L'apertura Tartakower e la variante Bandini
- Sai che cosa diceva Tartakower? - No zio cosa diceva Tartakower? - “Gli errori sono là tutti sulla scacchiera, in attesa di essere fatti”. Ci ho pensato un po’ su. - Sai che cosa dice Bandini, zio? - Che Bandini? - Bandini io. Massimo Bandini. Mio zio stava accarezzando un pedone e le mani hanno cominciato a tremargli. Lo stavo innervosendo. Ho preso in mano un mappamondo e ho preso a far girare il mondo dandogli delle sberle. - No non lo so cosa dice Bandini? - “Un momento sei su una casella nera, e un attimo dopo ti ritrovi su una casella bianca”. Mio zio mi ha fissato. - Tu giochi a scacchi, Massimo? - No zio. - E allora risparmiami le stronzate. È stato allora che ho dato una sberla troppo forte al mondo e il mondo mi è sfuggito di mano cadendo sulla scacchiera e mandando a puttane l’apertura Tartakower. Mio zio a quel punto ha unito i polpastrelli delle due mani e si è seduto sulla poltrona, senza fare una piega. Dopo qualche secondo ha cominciato una tiritera sull’umanità e sulla sua presunzione. Avrei dovuto capire subito che non si sentiva molto bene. Diceva che l’inizio della fine dell’uomo è stato quando l’uomo si è messo a camminare eretto e a fare il bipede. “A quel punto ci siamo ritrovati con due arti in più, le braccia, le mani. Cosa potevamo farcene, adesso che non ci servivano più a camminare? E abbiamo cominciato a fare cose con le mani. A costruire. Abbiamo inventato la scrittura e tutte quelle storie là. Ed è stata la fine”. Io ho pensato che se voleva farmi una predica per la storia del mappamondo, la stava prendendo un po’ troppo larga. Ma ormai mio zio era inarrestabile. “Ma la felicità è dei quadrupedi! Dovevamo restare quadrupedi!” si è messo a blaterare e un attimo dopo scorrazzava a quattro zampe per lo studio, facendo hu! hu! con la bocca. In quel momento è entrata zia Scimunetta con il tè. - Ma che succede? – ha detto allarmata zia Scimunetta rivolta a me. - Anche tu Scimunetta! A quattro zampe, forza! Anche tu! Hu, Hu! – si è messo a urlare mio zio, e ha afferrato la zia per una caviglia e l’ha rovesciata sul tappeto persiano. Mia zia protestava. - Adesso ci accoppieremo more ferarum – ha grugnito mio zio fuori di sé, e si è messo a sfilare le calze di mia zia mentre lei gridava e tentava di divincolarsi. - Anche tu, Massimo, a quattro zampe! Vuoi approfittare di tua zia? Coraggio! – e sbavando si è sbottonato la patta, mentre continuava a bloccare mia zia per una caviglia. Me ne sono andato senza dire una parola. I grugniti di mio zio e gli strilli di mia zia si sentivano fino all’androne delle scale.
Sono andato a trovare mio zio Piero, quello allergico ai marchi dei prodotti. Era nel suo studio davanti a una scacchiera. Stava studiando l’ “apertura Tartakower”. Ho chiesto a mio zio chi fosse Tartakower e mi ha risposto che è stato uno dei più grandi giocatori di scacchi russi del primo Novecento.
Parti di me
Ho paura di camminare sulle grate, tipo le grate che danno sui parcheggi sotterranei. Potrei incappare in grate affilatissime come lame, che camminandoci sopra complice la forza di gravità mi facciano a fettine sottili, tante listarelle di me, coriandoli di sangue che finiscono svolazzando dentro al parcheggio per andare a spiaccicarsi sui parabrezza delle macchine parcheggiate.
