Settembre 2004

DLMM GVS
1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Settembre 2004

Mettetevi in fila, cose

by blogghino (30/09/2004 - 12:18)

Ho fatto la raccolta differenziata tibetana dei pensieri, c’è così tanto spazio nella mia testa ora, vorrei farci entrare tutto,

tuttotutottututtotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotutto

tuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotu

ttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotutto

tuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotut

totuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttot

uttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotutt

otuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotu

ttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttot

uttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotutto

tuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotutt

otuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotut

totuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotu

ttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttot

uttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotutto

tuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotutt

otuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotut

totuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotu

ttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttot

uttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotutto

tuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotutt

otuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotuttotutto.

 

Nota: per questo post si è fatto ricordo all'effetto speciale del Copia e Incolla (control+c e control+v).

 

Vota questo post

Non puoi sbagliare

by blogghino (28/09/2004 - 16:32)

Allora. Certe volte mi capita di andare con il mio amico Ermete Dossi a fare dei giri in macchina nella zona dei centri commerciali, oppure in centro, se siamo di cattivo umore andiamo in centro, fermiamo la macchina davanti ai bar. Entriamo nei bar e chiediamo i prezzi dei panini e dei toast e delle pizzette, e quando ci dicono i prezzi ci facciamo delle risate che una volta o l’altra moriamo soffocati. Questo ci tira su di morale, tranne quando dobbiamo davvero comprare qualcosa, in quel caso non è affatto divertente.

Quando andiamo nella zona dei centri commerciali non scendiamo quasi mai dalla macchina, giriamo tra i capannoni tutti uguali e i parcheggioni, spesso ci perdiamo. Secondo me il segnale stradale più bello è quello con su scritto TUTTE LE DIREZIONI. Quello cerchiamo quando giriamo in macchina io ed Ermete dalle parti dei centri commerciali, ma anche quando siamo in centro e i prezzi dei bar non sono così alti da farci morire dal ridere, in quei casi cerchiamo il cartello TUTTE LE DIREZIONI. È stupefacente che esista un cartello simile, che esista una direzione che ti permetta di non prendere nessuna direzione in particolare, ma tutte quante – tutte! – insieme. Quando io ed Ermete troviamo il cartello TUTTE LE DIREZIONI ululiamo di felicità e ci diamo delle gran pacche sulle spalle e Ermete schiaccia il pedale sull’acceleratore e io schiaccio il pulsante dell’accendisigari e andiamo in tutte le direzioni. Che comunque è un controsenso, che per andare in TUTTE LE DIREZIONI uno debba girare in una direzione ben precisa, su questo siamo d’accordo, glielo faccio notare a Ermete mentre prendo l’accendisigari incandescente e giochiamo a chi resiste di più con l’accendisigari premuto sul palmo aperto delle mani, perché sigari noi non ne fumiamo, sigarette nemmeno e non sappiamo che farcene altrimenti di un accendisigari. Glielo faccio notare ad Ermete e lui mi risponde “non rompere”, con la mano piena di vescicole e di bolle. Certe volte però, dico quando piove e c’è puzza di immondizia dappertutto che neanche l’odore della nostra carne bruciata è sufficiente a coprirla, quando la pioggia invece di lavarti il parabrezza te lo sporca, quando anche la luce dei lampioni ti fa venire il malditesta, quelle volte fermiamo la macchina davanti al cartello TUTTE LE DIREZIONI e all’ultimo momento decidiamo di andare dalla parte opposta, quindi a rigor di logica in nessuna direzione, da nessuna parte. Andiamo da nessuna parte sperando di sparire, ma non accade mai.

Intanto la vita va avanti, in che direzione proprio non si sa.

