operazioni, sul pagamento di ratei di mutuo, aumenti nei costi di gestione dei libretti di risparmio. In conclusione, l’aumento generalizzato è del 25% negli ultimi due anni.
Bene. Stamattina avevo bisogno di denaro in contanti per pagare l’ultima otturazione ed evitare così di morire a causa di quella capsula al cianuro spiritosamente innestatami dal mio dentista. Dalla dispensa ho tirato fuori venti barattoli di passata di pomodoro, alcune bottiglie di vino DOC, cinque pacchi di biscotti BuongiornoMattino Clebbino (march. reg.), dodici tavolette di cioccolata fondente di altissima qualità. Da sotto il lavabo ho tirato fuori tre confezioni di Svelto per i piatti e due di Coccolino Concentrato. Dal surgelatore ho tirato fuori sei pizze surgelate e tre confezioni di gamberetti. Tutti acquisti che risalgono almeno a un paio di mesi fa.
I ragazzacci del Reparto Entropia
Noi del Reparto Entropia si timbra il cartellino quando gli altri finiscono la giornata lavorativa. Si comincia alle sette di sera, si fa la pausa cena alle nove, poi si tira avanti fino alle quattro del mattino. Alle cinque arriva la squadra di filippini addetta alle pulizie dello stabile. Alle otto di mattina arrivano i dipendenti diurni. I quadri dirigenti arrivano alle dieci.
Il nostro lavoro consiste nel disfare il lavoro che viene svolto durante il giorno. Per questa ragione, nel gergo aziendale siamo noti anche come quelli del Reparto Penelope. In tutto siamo una decina. Io sono Penelope Nove. Si tratta di entrare negli uffici, accendere i computer, cancellare un po’ di file, strappare un po’ di documenti, scombinare i database, mischiare gli archivi cartacei. È un lavoro ingrato, che richiede metodo, dedizione e un pizzico di stronzaggine. Spesso i dipendenti diurni, al loro ritorno in ufficio, sono costretti a ricominciare il lavoro daccapo. In questo modo, il volume di lavoro resta sempre alto, l’azienda opera costantemente a pieno regime nonostante la crisi economica, il reparto marketing diffonde l’immagine di una multinazionale che non conosce soste produttive, i titoli azionari schizzano in alto, il Paese intero ne trae giovamento, soltanto il Terzo Mondo, inspiegabilmente, ignora tanto dispiegamento di forze e continua a morire di fame, quasi per fare un dispetto ai Paesi Industrializzati.
Clebbino : Progetto Vittoria
Clebbino, un'altra idea vincente
Era il 1896 quando un gruppo di ricercatori svedesi elaborò una teoria secondo cui il tempo e lo spazio erano relativi e la birra chiara assolutamente ottima ; da allora molti progressi sono stati fatti nel campo della cibernetica, della matematica, della statistica, della tempistica, dell'informatica, della pratica e della sciatica. La Clebbino & Co. negli ultimi 100 anni ha superato brillantemente il venerdì nero del 1929 e il conseguente New Deal, il crack della Parmalat e quello della Cirio restando sempre ai massimi livelli di efficienza e produzione.

Ed oggi la casa svedese si ripresenta nel mercato dell'oggettistica di un certo livello, inserendo nel catalogo un nuovo e seducente prodotto innovativo ; si tratta del rifacimento di un'idea che venne scartata nel 1912, poichè ritenuta troppo elaborata ed avveniristica per quei tempi : il Clebbino's mobile clock, rivisto, reingegnerizzato e riconfigurato come una valida alternativa all'orologio da polso.
Pratico e tascabile il Clebbino's mobile clock è un accessorio di classe, immancabile sulla scrivania o nella valigetta del manager moderno. Denota stile ed eleganza, conferisce quel sapore di antichità e quella sapida, compassata allegria dei tempi che furono anche all'ufficio più moderno ed asettico.
Comodo, resistente all'acqua e alla nebbia, l'oggetto invita suadente e sornione all'acquisto : il prezzo è infatti accessibilissimo, pari a due mensilità O.P.*.
Il Clebbino's mobile clock è ciò che serve a noi uomini moderni, presi da una vita incessante, sempre pronti a stringere la mano alle nuove tecnologie, ma con lo sguardo rivolto a ciò che siamo stati. Per non dimenticare. Clebbino's mobile clock : un orologio solare che batterà per noi le ore della vittoria.
* Operaio Povero
Ridere della vita
Domenica sono stato al cinema a vedere un film comico con un attore famoso di cui non ricordo il nome, uno che ha iniziato la carriera facendo parecchia televisione e poi è approdato al cinema. Il film era pieno di sketch esilaranti, ma io non ho riso mai. Gli sketch infatti arrivavano all’improvviso, senza nessun avvertimento, e così quando io capivo che era il momento di ridere ormai era troppo tardi per farlo e allora non ridevo più. Il risultato anzi è che mi sono innervosito tantissimo.
