Marzo 2005

DLMM GVS
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Marzo 2005

White, White, White

by blogghino (31/03/2005 - 13:28)

Tengo a precisare che sono il Rag. White. Bandini non ha di questi problemi, lui quando torna a casa ha uno stuolo di servi e puttane che l'accudiscono. Io vivo solo. Giovedì pomeriggio la mia vita aziendale finisce, perchè mi sono preso il venerdì libero, e torno a casa svogliatamente. Rassetto gli oggetti sulla scrivania che condivido con Bandini, bacio la foto di Franca Rame, controllo il livello di radiazioni e vado a prendere l'auto che mi aspetta, come sempre, al posto macchina n.2. Il posto n.1 è di Bandini, che ha uno stuolo di servi e puttane. E il posto macchina n.1. Comunque accendo l'auto, suono il campanello e apro la porta di casa. Scusate se ho saltato qualche passaggio ma non mi sembrava importante. Perchè suono il campanello? Perchè non si sa mai. Spesso mi sento solo, fuori dall'azienda tutti mi ignorano e passo il fine settimana a guardare la televisione, da solo, sul divano in Sintoplastica Clebbino. Alle volte mi chiamano Bandini, e ricevo perfino la sua posta ogni tanto. La gente, quando mi saluta, mi saluta dicendo "Buongiorno Dott. Bandini!". E questo succede soltanto in azienda, perchè fuori dalla Clebbino non mi saluta mai nessuno. Ad ogni modo torno a casa e accendo la televisione, mi apro un Cabernet del 96 che sa di tappo e sottolineo il mio disgusto con un battito di ciglia. In televisione mandano una nota pubblicità di una nota stracciacazzi di nome Adriana. La puttana si avvicina ad un calciatore mascelluto con un pennarello blu in mano. Qualche attimo dopo il calciatore festeggia il suo gol esibendo la scritta che la puttana gli ha fatto sulla maglietta della salute. Ma la scritta è in nero, e il pennarello era blu. Qualcosa non torna. Sono così impensierito che sorseggio un altro po' del Cabernet. Sa ancora di tappo. Guardo fuori dalla finestra. Il telefono squilla. Un assistente di un programma di raidue. Un programma di Magalli. Domani qualcuno mi chiamerà verso mezzogiorno e dovrò rispondere "Piazza Grande" per vincere 5.000 €. Dice di fare a metà sennò mi esclude dalla lista dei sorteggiati. Dico che ci sto. Mi saluta dicendo "A presto Dottor Bandini!". Va tutto bene. Sono io. Non sono Bandini. Sono White. Ma la gente questo non lo sa. Ho deciso che domani, quando mi chiameranno, appena solleverò la cornetta dirò "Europa Europa!" e vaffanculo.

Vota questo post

Nanotecnologie

by blogghino (29/03/2005 - 11:18)

Come mi aveva promesso il mio capo, sono stato ripreso a lavorare al Reparto Entropia della Clebbino con un Contratto a Progetto Fattivo Genericamente Organizzato. Ho ricominciato la notte di Pasquetta, tutte le altre Penelopi erano molto contente che io fossi lì, anche se quasi nessuno si era accorto che mi avevano licenziato. Comunque, eravamo lì alla macchinetta delle bevande calde e Penelope 8 aveva preso un 12 con triplo zucchero, ma la macchinetta aveva erogato un 12 senza zucchero. Al che Penelope 8 ha applicato la strategia Putin (“Se hai un problema, ammazzalo”) e ha iniziato a tempestare di pugni e calci la macchinetta. A un certo punto la macchinetta ha traballato e si è ribaltata, finendo distesa sul pavimento della saletta ristoro,, uno sportellino sul retro della macchinetta si è aperta e ne è uscito un nano furioso.

