mirabolanti dimissioni clebbino
Cari amici, cari amiche,
molte volte ci siamo ritrovati qui su queste pagine a ridere e a scherzare, a commentare in modo sagace i meravigliosi prodotti della Clebbino Corporation, a brindare alla nostra felicità con manciate ricurve di gustose Pasticche Autostima e bicchieri di plastica colmi di Gazosa Clebbino. Ma oggi non siamo qui per questo, purtroppo. Oggi, dopo l'ennesimo tentativo da parte del management di buttarmi fuori dalla dirigenza, mi trovo costretto a dare le mie dimissioni. Mi hanno calunniato, mi hanno minacciato, hanno fatto di me un essere più vicino e più simile ai vermi della terra che non agli uomini ; mi hanno tacciato di tracotanza, di insolenza, di pruriti politici che non mi si addicono. Poi, vedendo che le loro parole non mi sfioravano neanche un po', hanno deciso di ignorarmi. E ce l'hanno fatta, ce l'hanno fatta, finalmente, a distruggermi. Bandini, tu che non hai saputo difendermi da costoro, sappi che anche tu sei parte di questo ingrato meccanismo che ti vede ora davvero unico protagonista di una lenta, inesorabile, irresistibile agonia. D'accordo Bandini, hai vinto tu. Tutte le mie buone parole dove vanno a finire adesso ; tutti i miei sforzi, tutti i miei sorrisi, tutte le cose che ti ho dato. Ma va bene, va bene così, perchè sapevo a cosa andavo incontro quando mi sono alleato con te. Speravo di poterti cambiare, di farti capire, di invecchiare con te. Ma in fondo è stato bello, ed è bene che sia andata così.
A voi, stolidi ed imperituri lettori di queste pagine, lascio in eredità le mie parole. Le parole di colui che alternativamente si è firmato Ing. White, Rag. White, Giuseppe Incaricato per proteggersi e per proteggervi da coloro che mi hanno rovinato. Oggi non ho più motivo di nascondermi, non ho più nulla da perdere e posso finalmente rivelarmi per ciò che sono, posso finalmente mostrarvi un angolo di cielo che finora non avete avuto la forza di guardare, pago di una sicurezza propria di ogni uomo che si è costruito sulle proprie sole forze.
per sempre vostro,
Piersilvio Berlusconi
Musica per supermercati
Oggi sono andato al supermercato Coop perché avevo finito gli SteccaLecca Clebbino. Mentre giravo tra i vari reparti, le casse del supermercato mandavano una canzone di Laura Pausini, quella che fa Ogni tanto penso a te, è una vita che, non ti chiamo o chiami me, può succedere. Questa musica disturbava molto le mie operazioni di acquisto, avrei preferito fare spesa ascoltando i Motorpsycho, per esempio, e invece mi toccava ascoltare questa musica fastidiosissima. Non è possibile che io non possa fare la spesa ascoltando la mia musica preferita, o quanto meno della musica amabile, non per forza la mia preferita, sono una persona accomodante dopotutto, in fondo la pubblicità dice che la Coop sei tu, cioè io, e allora avrò anche il diritto di ascoltare la musica che mi piace quando faccio la spesa nel mio supermercato che sono io stesso.
Allora sono andato al Punto d’Ascolto Clienti.
- Salve, sono la Coop.
- Come dice?
- Sono la Coop, la Coop sono io. È possibile cambiare musica? – ho detto indicando l’aria, visto che le casse non riuscivo a vederle.
La signorina mi ha gentilmente spiegato che la mia era una richiesta anomala, allora le ho chiesto chi si occupava della cosa e lei mi ha indicato la porta dell’ufficio direzionale, mentre Laura Pausini cantava Ma sarebbe una bugìa, mia, dirti adesso che non ho avuto compagnia sono uguale a te.
Ho aperto la porta, ho salito un paio di rampe di scale e sono entrato in una stanza con un paio di monitor, degli scaffali, telefoni, computer, un tavolo e un signore dietro al tavolo.
Il signore dietro al tavolo è scattato in piedi.
- Ma lei chi è - mi ha chiesto un po’ allarmato.
- Io sono la Coop. È da qui che mandate la musica che si sente di sotto?