Ecco perché preferisco guardare le sit-com in tv, perché lì ti dànno un segnale per avvertirti quando è il momento di ridere. La qual cosa è costituita dalle risate preregistrate. Io guardo la sit-com, partono le risate preregistrate e così io so che è il momento di ridere, senza che sto lì a scervellarmi e a diventare matto per capire quando è il momento di ridere e quando no. È per questa ragione tra l’altro che apprezzo molto quel telegiornale satirico in onda in prima serata in un noto canale privato (vorrei evitare di fare della pubblicità gratuita, sto parlando di quello condotto da due attori comici che hanno fatto la gavetta facendo parecchia televisione, quello dove c’è anche un pupazzo internamente animato da un mimo), lo apprezzo perché anche lì ci sono le risate preregistrate. Non capisco perché non estendano questo servizio utilissimo per gli spettatori anche agli altri telegiornali, e agli altri film, anche al cinema. Non capisco anzi come mai non escogitino qualcosa di simile anche per i film di tensione o di paura, per far capire allo spettatore quando è il momento di avere paura. Potrebbero per esempio introdurre un urlo preregistrato, e così tutti capirebbero che è quello il momento di urlare di paura.
Dopo il film ne ho parlato in pizzeria con Armenia, la mia ragazza. Ma lei mi ha spiegato che non si può fare, perché l’urlo preregistrato distoglierebbe lo spettatore dall’immedesimazione con l’azione, e nei film di paura l’immedesimazione è essenziale. La cosa invece va benissimo per le risate preregistrate nei film comici, perché se ci si strania dall’azione che si sta vedendo è anche più facile riderne, piuttosto che immedesimandosi.
Allora ho pensato che vorrei le risate preregistrate anche nella vita. Ad esempio, se cado mentre consegno con il motorino le pizze, smaciullandomi al suolo tra le pizze volanti urlerei di rabbia e dolore; ma se ci fosse una risata preregistrata, forse potrei vedere la situazione un po’ più dall’esterno, e magari riuscirei a riderne. Allo stesso modo, vedendo Bilal che mentre pulisce il cesso della pizzeria scivola e si fracassa un dente contro la tazza del cesso, potrei unire con gusto la mia risata a quella preregistrata, anche se forse in questo caso non ce ne sarebbe nemmeno bisogno della risata preregistrata. Forse una bella risata preregistrata mi servirebbe a immedesimarmi un po’ meno con la mia vita.
Il film di domenica era la storia di uno che nella vita lotta per diventare qualcuno, e alla fine ci riesce.
The Dentist
Oggi sono andato dal dentista per un’otturazione. Il mio dentista si chiama Sanpietròli, anche se io lo chiamo Sanpiètroli. Se tu sposti l’accento nel cognome di una persona, è come se sposti il baricentro della sua identità. Sanpietròli, ogni volta che lo chiamo Sanpiètroli, barcolla.
Comunque. Lo conosco da una vita, abbiamo fatto le scuole medie insieme, e alle medie eravamo usi farci una serie di scherzetti goliardici. Questa abitudine è rimasta nel tempo, così quando sono giù di morale, mi faccio venire una carie e lo vado a trovare. Ogni volta ci facciamo delle gran risate.
Eccomi nella poltroncina del dentista, mentre lui si sporge nella mia bocca.
Non appena si avvicina, gli tiro un’alitata in faccia. Sanpietròli si allontana di scatto, come scaraventato lontano dallo spostamento d’aria di un’esplosione.
Scoppio a ridere. Stamattina, per fargli uno scherzo, invece di lavarmi i denti ho fatto i gargarismi con una fialetta puzzolente, di quelle di Carnevale, che ho comprato a metà prezzo perché Carnevale è finito.
- Lo usa mai il filo interdentale? (anche se ci conosciamo da una vita, ci diamo del Lei)
- Una hoglia a hettihaha.
- Come?
- Una volta a settimana, dico deglutendo saliva e sangue.
- Troppo poco. Le fa male se tocco qui?
- Ahio.
- Bene. Risciacqui pure.
Prendo acqua dal bicchierino di carta e sputo nella piccola sputacchiera ovale adibita a tale scopo.
-Apra. Se sente male, me lo dica.
- Glì.
Lo sento ravanare con un frullino e un altro attrezzo nei pressi di una gengiva.
- Qui il tartaro si è sedimentato. Non riesco a staccarlo. Vediamo se così ci riesco – e di colpo mi sputa in bocca.
Preso da un conato mi tiro su e vomito nella sputacchiera.
- Bene. Vòmiti pure.
- Sì, dottore.
Mi risciacquo la bocca, ma invece di sputare nella sputacchiera, gli spruzzo tutto quello che ho in bocca in faccia. Dopo un attimo di scoramento, scoppiamo tutti e due a ridere a crepapelle.
Alla fine della seduta, io ho la faccia ricoperta di pezzetti di carie e di saliva rappresa, mentre Sanpietròli ha un lungo filo di bava e sangue che gli cola dal lobo dell’orecchio sinistro.
- Ci rivediamo tra sei mesi per il controllo.
- Ok, dottore. Quanto le devo per oggi?
- Ne parli con la mia segretaria. Comunque sono 250 euro.
- Però. Niente male. E se mi rifiutassi di pagare?
- Nell’otturazione che ho appena eseguito, le ho installato una piccola capsula di cianuro, a sua insaputa, che comincerà a rilasciare lentamente la sostanza tossica a partire da... adesso. Se non paga, non gliela rimuovo, e lei nel giro di poche ore sarà morto.
Scoppiamo a ridere, le lacrime ci rigano il volto.




Ultimi commenti