Forse se fossi fatto a striscioline diventerei più sensibile, non avrei sette strati di pelle tra me e il mondo. Ci sono parti di me, parti interne del mio corpo che non entreranno mai in contatto diretto con il mondo, se non durante un’operazione chirurgica, che comunque avverrebbe in un ambiente asettico e privo di germi sotto una luce artificiale e con delle persone che mi toccano con dita protette da guanti. Mentre io a volte vorrei dare una parte interna di me al mondo, incontrando le persone non vorrei stringere loro le mani, vorrei stringere e dar da stringere un lembo di intestino, un pezzettino di milza, un pugnetto di fegato. Forse allora sarei più sensibile, potrebbero farmi il solletico toccandomi il sistema linfatico. Potrebbe piovere sul mio midollo spinale, potrebbe staccarsi una foglia da un albero e appiccicarsi alla parete della mia cistifellea.
Intervallo: serie casuale di sms trasmessi durante Inbox (AllMusic h 18.00 circa)
Mi mancano i tuoi baci giulia ti amo checco
Paperella: ti amo la tua gattina innamorata
Dylan: Giak t amo 1 kasino t prego inbox mandatelo è importantissimo!!!
Marta vorrei sapere xkè ce l’hai con me TVVVKB Ro92 inbox sei grande
Francesco e Nico siete troppo fighi! Mandatelo
Mi dispiace tanto di averti lasciato Fabio ma sono innamorata di Andrea… resterai cmq x sempre nel mio cuore
Robi90: Gianlu Dud me l’ha chiesto ma dopo ieri voglio farlo con te… 1 bacione a tutta la II B
Ico: basta! Oggi è il giorno decisivo! Cancello defin. 2 persone dalla mia vita
Vale ti amo mandatelo by Grifo
Marco84: Silvietta di Carasco sei bella come il sole by Marco 84 mandatelo
Un supermercato come un altro
Mio padre mi ha chiesto di accompagnarlo al supermercato. Sono passato a prenderlo in macchina, con una lattina di Cedrata Clebbino inserita nel portalattine estraibile del cruscotto. Non appena è entrato in macchina ha avuto subito da ridire:
- Che ci fa lì quella lattina?
- Sta nel portalattine estraibile. È fatto apposta, lo dice il nome stesso.
- Ma la lattina è chiusa.
- Per forza, se no durante la marcia si versa.
- Quindi non la bevi?
- Come faccio? Se la apro si versa. Dovrei berla tutta d’un sorso e non mi va.
Ho messo in moto, mio padre guardava fuori dal finestrino. Mio padre guarda spesso da un’altra parte. Forse anche io faccio così, forse ho preso da lui. Il risultato è che lui guarda da un’altra parte, io pure e a volte a forza di guardare da un’altra parte i nostri sguardi si incontrano per caso, e allora quasi ci spaventiamo.
- A che supermercato vuoi andare? Al Darfur? – chiedo a mio padre.
- Vuoi dire al Carrefour.
- Non si chiama Darfur?
- Darfur? Darfur? Vuoi andare in Darfur? Vuoi andare in quella regione del Sudan dove c’è la peggiore catastrofe umanitaria attualmente in corso in tutto il mondo? Dove ci sono un milione e ottocentomila sfollati e presto saranno due milioni? Dove milizie arabe appoggiate dal governo scacciano con la violenza gli abitanti dalle loro case, bruciano pozzi, incendiano villaggi?
- Io...
- Dove il governo trasferisce con la forza i campi degli sfollati, caricando i profughi sui camion come fossero bestie, alla faccia dei diritti umanitari internazionali? Dove le milizie armate violentano sistematicamente donne e bambine? Praticamente nessuno parla del Darfur e tu, proprio tu ci vuoi andare? Guarda che non ci sarà molto da fare la spesa. C’è la siccità, in Darfur.
E dopo un giro infinito i suoi occhi incontrano i miei. Trasaliamo.
- Ok, allora andiamo al Carrefour.
