Ciò che l'auditel non può sapere
Ero a casa di Armenia, eravamo sul suo nuovo divano Clebbino (quello ph neutro, che rispetta la tua pelle) a guardare alla tele il programma in seconda serata di quel giornalista famoso e un po’ viscido di cui non voglio fare il nome per non fare pubblicità, quello che ha una voce così bassa che sembra provenire dall’aldilà, i cui ospiti arrivano a sorpresa suonando un campanello, una porta si apre e sorpresa, ecco l’ospite, e l’ospite iniziale si meraviglia, figuriamoci se non lo sapeva già chi stava per entrare, c’è un copione già scritto, è ovvio, ma questo lo scrivo qui, non l’ho detto ad Armenia, se no Armenia mi dice che sono qualunquista o qualcosista, non mi ricordo bene.
Il giornalista si fregava le mani e stava parlando di schizzi di sangue, quando a un certo punto Armenia ha sbadigliato, poi si è sollevata la gonna, ha spalancato le gambe puntando i talloni sulla seduta del divano, mi ha preso una mano e se l’è messa sulla f.i.c.a. (Armenia in casa non porta mai le mutande).
- Ma che fai?, le ho chiesto io un po’ imbarazzato, tenendo la mano molle.
- Niente, ha risposto, e ha cominciato a muovere con le sue dita le mie dita sul suo pube.
- Ma mi vergogno, insomma, mi sembra che lui ci stia guardando, le ho detto indicando il giornalista in tv, che in quel momento ci stava guardando laido parlando di crani spaccati e di grumi di cervello.
- Chiudi gli occhi, mi ha detto Armenia, muovendo le mie dita - e fa’ conto che sia un telecomando.
Ho chiuso gli occhi.
- Metti su canale 5, mi ha sussurrato.
Allora io ho premuto in corrispondenza del 5, e lì c’era caldo e umido.
- Adesso alza il volume, ha detto ancora Armenia.
Allora ho mosso le dita più in basso e a sinistra, e ho cercato i tasti del volume, affondandoci un poco.
Ho comprato il "Corso di Galateo" della Clebbino e ne sono soddisfatto
La regola n. 1 del corso di Galateo della Clebbino è
1) Non essere inutilmente scurrile : non dire parolacce, non bestemmiare, non apostrofare le passanti con ululati di approvazione e non grattarti in pubblico. Sostituire a queste attività la frase "la regola numero uno lo vuole!".
Così ho cercato di rispettare almeno la prima regola per oggi. Sono andato al centro commerciale Clebbino e quando ho preso la scala mobile ho visto 6 gradini sopra di me una biondina in minigonna, che le si vedevano le mutandine. Stavo per dire una bestemmia nel tentativo di trovare l'approvazione dei signori in fila dietro di me, ma invece ho detto "LA REGOLA NUMERO UNO LO VUOLE!" ad alta voce e ho abbassato la testa. La ragazza si è girata e mi ha sorriso, i signori dietro di me si scambiavano gomitate e indicavano l'ombelico della tipa massaggiandosi il ventre.
Poi sono entrato nel negozio di elettrodomestici Clebbino, e mentre cazzeggiavo tra i telefonini e le bilance una signora mi ha fatto cadere un ferro da stiro sul piede destro. L'ho guardata e lei si è ritratta di qualche decina di centimetri, temendo una mia reazione violenta. "LA REGOLA NUMERO UNO LO VUOLE!" ho ripetuto con le lacrime che mi sgorgavano dagli occhi, e l'ho perdonata. Allora sono uscito e sono andato a farmi una piadina Clebbino, per ricompensarmi di tanto impegno.
Ero seduto al mio banco quando 3 ragazzini muniti di skateboard Clebbino mi sono passati accanto e hanno iniziato a strunziarmi.
<< Vecchio stronzo! Ah ah ah ah! Sei un vecchio stronzo solo! Ah ah ah ah! >>
Io ho guardato lentamente quei 3 ragazzini e ho dato un altro morso alla piadina Clebbino, gusto mortadella e cacao in polvere.
<< Guardatelo! Guardate che vecchio stronzo! Ehi, stronzo! Ehi! Ce l'ho con te, stronzo! >>
Un altro morso, un sorso della oli-cola Clebbino. Stavo davvero perdendo le staffe. Quando uno dei 3 ha afferrato il cestino della carta e me l'ha rovesciato addosso non c'ho visto più.
<< AAAAAHHH!!!! LA REGOLA NUMERO UNO LO VUOLE!!!! >>
Impauritissimi i 3 ragazzini sono scappati via. Io mi ero calmato, ma ormai ero così stanco che avevo soltanto voglia di tornare a casa. Così ho preso il bus e sul bus c'erano un sacco di tipe gnocche. A me la mia ragazza mi ha mollato perchè ero scurrile, perciò ho comprato il Corso di Galateo Clebbino, per migliorarmi. Vabbè, comunque era pieno di fica quell'autobus. E io guardavo in silenzio tutti quei culi e quei visi sorridenti, pensando a mille cose che non posso dirvi, sennò la regola numero uno va a farsi fottere.