Vota questo post

Facendo negoziando in centro

by blogghino (26/09/2004 - 12:09)

Sabato sono andato in centro a fare shopping, parola inglese che tradotta significa “negoziando”. Il che è tutto dire. Può esistere un’attività umana più stupida di una chiamata “negoziando”? Nessun sano di mente andrebbe in centro, ma se è per questo neanche in periferia, neanche al Centro Commerciale Clebbino - faccio per dire -, a fare negoziando. Però usiamo la parola inglese, shopping, il che ci fa sentire dei gran fichi, e così eccoci tutti il sabato a fare shopping, con le buste con su scritto nomi idioti di negozi, ci sentiamo fichi e non ci rendiamo conto che stiamo facendo negoziando.
Sono entrato in un negozio di abbigliamento per comprare un paio di jeans blu. La commessa mi ha fatto vedere svariati modelli di jeans, aderenti, cascanti, a cavallo alto, a cavallo basso, a zampa di elefante, sdruciti, con le cuciture dritte, con le cuciture storte, con le cuciture interne, con le cuciture esterne, senza cuciture, con la zip, con i bottoni, in varie tonalità di blu. Ne ho scelti tre paia che mi sembravano i più normali, e sono entrato in camerino per provarli. Nel camerino c’era un uomo di mezza età che si stava sfilando i calzoni.
- Ma che fa?, mi ha detto, tirandosi su in fretta i calzoni.
- Permesso, permesso.
- Ma non lo vede che è occupato?
- Non si preoccupi, se ci stringiamo ci stiamo anche in due. Permesso.
- Ma come sarebbe.
- Sarebbe come è.
- Cosa?
- Come dovrebbe essere allora?
- Dovrebbe essere che lei se ne va in un camerino libero, oppure aspetta fuori il suo turno!
- Ma ormai abbiamo fatto amicizia! Ormai abbiamo legato!
- Fuori!
Sono uscito fuori e sono entrato in un altro camerino dove stavolta non c’era nessuno. Mi sono sfilato i miei jeans e mi sono provato uno a uno le tre paia che mi aveva dato la commessa, ma nessuno di quei jeans mi convinceva, così mi sono rimesso i miei. Alla fine però non mi convincevano più neanche quelli, voglio dire quelli che avevo indossato al momento di uscire di casa, insomma, i miei jeans. Non capivo proprio che cosa mi avesse spinto a comprarli, non mi piacevano affatto. Così mi sono sfilato anche quelli e sono uscito dal camerino in mutande e ho restituito i jeans alla commessa, anche i miei.
- Ma questi sono i suoi - ha detto la commessa squadrandomi sconcertata.
- Lo so, ma non mi piacciono neanche i miei. Glieli lascio, li può rivendere. Sono gratis, non mi deve niente, arrivederci - e detto questo sono uscito dal negozio di abbigliamento in mutande, fuori faceva freschino, allora sono entrato in un bar e ho chiesto un bicchiere d’acqua per scioglierci dentro un Sorriso Liofilizzato Clebbino. Non mi avrebbe scaldato, però almeno avrei affrontato il freddo con il sorriso sulla faccia. La barista mi ha squadrato come aveva fatto la commessa del negozio, poi ha detto: - Ma che schifo.
Allora mi sono guardato anche io e mi sono accorto di avere le mutande a rovescio, a volte la mattina mi capita, ho sonno e indosso le mutande a rovescio.
- Ha ragione, provvedo subito - ho detto alla barista, così mi sono sfilato le mutande e le ho rimesse nel verso giusto. La barista a quel punto ha cacciato un urlo.
Però non voglio raccontare di quando poi mi hanno preso in quattro e mi hanno sbattuto fuori dal bar, quello che ci tenevo a raccontare è che questa cosa del negoziando mi capita sempre più spesso, voglio dire il fatto che esco per comprare un capo d’abbigliamento e torno a casa che non solo non ho comprato niente, ma ho finito per lasciare nel negozio anche il capo corrispondente che avevo già, perché non mi piaceva più. Così il mio guardaroba si sta continuamente assottigliando, ma non so che farci, evidentemente ho un sacco di cose nell’armadio che non mi servono, e dopotutto questo è un modo comodo per disfarsene.