Forse le cose non stanno così
Michele Lacazza, il pizzaiolo di RapidoPizza, dice che ieri sera in un pub del centro ha visto la mia ragazza Armenia insieme a un ragazzo che non ero io. Che ne sai che non ero io, gli ho chiesto. Perché l’ho visto e non mi sembravi tu, ha risposto lui. Forse dovresti farti controllare la vista, gli ho detto io. Ma tu ierisera sei uscito con Armenia?, mi ha chiesto Michele Lacazza. No, ierisera non sono uscito, sono rimasto a casa, ho risposto. Allora lo vedi che non eri tu, ha concluso lui. Mi sa che hai ragione, ho detto io. Tu non c’hai tutte le rotelle a posto, Bandini, ha detto Michele Lacazza puntandomi contro l’indice bianco di farina. Tu pensa a fare le pizze e non ti preoccupare per me, ho risposto io, al che lui ha urlato NON DIRMI COME DEVO FARE IL MIO LAVORO, SO BENISSIMO COSA DEVO O NON DEVO FARE e si è sputato sui palmi delle mani, le ha sfregate ben bene e si è rimasto a impastare tutto ingrugnito.
Sono stufo di lavorare in quel posto di merda, non posso consegnare pizze per RapidoPizza per tutta la vita. Potrei chiedere ad Armenia di trovarmi un posto alla Clebbino, lei è la figlia di uno dei dirigenti e potrebbe metterci una parolina buona. La Clebbino è un’ottima azienda e io sarei sistemato per il resto dei miei giorni, un’azienda solida, leader in molti settori eccetera. Però dopo il fatto di ierisera non ho più molta voglia di chiederle niente. Però magari ero io quello al pub con lei, e invece a casa mia a guardare la televisione c’era un altro, magari sono io che mi confondo, a volte mi succede, càpita. Forse dovrei chiamare Armenia e chiederle se ierisera eravamo al pub insieme, ma se davvero fosse così ho paura che lei possa prendersela con me per il fatto che non mi ricordo che siamo usciti insieme, insomma, mi sa che lascio perdere e non le chiedo niente. Maledetti siano tutti i pizzaioli che vanno nei pub del centro e non si fanno gli affari loro facendoti venire i dubbi su dove effettivamente eri o non eri.Ascensione, seduzione, comunione (di Cletus)
Prima o poi doveva succedere. Cletus si è imbattuto in un ascensore, mentre io sono finito in una delle sue cabine telefoniche. Questo è il parto della sua mente:
L'androne del palazzo è come un capitolo d'inizio di un brutto libro di racconti dell'orrore. Allan Poe però dev'esser stato distratto da qualcuno al telefono mentre lo progettava, cosi, fra piante di agave inconcludenti e motivi liberty e art decò alle pareti, e quelle appliques…oh no.
Chiamo l'ascensore (tassativamente in ferro battuto nero e vetro, molto belle epoque), rimanendo colpito dalla bottoniera in madreperla.
Lei sale ? mi chiede un'avvenente signora sulla quarantina.
Sto per risponderle…perché questo arnese può anche andare all'inferno ? ma mi trattengo, in fondo il suo tono è gentile, seppure dietro la formalità della situazione.
Certo, dico.
A che piano va ? Non l'ho mai vista. Dice sorridendo
Non lo so, rispondo.
Lei è un uomo solo ?
Come dice ?
Intendo, sta venendo a trovare qualcuno ?
Beh, diciamo me stesso, Signora. Dico, convinto che non la possa capire.
Eppure ho l'impressione di averla già vista. Dice.
Si ?
Si, sono molto fisionomista, dice appoggiando le buste della spesa…
[l'ascensore lento come un cammello alla parigi-dakar sta mettendoci un'eternità per arrivare].
Si, gestisco una sala corse. Dico tanto per dire,cosi…la prima che mi è venuta in mente.
Adoro i cavalli, dice sospirando.
Ci gioca ? azzardo…chissà, è pur sempre un vizio, l'indizio di qualcosa di vivace fra i neuroni.