Alla fine sono arrivato a casa senza aver mai bestemmiato nè detto parolacce per tutto il giorno, senza aver imprecato o offeso nessuno. Mi sono steso sul letto ad occhi chiusi e ho cercato di prendere sonno, ma non ci riuscivo nemmeno con le Pasticche Piccolamorte Clebbino. Così ho iniziato a pensare a tutte quelle tipe sul bus, e alla ragazza sulla scala mobile. E ho preso a toccarmi. LA REGOLA NUMERO UNO LO VUOLE. Sborrare, sborrare, sborrare.
Zero
“Grandi opere attivate per 93.000 miliardi di lire”
“-21573 incidenti stradali con la patente a punti”
“1.353.000 nuovi posti di lavoro regolari”
Mi piacciono i numeri. Ce ne sono un bel po’, ma proprio tanti. Una volta, avrò avuto 13 anni, mentre aspettavo con mia madre il mio turno nella sala d’attesa del medico, per ingannare il tempo decisi di contare fino a 1000. Fino a 100 ci avevo già contato in passato, ma fino a 1000 non ci ero mai arrivato, sono tanti mille numeri. Io lo sapevo che, anche se non li nominavo tutti uno per uno, i numeri da 1 a 1000 c’erano tutti, messi in fila uno accanto all’altro. Però, insomma, lo sapevo per deduzione, non per verifica diretta. Allora decisi di verificarlo sperimentalmente, e cominciai a contare, partendo da 1. Ci volle un po’, ma alla fine ci arrivai a 1000. Per chi non ha mai contato in vita sua fino a 1000, posso assicurargli personalmente, io che quel cammino l’ho fatto, che i numeri da 1 a 1000 ci sono tutti. Non ne manca neanche uno. A meno che non sia successo qualcosa, nel tempo che è passato da quando avevo 13 anni.
l'amore è un calcolo probabilistico
Da non crederci.
Tornavo a casa dal ferramenta (ho trovato chiuso, è solo per questo che non ho comprato niente, nonostante non mi servisse comunque niente. Chissà allora perché c’ero andato. Beh, c’ero andato perché, così come a volte capita di andare in un esercizio commerciale con l’intenzione di comprare una determinata cosa e poi quando si arriva lì ci si dimentica di quello che si doveva comprare, allo stesso modo (ma al contrario) io a volte mi reco in certi esercizi commerciali preterintenzionalmente, senza cioè l’obiettivo di comprare qualcosa, ché tanto una volta giunto lì poi scopro di dover acquistare qualcosa.
Tornavo a casa dal ferramenta, che era chiuso eccetera, quando ho visto delle margheritine su un praticello di un piccolo parco. Le margheritine! Mi è subito venuta voglia di fare m’ama-non m’ama con i petali. Stavo per cogliere una margherita per dare inizio allo spoglio che avrebbe dato il responso quando mi sono bloccato. Un momento, mi sono detto, e se poi esce che non m’ama? Non posso correre questo rischio così, con leggerezza. Allora ho avvicinato lo sguardo alla margherita, senza sognarmi di toccarla. Vista così sembrava innocua, ma chi poteva dirlo quale fosse il responso che si nascondeva dietro a tanta apparente tranquillità? La cosa mi stava facendo impazzire, e allora ho deciso di ricorrere a un calcolo statistico, se non altro per farmi un’idea delle probabilità di vittoria che avevo. Dopo aver pronunciato a voce alta tale dichiarazione: “dichiaro a chi di dovere che questa è soltanto una prova”, affinché non si pensasse che tentavo di fare il furbo, ho colto un campione di 10 margheritine, del tutto casuale, e mi sono accinto allo spoglio dei petali e al loro rispettivo conteggio. Alla fine l’esito è stato inaspettato: per 5 margherite il responso era che m’ama, per 5 che non m’ama! Praticamente una percentuale perfetta del 50% di successo, con il risultato che ero al punto di partenza. Decisi allora di procedere per esclusione. Lentamente, lasciandomi guidare dall’istinto, cominciai ad eliminare le margherite, calpestandole inesorabilmente ed cancellandole così dalla sfida. Un’autentica strage.
Alla fine ne è rimasta soltanto una, isolata, al centro del prato, che sembrava ignorare bellamente la morìa circostante. Per lunghi istanti ci siamo fissati. Mi sono messo carponi e mi sono avvicinato alla margherita, lentamente. Non riuscivo a decidermi a coglierla. Ho cercato allora di avvicinare il più possibile gli occhi alla corolla senza toccarla, e di contare così i petali senza strapparli. In tal caso, non toccandola, avrei potuto ritirarmi dal gioco in qualsiasi momento. Una brezza malefica però faceva dondolare dolcemente la corolla, rendendomi impossibile l’operazione. Alla fine stavo per avere una crisi isterica, le mani mi tremavano convulsamente, avevo le lacrime agli occhi, fino a quando non ho deciso di patteggiare. Piuttosto che contare i petali per scoprire se mi si amava o non mi si amava, ho scelto di rinunciare alla verifica e di ritirarmi, accontentandomi di un più modesto mi vuol bene. Forte di questo affetto, ho schiacciato sotto le mie scarpe da tennis Clebbino la margherita dello scandalo, e me ne sono tornato a casa.