“E questo chi cazzo è” ha urlato Penelope 8. “Spionaggio industriale!” ha urlato Penelope 10, “presto suoniamo l’allarme”. “Ma che spionaggio industriale” ha detto il nano agitando in aria i pugni, “io sono l’uomo della macchinetta, regolarmente assunto dalla Clebbino”. “Lei lavora lì dentro?” ha chiesto Penelope 3 indicando la macchinetta. “Certo, idiota. Chi cazzo credi che te lo prepari il caffè che tu ordini digitando il numero? Non penserai davvero che esista un meccanismo automatico? Non penserete mica, brutti mentecatti, che i vostri cellulari funzionino con dei software? Non crederete davvero all’esistenza dell’informatica, delle nanotecnologie e di quelle cazzate lì? La nanotecnologia sono io! La tecnologia non è mai andata oltre i circuiti valvolari degli anni Sessanta, io sono ingegnere che cazzo credete? Ci sono dei cinesi bonsai sottopagati che vivono dentro ai vostri merdosi computer facendoli funzionare, stronzetti che non siete altro!” Eravamo tutti shockati da queste rivelazioni, ma fino a quel momento eravamo riusciti a mantenere la calma. Ma è stato quando il nano ci ha spiegato il funzionamento dei telecomandi (“un operaio bonsai dentro al telecomando telefona all’operaio bonsai che si trova nell’apparecchio ricevente, comunicandogli a voce il comando selezionato”) che si è aperta una voragine.

“Scusa, e come fa l’operaio bonsai a telefonare all’altro operaio bonsai? Con un cellulare?” ha infatti chiesto Penelope 3, esperto come nessun’altro nelle domande.

“Esatto” ha risposto il nano.

“E come cazzo funziona un telefono cellulare bonsai? Al suo interno c’è un operaio ancora più bonsai?” ha chiesto Penelope 3.

“Proprio così, coglione”.

È stato allora che siamo diventati matti.

Vota questo post

Il mio pane quotidiano

by blogghino (24/03/2005 - 10:09)

L’altro giorno il mio capo mi ha chiamato nel suo ufficio, dopo che il suo capo mi aveva licenziato. Capisco che tu possa sentirti disperato, mi ha detto. Non mi sento disperato, gli ho risposto. Cerca di non disperarti, mi ha detto. No, ok, non sono disperato, ho ripetuto. Chiunque nella tua situazione potrebbe lasciarsi andare a gesti avventati, frutto della disperazione, ha detto. Capisco, ma io non sono disperato, ho detto. E poi ho aggiunto: stavo pensando di rivolgermi al sindacato. Bene, bene, mi ha risposto lui distrattamente, e poi mi ha chiesto che cos’era un sindacato. Gli ho spiegato che era un’organizzazione di rappresentanza dei lavoratori, per la tutela dei lavoratori. Non capisco, ha detto il mio capo. Pensavo che fosse un circolo ricreativo o qualcosa del genere, ha aggiunto. Come hai detto che si chiama, mi ha chiesto ancora una volta. Sin-da-ca-to, ho risposto scandendo le sillabe. Mai sentito, ha detto ridendo, a che serve? A tutelare i lavoratori, ho ripetuto. Il mio capo ha continuato a sorridere, secondo me era un Sorriso Liofilizzato Clebbino. Oppure era l’effetto di una pasticca Noncipensare Clebbino, ma non posso dirlo con certezza, perché io avevo appena ingerito una pillola di FilaLiscio Clebbino, che come effetto collaterale ha quello che ti impedisce di mettere bene a fuoco le situazioni. Ma tu non sei più un lavoratore, ha detto il mio capo. Come può tutelare un non lavoratore un’associazione di tutela dei lavoratori?, ha aggiunto il mio capo schioccando le dita. Ho pensato che fosse il segnale per ridere, e allora ho riso. Ha riso anche lui. Poi ha tirato un gran respiro, e così ho fatto anche io. Abbiamo entrambi trattenuto l’aria per circa settanta secondi, io non osavo espellerla prima di lui. Al settantacinquesimo secondo il mio capo ha soffiato fuori l’aria e al settantaseiesimo l’ho fatto anch’io. Ottima apnea, mi ha detto il capo. Grazie, ho risposto. Senti, mi ha detto allora il capo, sei una brava persona, esiste la possibilità di reintegrarti, però con un contratto Co.Pro.Fa.Go, Contratto a Progetto Fattivo Genericamente Organizzato. Ho ringraziato il mio capo, che mi ha detto di godermi le vacanze e di non pensarci, al che ho capito che aveva preso una pasticca Noncipensare. E non voglio più vedere quella faccia disperata!, ha detto il mio capo puntandomi il dito indice contro come fosse una pistola, e sparando.

