Luca Cordero & la Clebbino
Luca Cordero di Montezemolo, eletto da poco presidente della Confindustria, ha voluto fotografare per noi la situazione attuale di una tra le più emergenti aziende svedesi, la Clebbino & Co.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente grazie al nostro Giuseppe Incaricato :
Incaricato : Buongiorno, Luca Cordero.
Luca Cordero di Montezemolo : ...di Montezemolo. Buongiorno.
Inc. : Come sta? Tutto bene?
L.C.di M. : Se lo lasci dire, lei mi sembra poco professionale.
Inc. : Chiedo scusa, è che non ho ancora preso la pasticca Autostima Clebbino....glom....ecco, a posto. Allora, dove eravamo rimasti? Ah si si si si. Sì. Clebbino, un'azienda in continua escalation ; Clebbino, una realtà dinamica ed effervescente ; Clebbino, e non ce n'è più per nessuno. Un destro e un sinistro, un destro e un sinistro. Clebbino, un destro ed un sinistro.
L.C.di M. : Mi scusi, ma lei è pazzo.
Inc. : Ehi Luca, smettila di chiedere scusa per ogni cosa che fai, d'accordo? Forza ragazzo, parlami un po' della Clebbino adesso.
L.C.di M. : Bhe, indubbiamente l'azienda presenta una realtà dinamica e...
Inc. : Non ci siamo campione, non ci siamo. Questo l'ho già detto io.
L.C.di M. : ...mi lasci finire, come dicevo la Clebbino oggi è ai massimi livelli per quanto riguarda i settori di information technology e standardizzazione dei componenti produttivi, inoltre...
Inc. : Ehi ehi, un attimo. Com'era l'ultima parola che hai detto?
L.C.di M. : "produttivi". Se lo lasci dire, lei non sembra neanche un giornalista.
Inc. : Ehi Montezuma, io non ti dico come devi fare il tuo lavoro e tu non mi dici come devo fare il mio, d'accordo? Ora fammi il cazzo di favore di andarti a prendere un caffè alle macchinette là fuori.
L.C.di M. : Ma lei come fa a sapere che qua fuori ci sono delle macchine erogatrici di caffè?
Inc. : Ehi bimbo, lavoro alla Clebbino io.
Bombe intelligenti - part two
La notte scorsa ero al lavoro al Reparto Entropia, ero lì che stavo installando nel computer del Responsabile Nuovi Progetti un pornodialer, dopo aver svuotato dell’inchiostro tutte le sue Pilot e averlo sostituito con del succo di mirtillo e aver riempito il cassetto delle sue scrivanie di termiti giganti catturate il giorno prima con infinita pazienza nel parco dietro casa, quando squilla il telefono. Pur non rientrando nelle mie funzioni, ho risposto.
- Pronto.
- Attenzione, vi avverto che c’è una bomba nell’edificio, vi consiglio di evacuare la struttura al più presto.
- Ermete? Ma sei tu?
- Questa è una telefonata anonima, signore. Le ripeto, c’è una bomba nell’edificio...
- Ermete, sono Bandini. Ti hanno contattato per fare una telefonata anonima alla Clebbino? Chi è stato?
- Innanzitutto lei deve aver sbagliato persona, signore, in secondo luogo non crederà mica che sia uno scherzo, vero? C’è una bomba che esploderà tra trenta minuti, lei è avvisato.
- Eddài Ermete, ti ho riconosciuto cazzo, cerca di camuffare meglio la voce la prossima volta. E comunque a quest’ora non c’è nessuno dei capi, ci siamo solo noi Penelopi, vuoi far evacuare il Reparto Entropia?
- Non c’è nessuno? Solo voi?
- Sono le tre di notte, cazzo, chi vuoi che ci sia?
- Ripeto, c’è una bomba nell’edificio. Esploderà tra 25 minuti, signore.
- Cazzo, Ermete, fuori piove, non farmi uscire. Non puoi richiamare domattina intorno alle dieci, quando io ho finito il mio turno?