Mi vuole bene! Mi vuole bene!
Ascensione, distrazione, agnizione
Che strano.
Entro in ascensore, mi giro verso l’uscita.
Vedo una signora venire verso l’ascensore, la faccio entrare. Sto per chiederle a che piano vuole salire, quando vedo la signora Assunta, la mia vicina di appartamento napoletana, quella che mi allaccia le scarpe, affrettarsi pure lei verso l’ascensore. Le porte dell’ascensore si stanno richiudendo mentre sulla mia bocca si sta già schiudendo un ghigno quando la signora Assunta riesce con un piede a bloccare la chiusura delle porte e a infilarsi dentro, tutta asmatica. Che sfiga, ce l’ha fatta per un pelo. La signora assunta saluta con un “salve” sorridente me e l’altra signora, dando l’aria di conoscerci tutti e due. A me infatti mi conosce, anche perché come ho detto mi allaccia sempre le scarpe da qualche giorno a questa parte, ma l’altra signora io non l’ho mai vista, sarà una del quinto o del sesto piano. Magari del terzo. La signora Assunta schiaccia il pulsante del quarto piano, mentre la signora misteriosa non schiaccia nessun pulsante, evidentemente è un po’ distratta. Di solito quando si è in ascensore con altre persone, si guarda alternativamente la punta delle proprie scarpe e il soffitto dell’ascensore. Io guardo il culo della signora misteriosa, per fare l’originale. Giunti al quarto piano le porte dell’ascensore si aprono e inaspettatamente usciamo tutti, pure la signora misteriosa, che così ho scoperto essere l’abitante del terzo appartamento del quarto piano. Che strano, abitiamo allo stesso piano eppure non ci siamo mai incontrati prima.
Michael Jackson si difende dalle accuse
Michael Jackson è stato formalmente incriminato per molestie su minore. La popstar ex testimonial della Clebbino, che continua a dichiararsi "non colpevole", vede ora aprirsi ora le porte del tribunale. Lo ha deciso il questore di Santa Barbara, California, dopo aver studiato il caso per quasi due minuti, mentre addentava un grosso sandwich e sorseggiava il suo gazpacho. Un'udienza formale di rinvio a giudizio potrebbe svolgersi entro il 30 aprile.
Il caso approderà direttamente davanti alla corte senza udienza preliminare. Thomas Sneddon Jr., procuratore distrettuale di Santa Barbara, ha riferito che il fascicolo a carico di Jackson contiene allegati speciali, che dimostrano che la popstar ha avuti "contatti sessuali sostanziali con Joe Doe", il minore in questione. "Mi drogava con le pasticche Spandisfintere Clebbino e poi abusava di me ; al mattino mi ritrovavo cosparso di Pasta Tergisperma Clebbino ed avevo in bocca un sapore amaro, come quando succhi il cazzo di un negro che è diventato bianco" ha detto Doe ai microfoni della CNN.
Sul sito della star ora c'è solo una nota a firma degli avvocati in cui si preannuncia che, comunque vadano le cose, Jackson si dichiarerà "non colpevole". "Michael è ansioso di affrontare il tribunale" si legge sul sito, e vuole ringraziare i milioni di fan che continuano a sostenerlo in questo momento così difficile. Lui e i suoi avvocati sono sicuri che alla fine di questo procedimento sarà completamente scagionato e le accuse si dimostreranno false".
Nel frattempo numerosi tir entrano ed escono dalla resindenza principesca del cantante ; pare che voglia distruggere le tracce della Pasta Tergisperma lasciate sul pavimento sostituendo direttamente il pavimento della villa.
La Clebbino ha preso le distanze da questi avvenimenti tramite un comunicato rilasciato dal Dott. Bandini :
"Dopo Hasselhoff anche Michael Jackson ci delude...ma per fortuna la Clebbino è in buone mani. Usciremo anche da questa storia, ne sono certo. Un saluto ai vostri figli,
in fede
Dott. Bandini"
Questo è un articolo di Giuseppe Incaricato.