Vota questo post

Inserzione Pubblicitaria

by blogghino (24/09/2004 - 10:26)

Segnalato da Underblog:

http://www.webalice.it/dominatore/download/Di-Gi-17-DecretoUrbani.mp3

Vota questo post

Ascensione, interruzione, risoluzione

by blogghino (23/09/2004 - 09:59)

Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.

Forse dovrei smetterla, di girarmi verso l’uscita ogni volta. Potrei rimanere fermo dando le spalle all’uscita, tanto più che posso guardare alle mie spalle attraverso lo specchio dell’ascensore. È capitato, in passato. Ma ecco perché non lo faccio più: se resto girato verso lo specchio, vedo la mia faccia. Se entra qualcuno alle mie spalle, anche lui vede la mia faccia riflessa. Certo vedrebbe la mia faccia comunque, anche e meglio se io fossi girato verso l’uscita, cioè verso le persone in entrata. Ma non sarebbe la stessa cosa: in quel caso lui vedrebbe la mia faccia, ma io non vedrei la mia. Invece, fissando lo specchio, entrambi potremmo vedere la mia faccia, nello stesso istante, anche se si tratterebbe soltanto della mia faccia riflessa nello specchio. E questo ha qualcosa di abominevole, se ci si pensa. Ecco perché preferisco girarmi verso l’uscita e dare le spalle allo specchio.

Le porte stanno per chiudersi davanti alla mia faccia, quando entra nell’ascensore una donna che non ho mai visto, un’estranea.

- A che piano, signora?

- Quarto, grazie.

- Ma guarda.

- Che cosa?

- Anche io salgo al quarto, lei abita in questo palazzo?

- Sì.

- Abita al quarto piano?

- Purtroppo sì.

- Che strano.

- È strano che io abiti al quarto piano?

- No, è strano che abitiamo allo stesso piano ma che non ci siamo mai incontrati prima.

- È qui che si sbaglia, ad ogni modo... siamo arrivati, permesso.

- Un momento, come sarebbe che mi sbaglio?

- Lo sa benissimo che abitiamo allo stesso piano, ci incontriamo più volte a settimana, su questo stesso ascensore, e ogni volta –

- Io non l’ho mai vista, lei si sbaglia.

- ogni volta è la stessa storia. Mi lascia passare adesso?

- Lei, lei, questo è uno scherzo, vero?

- Ha mai pensato di farsi vedere da un medico?

- Va bene va bene molto divertente, adesso lei mi dice che è uno scherzo, uno scherzo condominiale, io non c’ero all’ultima riunione di condominio, non ci vengo mai, così vi siete messi d’accordo e –

- Mi lasci, prego.

- Forse deve farsi vedere da un medico, non crede?

- Io? IO? LEI DEVE FARSI VEDERE DA UN MEDICO.

- CHE FA, URLA?

- CERTO CHE URLO, E SE NON MI LASCIA MI METTO A URLARE SUL SERIO.

- Si calmi, la smetta di dimenarsi così o...

- Ma che fa? Si riabbottoni subito, che fa?

- Shhh, ecco, guardi, adesso sistemiamo tutto –

- Tolga la mano, si levi, l’ascensore, si sta richiudendo l’ascensore.

- E lei apra la camicetta, così –

- Io, oh.

- Ecco. Ecco.

- L’ascensore... si è bloccato. Aspetta.

- Meglio così no? Si rilassi...

- No, sul serio, fermati. È bloccato. Cazzo, lo sapevo che sarebbe successo prima o poi.

- Ma scherzi?

- Guarda, non va più. Cazzo.

 

...

 

- Lo sapevo!

- E càlmati, adesso chiameranno qualcuno no?

- Tu e le tue idee! Questa storia dell’ascensore, non potevamo inventarci qualcos’altro?

- A me piaceva, insomma, è andato sempre tutto bene no?

- Ah e secondo te la signora Assunta non ha capito, dici? Hai visto mai come ci guarda quando ci incrocia? Mi manca l’aria.