- Io sono un professionista. Non ce l’hai un ombrello?
- No.
- Allora richiamo tra una decina di minuti, magari smette.
- Vabè, però non chiamare a questo numero, questo è il numero dell’Ufficio Nuovi Progetti, è un caso che io sia qui, chiama allo XXX XXXXXXX, così ti risponde Penelope Zero.
- Ok, scritto.
- Chi è che ti ha contattato stavolta?
- Questa è un’informazione riservata, signore.
- Che fai domanisera? Facciamo due passi in centro?
- Domanisera devo far evacuare la Biblioteca Nazionale e una caserma di carabinieri, non posso.
- Ok, sarà per un’altra volta.
- La bomba esploderà tra ventitré minuti esatti, signore.
Ascensione, insinuazione, confusione
Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.
La porta si sta per chiudere quando entra una signora, che si posiziona subito nell’angolo opposto al mio. Siamo come su un ring. Io non la conosco, altrimenti non manterrebbe una tale distanza fisica da me.
- A che piano, signora?
- Quarto, grazie.
Schiaccio il bottone, l’ascensore parte.
- Anche io vado al quarto. Va a trovare qualcuno?
- Io ci abito, al quarto piano.
- Anche io. Ma che strano, abitiamo allo stesso piano e non ci siamo mai incontrati prima.
- Già.
- Proprio così.
- A meno che...
- Come dice?
- Niente, niente.
- No, dica, dica.
- Lasci stare, siamo al piano, buongiorno.
- Un momento, aspetti, cosa intendeva dire?
- Dicevo, magari ci siamo già incontrati ma eravamo distratti...
- E perché dice questa cosa?
- Càpita, oggi come oggi le persone non si guardano più in faccia, per esempio a me sembra di averla già vista, su questo ascensore, lei è proprio convinto di non avermi mai incontrata? Proprio non si ricorda?
- Mi prende per il culo, signora?
- Lasci stare, guardi, mi faccia passare, vorrei uscire, mi manca l’aria.
- Signora, io sono una persona sensibile, le sembra il caso di terrorizzarmi così?
- Ah, io la terrorizzo? Io?
- Aspetti! Ho capito tutto.
- Sì? Si sta ricordando, finalmente? Le è tornata la memoria?
- No, no, ho capito, dov’è la telecamera? Questa è una candid camera, vero?
- No, credo che questo sia l’inferno. Fa caldo, ho bisogno di un bicchiere d’acqua, mi fa passare? Ma che fa adesso?
(nota: questa sporca storia andrà avanti finché troverò foto di ascensori su google)
Guardati sempre da ciò che viene da destra, occidentale
Per anni ho letto DragonBall, il manga giapponese, trovandolo un fumetto interessante anche se criptico e originale per quel suo modo di raccontare la storia procedendo per continui e progressivi flashback. A volte la sensazione era di straniamento, ma ciononostante, eforseproprioperquesto, lo trovavo un fumetto divertente. Ieri dopo aver avuto un rapporto sessuale con la mia ragazza, Armenia, avevo ripreso in mano un vecchio numero e lo stavo sfogliando, quando Armenia mi ha rivelato che i manga giapponesi si leggono al contrario, partendo cioè dalla fine e sfogliandoli da sinistra a destra. Non solo, ma anche le vignette vanno lette al contrario, procedendo da destra a sinistra. Solo verticalmente non cambia niente, cioè si procede sempre dall’alto al basso, e non viceversa. Questo perché i giapponesi e gli orientali in genere, dice Armenia, leggono da destra a sinistra, a differenza di noi occidentali che leggiamo da sinistra a destra. Allora ho provato a leggere DragonBall partendo dalla fine, ed effettivamente devo dire che la storia ne guadagna in chiarezza e linearità, anche se così facendo perde quell’aspetto criptico che dopotutto mi aveva affascinato. Adesso mi toccherà rileggere tutti i vecchi DragonBall partendo dalla fine. Chissà come si allacciano le scarpe i giapponesi, e chissà se anche le porte delle case dei giapponesi si aprono al contrario, per dire.