No, si figuri.
L'ascensore arriva a dissipare un due per cento d'imbarazzo insinuato nel tono del suo diniego. Questa donna mi piace.
A che piano ?
Al quarto, dice.
Bene, anch'io.
Ma a quel piano abito solo io, obietta.
E allora ?
Non ci conosciamo, dice.
Piacere, Ermete Dossi. Dico
Nadia Drollini, piacere. La sua stretta di mano è sensuale.
Lei ha un blog ?
Eh ?
Intendo…bah, no, lasciamo perdere.
Ci vuole fegato a salire in un ascensore con uno sconosciuto, no ? dico sorridendo
Trova ? il mio psicanalista dice di aprirsi agli altri, invece, alla vita.
Ha ragione
Intanto l'ascensore ha richiuso le porte, a vetri e in ferro battuto, ma non da cenni di volersi muovere.
Secondo lei è guasto ?
Cosa ? Il nostro vivere ? azzardo.
Macchè, non quello, parlo dell'ascensore. Dice.
Credo di si.
Non mi darebbe una mano a portare su questi sacchetti della spesa ?
Certo, e prendo su le sue buste, pesantissime.
Mi precede per le scale, ha un bel culo.
Arrivati al terzo piano, assistiamo all'ennesima beffa del destino,
l'ascensore arriva al piano si ferma e si aprono le porte da sole, come ad aspettarci. Ci guardiamo increduli. Sono brachicardico, dalla nascita, lei invece ha un colorito marcato sulle guance e un respiro affrettato.
Per un piano ? mi dice come proponendomi un giro sulla giostra appena fuori il paese, appena vicino alla scuola, appena vicino alla nostra infanzia, che voglio immaginare più allegra.
Ma si.
Entriamo, domanda di rito, surreale e demenziale insieme…
A che piano, Signora ? (ponendo in quel signora tutta la sensualità di cui sono capace, ossia poca).
Quarto, anche lei ? (sta al gioco…è fatta)
Si rispondo mentre schiaccio il pulsante.
Stavolta l'ascensore si avvia, e nella manciata di secondi che impiega per salire di un piano, è come se precipitassimo da un deltaplano a due posti sul mondo intero, su vallate verdissime, su oceani infiniti, su metropoli caustiche, su tutti tutti tutti gli attimi della nostra, ineguagliabile, vita.
Arriviamo al piano, apro le porte dell'ascensore…
Faccio strada, dico.
Grazie, sussurra.
Arriva davanti alla porta di casa, infila le chiavi in un sol colpo nella serratura, ormai la tensione è alle stelle si gira e con tutta la grazia del mondo mi dice, Ermete hai dimenticato le rose !
Guardo la scritta sotto il campanello: Drollini Dossi.
Non cambieremo mai, penso mentre entriamo in casa. La nostra.
Ascensione, inversione, socializzazione
Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.
Su un sito Internet una volta ho letto dei consigli su come socializzare in ascensore. Tra gli argomenti proposti ci sono: “la lentezza dell'ascensore, le decorazioni all'interno, il portiere dello stabile, se c'è”. Non c’è, il portiere in questo stabile non c’è. Spero che l’ascensore si chiuda prima che possa entrare qualcuno con il quale poi io mi trovi costretto a parlare del portiere che non c’è,, troppo tardi. Entra la signora del quarto piano. Anche io abito al quarto piano. Schiaccio il pulsante del quarto piano.
- Anche io vado al quarto piano.
- Sì, lo so. Ci conosciamo.
- Lei scherza.
- Ero io che facevo quello che non si ricorda. Hai deciso di invertire le parti?
- Lei mi scambia con un’altra.
- Io non ti scambierei con nessun’altra.
- Senta, è la prima volta che la vedo.
- Questa cosa succede ogni volta che ci incontriamo.
- Noi non ci siamo mai incontrati.