manu militari
Le blatte (o scarafaggi) appartengono all’ordine dei Blattoidei e alla famiglia delle Blattidae. Nel nostro Paese le specie più diffuse sono: Blatta orientalis, Blattella germanica, Periplaneta americana, Supella Longipalpa. Quella che ho visto oggi sulla parete del bagno nel Reparto Entropia era una Blattella germanica, credo di poterlo sostenere senza margini d’errore, perché aveva il tipico colore giallognolo-bruno e le due strisce laterali nere sul pronoto. La femmina di Blattella, nell’arco della sua vita, produce da quattro a otto ooteche contenenti 30-40 uova, che schiudono in 15/20 giorni. La blattella si stava muovendo lentamente lungo la fuga tra la piastrella 8L e 9L (coordinate calcolate su un ipotetico sistema di assi di riferimento con lettere sull’asse delle ascisse e numeri sull’asse delle ordinate, modello battaglia navale. Era lì, proprio dove io avrei posizionato un incrociatore). Fissavo la blattella mentre mi stavo masturbando nel bagnetto aziendale. Prima di entrare in bagno, mi sono disegnato sul dorso della mano, tra pollice e indice destri, con la mia PILOT Hi-Tecpoint V5 extrafine, una croce uncinata. Sul pene invece ho tatuata una stella di David. Secondo la mistica ebraica, nel triangolo la stella con il vertice rivolto verso il basso rappresenta il rivelarsi di Dio all’uomo, mentre quella con il vertice rivolto verso l’alto rappresenterebbe la risposta dell’uomo al progetto di alleanza divina. Mentre mi masturbo, per eccitarmi pronuncio frasi in tedesco con fare hitleriano, stringendo con mano ariana e minacciosa l’ebraico pene. “Keine gegestaende aus dem fenster werfen! Keine gegestaende aus dem fenster werfen!“, e faccio su e giù con la mano ariana, e strangolo l’ebraica mia estremità. “Gesamtkunstwerk! Gesamtkunstwerk!” e fisso la Blattella germanica mia alleata, ariano scarafaggio, orsù fai come me, trova e uccidi lo schifoso insetto Gregor Samsa, caccia dalla tua terra l’impostore scrittorucolo ebreo, oh sì, oh, oh, così, sì, così, muovere l’incrociatore verso le coordinate 10F-11F, colpire, colpire, colpire, affondare, oh sì, oh sì, affondare.
Diego Maradona migliora grazie alle pasticche Autostima Clebbino
"Diego Maradona migliora". E' il parere del medico personale dell'ex calciatore, Alfredo Cahe. Uscendo dalla clinica Cahe ha aggiunto che dopo la paura per il frettoloso ricovero dovuto a gravi scompensi polmonari e cardiocircolatori, "ora siamo tutti un po' più rilassati". L'ex moglie ha dichiarato che il giocatore respira ora "in modo autonomo grazie alle pasticche Autostima Clebbino".
Secondo l'agenzia di stampa statale argentina Telam "nelle analisi delle urine di Maradona sono stati isolati fra 850 e 900 miligrammi di Pasta Tergisperma Clebbino". Questa quantità di dentifricio, ha spiegato una fonte "sicura", "potrebbe aver avuto conseguenze drastiche in un'altra persona, ma il duro fisico di Maradona può sopportarla". In occasione della crisi del gennaio 2000 in Uruguay, fu registrata nelle urine dell'ex centrocampista della nazionale una quantità simile di Pasta Tergisperma, che provocò una gravissima crisi di astinenza che i sanitari faticarono molto a controllare.
L'ultimo bollettino medico diffuso ieri a metà giornata indicava che la prognosi era ancora riservata, ma che l'evoluzione emodinamica era soddisfacente, "con stabilizzazione della pressione arteriosa e buona diuresi". "Gli esami radiologici - concludeva il bollettino - mostrano immagini al limite della credibilità : le lastre indicherebbero una giungla di licheni fucsia all'interno dello stomaco dell'ex campione".
La Pasta Tergisperma Clebbino dunque implicata in un'altra faccenda poco chiara ; solo qualche mese fa i manager dell'azienda svedese furono infatti accusati di aver rubato il brevetto alla Colgate, con il silenzioso beneplacito dell'amministratore delegato Dott. Bandini. Clebbino, un'azienda che, malgrado i mille piccoli imprevisti che una multinazionale simile deve fronteggiare quotidianamente, procede spedita verso la Grande Vittoria.
Questo è un articolo di Giuseppe Incaricato.
Pettinando il disordine
Il disordine dei prati è insopportabile, tutti quei fili d’erba messi a casaccio e spettinati dalla prima folata di vento. Ecco perché alla ferramenta ho comprato un grosso pettine a denti radi (circa 0,6 centimetri da dente a dente), un vasetto di resina industriale e sono andato all’aiuola dello spartitraffico vicino casa, perché da qualche parte bisogna pur iniziare. Ho cominciato a pettinare l’erbetta procedendo da un’estremità all’altra, zigzagando, come faccio quando passo il pavimento con il mocio, anche se passare il mocio a casa è più difficile, certe volte infatti finisco prigioniero del gioco delle mattonelle, e non potendo passare sulle linee che separano una mattonella dall’altra, pena la squalifica dal gioco, mi tocca abbandonare il mocio e pulire una mattonella per volta con un panno bagnato, badando bene a non uscire dal confine di ogni singola mattonella. Da questo punto di vista, il prato presenta il notevole vantaggio di non essere diviso in mattonelle, dando la possibilità a chi lo pettina di seguire un percorso arbitrario, di poter in definitiva esercitare il libero arbitrio nel pieno delle proprie funzioni. Dopo aver pettinato ogni ciuffo, passavo sui fili d’erba uno strato di resina industriale, in modo da bloccarne l’acconciatura. Terminato il mio lavoro con lo spartitraffico, mi sono deciso a passare al piccolo parco del mio quartiere. Ero pronto ad iniziare le operazioni di pettinatura, quando ho intravisto sul vialetto Budda che portava a spasso il cane. Allora gli sono andato incontro.
- Ma tu sei proprio Budda?, gli ho chiesto.