Armenia dice che questa cosa della lettura influenza anche la nostra percezione del mondo. Nel senso che per esempio, noi occidentali leggiamo da sinistra verso destra e questa cosa fa sì che siamo portati a vedere come familiare tutto ciò che proviene da sinistra, mentre tutto ciò che proviene da destra si manifesta come “in opposizione”. Questo si vede soprattutto nei film, se ci si fa caso nei film western la cavalleria che è buona arriva sempre da sinistra, mentre gli indiani arrivano da destra. Sarà. Intanto, mi chiedo se Kevin Costner era al corrente di questa cosa quando ha girato “Balla coi lupi”, quel film dove gli indiani sono buoni e i bianchi sono cattivi. Infatti magari si è sbagliato e ha fatto anche lui venire gli indiani da destra come nei film di John Wayne, ma se erano buoni dovevano venire da sinistra, così noi vedendo il film a livello razionale parteggiamo per gli indiani ma nel subconscio gli indiani continuano a starci sul cazzo.
Poi mi chiedo cosa succede se un giapponese, che legge da destra verso sinistra, vede un film di John Wayne, dove la cavalleria arriva da sinistra. Lui non sa che la cavalleria è buona, la vede arrivare da sinistra e pensa che è cattiva, insomma succede un casino.
MailBox Clebbino quasi piena
Spett. le Clebbino ®
Dopo avere completato il mio percorso formativo ho intrapreso un cammino professionale che, attraverso varie esperienze, mi ha portato a svolgere il ruolo di collaboratore presso società che si occupano di produzioni multimediali.
Le mie mansioni consistono nella gestione e nel coordinamento di progetti on line e off line, dei quali seguo l'iter dalla fase di ideazione al prodotto finito, con una particolare attenzione al processo creativo e qualitativo del prodotto.
Conosco le basi della comunicazione online, parlo correntemente la lingua inglese e francese e discretamente il tedesco, ho una spiccata predisposizione al lavoro di gruppo e sono convinto che qualità e velocità di esecuzione siano i requisiti essenziali di un lavoro di alto profilo.
A questo punto della mia evoluzione professionale sento il bisogno di mettere la mia esperienza al servizio di una realtà dinamica, stimolante e in piena espansione, all'interno della quale sfruttare al massimo le mie capacità.
È per questo motivo che spero di avere il piacere di incontrarVi in modo che possiate vagliare il mio curriculum e valutare l'opportunità di una collaborazione all'interno della Vostra azienda.
Colgo l'occasione per porgerVi cordiali saluti,
eddiemac@supereva.it
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Voglio lavorare nella Clebbino & Co.
ohmygod! ohmygod@freemail.it
Stiamo valutando i vostri Curriculum Vitae, ci scusiamo per il ritardo. Oltre alle vostre email abbiamo ricevuto attacchi informatici dal computer di un nostro concorrente, tale Fabrizio Nano (fabrizio.nano@libero.it). In ogni caso entro la fine di maggio avrete nostre notizie, arrivederci.
Questo è un post di Giuseppe Incaricato.
Bombe intelligenti
Il mio amico Ermete Dossi ha cambiato lavoro. Adesso lavora come libero professionista, fa telefonate anonime minatorie di stampo terroristico su richiesta. Ad esempio, lo contattano gli studenti di un istituto per fare una telefonata anonima il giorno x, nella quale si annuncia che in detto istituto c’è una bomba, e lui telefona. Se la cosa va in porto, gli studenti fanno una colletta e gli fanno un versamento sul conto corrente. Le richieste per falsi allarmi bomba arrivano da impiegati statali stressati, commesse annoiate di centri commerciali, tifosi di calcio burloni, chiunque voglia una scusa per evacuare il posto di lavoro e andarsi a fare una passeggiata sotto il sole senza rischiare di compromettersi in prima persona. Ermete telefona da una cabina e fa evacuare scuole, uffici, supermercati, stadi di calcio, stazioni dei treni, aeroporti, ospedali.
