Nuova sezione idraulica Clebbino
La Clebbino Corporation è lieta di presentarvi la nuova Sezione Idraulica dell'azienda.
A voi la brillante soluzione comunicativa ideata da White.

Ora, dite la verità : quanti di voi guardando la foto hanno pensato "ma quella non è una pompa idraulica"?
Che cosa ho imparato ad Armenia
Ierisera sono andato al cinema con Armenia. Il film aveva la colonna sonora che sottolineava e dava enfasi alle scene che avevano bisogno di particolare enfasi. Tutta questa musica mi disturbava e allora per distrarmi ho annusato i capelli di quello che mi sedeva di fronte, sapevano di brillantina e vecchi giornali. Armenia mi ha dato una gomitata e allora sono sprofondato nella mia poltroncina, ormai l’incantesimo dell’immedesimazione nel film era rotto e non mi restava altro da fare che fare bolle di saliva con la bocca, e proprio questo mi sono messo a fare. Le mie bolle di saliva erano talmente grandi che mi facevano spalancare la bocca come per sbadigliare. Se ne stavano in bilico lì, calotte trasparenti e tremolanti aggrappate alle mie labbra. Fino a che Armenia non si è accorta che stavo facendo bolle di saliva e allora si è messa a ridere e così l’incantesimo del cinema si è rotto anche per lei. Anche lei è sprofondata nella sua poltroncina e ha cominciato a scoppiarmi le bolle di saliva, prima con le dita, poi con la lingua. Chi era seduto dietro di noi avrebbe pensato che stavamo pomiciando, invece no, stavamo giocando con le bolle di saliva, io le facevo e lei le scoppiava. Dopo il cinema siamo andati in pizzeria e Armenia era entusiasta delle bolle di saliva giganti che riuscivo a fare.
- Mi impari a farle anche a me?
- Non si dice “mi impari”, si dice “mi insegni” – ho risposto io, tutto contento di potere per una volta correggere Armenia.
- No, io non voglio che “mi insegni”. Io voglio proprio che “mi impari”, che mi rendi imparata. Insegnare è un processo dall’alto al basso, “imparare a qualcuno” è un processo alla pari, una condivisione. Rendimi imparata a fare le bolle di saliva.
Boh, Armenia ne sa sempre una più del diavolo. Ce ne stavamo lì in pizzeria con le bocche spalancate e i menti zuppi di saliva a fare le bolle e a ridere. La gente ci guardava e pensava che io stessi insegnando ad Armenia a fare le bolle, e non sapeva che invece la stavo imparando a fare le bolle.
p.s. Il film non l’abbiamo seguito molto, ma a occhio e croce era la storia di uno che nella vita lotta per diventare qualcuno, e alla fine ci riesce, grazie anche alla colonna sonora.
C'è posta per me
Ieri nella cassetta della posta c’era un foglietto piegato in quattro. Era una lettera di Ermete Dossi.
Amico mio,
spero che riuscirai a decifrare la mia scrittura, ti sto scriv scrivo con la mano destra sinistra perché la mano sinistra destra mi fa male mi ha morso un cane randagio. Spero di non aver preso nessuna malattia, mi sento bene. La vita alla zona deumanizzata va bene tuttosommato. Adesso vivo al quinto piano di un condominio delle case popolari. Prima mi ero sistemato al primo piano, così non dovevo fare troppe scale considerato che l’ascensore non funziona, nella zona deumanizzata non c’è corrente elettrica. Poi però il primo piano era infestato di muschi e licheni e così il secondo. Nel terzo e nel quarto stanno arrivando. Io allora sono al quinto, fino a quando non non so per quanto. Acqua corrente non ce n’è nella zona deumanizzata. All'inizio mi lavavo nelle pozzanghere. Poi ho visto che c’era una grossa pozzanghera giù in cortile, dove confluisce anche l’acqua della grondaia spaccata. Allora con una corda e una carrucola ho creato un sistema di funi e contrappesi ho inventato un sistema rivoluzionario di ho legato un secchio a una corda e tramite una carrucola tiro su l’acqua della pozzanghera dal terrazzo, senza bisogno di scendere ogni volta. Mangio dei funghi blu a pallini verdi che crescono sui segnali stradali, scarafaggi piccoli insetti, le foglie degli alberi. Frugando nelle case abbandonate mi capita di trovare ancora scatolame. Ho un sacco di tempo libero durante il quale leggo i fumetti che ho trovato nella casa dove abito, o le riviste porno che ho trovato nella sacrestia della chiesetta di quartiere. Ieri nel parcheggio coperto di licheni dell’ex centro commerciale ho visto un vecchio cartellone pubblicitario con la faccia grandissima del presidente del consiglio di cui non ricordo più il nome perché sono giorni che non guardo la tv. Da lontano sembrava che avesse i capelli, dico il presidente del consiglio nel cartellone. Mi sono avvicinato incuriosito, seguito da una fila indiana di gatti a cui non so perché sto molto simpatico. Quando sono arrivato sotto al cartellone ho scoperto che non erano capelli, erano i funghi che mangio io. Mi sono arrampicato sul cartellone e ho raccolto i funghi dalla testa del premier e sono tornato a casa contento. Ho fatto una cena da re.