 

In questi giorni che non lavoro sono molto rilassato, mangio uova prodotte da galline con il becco mozzato allevate in batteria, calzo scarpe cucite a mano da bambini del quarto mondo e guardo telegiornali trasmessi da reti televisive i cui proprietari sono grandi industriali che possiedono imprese che licenziano operai per aprire stabilimenti nel quarto mondo dove la manodopera è formata dai bambini del quarto mondo e da donne incinte che partoriscono in reparto produzione invece che in reparto maternità, donne in batteria. Ierisera mi sono fatto una sega infilando il cazzo in un panino arabo, vuoto, scaldato in forno. Dopo gli ho dato un morso, non era male.

Vota questo post

IL CASO CLEBBINO PARTE III (ovvero gli Incredibili effetti dello Steccalecca atto finale)

by blogghino (22/03/2005 - 23:08)

Gentilmente postato dal Dott. Duilio Pangolini, recentemente nominato responsabile del settore ricerca e sviluppo ed armi biologiche della Clebbino Corporation.

 

 

…Quando aprii gli occhi vidi tutto intorno a me una luce bianca, fredda ed accecante, in cui mi sembrò di intravedere delle sfumature scure, o forse delle figure muoversi in alternanza, come per comporre un incomprensibile disegno. Il mio corpo era come inesistente, come se qualcosa mi soffiasse la vita nei polmoni per poi togliermela lentamente e nella mia mente i pensieri galleggiavano, scontrandosi ed unendosi a tratti, concentrandosi infine per formulare la verosimile ipotesi che io fossi infine morto e condannato per i miei errori ad essere sospeso in un limbo surreale per sempre. Poi dopo un lasso di tempo che non so indicare le ombre smisero di danzare e le luci si affievolirono un poco, percepii un pungente odore di sostanze chimiche e una voce maschile.

“Abbiamo finito. Spero diano a questo porco assassino quello che si merita…”.

Arrivai velocemente a capire che quel limbo inondato di luce candida altro non era che una comune sala operatoria e che per qualche strano caso del destino ero sopravvissuto alla furia omicida di quella puttana.

Non so dire quanto tempo ancora rimasi in quello stato di semi coscienza, passai giorni e giorni immobile ed in silenzio, con tubi ed aghi collegati ad ogni estremità ed ogni orifizio e tormentato da dolori lancinanti che andavano e venivano, a seconda della quantità di antidolorifico che l’infermiera inseriva nella flebo. Non mi rendevo conto del passare dei giorni ed il mio mondo si limitava allo spazio circoscritto da una ragnatela di tubi e macchinari che entravano nel mio campo visivo quando sollevavo il capo per alimentarmi con una cannuccia. Non ricordavo nulla di quanto era successo, i miei ricordi si esaurivano al momento in cui quella troia si era avventata su di me con un coltello. L’unica mia certezza era costituita dall’essere, o almeno dal sembrare esternamente, tutto intero.

Trascorsi innumerevoli giorni come una larva, finchè i medici decisero di togliermi dalla terapia intensiva, mi sistemarono in una stanza sorvegliata dalla polizia fecero entrare il mio unico visitatore: un altro avvocato della Clebbino. Era un tipo dalla corporatura normale, non molto alto e vestito di tutto punto, e non appena mi vide si fregò le mani e sorrise come se io fossi la persona più importante della sua vita. Iniziammo il discorso venendo subito al sodo e dopo due interminabili ore passate ad approfondire per filo e per segno miliardi di cavilli legali ebbi la forza per pronunciare la prima frase: “Andrò in prigione?”.

Ricominciò. era così eloquente e preciso da essere snervante, ma almeno cercò di aiutarmi chiarendo la situazione. Per farla breve, mi disse che la polizia aveva fatto irruzione in casa mia dopo essere stata avvertita dai vicini ed aveva trovato me e la puttana riversi in una pozza di sangue, il resto lo conoscevo già; otto ore di sala operatoria e i due mesi di terapia post intervento per rimettermi al mondo, nonostante tutti quanti, dal primario all’ultimo inserviente fossero convinti che non lo meritassi.

Alla puttana invece mancò la fortuna; il referto del medico legale indicava morte per estesi traumi ed arresto cardiaco, di certo causati da una colluttazione. Ma come avevo fatto a ridurla in quello stato con l'addome aperto?