Mi racconta che certe volte sono gli stessi servizi segreti che lo contattano, in tal caso il suo contributo diventa essenziale per la strategia della tensione perseguita dalle alte sfere dello stato. Mi faccio raccontare per l’ennesima volta di quando doveva telefonare a un cinema ma sbagliò numero e fece evacuare un ospizio, con le infermiere che spingevano fuori dall’edificio i vecchi in carrozzella, correndo. Ridiamo, ma è più per l’effetto del Sorriso Liofilizzato Clebbino che per altro.
Quando l’effetto si esaurisce, non abbiamo più niente da fare e allora accendiamo la tele, Ermete guarda il tg con le proteste dei commercianti e io fisso la sua calvizie, che ha un che di ipnotico. Dopo l’incidente della folgorazione, ha perso tutti i capelli e il dottore ridendo (forse era anche lui sotto l’effetto del Sorriso Liofilizzato) gli ha spiegato che non gli sarebbero ricresciuti mai più. Gli chiedo se è dispiaciuto di questa cosa.
- No – risponde – tanto a che mi servivano?
Quello che si paga
Al semaforo che immette sui viali c’è sempre un lavavetri indiano. Tengo sempre da parte delle monete da un euro per farmi lavare i vetri. Mentre l’indiano lava il parabrezza non smette un attimo di sorridere, e in realtà io non ho bisogno di farmi lavare il parabrezza, che il serbatoio con l’acqua del mio lavacristalli è sempre pieno, no, io ho bisogno del suo sorriso. Io tutti i giorni pago perché quest’uomo mi sorrida, ma lui non lo sa, lui crede che io lo paghi per il suo servizio di lavavetri, invece non è così, io gli dò un euro e lui alza il tergicristalli, fa scomparire la visione del mondo sotto un getto di acqua saponata, e quando passa il tergivetro la prima cosa che vedo è il suo sorriso bianco, ecco, è questo che io pago, solo questo.
La mattina certe volte quando torno a casa dal turno al Reparto Entropia non ho sonno e allora non so che fare, così prendo la macchina e vado a fare dei giri in macchina. Si dice in giro che dei pazzi di notte si mettono a pittare strisce pedonali sull’asfalto, anche se è illegale, ma io la notte lavoro, chissà se è vero. Girando in macchina o a piedi non ne ho mai viste comunque, secondo me è una leggenda urbana.
Partorisci Consuma Crepa
Sabato pomeriggio sono andato a fare la spesa al supermercato, avevo infatti finito i miei ClebbaLecca al gusto di Inedia e avevo bisogno di un paio di stringhe nuove, che quelle vecchie a furia di camminarci sopra si sono consumate. Al reparto gastronomia ho incontrato il mio dentista Sanpietròli, che io chiamo Sanpiètroli. Era con la sua signora.
- Ehilà, come sta – mi ha detto sorridendo per mostrarmi i suoi denti perfetti.
- Bene, bene.
- Come va l’otturazione al cianuro che le ho fatto l’ultima volta? È ancora vivo, noto con piacere...
- A parte un fastidioso retrogusto di ruggine, non ho avuto particolari fastidi... Senta Sanpiètroli, adesso può dirmelo... non era cianuro, era il solito scherzo vero?
Sanpitròli scoppia in una risata, mi dà una pacca sulle spalle e si allontana, spingendo un carrello pieno di confezioni di trippa surgelata. Rido anch’io, succhiando un po’ di cianuro.
Al reparto Frutta&Verdura è successo un evento. Una donna incinta ha cominciato a urlare che aveva le contrazioni e le si erano rotte le acque.