Adesso ti saluto perché lo spazio sul retro di questo volantino del centro commerciale sta finend
Il Rag. White è nell'aria

Caro Bandini,
si ricorda di me? Ero il suo collega fino a qualche mese fa. Sì, sono io, il Rag. White. Sono tornato per dirle che la mia nuova fede mi ha fatto riacquistare sicurezza e prontezza d'animo. Sono qui per dirle che sono tornato, e se vorrà riconsiderare le mie dimissioni troverà in me un nuovo alleato, un nuovo compagno, un valido scudiero. Mesi fa, costretto dalla monotonia e dalla vita ho dovuto abbandonare la nostra creatura, la Clebbino Corporation, nelle sue sapienti mani di onesto padre di famiglia. Ma una creatura non può crescere senza l'aiuto di una madre compassionevole. Questo mi propongo di essere io per la Clebbino, una madre buona, una madre serena e sicura di sè, una madre casalinga e regina del focolare, una madre pronta a chiudere un occhio e a perdonare. Specie dal momento che ora lavoro per la Gladio.
Per questo Bandini, con una mano sul cuore e l'altra sulla bocca, la invito ad unirsi a me. In ogni senso : la mia setta satanista sarà per lei una valida alternativa al buddismo, mentre i servizi segreti le insegneranno una volta per tutte la serietà, la purezza, la giustificazione assoluta. Le porto in dono il nuovissimo disco di un mio caro compagno di giochi, Gianni Morandi, il quale mi ha assicurato che è pronto a lavorare per noi nel dipartimento Ricerca e Sviluppo. Sarà un'ottima cavia per le nuove Pasticche Tergiguano Clebbino, le pasticche che, una volta assunte, garantiscono un'accurata pulizia del colon e dell'intestino retto.
Bandini, si unisca a me. Torni con me nel lato oscuro : mi lasci tornare a capo della Clebbino e sono certo che assieme riusciremo a svezzare la nostra creatura, a farla crescere sana e robusta, a farla arrivare vergine al matrimonio perfino.
Bandini, la massoneria satanica di cui sono membro oggi farebbe impallidire perfino Dan Brown. Bandini, si unisca a me..così. Oh...
Per calmare il tremore
Certe volte mentre faccio il turno di notte mi tremano le mani e allora smetto di fare quello che sto facendo e vado nella saletta ristoro alla macchinetta che eroga snack e bevande fredde, e mi prendo un G2 o un E4 o se proprio ho molti soldi nella chiavetta magnetica un A5. Poi vado alla macchinetta che eroga bevande calde e mi prendo un A2, per buttare giù l’A5. Mi metto impalato davanti all’estintore e leggo la targhetta, la data dell’ultima revisione che ogni giorno si allontana e quella della prossima revisione che ogni giorno si avvicina. Leggo e dò un morso all’A5 e poi do un sorso di A2 e le mani alla fine mi tremano un po’ meno. Per vedere quanto tremano appoggio le dita sul collo di Penelope 2 e cerco di tenerle ferme. “Mi fai il solletico”, dice Penelope 2.