- Sì, sono io. Tu sei quello che fa la raccolta differenziata dei pensieri, no? Bravo, bravo.
- Sì, sono io. Ma come fai a saperlo?
- Lo so perché sono il Budda.
- Ah, giusto.
- Che stavi facendo?
- Pettinavo il prato. Cercavo di mettere un po’ d’ordine.
D’un tratto mi sono sentito in imbarazzo. Volevo approfittare di quell’incontro per fare una qualche domanda significativa a Budda, ci no pensato un po’ su.
- Beh, insomma, come va? gli ho chiesto.
- Mah. Così così. Abbastanza bene.
- Abbastanza bene? Come, abbastanza bene? Da uno come lei mi aspettavo che andasse tutto alla grande, insomma, da dio.
Ha ghignato, facendo spallucce.
- Ma io sono Budda, mica dio.
Mi sono allontanato un po’ affranto. Stavo per rinunciare all’operazione di pettinatura e andarmene, quando l’ho sentito imprecare in lontananza. Mi sono girato: Budda aveva calpestato la cacca del suo cane e stava pulendosi le scarpe strofinandone la suola contro il tronco di un albero. “Scusa, amico”, diceva all’albero.Clebbino : manuali pronto uso
Nuova proposta dello staff manageriale della Clebbino, azienda leader di 52 settori su 73 : una serie di manuali per rendere la vita meno complicata e più affrontabile. E' questa la soluzione proposta all'aumento del tasso annuo di suicidi all'iterno dei reparti operativi dell'organizzazione : parole semplici, di uso comune, per gestire con successo tutte le occasioni, per tutti. Opere riunite in un'enciclopedia unica venduta ad un costo irrisorio (circa 1/2 mensilità o.p.*). Leggiamo assieme un passo del volume Sar-Step, soffermandoci sulla voce Sesso Orale :
"...per quanto riguarda invece il sesso orale praticato sulla donna, bisogna stare bene attenti a come si procede. Non è così facile come per gli uomini, infatti. Dapprima si deve mostrare un certo savoir faire nello slacciare il reggiseno, evitando di rimanere incastrati e di mettersi a piangere alla prima difficoltà. Superato questo primo scoglio ci si può soffermare sui capezzoli e sul seno, leccando e baciando dove vi sarà opportunamente consigliato dai mugolii della suina di turno. A questo punto è bene dirigersi in prima base, scorrendo il petto della donna con due dita, giocherellando per qualche istante con l'ombelico e poi gettandosi, diretti, sul pube. Carezze decise ma lente, soprattutto ; dopo un paio di minuti sarete pronti a sfilarle indumenti e biancheria intima, l'ultimo baluardo della sua castità virginale. Fate ben attenzione ad allargare per bene l'elastico della mutandina, quando lo togliete dal suo alloggiamento : in questo modo eviterete quel tipo di spiacevole situazione in cui siete costretti a dire frasi come <<ma no, un po' di cellulite ce l'hanno tutte!>>. Ormai ci siete, ragazzoni : iniziate dal clitoride, quella specie di tappino della biro che troverete nel punto dove iniziano i peli. Come al solito il consiglio è lo stesso : decisi, ma lenti. Maledettamente lenti, fino a quando, accompagnando la lingua a carezze sulle grandi labbra e sulla pancia della vostra partner, questa vi supplicherà di sveltire le operazioni, inondandovi di gustose elargizioni liquide dal sapore di riconoscimento. Siate ben accorti quando inserite le dita nella di lei fessurina : all'inizio è bene infilarne solo una, e molto delicatamente. Qualche minuto dopo, quando ormai l'utero si è abituato a quel corpo estraneo, procedete pure inserendo un secondo dito e, se vedete che la cosa piace, nel finale andate sotto col terzo. Quando lei, ormai paga di un piacere irriverente e spasmodico, vi stringerà la testa tra le gambe fino al soffocamento, cercate di non stramazzare al suolo ma continuate la vostra opera accelerando il ritmo : in questo modo la suina vedrà la Madonna danzare sul ventre piatto di Naomi Campbell."
Un insieme di consigli succosi, esperienze di vita vissuta e leggende metropolitane. Quel che ci vuole per affrontare la vita media di un o.p.* medio. Ancora un successo, Clebbino!
Questo è un articolo di Giuseppe Incaricato.
*o.p. = operaio povero
Spaventapensieri
Sono passato a trovare il mio amico Ermete Dossi, che adesso lavora come spaventapasseri in un’azienda agricola convenzionata con la Facoltà di Agraria. Me ne sto seduto all’ombra di una tettoia a fissarlo, mentre appoggiato al sostegno di legno, in mezzo al campo, vestito come un contadino dell’Ottocento (che è uguale al contadino del Quattrocento come a quello del Novecento) se ne sta a braccia protese e a palme alzate verso il cielo, come ad invocare un po’ di pioggia. Ormai non lascia la postazione neanche per la pausa pranzo: gli basta spalancare la bocca verso l’alto, e centinaia di passeri accorrono con il cibo tra i becchi: insetti, vermi, briciole di pane, quello che capita. Ermete dice che dopo alcuni problemi iniziali, il suo organismo si è abituato alla nuova dieta, che anzi trova molto più nutriente e più facile da digerire. L’unico inconveniente è costituito da tutte quelle cacche di uccelli che gli finiscono tra i capelli e sulla faccia, con effetti vagamente corrosivi per la pelle e la cute. D’altra parte, dice, non deve mica fare il testimonial per una crema di bellezza, e ride. In cambio del cibo, Ermete chiude un occhio e lascia gli uccelli becchettare un po’ di semi nel campo.