Subito alcuni commessi del supermercato hanno provveduto a fare un po’ di spazio sugli espositori della frutta, e la donna si è potuta sedere tra il radicchio trevigiano e i cavolfiori. Poi dicono che non è vero che i bambini nascono sotto i cavoli. Si è subito formato un capannello di curiosi attorno alla donna, qualcuno ha chiesto se c’era un medico nel supermercato, io ho subito pensato a Sanpietròli. Poi ho sentito un sapore di ruggine in bocca e ho deciso di lasciar perdere. Alla fine un medico non c’era, e allora dal reparto Macelleria è arrivato il macellaio, che pulendosi le mani lorde di sangue sul grembiule bianco si è fatto largo dicendo “ci penso io”. Una donna è svenuta. È iniziato il travaglio, io mi sono avvicinato alla partoriente e ne ho approfittato per vedere un po’ di figa. Dopo un paio d’ore si è udito un vagito e la folla è esplosa in un “ooooooooo”. Io ho proposto una hola, ma mi hanno guardato male. Il macellaio ha reciso il cordone ombelicale con un coltello spaccaossa e io ho proposto di pesare il pargolo (era un maschietto) sulla bilancia della frutta e verdura. Non appena il neonato è stato posto sul piatto della bilancia ho schiacciato il pulsante n. 24, quello dei meloni, così è uscito il talloncino con il peso (2 chili e 400 grammi) e il prezzo del bambino (2 euro e 10, e si è sentito qualcuno protestare contro il caro-vita). Ho applicato il talloncino sulla fronte del neonato, il quale è stato poi posto in un cestino del supermercato, e accompagnato verso le casse tra due ali festanti di folla. Alla cassa n.8 ci sono stati dei problemi, la cassiera ha passato il bambino sul lettore ottico e ha preteso che venisse pagato, la gente ha cominciato a urlare indignata contro la cassiera, alla fine io ho proposto una colletta. Tutti abbiamo messo degli spiccioli, un distinto signore ha prestato la sua tessera socio e alla fine c’è anche stato un piccolo sconto, il bambino è costato soltanto 2 euro. La mamma e il suo bambino sono stati riaccompagnati a casa con il furgoncino della consegna a domicilio, e io sono tornato a casa calpestando felice le mie vecchie stringhe, e pensando che in fondo quel bambino è un po’ anche figlio mio, perché anche io ci ho messo dei soldi.
Sbucciare mele
Autorevoli studi (condotti, pensa un po’, dalla Clebbino Research Institute) hanno dimostrato che c’è un legame tra il modo in cui sbucciamo una mela e le nostre pulsioni più segrete. È stato appurato che il mostro di Milwakee, tristemente famoso per l’efferatezza dei suoi delitti, sbucciava le mele tagliando la buccia in piccoli pezzetti della grandezza di un unghia. Quindi tagliava il frutto in otto spicchi, toglieva i semi uno per uno e li disponeva in fila sul tovagliolo.
Abu Musab al Zarqawi, il luogotenente di Osama bin Laden ritenuto autore della decapitazione del soldato americano, pare che sia uso staccare il picciolo della mela con un colpo netto e poi mangiare la mela a morsi, con la buccia.
Lynndie England, il soldato americano portato davanti alla corte marziale con l’accusa di aver torturato prigionieri iracheni, applica alle mele degli elettrodi e le sbuccia con una scarica elettrica. Alcune foto la ritraggono mentre mangia una mela e ride, foto che hanno fatto il giro del mondo.
Io sbuccio le mele tagliando la buccia con un unico ininterrotto taglio del coltello, tondo tondo. Se la buccia tagliata si spezza prima che io abbia completato l’operazione, lancio la mela contro la parete urlando di rabbia.
State lontani da me.