Ascensione, competizione, ascensione ulteriore
Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.
Le porte stanno per chiudersi, quando una mano di donna le blocca. Alla mano di donna è attaccato un braccio di donna, attaccato a sua volta a un corpo di donna. Questa donna non l’ho mai vista, ma decido di far finta di conoscerla.
- A che piano, signora?
- Quinto piano, grazie.
- Quinto piano?
- Quinto piano, sì. Grazie.
- Prego. Io vado al quarto.
- Un piano prima, dunque.
- Già. Ma è sicura di non voler scendere al quarto?
- Come dice?
- Il quarto piano. Magari è al quarto che deve andare, magari si è confusa, ahah.
- Io abito al quinto. Non mi sono confusa.
- Ci pensi bene. Io l’ho sempre vista scendere al quarto, sa.
- Guardi, io non l’ho mai vista, non è il caso. Ecco il suo piano, la saluto.
- Ne è certa? Guardi che bel pianerottolo...
- Si sposti per favore, se rimane sulla porta l’ascensore non si chiude.
- È la sua ultima possibilità...
- SE NE VUOLE ANDARE? Ma cosa...
- Permesso, permesso.
- E adesso perché è tornato dentro? Ma chi è lei?
- Coraggio, andiamo a vedere questo quinto piano! Voglio proprio vedere che cos’ha in più rispetto al quarto.
- No, no, mi lasci, mi lasci. Non c’è niente di speciale al quinto, è uguale al quarto.
Aloni in dissolvenza sul piano in formica
Ieri dopo la Raccolta Differenziata Tibetana dei Pensieri mi sono ritrovato in bagno, in boxer, con un peperoncino di cayenna in mano. Qualsiasi cosa mi apprestassi a fare prima di fare la RDTP mi era ignota, così ho buttato il peperoncino nel water, ho tirato l’acqua, mi sono rivestito e mi sono seduto a tavola, anche se non era ora di pranzo e non avevo intenzione di mangiare, a volte semplicemente mi siedo a tavola così, tanto per fare. Mi piace la tavola quando non è apparecchiata, la sua superficie in Formica liscia e pulita, soprattutto mi piace quando sono in pigiama. Io sono in pigiama e mi siedo alla tavola non apparecchiata e tutti e due, io e la tavola, siamo non apparecchiati siamo dimessi siamo spogli. La Formica poi la consiglio dopo la RDTP, con la testa libera da ogni pensiero inutile e superfluo la sua superficie levigata e familiare regala sensazioni struggenti. Amo in particolare il modo in cui svolge egregiamente la sua funzione di rivestimento. Comunque, eravamo lì, io e la tavola, io ero un po’ infastidito dal rumore dei miei respiri, dopo la RDTP nella testa vuota rimbomba la risacca dei respiri ed è un fragore che un po’ mi disturba. Per cercare di non pensarci, perché se ci pensassi subito nuovi pensieri immondizia riempirebbero la mia testa, chiudo gli occhi e appoggio la mano sulla Formica fredda, il palmo bene aperto e i polpastrelli abbandonati su questo materiale che io amo. Dopo qualche secondo apro gli occhi, sollevo la mano e ammiro i cinque piccoli aloni lasciati sulla formica dalla mia mano che piano piano si dissolvono, come brutti sogni.