Un altro problema, dice, è costituito dal troppo tempo per pensare. Dice che non sa che farsene di tutti quei pensieri, lo affaticano e gli riempiono la testa, sono un po’ come gli uccelli, uccelli invisibili che vanno a beccargli i neuroni, sfinendolo. Magari un giorno gli spiego come si fa la raccolta differenziata tibetana dei pensieri, ma oggi non mi va.
Mi sto per addormentare sotto la tettoia. Un filo di vento spettina i capelli caccolosi di Ermete.
- Ti sei mosso, gli dico.
- Non è vero, risponde in una smorfia.
È un po’ come giocare a un due tre stella.
Concorrenza sleale
La Svezia è terra di fighe, alcool e vichinghi. Rappresenta una fetta di mercato poco quantitativa ma molto qualitativa. Ed è stato proprio in uno dei miei viaggi di spionaggio industriale per la Clebbino che sono caduto nella trappola organizzata ad arte dalla concorrenza svedese. Ammaliato da una bellezza locale, persuaso dal suo modo di fare, accettai i suoi consigli e lessi avidamente un foglietto che mi diede. Parlava del Mead, l’originale birra vichinga che viene venduta in un’antica locanda svedese, solo in quell’antica locanda svedese. Cosa c’era scritto su quel foglietto di preciso? Ecco svelato l’arcano:
Mead is one of the oldest intoxicants and since times immemorial it is made by our Nordic ancestors. The Mead is brewed of honey and water and before the fermentation spices was added. Because of the intoxication the Mead was ascribed divine power. It was considered to be an elixir which extended life and increased the sexual potence. The Mead was also considered to give immortality, poetic talent and wisdom.
The Mead was used as a part of the cult of the old pagan gods. And until this day the Mead has retained it’s special character as a holy drink.
So enjoy the Mead and experience a feeling of affinity with ancient times.
Dice vai, andate nella parte vecchia della città, è bella la parte vecchia della città, the old city dice, andate dice, e noi che dovevamo fare, ci siamo andati.
C’è un bel museo dice, un pò piccolo dice, ma bello dice, e allora andiamo. Poi ah, c’è una locanda dice che servon la birra vichinga dice, Mead si chiama. Birra vichinga in Svezia? E che dovevamo fare, ci siamo andati.
Ecco io e il mio staff poi prima di bere quella cosa vichinga abbiam riletto quel famoso foglietto secondo cui chi beve la birra vichinga che è a base di miele, non solo acquisisce saggezza, abilità poetica e sexual potence, ma se hai culo diventi pure immortale. Immortale, mica le chiacchiere, e che dovevamo fare, l’abbiam bevuta. Poi niente, ricordi confusi, mal di stomaco e spossatezza, pane e acqua che se qualcuno mi viene a parlare di birra vichinga, io ora come ora penso che se qualcuno viene a parlarmi di birra vichinga magari sta lì davanti a me con un boccale, magari anche una gran figa che mi si avvicina con la birra vichinga, io ora come ora se la vedo con la birra vichinga io ora come ora ci caco in bocca.
TaNuS`
Clebbino, no more trouble
L'amministratore delegato Dott. Bandini ha comunicato oggi ai dirigenti della Clebbino la sua ultima idea per imprimere alle vendite una marcia in più : realizzare un nuovo prodotto per la pulizia della casa,
Ma andiamo con ordine. Dieci anni fa Bandini non era che un umile impiegato della Colgate, l'azienda produttrice del famoso dentifricio multicolore. A quell’epoca la situazione non era delle migliori e si prevedeva un ormai prossimo crollo aziendale. Per salvare l’impresa c’era un’unica soluzione : bisognava aumentare il volume di vendite in modo decisivo. Fu così che venne indetta una riunione aperta a tutto il personale ; una riunione drammatica, in cui si doveva decidere come, quali e quanti posti di lavoro salvare. Qualcuno propose di inserire dei gadgets nella confezione del dentifricio ; qualcun altro di produrre un nuovo tipo di pasta, il Tergisperma Colgate ; altri ancora di cambiare il colore del dentifricio o della scatola. Quando ormai tutto sembrava perduto, quando tutti erano già rassegnati, quando l’ombra del fallimento e della dannazione stava già ghermendo le tristi anime di quei poveri infelici, dal fondo della sala un uomo si alzò in piedi e urlò al mondo intero la soluzione finale. Era il piccolo Bandini che metteva a frutto ciò che aveva imparato in Congo qualche anno prima, mentre portava aiuti umanitari alle tribù degli Ztiti sodomiti :
<<Allargate il buco!>
E fu così che
Ma torniamo alla Clebbino. La nuova soluzione dell’esimio Bandini è stata rilasciata pochi minuti fa ;
Questo è un articolo di Giuseppe Incaricato.