L’uomo è rimasto impalato. Sugli schermi si vedeva la gente fare la spesa nel supermercato.
- L’addetto alla sicurezza non c’è in questo momento – ha detto l’uomo.
- No, io voglio sapere se è da qui che mandate la musica del supermercato. Ero di sotto e si sentiva la musica di Laura Pausini, guardi non si riesce proprio a fare la spesa ascoltando quella roba là. Non è possibile cambiare musica? Io sono la Coop, lo dice la pubblicità, allora voglio ascoltare i Motorpsycho alla Coop, no Laura Pausini.
- Guardi, Laura Pausini mi fa schifo anche a me, ma non dipende da me, è una scelta dei responsabili del marketing della Coop.
Allora mi sono fatto dare il numero di telefono dell’ufficio marketing della Coop e li ho chiamati, usando l’apparecchio telefonico che c’era in ufficio.
- Pronto?
- Pronto parlo con l’ufficio marketing della Coop?
- Sì, chi parla?
- Sono la Coop.
- Come?
- Sono la Coop.
- La... ma certo, ahah. Da dove chiama lei?
- Dalla Coop.
Ho spiegato la questione della musica al signore del marketing della Coop. Il signore del marketing della Coop mi ha risposto che neanche a lui piace Laura Pausini, e allora gli ho detto, ma se questa cazzo di Pausini non piace a nessuno, perché ci tocca ascoltarla? L’uomo del marketing mi ha spiegato che studi autorevoli hanno dimostrato che una musica leggera tipo Laura Pausini rende più bendisposti i clienti all’acquisto piuttosto che i Motorpsycho proposti da me. Io ho protestato dicendo che io sono la Coop, che a me basterebbe ascoltare i Motorpsycho in quella mezz’ora che faccio la spesa, alla radio e in televisione si possono richiedere le canzoni che uno vuole, perché al supermercato no. Io sono la Coop, ho ripetuto.
- Mica solo lei è la Coop. La Coop è la gente, e la gente è più numerosa di lei – ha risposto l’uomo del marketing, e ha messo giù.
Ho guardato l’uomo dietro al tavolo, che nel frattempo si era seduto. L’uomo ha fatto spallucce.
- Dice che la Coop è la gente. Ma anche io sono la gente! – ho detto all’uomo dietro al tavolo.
L’uomo ha scosso la testa.
- No. Lei non è la gente. La gente è quella là – e ha indicato il video del circuito chiuso. Nello schermo c’era una donna di 45 anni che leggeva l’etichetta di una scatola di pelati, poi un vecchio che annusava un flacone di detersivo, poi un bambino dentro a un carrello abbandonato che piangeva.
Tu resta in ascolto perché ormai per te alternativa a me non c’è, non c’è, alternativa a me, non c’è.
Il mestiere dei calendari
Uno di questi giorni devo andare dal dentista a fare una pulizia dei denti, il dentista è il mio ex compagno di scuola Sanpietròli, ma questo l’ho già scritto. Sono andato a controllare sul calendario il giorno esatto della visita, mi dimentico sempre i miei appuntamenti. Ho il calendario di una di quelle puttane famose che compaiono nude, anche nei mesi più freddi dell’anno compreso quello presente, ogni volta che guardo il calendario, un freddo tremendo.
Dico “puttane” non con intento offensivo, a volte si usa il termine per offendere, in questo caso no, è inteso in chiave professionale. Premesso che io nutro molto rispetto per le puttane, che fanno un mestiere molto duro, ritengo che farsi pagare per spogliarsi sia una cosa da puttane. Niente di male, ritengo molto più offensivo quando queste puttane pretendono di fare le attrici, in quel caso è uno scandalo. Nelle interviste queste puttane dicono che hanno accettato di fare il calendario solo perché a fotografarle c’era un fotografo famoso che è un artista, stronzate, una figa è una figa, anche se è artistica. Tu mica ti fai fotografare la figa gratis dal fotografo artista, ti fai pagare anche dal fotografo artista, allora casomai sarai una puttana artistica. Oppure nelle interviste dicono che hanno accettato di fare il calendario perché sperano di fare il cinema. Ma uno se spera di fare il cinema va a fare la scuola di recitazione, non si fa fotografare la figa. Le puttane sui viali non le intervista nessuno, se non qualche volta i giornalisti che fanno i dossier sulle puttane o più spesso i carabinieri, ma quelle dei carabinieri non si chiamano interviste, la loro definizione esatta è: verbali. Se il giornalista che intervista la puttana sul viale per il suo reportage invece di chiederle quanto prende o se i suoi clienti usano il preservativo chiede perché fa questo mestiere, la puttana mica risponde perché vuole fare il cinema. Io stimo le puttane sincere. Nessuno d’altra parte fa i reportage sulle puttane famose che fanno i calendari chiedendo loro quanto prendono per fare le puttane nei calendari, vorrei proprio saperlo.