Il Rapinatore all'Arancia
Stamattina dopo essere tornato dal mio turno di notte al Reparto Entropia non riuscivo a prendere sonno, allora mi sono visto la puntata registrata di “Criminali buffi” di sabato scorso. Sabato scorso infatti ero a cena da mio cognato, quello che scrive per “Io elettrodomestico”. Mentre mio cognato mi raccontava del suo ultimo servizio nel quale ha intervistato un tostapane, quasi soffocavo dalle risate. Non capisco come la gente possa prendere sul serio certe buffonate dei giornalisti. Comunque, il criminale buffo protagonista dell’ultima puntata di “Criminali buffi” era questo signore di Foligno che era diventato famoso come il Rapinatore all’Arancia, per via del fatto che aveva fatto centinaia di colpi in banca armato semplicemente di un’arancia, sì, una comune arancia, il frutto che noi tutti conosciamo. Questo Rapinatore all’Arancia usava una tattica infallibile: penetrava nelle banche con l’arancia in tasca – un’arma che naturalmente non poteva essere rilevata dal metal detector, che come dice il nome stesso rileva i metalli, no le arance – e quando si trovava di fronte all’impiegato dello sportello, estraeva di tasca l’arancia avvicinandola al volto del povero impiegato e quindi con l’unghia dell’indice dell’altra mano piantata nella buccia dell’arancia minacciava l’impiegato che se non gli avesse dato tutti i soldi lo avrebbe schizzato nell’occhio con il succo dell’arancia. Se l’impiegato reagiva con un gesto di scherno, il buffo criminale faceva seguire alle parole i fatti e quindi faceva partire uno schizzo d’arancia nell’occhio del malcapitato, che si accasciava a terra urlando e sfregandosi l’occhio leso. A quel punto gli altri impiegati terrorizzati sotto la minaccia tremenda del succo d’arancia accontentavano il criminale dandogli tutto il denaro in deposito. Una volta uscito di banca il Rapinatore all’Arancia si affrettava a sbucciare e a mangiare l’arma, per cancellare qualsiasi prova scottante. “Non sopportavo quei dilettanti dei miei colleghi che facevano le rapine armati di taglierino, non capisco perché mai tutti facciano le rapine in banca coi taglierini” ha detto il criminale alll’intervistatore, gli occhi crepati di venuzze rosse. “E quando è finita la sua carriera di Rapinatore all’Arancia?” ha chiesto a questo punto l’intervistatore. L’ex criminale ha fatto un sospiro e poi ha raccontato: “Compravo le arance dal fruttivendolo sotto casa mia. Non potevo rubarle perché per rapinare il fruttivendolo avrei avuto bisogno di un’arma e la sola arma che io sapessi usare erano le arance, e io non avevo un aranceto. Così le arance le compravo. Ma a un certo punto i prezzi sono saliti alle stelle, allora ho deciso di rinunciare alle arance e ho fatto una rapina con un taglierino che costava molto meno ma sono stato beccato. Però ogni tanto mi annuso i polpastrelli e mi ricordo di quei giorni felici, di quei giorni in cui ero il Rapinatore all’Arancia”. Il programma è finito e io non sapevo se piangere o ridere, questo programma mi fa sempre questo effetto. Alla fine ho deciso di piangere perché secondo me ne valeva la pena per una storia così.
Imitazione di un'erogazione
Ciò che mi diverte moltissimo di Penelope 6 è che sa fare le imitazioni della macchinetta delle bevande calde. Se io gli chiedo un Caffè espresso, comincia ad emettere un rumore di frullino, poi scaracchia un po’, gorgoglia, emette un sibilo, e questo è il Caffè espresso. Se gli chiedo di fare il Latte macchiato emette un rumore di frullino un po’ più breve, dà due colpetti di tosse, si mette a fare le bolle di saliva, e questo è il Latte macchiato. Se gli chiedo di farmi il Thè, protesta che il Thè è troppo facile, e detto questo tira su col naso rumorosamente, poi si mette a soffiare e sciacquettare saliva tra i denti, e questo è il Thè. “Hai un futuro nel cabaret” gli urla a questo punto Penelope 4, e ride. Ride fino a che la tortina Clebbino che sta mangiando non gli va di traverso, e allora comincia a tossire e a soffocare e sputare, rosso in volto. “Ehi, ma hai appena fatto l’imitazione del Cappuccino” gli dice allora Penelope 6, e io e tutte le altre Penelopi ridiamo. Sono le nove e un quarto di sera al Reparto Entropia e tra un po’ arriva la pizza di RapidoPizza e siamo tutti allegri, quasi ci dispiace staccare i post-it gialli rosa arancioni attaccati agli schermi delle postazioni e distruggerli, in fondo fanno calore e umanità. Ma è il nostro lavoro e così li stacchiamo.




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