- Senti, ma se io guardo me riflesso nello specchio, e tu guardi me riflesso nello specchio, stiamo davvero guardando la stessa persona? In quanti cazzo siamo qua dentro?

Vota questo post

cosa può fare l'energia clebbino

by blogghino (22/09/2004 - 10:30)

E niente, alla fine poi non è andata e sono tornato a casa. Dietro al divano ho trovato il Manuale del Galateo Clebbino e mi sono detto perchè no, leggiamoci la regola numero tre.

<< Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te >>

Allora sono uscito e ho iniziato a camminare per strada. Ho incontrato un ragazzino zoppo e mi sono commosso per lui, ma poi ho pensato che se ci stavo io al posto suo mi incazzavo se uno si commuoveva, e che avrei preferito crepare piuttosto che restare così per tutta la vita. Gli ho tirato un pugno e quando è caduto a terra l'ho riempito di calci sulle costole fino a quando non ha smesso di respirare. Cercava ancora di aprire bocca, verso la fine.

<< Non ringraziarmi, non ringraziarmi >> gli dicevo sorridendo per lui. Quando è spirato me ne sono andato con l'anima in pace e mi sono diretto al centro commerciale Clebbino. Era pieno di fregna, cioè, di belle ragazze. E allora niente, ho palpato qualche culo e ad un certo punto mi sono deciso a fare del bene e ho infilato due dita nel sedere della tipetta che camminava davanti a me. Quella ha iniziato ad urlare e siccome un sacco di gente mi guardava male me ne sono dovuto andare. Strano perchè a me il massaggio prostatico piace un sacco, forse la tipa non ha capito le mie intenzioni. Ma comunque avevo le mani smerdate e sono andato a lavarmele al cesso della stazione, dove ho trovato un barbone che aveva freddo. Io quando sento freddo mi tiro dei gran pugni sulle palle così il dolore copre la sensazione del gelo. Indovinate un po' che è successo..

Vota questo post

Una rosa è una rosa perché è rosa

by blogghino (21/09/2004 - 11:48)

Armenia è tornata, è tutta abbronzata e ha un tatuaggio alla base della schiena, dice che è un disegno maori. Si è presentata a casa mia con un mazzo di rose blu. Dopo che abbiamo fatto l’amore (quindi dopo dieci minuti) le ho detto che una rosa è una rosa perché è rosa, e allora secondo me una rosa blu dovrebbe chiamarsi blu, perché è blu, giusto? Armenia ha riso, mi ha preso tra due dita la pelle della pancia e mi ha dato un pizzicotto fortissimo, io ho bestemmiato dal dolore. Allora lei mi ha dato uno schiaffo, io gliel’ho restituito e ho rilanciato con una sberla di rovescio che l’ha fatta cadere dal letto. Armenia si è rialzata e mi ha dato un pugno in faccia colpendomi con l’anello sul labbro e facendomi malissimo. Fare a botte ci ha eccitati e abbiamo rifatto l’amore, anche se Armenia ha esagerato un po’ e ho smesso di sanguinare soltanto cinque minuti fa e adesso ho il labbro superiore tumefatto.

Dopo ho chiesto ad Armenia dov’era sparita tutto questo tempo, ma lei ha detto che non aveva importanza e si è infilata sotto la doccia. Io m’ero rivestito che dovevo andare a consegnare le pizze e però prima di uscire per andare al lavoro volevo che Armenia mi chiarisse questa cosa perché magari mi stava nascondendo qualcosa e allora ho preso l’ombrello e sono entrato vestito sotto la doccia con l’ombrello aperto per non bagnarmi.

- Ma che fai?, ha urlato Armenia.

Adesso mi spieghi dove sei stata tutto questo tempo, le ho detto riparandomi con l’ombrello.

- Senti sono stata in giro per lavoro, per conto di mio padre.

- Ha! Adesso lavori pure tu per la Clebbino?

- Vuoi chiudere questo ombrello? Vuoi infilarmelo in un occhio?