Poi qualche presentatore invita la puttana del calendario nella sua trasmissione televisiva e gli chiede cosa pensa della politica, per chi vota. Ma a me che me ne frega, tu sei una puttana che si fa fotografare la figa per fare il cinema e mi dici che voti per Tizio o per Caio, allora perché nessuno chiede alla puttana del viale che almeno è sincera per chi vota. Guardo la puttana del calendario, nuda anche nei mesi più freddi, e sento un gran freddo.
Il tecnico della televisione
L’altra sera dopo cena stavo guardando alla tele una fiction, piena di bellissime interruzioni pubblicitarie che si armonizzavano perfettamente con la narrazione, quando a un certo punto la tele ha fatto zot! e si è spenta di botto,, non c’è stato modo di riaccenderla.
Allora ho cercato sulle Pagine Bianche il numero di telefono del Presidente del Consiglio e gli ho telefonato.
- Pronto?
- Pronto buonasera parlo con il signor Berlusconi Silvio?
- Sì. Chi è lei?
- Buonasera mi chiamo Bandini, la chiamo per un guasto al mio televisore, può venire a ripararlo?
- Mi scusi credo di non aver capito. Chi è lei?
- Sono Bandini, stavo guardando la televisione quando a un certo punto ha fatto zot! e si è spenta. Adesso non si accende più. Lei fa anche servizio di Pronta Assistenza?
- Guardi, lei deve aver sbagliato numero. Questo è il numero privato della residenza del Presidente del Consiglio, come ha avuto questo numero?
- L’ho trovato sul sito delle Pagine Bianche, digitando “Berlusconi”, “Silvio” e “Arcore”.
- Non è possibile, chi ha messo il mio numero sulle Pagine Bianche, devo farlo subito rimuovere.
- Comunque sia, avevo bisogno di un tecnico di una certa riconosciuta professionalità, per cui ho chiamato Lei.
- Ma insomma lei chi è, è uno scherzo? Sei Teo Mammucari? Caro ragazzo, guardo sempre il tuo programma, sei divertente, bravo.
- Chi è Mammuccari? Non sono Mammuccari, signor Presidente. Non è uno scherzo. Sono Bandini e la chiamo perché ho un guasto alla mia tv.
- Se ne compri una nuova, una al plasma, perché chiama me?
- Io mi ricordo che qualche anno fa Lei era in televisione, non mi ricordo se alla trasmissione di quel giornalista che apre le porte o di quel presentatore sposato con una presentatrice, mi ricordo che con il sorriso sulle labbra Lei raccontò che quando i suoi figli, da piccoli, Le chiedevano che lavoro facesse, Lei rispondeva loro che riparava le televisioni.
- ...
- Non c’è niente da vergognarsi, è un lavoro come un altro, un lavoro di tutto rispetto.
- Caro signor Bandini...
- Questa sera stavo guardando una fiction, guardavo pure le pubblicità in mezzo alla fiction, ci stavano anche bene, a un certo punto il televisore ha fatto zot! ed è morto. Allora, quanto ci mette a venire a ripararlo?
- Ma adesso? Sono le nove di sera!
- Pagherò il sovrapprezzo per il Pronto Intervento. Non posso restare senza televisore.
- Ma dove abita?
Glielo dico.
- Ma cribbio, lo sa dove abito io? Io sono ad Arcore, in provincia di Milano! Come può pretendere che io venga a casa sua?