La chiave di tutto
Il portone del mio condominio, in corrispondenza della serratura, è pieno di graffi. Il mio è un condominio pieno di vecchi. Puoi capire l’età media degli abitanti del tuo palazzo soltanto osservando quanti graffi ci sono vicino alla serratura del portone di casa. Più graffi ci sono, più sono i condòmini vecchi. Gli anziani hanno la mano meno ferma, e andando a inserire la chiave, prima di beccare la serratura siglano una serie di colpi a vuoto, colpendo il metallo, o il legno, del portone. D’altra parte, nessuno infila la chiave al primo colpo, la punta della chiave tocca la serratura che fa resistenza, e solo dopo brevi impercettibili movimenti di assestamento la chiave entra. Questo potrebbe portarmi a fare un parallelo con l’atto sessuale, ma non ne ho voglia. Ecco che cosa non mi dà pace: il fatto che un gesto che compiamo almeno una volta al giorno (a meno che non siamo paralitici o depressi o agorafobici o che cazzo ne so), un gesto come quello di inserire le chiavi nella serratura, che compiamo milioni di volte nella nostra vita, sempre uguale, non ci riesce ancora di farlo al primo colpo. Che cos’è che possiamo imparare a fare perfettamente nella vita, se neanche questo ci riesce? Ecco perché ho passato la domenica pomeriggio davanti al portone di casa, provando e riprovando a inserire la chiave nella toppa al primo colpo. Stavo in piedi davanti al portone di casa con il braccio abbandonato lungo il fianco, poi di colpo estraevo la chiave dalla tasca e in un solo movimento cercavo di infilarla nella toppa, zac. Invece niente, Non ci riuscivo mai, la punta della chiave beccava la serratura ma mai nella fessura, sdong. Zac, sdong, zac, sdong. Ero come un pistolero che mimava un duello, mani in alto, zac, sdong. Vaffanculo, Bandini, non riesci a imparare un gesto, un solo gesto perfetto, ah piccolo insignificante essere impreciso.
Finché non è arrivato un vecchio, che si reggeva a malapena su un bastone, si è accostato alla porta, con la mano tremante ha estratto la chiave dal panciotto e, in un movimento tanto scomposto quanto futurista, ha inserito la chiave in un sol colpo e ha aperto il portone.
“Troppe seghe, ragazzo” mi ha detto un momento prima di entrare.
Lavoro Intellettuale
Stamattina sono andato a trovare mio zio Piero. Prima di entrare in casa sua ho finito di ciucciare il mio ClebbaLecca al gusto di Indolenza, e ho buttato lo stecco, per evitare che zio leggesse la marca del prodotto scritta sullo stecco. Come ho giù detto, zio Piero è allergico alle marche e alle etichette dei prodotti, gli basta leggerle per avere una crisi. Mentre zia Scimunetta sbucciava piselli in cucina, zio Piero ascoltava lo Stabat Mater di Pergolesi nel suo studiolo. Io stavo con lo zio e facevo finta di ascoltare lo Stabat Mater di Pergolesi, in realtà stavo facendo la raccolta differenziata tibetana dei pensieri.
Si prendono i pensieri e li si incasellano per categorie e generi. Una volta effettuata questa procedura di identificazione, se ne valuta l’inutilità e li si butta. Di solito il 95% dei pensieri è inutile. Il processo di raccolta differenziata tibetana dei pensieri viene svolta da una categoria speciale di pensieri, quelli che il mio maestro chiamava Pensieri Pinza. Coi Pensieri Pinza si afferra un pensiero che galleggia nel mare indistinto di pensieri, lo si classifica e lo si incasella infine nell’apposito Raccoglitore Mentale. I pensieri che giacciono nella montagna di merda che abbiamo in testa vengono chiamati per comodità Pensieri Inerti. I Pensieri Pinza sono in sostanza gli utensili che servono a compiere il lavoro. I pensieri sono bastardi, uno solo può figliarne un numero infinito, ecco perché bisogna stare attenti a quello che si fa mentre si fa la raccolta differenziata tibetana dei pensieri. Ad esempio, mettiamo che io decido di procedere con la raccolta differenziata dei pensieri pornografici (qui la mole di lavoro di solito è pazzesca). Ora, nel momento che penso “adesso raccolgo i pensieri pornografici”, ecco che ho generato subito un nuovo pensiero, cioè il pensiero di raccogliere i pensieri pornografici. Questo nuovo pensiero diventa il Pensiero Pinza con il quale vado a rovistare in mezzo ai Pensieri Inerti per trovare i pensieri pornografici. Una volta che ho stipato tutti i pensieri pornografici nel Raccoglitore Mentale dei pensieri pornografici, in teoria posso buttare anche il Pensiero Pinza che tanto non serve più, altrimenti finisce che ho liberato la mente di un sacco di Pensieri Inerti inutili e me la ritrovo piena di Pensieri Pinza. Una volta ho fatto casino, ho esagerato e ho buttato via anche il pensiero “raccolta tibetana differenziata dei pensieri”, col risultato che non sapevo più quello che stavo facendo prima e sono rimasto imbambolato per mezz’ora seduto alla mia postazione di lavoro, con un filo di bava che mi scendeva dall’angolo destro della bocca.