- Le sembra statisticamente possibile?
- Siamo al piano, mi fa uscire?
- Un momento, aspetti. Guardi questi bulloni. Non le sembrano particolarmente decorativi?
- Se non la smette chiamo il portiere.
- Ahaha. Ma se non c’è nessun portiere in questo stabile. Altrimenti gliene avrei parlato durante il tragitto.
- Questo lo dice lei. È sicuro di non aver sbagliato condominio?
- Ma, io -
- Permesso, permesso.
Ermete va nella Zona Deumanizzata
Il mio amico Ermete Dossi ha dovuto lasciare il suo lavoro di telefonista anonimo per falsi allarmi bomba di stampo terroristico. Il 24 dicembre scorso ha telefonato a un centro commerciale cittadino dicendo che c’era una bomba. Se non che la bomba c’era davvero: la squadra di artificieri ha scovato l’ordigno in un camerino del reparto Jeanseria e lo ha disinnescato dopo che il centro commerciale era stato fatto prontamente evacuare, tra le proteste dei commercianti. Ho potuto vedere la notizia al tg regionale, c’erano i commercianti infuriati.
- Com’è potuto accadere? – ho chiesto a Ermete.
- Non lo so. Un tragico errore, non doveva esserci nessuna bomba. Di solito quelli telefonici sono falsi allarmi bomba, è un lavoro da professionisti, è un business che coinvolge un sacco di persone. Le bombe di solito esplodono in luoghi dove nessuno telefona prima per avvertire, è stato uno scherzo del destino.
- Ma tu hai telefonato a caso?
- No, lo sai che telefono su commissione. Evidentemente chi mi ha commissionato il falso allarme non era a conoscenza che qualcun’altro aveva preso effettivamente di mira quel centro commerciale. E adesso sono infuriati con me e io temo per la mia incolumità ed ecco perché ho deciso di sparire dalla circolazione per un po’.
- E dove intendi andare? Se vuoi posso ospitarti io per un po’.
- No, no. Ho deciso di trasferirmi nella Zona Deumanizzata.
La Zona Deumanizzata è un quartiere residenziale della città ormai deserto, dopo che gli abitanti lo hanno abbandonato in seguito all’invasione di muschi e licheni. Non ci sono neanche le puttane, i drogati e i barboni, nella Zona Deumanizzata: soltanto muschi, licheni, cani e gatti randagi, blatte mutanti, immondizia indifferenziata, scarpe spaiate ai margini delle strade dall’asfalto crepato.
- Ma sei matto Ermete – gli dico – non c’è niente nella Zona Deumanizzata. Niente acqua, luce, gas, sale Bingo...
-...niente televisione niente telegiornali niente previsioni del tempo niente cellulari niente pubblicità di compagnie telefoniche di compagnie assicurative niente telefonate promozionali niente radiazioni niente radio Maria radio Latte&Miele radio Subasio radiografie niente encefalogrammi scintigrafie polmonari esami del sangue esami delle urine niente bollette niente campagne elettorali niente campagne per la solidarietà niente campagne niente raccolte punti niente vicini di casa niente poliziotti di quartiere niente problemi di parcheggio niente parcheggi niente auto niente moto niente biciclette niente semafori niente sondaggi niente inchieste di mercato niente mercati niente supermercati niente botteghe niente orari di chiusura orari di apertura orari continuati niente buongiorno niente buonasera niente signora mia niente cani con la museruola niente gatti al guinzaglio niente bancomat carte di credito codici d’accesso chiavi di casa badge tesserini magnetici tesserini del club tesserini del cinema tesserini di associazioni niente club niente cinema niente associazioni niente commercianti niente fotocopie di cani smarriti di gatti smarriti niente divieti di affissioni niente affissioni.
- Muschi.
- Licheni.
- Già. Posso venire a trovarti?
- Mi farò vivo io.
- Va bene.
- Non essere triste. Sorridi.




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