- Che ne so, Lei ha l’elicottero. Prenda l’elicottero.
- MA IO SONO IN VESTAGLIA! STAVO GUARDANDO LA TELEVISIONE E TRA UN PO’ ME NE SAREI ANDATO A LETTO! NON POSSO VENIRE A RIPARARE IL SUO MALEDETTO TELEVISORE!
- Che cosa stava guardando? La fiction sul cinque?
- Sì, sì! Stavo guardando la fiction su Canale 5.
- Va bene ascolti: restiamo al telefono, Lei guarda la fiction e me la racconta in diretta.
- Bandini, sto perdendo la pazienza -
- Allora me la registri! Ce l’ha il videoregistratore?
- Certo che ho il videoregistratore!
- Lo sa usare? Sa, i miei genitori per esempio non sanno neanche come si accende...
- Lo so usare sì, non sono un idiota, sono il Presidente del Consiglio.
- Allora mi registri la puntata.
- Sì, gliela registro, gliela registro, va bene.
- E comunque guardi che se entro domani non viene ad aggiustarmi la tele io pianto un casino.
- Io... vedrò quello che posso fare, magari nel primo pomeriggio.
- Ah, naturalmente voglio la fattura, non faccia il furbo, la conosco, lei è uno furbo.
Cadere precisi
Camminavo per strada con il mio amico Ermete Dossi, facendo particolarmente attenzione a non calpestare le righe delle mattonelle del pavè del marciapiede, quando a un certo punto mi sono accorto che le foglie che cadevano andavano senza tanti problemi a deporsi a casaccio sopra il pavè, finendo spesso e volentieri proprio sopra le righe delle mattonelle del pavè, e allora mi sono stupito di così tanta leggerezza e disattenzione da parte della natura.
L’ho detto a Ermete e lui mi ha costretto a fermarmi e a guardare le foglie che cadevano.
Le vedo, embè, gli ho detto.
- Tu credi che cadano a casaccio.
- Me lo stai chiedendo?
- No, lo sto affermando. Tu pensi che le foglie cadano a casaccio, ma non è così.
- Tu mi stai dicendo che le foglie stanno calpestando le righe del pavè premeditatamente?
- Me lo stai chiedendo?
- Un po’.
- E io ti rispondo un po’: non si tratta di calpestare o non calpestare le righe, il disegno è più ampio.
Ho guardato Ermete in silenzio e lui ha guardato me. A volte io ed Ermete ci guardiamo in faccia, è una cosa che non si fa quasi più. Abbiamo ripreso a camminare. Eravamo fuori dal centro commerciale Clebbino. Dopo un po’ Ermete si è fermato di nuovo e ha detto che c’era un ordine.
- C’è un ordine.
- Ho capito.
- C’è un ordine in questo cadere delle foglie che noi non capiamo.
Ho guardato le foglie buttate in terra, mimavano il caos, le troie.
Ermete ha indicato le foglie, “quello è ordine” ha detto e poi ha indicato i miei piedi perfettamente inscritti nelle piastrelle del pavè, “e questo è disordine” ha aggiunto.
Ho guardato Ermete in faccia, lui ha guardato me.
- Tu sei il disordine – ha ripetuto.
- E tu sei un coglione.
- E tu una gran faccia di cazzo.
- E tu un mangiamerda fottitroia.
- E tu, tu, tu un cazzone rottinculo.
- E tuo padre è cornuto.
- E tua madre fa i pompini.
- Mia madre è malata.
Ermete mi ha guardato. Una foglia è caduta tra di noi, premeditatamente.