Mentre la mente si riempiva di dubbi quel tipo odioso concluse il discorso presentandomi una nuova offerta della Clebbino: assistenza legale gratuita per tutta la durata del processo in cambio di un centinaio di firme su altrettante accettazioni di patrocinio e obblighi di riservatezza. Accettai, anche perché non ero sicuro di avere soldi a sufficienza per un avvocato e a dire la verità non ero più sicuro di nulla. Arrivò alla fine la primavera, e con essa il foglio di dimissioni dall’ospedale e la convocazione per il processo. Non c’è che dire, la Clebbino ci sa fare con queste cose; quel tipo odioso arrivò accompagnato da una dozzina di lacchè carichi di documenti, tirò fuori una quantità spropositata di prove ed in tempo record riuscì a farmi assolvere convincendo la corte che avevo agito sotto shock per autodifesa.

A parte l’obbligo di stare il più lontano possibile dalle prostitute ebbi di nuovo la tanto sospirata libertà, ma la mia pace durò molto poco; due puttane sottoterra ed i relativi processi finiti a mio favore fecero drizzare le orecchie ai giornalisti, che dopo un minimo di ricerche si buttarono a pesce sulla mia storia. Ora, io non sono un pozzo di scienza, ma non sono neppure un idiota, e dopo aver subito il quindicesimo assedio della troupe di Verissimo ed aver cestinato il quarto invito di Maurizio Costanzo cominciai a chiedermi perché i giornali non avevano pubblicato neppure mezza riga la televisione si preoccupava più della Leccisio che di me. Poi i miei problemi quotidiani rivolsero altrove la mia attenzione, iniziai a pensare che dopo tante tragedie il destino avesse iniziato a darmi tregua…

Quanto mi sbagliavo…

Iniziò tutto un pomeriggio come tanti, entrai in un supermercato per comprare del detersivo e dei fagioli in scatola quando la mia attenzione fu attirata nell’unica zona che ero fermamente determinato ad evitare: il banco frigo.

Ora, un dipendente imbecille era rimasto chiuso nel congelatore per chissà quanti anni, i suoi dirigenti imbecilli stavano decidendo cosa farne mentre altri clienti ancor più imbecilli stavano fermi a fissarlo. In quel disgustoso teatrino grottesco fui attirato da qualcosa che non avrei mai dovuto vedere: una confezione di gelati Cremapiù Clebbino. La mia volontà crollò senza nemmeno combattere, persi ogni freno, nella mia mente rividi lo sguardo assassino della puttana, la sala operatoria e la cicatrice iniziò a bruciarmi come una ferita aperta, ma non prestai attenzione a nulla, pensai solo ai gelati. Appena afferrai la confezione una voce iniziò a martellarmi il cervello “UCCIDI, UCCIDI, UCCIDILI TUTTI!!!”…

Come un automa mi avviai alla cassa, poggiai il cestino di plastica ed attesi nervosamente il mio turno, fino a quando un uomo grande e grosso vestito con un impermeabile rubato al set di matrix mi prese per un braccio e dopo avermi mostrato un tesserino del ministero dell’interno mi invitò gentilmente a seguirlo facendomi superare la cassa. Fui preso di peso e rinchiuso in un’ambulanza e mentre il veicolo correva ad alta velocità quel tizio ed un suo colelega, dopo avermi legato alla barella presero un campione del mio sangue e lo misero in un apparecchio, che dopo pochi secondi fece comparire la scritta “Positivo” sul display.

Finalmente quei tizi dei servizi segreti, con le analisi alla mano mi spiegarono perché erano tanto interessati a me.

Lunghe e meticolose indagini avevano portato alla scoperta che uno degli ingredienti segreti dei gelati Clebbino, una secrezione prodotta dal più grande ed aggressivo degli scorpioni, il Pandinus Imperator,se combianata con alcuni neurotrasmettitori rilasciati dal cervello umano dopo un rapporto sessuale causa un aumento incontrollabile dell’aggressività e dell’intolleranza territoriale, con conseguenze facilmente prevedibili.

Io ero la prova vivente che confermava tale teoria e per questo la Clebbino aveva mostrato tanto amore per me, arrivando persino a corrompere i magnati delle televisioni e della carta stampata per insabbiare le mie marachelle ed evitare che la cosa si sapesse, specie dopo l'acquisto, da parte della ditta del più grande allevamento di scorpioni del mondo....