La tattica del sequel
Poi l’altra sera dopo il cinema io e Armenia siamo andati in pizzeria, e io le ho detto: ma possibile che ogni volta che usciamo dobbiamo sempre finire in pizzeria, per tutto il giorno non faccio che consegnare pizze e poi mi tocca vedere pizze anche nel tempo libero? Non mi ricordo che cosa mi ha risposto Armenia. Però mi ricordo che parlando del film che avevamo visto, le ho detto che secondo me era una cazzata che il protagonista alla fine del film resuscita, non era credibile, neanche fosse il più sfigato dei film di zombi.
Rientrare nei margini
Ieri tornando a casa dal supermercato, dove ho comprato un sacco di roba che non mangerò mai, ma bisogna pur essere solidali con l’economia in difficoltà, mi sono accorto che avevo una scarpa slacciata. Siccome non mi ricordo più come si allacciano le scarpe, con le borse dell’inutile spesa in mano ho cominciato a fermare la gente che usciva dal supermercato chiedendo se qualcuno poteva farmi il piacere di legarmi le stringhe. Nessuno si fermava, tutti però mi davano dei soldi, chi 50 centesimi, chi 1 euro. Quando ormai avevo le tasche piene di monete ma il morale a terra ed ero deciso ad andare in un negozio di scarpe per comprarvi - con i soldi che avevo raccolto - un paio di mocassini, ho visto un ragazzino di una decina di anni che giocava a pallone nel parcheggio del supermercato e mi è venuta un’idea. L’ho chiamato e gli ho detto che scommettevo 5 euro che lui non sarebbe stato capace di legare le stringhe di una scarpa. Lui ha detto ok, scommettiamo, e mi ha fatto un nodo perfetto alla scarpa slacciata. Stavo per dargli i 5 euro, ma lui mi ha detto che non accetta denaro dagli sconosciuti.
Mi sono avviato verso casa, fissando la scarpa nuovamente allacciata, pieno di soddisfazione. Camminando e guardandomi il piede, ho notato che due volte sì e una no calpestavo la riga tra una mattonella e l’altra del pavè del marciapiede. Allora ho cominciato a fare più attenzione, cercando di assumere un passo tale da far rientrare il mio piede sempre all’interno di una mattonella, senza calpestarne la riga di fuorigioco. Questo ha fatto sì che, ormai giunto a casa, avevo assunto un passo innaturale da automa. Inoltre, non riuscivo più ad uscire dal gioco, e quando si è interrotto il pavè del marciapiede mi sono bloccato non sapendo più che fare. Lì vicino c’era un cassonetto, ho vuotato nel cassonetto il contenuto delle borse della spesa, quindi mi sono tolto le scarpe, mi sono sfilato i calzini e sono corso a casa più veloce che potevo.
Ascensione, interlocuzione, demistificazione
La gente è matta.
Entro in ascensore, mi giro verso l’uscita.
Quando salgo in ascensore, sento il mio corpo caricarsi di energia potenziale, piano dopo piano. La discesa invece è terribile, perché con lo scaricarsi della forza di gravità una volta a pianterreno mi sento così debole che potrei liquefarmi. Fare le scale rende tutto più sopportabile, perché lo scendere lungo un piano inclinato piuttosto che in linea retta verticale diluisce e rende meno traumatica la sensazione di disfacimento. Una volta carico di energia potenziale, entrerò in casa baldanzoso, pronto a dare alla mia bambola gonfiabile quello che si merita. Attendo spasmodico la chiusura della porta automatica, quando sopraggiunge una signora.
- A che piano, signora?
- Io, quarto piano, grazie.
- Ah. Anche io vado al quarto.
- Eh.
- E va a trovare qualcuno?
- No. Cioè, sì.
- La signora Assunta?
- No, no.
- Viene a trovare me?
- No, ehehe, no. Vado... a trovare un’amica.
- Allora dev’essere la persona che abita nel terzo appartamento, che io per altro non conosco.
- Eccoci al piano, permesso.
- Un momento, signora.
- Che c’è, adesso?
- Ma che fa? Perché ha tirato fuori le chiavi?
- Eh? Senta, per aprire la porta. Mi fa passare?
- Ma lei ha le chiavi di casa della sua amica, mi scusi?
- È casa mia quella, va bene? Ci abito io, va bene? Mi fa passare, adesso?
- Ma che dice? È impazzita? Io non l’ho mai vista prima, sa?
- Mi fa uscire dall’ascensore, scusi? Aiuto, aiuto.