Il bianco che faccio
Ieri Armenia ed io volevamo andare al cinema a vedere quel film di cui non mi ricordo il titolo, con quell’attore famoso di cui non mi ricordo il nome. Il film dovrebbe essere la storia di uno che nella vita lotta per diventare qualcuno, chissà come finisce. Dico chissà perché poi non ci siamo più andati al cinema, fuori diluviava e siamo rimasti a casa mia a guardare la tele della domenica. A un certo punto Armenia ha preso il telecomando e ha azzerato il volume della tele, così si vedevano i programmi della domenica con la gente della domenica che fa discorsi della domenica, ma non si sentivano né i discorsi della domenica né gli applausi della domenica né gli stacchetti musicali della domenica, si sentiva soltanto il picchiettare della pioggia della domenica contro i vetri di tutti i giorni, ed effettivamente era meglio. Poi Armenia mi ha aperto la patta dei pantaloni e ha cominciato a farmi una sega davanti alla tele. Quando il pene è diventato abbastanza rigido da stare su da solo, ha cominciato a succhiarmi e mordermi il lobo destro dell’orecchio, continuando a reggere il pene con il solo polpastrello dell’indice della mano destra puntato in corrispondenza del frenulo, senza neanche muoverlo, finché non sono venuto. “Mi piace quando fai questo colore, mi piace questo bianco che fai” ha detto Armenia stropicciando tra loro le dita bagnate del mio seme. In televisione Simona Ventura ha battuto le mani facendo un rumore di pioggia.
Epilogo SteccaLecca
C'era Wendy col rompighiaccio in mano che mi guardava, e a un certo punto mi si è lanciata addosso ma sono riuscito a schivarla e ad assestarle un calcio nelle palle. Si perchè nel frattempo, grazie all'azione congiunta della ClebbiCola e dello SteccaLecca, le erano cresciuti due grossi testicoli fumanti. Mancava il membro, probabilmente perchè la Clebbicola era ancora piena per metà.
<< Wendy, per l'amor di Dio, calmati >> ho cercato di rabbonirla, ma senza ottenere risposta. Contorcendosi a causa del colpo subito Wendy ha tentato un altro attacco e a quel punto ho tirato fuori il mio FrangiSmegma Clebbino (una sorta di spazzolino elettrico per l'igiene intima) e gliel'ho infilato in bocca.
Il FrangiSmegma ha iniziato a tirar via la lingua, poi i denti, le tonsille, l'esofago intero, proprio mentre il cazzo di Wendy spuntava sotto il suo ombelico violaceo. L'ho estratto d'un colpo e Wendy ha vomitato sangue, imprecando violentemente e sputandomi addosso i resti della sua gola. Ad un certo punto si è accasciata completamente a terra, poi è rotolata sulla schiena e ho sentito cedere le sue interiora che hanno fatto lo stesso rumore che fanno i geyser sotto al fango.
L'ho presa e l'ho buttata nella vasca da bagno, l'ho sciacquata per bene e l'ho lasciata un po' lì, per guardarla meglio. Forse mi ero innamorato di Wendy e dei suoi testicoli glabri, forse avevo bisogno di fare un giro in auto.
Ascensione, interruzione, ritorsione
Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.
Entra nell’ascensore, si gira verso l’uscita.
Le guardo il culo.
Schiaccia il pulsante del quarto piano.
- Anche io vado al quarto piano.
- Piantala, lo so benissimo.
- Che cos’è che sa?
- Oh, dio.
- Che cos’è che sa?
- Lascia perdere.
- Che cos’è che sai?
- Non funziona più, è inutile.
- Perché?
- Indovina.
- Ferma questo coso, voglio scendere.
- Non è mica un treno.
- Uh?
- Non è mica un treno che si scende. È un ascensore, non si scende, se ne esce.
- Ok, voglio uscire. Ferma questo coso.
- Ok, eccoti accontentato.
- Non ci posso credere.
- Be’?
- L’hai fatto sul serio!
- Cosa credevi?
- E adesso?
- Non saprei. È stata un’idea sua. Trovi una soluzione.
- Dove ci troviamo?
- Tra il terzo e il quarto piano, direi.
- Tra il terzo e il quarto...
- Proprio così.
- Che cosa c’è tra il terzo e il quarto piano? Non esiste un luogo tra il terzo e il quarto piano... dove siamo adesso esattamente?
- Si calmi. Ci sono qua io.
- Ehi. Un momento. Perché adesso mi stai dando del lei?
- Non faccia così. Si sieda, su.
- Ma lei chi è? La conosco?
- Non direi. Io abito al quarto piano, e lei?