- Bello, eh? fa mio zio Piero alludendo allo Stabat Mater.
- Bellissimo, zio.
Ascensione, tensione, confusione
Entro in ascensore, mi giro verso l’uscita.
Poi mi rigiro verso l’interno, verso lo specchio, c’è uno specchio in ascensore, quindi è come se guardassi negli occhi me stesso girato verso l’uscita. Dallo specchio, vedo avvicinarsi all’ascensore dal pianerottolo una signora, che entra in ascensore un attimo prima che le porte si chiudano. Non mi volto, guardo me stesso nello specchio che guarda la signora fuori dallo specchio (è possibile, è possibile).
- A che piano, signora?
- Stesso piano suo, grazie.
- Ah. Stesso mio piano?
- Proprio così.
- Benissimo. Allora, sesto piano.
- Come, sesto piano?
- Sesto piano, io abito al sesto piano.
- Io, io abito al quarto…
- Ah-ha! E ora come la mettiamo, signora? Adesso lei sale al sesto piano con me, ormai ho schiacciato il sesto piano.
- Ma lei, lei abita al quarto piano come me, non al sesto!
- Sì eh? E lei che ne sa?
- Perché ci incontriamo un sacco di volte e ogni volta scendiamo al quarto piano e lei entra a casa sua e io a casa mia e lei ogni volta mi dice “ma che strano, abitiamo allo stesso piano e non ci siamo mai incontrati”, e invece ci incontriamo ogni volta.
- Davvero?
- Sì. Adesso, mi dica, per favore, lei ha problemi di memoria?
- Siamo al piano, signora.
- Sì, ma questo è il sesto, adesso dobbiamo tornare al quarto.
- Giusto. Torniamo giù.
- Ma che fa, quello è il pianterreno.
- Sì, è il pianterreno. Adesso torniamo a zero e ricominciamo daccapo, d’accordo?
- No, senta, io voglio scendere al quarto, si sposti, e la smetta di fissare così lo specchio, no, non mi tocchi, aiuto, mi manca l’aria, aiuto.
Conduttori di elettricità, isolanti di sentimenti
Il mio Amico Ermete Dossi è stato colpito da un fulmine mentre faceva il suo lavoro di spaventapasseri nell’azienda agricola convenzionata con la Facoltà di Agraria. Per fortuna è stato immediatamente soccorso da alcuni stagisti ucraini del laboratorio di ogm, che l’hanno rianimato salvandogli la vita. Ora è ricoverato all’ospedale sotto osservazione, ma a parte aver perso d’un botto tutti i capelli, non ha riportato danni gravi. Ieri sono andato a trovarlo all’ospedale, abbiamo guardato insieme la televisione, al telegiornale c’erano i commercianti che protestavano per qualcosa, i commercianti protestano sempre per qualcosa. Ermete ha rubato dall’infermeria uno stetoscopio e io ho giocato ad ascoltare il battito del mio cuore. In televisione hanno fatto vedere le immagini di un attentato terroristico. C’era sangue e gente che urlava, io avevo lo stetoscopio infilato nelle orecchie e il battito del mio cuore è rimasto regolare, non è successo niente.





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