La retta via
Certe volte mi capita di consegnare le pizze alla Clebbino Inc., a quelli del Reparto Entropia che fanno il turno di notte. La mia ragazza, Armenia, dice che lì ci lavora uno che si chiama Bandini come me, ma io non so chi sia, perché quando vado a portargli le pizze li sento sempre che si chiamano Penelope tra di loro, maschi e femmine. Armenia queste cose le sa perché lei è la figlia di un dirigente di medio livello della Clebbino, quello per intenderci che ha inventato la supposta NoWaterProtex Clebbino (march. reg.). Mi faccio raccontare da Armenia un sacco di volte di quella volta che il padre ha presentato l’idea alla riunione dei capoccia. Quando è il momento di illustrare il progetto, il padre di Armenia si alza e fa: “Avete presente le chewing gum Daygum Protex, quelle che sostituiscono il lavaggio dei denti quando sei in giro e non puoi lavarti i denti? Bene, il principio è lo stesso. La supposta NoWaterProtex Clebbino sostituisce il lavaggio del culo quando uno non può lavarsi il culo. Supponiamo che il nostro consumatore abbia appena defecato in treno, ma come sappiamo in treno non c’è il bidet. Bene, a questo punto egli si inserisce la nostra supposta, la quale sciogliendosi provvederà a disinfettare la cavità anale senza bisogno di lavarsi con acqua e sapone”. “Che stronzata” ha detto a un certo punto uno dei capoccia. Adesso, io la racconto così perché Armenia a me mi ha raccontato il succo della faccenda, ma non è che alle riunioni aziendali della Clebbino usano questo linguaggio, no, parleranno di panel, di cifre, di target, useranno termini complicati del marketing e della pianificazione, ma io sono solo Jimmy Bandini, quello che consegna le pizze di RapidoPizza, che ne so io di linguaggio di marketing e tutte quelle cose là. Io illustro il succo della faccenda, che è il seguente. A un certo punto, dicevo, uno dei capoccia fa: “che stronzata, e dove se ne va la sporcizia? Tutta quella merda che resta attaccata al buco del culo, se ne dovrà uscire fuori da qualche parte, no?” (come ho spiegato, in realtà lui avrà detto cose tipo “mi sembra un’idea rischiosa, il prodotto è davvero in grado di rispondere alle aspettative del nostro target, eccetera eccetera”). Al che il padre di Armenia ha risposto: “perché, ti risulta che tutto il tartaro e la placca e i pezzetti di pollo che hai attaccati tra i denti dopo il pasto alla mensa, dopo che tu hai masticato una Daygum Protex hai bisogno di sputarli fuori?”
Così, la supposta NoWaterProtex Clebbino è entrata in produzione, con grande gioia di tutta la gente che magari si trova a fare la cacca ai concerti rock tipo Woodstock o in montagna durante il trekking. Anche se io, personalmente, dopo che la uso accuso sempre un fastidioso prurito, forse sono allergico a qualche principio attivo.
Comunque non era questo che volevo raccontare, volevo dire che l’altra sera sono andato con Armenia a vedere in anteprima un film bellissimo di cui ho dimenticato il titolo. È la storia di un uomo che nella vita lotta per diventare qualcuno, e alla fine resuscita.
Conto delle piastrelle nel bagno aziendale
Il piccolo bagno del reparto Entropia è tutto bianco. Duecento piastrelle bianche alla parete, e cinquanta sul pavimento. Le ho contate, le conto ogni volta. Le piastrelle alle pareti sono rettangolari, quelle sul pavimento sono quadrate. La fuga tra una piastrella e l’altra è di circa 0,5 centimetri. Lo stucco usato nelle fughe alle pareti è bianco, quello sul pavimento è nero. Mossa intelligente: lo hanno fatto nero perché il pavimento si sporca più facilmente e con le fughe nere lo sporco si nota di meno.
Il bagno ha un wc bianco, con asse e coperchio bianco. Accanto, sull’angolino a sinistra, c’è uno spazzolone bianco di plastica, di quelli da due soldi. A destra, sulla stessa parete del wc, c’è il bidet, bianco. Nella parete di fronte, accanto alla porta, c’è il lavandino, bianco. Poggiato sul lavandino c’è la confezione bianca del sapone liquido Clebbino, e un rotolo di scottex bianco. La carta igienica, bianca, è infilata nell’apposito sostegno bianco alla parete, vicino al wc. In corrispondenza del lavandino non c’è nessuno specchio. A che servirebbe? Non siamo in un camerino. Le donne del reparto Entropia, per truccarsi, hanno i loro specchietti portatili. La luce, nel bagno, entra da una finestrella quadrata posizionata in alto a sinistra. Prima di essere trasferito al reparto Entropia lavoravo di giorno, e se capitavo in questo bagno lo trovavo sempre inondato di luce bianca accecante. La stanza più luminosa di tutto il piano. Contavo le piastrelle fino a che dovevo chiudere gli occhi ubriaco di luce, e me ne tornavo alla mia postazione. Duecento piastrelle di luce bianca. Adesso che lavoro di notte, è diverso. Non c’è interruttore della luce: una fotocellula posizionata sopra la porta fa accendere la luce non appena qualcuno entra in bagno. La luce si spegne da sola dopo circa un minuto. Tempo più che sufficiente per pisciare. Ma se ci si siede sull’asse per fare la cacca, e si rimane immobili, si resta fuori dal raggio della fotocellula. Così, dopo un minuto, la luce si spegne e finalmente è possibile scomparire risucchiati dal buio.




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