- Dove sei stata?

- Lèvati, voglio uscire. Permesso, permesso.

 

Insomma se n’è andata senza dirmi niente. Forse il segreto sta nel tatuaggio. Bilal Fefeni dice che i tatuaggi hanno sempre un significato importante. Anche il colore delle rose è importante, ha aggiunto Michele Lacazza, il pizzaiolo. Io gli ho risposto che una rosa è una rosa perché è rosa, se è blu dovrebbe chiamarsi blu. Del resto il colore celeste si chiama così perché è il colore del cielo, almeno credo. Forse dovrebbe scriversi “cieleste”, anzi. Che ne so, io ho fatto l’istituto tecnico. E poi il colore del cielo cambia continuamente, con il risultato che il cielo può essere anche grigio. Che è un po’ come dire una rosa blu. Insomma, c’è un po’ di confusione in giro. Mi fa male il labbro.

Vota questo post

Devastanti effetti dello Steccalecca

by blogghino (11/09/2004 - 20:49)

Sono innocente. Dico davvero, sono innocente. Non è la solita scusa del pazzo assassino. Io sono innocente, e se ho fatto quel che ho fatto è stato solo per giustizia, per la società, per una legge di natura. Ero sul mio divano a mangiare uno Steccalecca Clebbino quando ho capito, improvvisamente, quanto osceno fosse il mondo. Quante atrocità venivano commesse alla luce del giorno, quanto odio, quanta crudeltà. E, con la stessa istantanea velocità, ho capito di chi era la colpa : le donne. Stavo impazzendo di rabbia, avevo capito qualcosa che tutti gli altri ignoravano ancora, non ci stavo più nella pelle. Così sono uscito di casa e ho comprato un coltello dalla ferramenta sotto casa, ho preso l'auto e sono andato nei pressi della zona industriale Clebbino, dov'è pieno di mignotte, di solito. Ho aspettato un po' in auto, ho fumato un paio di sigarette e poi ho fatto salire una ragazza. Sui 25 anni, un grosso seno, una vita da vespa. Labbra rosse, pantaloni bianchi attillati. Le ho parlato per un po' di filosofia spicciola, lei cercava di partecipare alla conversazione e questo mi innervosiva, così le ho detto di star zitta. "Dove andiamo?", mi ha chiesto dopo un po'. "Abito qui dietro, mi piace fare le cose con calma. Non preoccuparti, sarai pagata bene" le ho risposto io, con l'aria di chi va a troie tutti i giorni. Lei sorrideva, ad un tratto mi ha messo una mano sul cazzo e Dio, continuava a sorridere, e me l'ha fatto venir duro. Le ho scostato la mano con un gesto gentile e ho fermato la macchina. "Perchè ci fermiamo?" mi ha chiesto. "Siamo arrivati" le ho detto io guardandola negli occhi neri, mentre con la destra sfilavo il coltello da sotto al sedile e glielo conficcavo nel basso ventre. "Siamo arrivati, sta tranquilla." Non ha avuto neanche il tempo di urlare, ed è svenuta lì in auto. Un lago di sangue, la tappezzeria nuova. L'ho scaricata e l'ho buttata in un campo appena arato proprio mentre cominciava a piovere, mi sono voltato e sono risalito in auto. Ho messo in moto e ho dato uno sguardo al suo corpo : si muoveva ancora. Sono sceso che ormai diluviava, l'ho spogliata e ho gettato via i panni intrisi di sangue, l'ho ricoperta di terra infilandogliene dappertutto, nella bocca, tra i seni, nel sedere, mentre il sangue sgorgava dalla sua fica caldo e saporito. Ho cominciato a fotterla con calma, poi sempre più forte finchè non sono venuto dentro di lei, mischiando il suo sangue al mio seme e alla terra. Pioveva ancora. Mi sono rivestito, sono salito in macchina e sono ripartito. Il tempo di arrivare a casa e farmi una doccia, e la polizia mi aveva già rintracciato. Oh, quante storie per una donna. Oh, quante storie per una puttana.