Una storia di droga e d'amore
Col fatto che al lavoro faccio il turno di notte, il sabato notte non riesco mai a prendere sonno, resto a letto con gli occhi sbarrati ascoltando i rumori del traffico del sabato notte, un sacco di gente che va in un sacco di posti dove trova altra gente e allora si lamenta perché c’è troppa gente. Sabato scorso poi non c’era neanche la mia bambola gonfiabile, che sabato si chiamava Irma ed era andata in discoteca con un pupazzo del crash test della Lancia. È tornata all’alba di domenica e io ero ancora sveglio e soltanto dopo averle soffiato dentro tutta la mia rabbia e la mia amarezza fino a farla quasi scoppiare sono riuscito a prendere sonno, mentre lei mi accarezzava con la sua mano fredda.
Mentre l’aspettavo, mentre aspettavo l’epilogo di un altro sabato notte, ho guardato un po’ di tele, c’era un programma di interviste a personaggi criminosi sfortunati, il titolo del programma è “Criminali buffi”.
Un condimento extra per la tua pizza a domicilio
La gente non lo sa. Io consegno le pizze mettiamo in via Lamarmora 52, campanello Bolaffi. Ci metto 6 minuti a portare la pizza in via Lamarmora, la pizza arriva che è ancora calda. Citofono Bolaffi. Mettiamo che Bolaffi abita al terzo piano, prendo l’ascensore. Bolaffi mi aspetta sulla porta. Quant’è, mettiamo 9 euro e 50 per due margherite, mi paga con dieci euro. Gli dò il resto di dieci euro, che è cinquanta centesimi, Bolaffi non dice tenga il resto, Bolaffi prende il resto e dice buonasera, mettiamo. La pizza è ancora calda quando arriva sulle sue mani ma lui non mi lascia neanche 50 centesimi di mancia, Bolaffi non lo sa ma d’ora in poi mangerà pizza e saliva. Infatti uscendo graffierò un cerchietto quasi invisibile sul citofono, in corrispondenza del campanello di Bolaffi. Il cerchietto significa che Bolaffi non dà mance a chi consegna pizze a domicilio. Tutti gli operatori di pizza express a domicilio, come il sottoscritto Jimmy Bandini, sanno il significato del cerchietto, e allora prima di citofonare Bolaffi apriranno il cartone della sua pizza e sputeranno sulle olive, o sul tonno, o sui carciofini, o sulla mozzarella, a seconda del tipo di pizza ordinata da Bolaffi. Ma la gente non lo sa. La gente siete voi e adesso però lo sapete: se il sabato sera, o qualsiasi altra sera in cui decidete di mangiare una pizza comodamente seduti davanti alla tv di casa vostra, e se non volete pizza e saliva, lasciate una mancia agli operatori di pizza express, mica solo a noi di RapidoPizza, parlo a nome dell’intera categoria, tutti infatti usiamo il cerchietto. Se invece vi piace la saliva altrui, magari siete dei pervertiti, o volete fare uno scherzo agli amici che avete invitato a cena, in questo caso non lasciate nessuna mancia e avrete pizza e saliva. Questo non vale però per la prima volta che ordinate pizza a domicilio: la prima volta la fate sempre franca, noi operatori di pizza a domicilio non è che sputiamo preventivamente nella pizza se non siamo sicuri che non lasciate la mancia, non siamo dei bastardi, siamo dei gentiluomini. Però, se è la prima volta che ordinate una pizza a domicilio e volete ugualmente pizza e saliva, potete esplicitamente richiederlo all’operatore in questione, basta che gli chiediate di sputazzare nella vostra pizza o in quella dei vostri amici, non appena si presenta all’uscio. Naturalmente di nascosto dalla vista dei vostri amici. A volte però non tutti gli operatori di pizza express sono dei gentiluomini, a volte alcuni sono un po’ bastardi e allora vi chiederanno un sovrapprezzo per lo sputazzo su richiesta. Ma non è il caso di fare di tutta un’erba un fascio, io ad esempio vi ci sputazzo gratis, quindi nel caso ordinate la pizza da noi, RapidoPizza di Mario Cecioni e C., la pizza ve la consegno io, Jimmy Bandini, se la mancia non l’avete mai lasciata non c’è problema, altrimenti chiedetemelo esplicitamente, sputerò nella vostra pizza, gratis.




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