Vota questo post

Ascensione, riflessione, occlusione

by blogghino (10/09/2004 - 12:03)

Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.

Evidentemente il problema delle scale è che tocca salirle, non scenderle. Tanto è vero che hanno inventato una macchina per salire (“ascendere”, da cui ascensore). Se il problema infatti fosse stato scendere le scale, avrebbero inventato il “discensore”. E tutto ciò nonostante sia scientificamente dimostrato che è più faticoso scendere le scale piuttosto che salirle. In pratica l’ascensore è un’invenzione basata su un errore di percezione. Ogni giorno, almeno due volte al giorno, io entro in questo errore e permetto che mi porti su e giù. È mostruoso. Un attimo prima che si richiudano le porte, entra nell’errore anche una donna che non ho mai visto.

- A che piano signora?

- Quarto, quarto piano.

- Ma guarda. Andiamo allo stesso piano.

- Eppure non ci siamo mai visti, non è così?

- Stavo giusto per dirlo. Perché usa questo tono sarcastico?

- Perché invece ci conosciamo benissimo.

- Si sbaglia, io non l’ho mai vista prima.
- E allora, perché mi sta così addosso? Siamo solo noi due in questo ascensore, non vedo perché debba starmi così attaccato.

- Le sembra carino farmelo notare?
- Come sarebbe?

- Dico: le sembra carino farmi notare che ho calcolato male le distanze?

- Siamo al piano, permesso, permesso.

- Io mi allontano, ma lei non mi tocchi! Io non la conosco, non mi tocchi!

- Oh, dio.

Vota questo post

Risolvere il problema

by blogghino (08/09/2004 - 11:27)

Tutti i Capi Reparto e i dirigenti di vario livello della Clebbino applicano la “Strategia Putin” per risolvere i problemi. La Strategia Putin recita così: “Se hai un problema, ammazzalo”. Tale strategia permette la risoluzione di numerose questioni in tempi ridottissimi. Così stiamo imparando a farne uso anche noi al Reparto Entropia. Ieri notte Penelope 4 aveva richiesto al distributore automatico di merendine una Tortina Clebbino, ma l’erogazione del prodotto non era riuscita, forse a causa di un attentato ordito dalle blatte, che evidentemente avevano inceppato il meccanismo. Penelope 4 ha applicato la Strategia Putin e ha distrutto il distributore automatico a colpi di estintore, eliminando così il problema alla radice. Siamo tutti entusiasti di questo nuovo approccio al problem solving e siamo certi che questo ci avvicinerà di un passo alla felicità. Penelope 20 però stanotte mi ha confidato questa cosa:

- Ieri ero al supermercato, era l’ora di chiusura e c’era una fila pazzesca alle casse. La fila partiva dagli scaffali dei Casalinghi e attraversava quelli dello Scatolame, dei Latticini, delle Bibite via via fino a quelli delle Ultime Stronzate delle Quali non Puoi Proprio Fare a Meno.

- Ho presente.

- Un’ora di fila! Ero incazzato nero. Volevo applicare la Strategia Putin contro la fila. Poi ci ho ragionato su e mi sono reso conto che la fila ero io! Io stesso facevo parte della fila. Con chi me la stavo prendendo allora?

- Ma infatti.

- Se la fila ero io, anche il problema ero io. Ne deriva che se volevo ammazzare il problema, dovevo ammazzare me stesso.

- Sì.

- In pratica suicidarmi.

- Avevo capito.

- Non credi che debba esserci qualcosa di sbagliato?

Io non ho risposto, mi facevano male le unghie. Tre giorni fa ho tagliato cortissime le unghie dei piedi e delle mani. Così almeno ogni volta che tocco qualcosa sento dolore e ogni volta che muovo un passo sento dolore e così ho la percezione dell’esistenza di ogni cosa che tocco e ogni passo che faccio e di quanto a volte sia doloroso tutto ciò.

Vota questo post