Due giorni dopo tutti i giornali pubblicarono in prima pagina la notizia di una irruzione delle squadre speciali della polizia in una riunione a porte chiuse negli uffici della Clebbino e dell’arresto di numerosi dirigenti, nella successiva retata.

Vi starete chiedendo perché la Clebbino non è stata distrutta dal crollo delle azioni che la faccenda avrebbe dovuto provocare…. E vi dirò io il perché. L’arresto dei quei dirigenti è avvenuto per reati legati al fisco, e non per lo scandalo dei gelati che stimolano l'aggressività e fra meno di un anno tutti i dirigenti saranno liberi.

E tutto perché mentre quei geni dei servizi segreti parlottavano fra di loro sono riuscito ad afferrare un bisturi e non ho resistito alla tentazione…. Quando si sono accorti che ero libero avevo già squarciato la gola di uno di loro e mi ero avventato sull'altro prima che potesse prendere la pistola. E stavolta non avevo nemmeno avuto bisogno di mangiare il gelato....

Vota questo post

Il linguaggio dei fiori e banane avariate

by blogghino (21/03/2005 - 16:29)

Ieri era il compleanno di Armenia e io volevo regalarle dei fiori, però no i soliti fiori tipo rose, orchidee, gladioli, petunie, crisantemi, iris, gigli, margherite, tulipani, o altri fiori a piacere che ora non mi vengono in mente. Anche perché io non conosco il linguaggio dei fiori e regalando un fiore famoso correvo il rischio di comunicare un messaggio sbagliato o involontario, di creare incidenti diplomatici. Perciò per evitare questo rischio mi sono detto: è meglio regalare dei fiori particolari che possibilmente non siano contemplati nel linguaggio dei fiori, dei fiori che cioè uno gli dà il significato che vuole, che preferisce. Ed ecco perché sono andato da Fonzi Banana, che oltre che ortolano è anche fioraio, a comprare un mazzo di colze, di cui in questi giorni ho sentito parlare ma non mi ricordo perché. Arrivato al negozio ho chiesto a Fonzi Banana quali erano le colze e lui ammiccando mi ha indicato delle piante con foglie triangolari e dei graziosissimi fiorellini gialli. Solo che quando ho visto il prezzo mi è preso un colpo, infatti dieci colze venivano 10 euro! Ho chiesto a Fonzi Banana perché mai le colze costassero così tanto e lui ammiccando mi ha detto: eh ma questa è una pianta della famiglia delle Crocifere. Io gli ho detto embè. Fonzi Banana era tutto un ammiccamento e, abbassando la voce, ha detto: eh ma li vedi i semini dentro il frutto? Questi semini rotondi e nerastri, tu li puoi coltivare. Sai, se ne ricava un ottimo olio industriale. Allora gli ho detto: ma che hai un tic all’occhio per caso? Fonzi Banana mi ha mandato al diavolo. Io non volevo coltivare le colze, io volevo che Fonzi Banana ne facesse una composizione regalo, ma mi sarebbe costato un casino e poi Fonzi Banana alla fin fine è uno stronzo. Allora sono venuto via senza comprare niente. Più tardi in pizzeria il pizzaiolo, Michele Lacazza, mi ha spiegato che quel bastardo dell’ortolano vende le colze a quei prezzi perché pare che l’olio di colza sia un ottimo sostituto del gasolio per far andare i motori diesel. A quel punto è intervenuto Bilal Fefeni dicendo che noi italiani scopre le cose sempre dopo di hare krishna. Che in India invece tutti sa di olio di colza e non solo, in India sa pure che scooter va con frullato di banane. Lacazza ha detto: ma che stronzata Bilal, torna a pulire i cessi vai, ma Lacazza è un ignorante, passerà la vita a impastare pizze da RapidoPizza, mica come me che sono Jimmy Bandini e che amo imparare dalle culture straniere, specie d’oriente. Che quando noi eravamo ancora scimmie che stavamo sugli alberi, in India già c’erano i filosofi che facevano yoga. Quindi sono uscito e sono tornato da Fonzi Banana e ho comprato due chili di banane, che non costavano ancora tanto perché Fonzi Banana come Michele Lacazza è un ignorante. Sono tornato in pizzeria e ho frullato le banane, e poi ho messo il frullato nel serbatoio dello scooter. Dopo dieci minuti sono partito per consegnare delle pizze ma lo scooter inspiegabilmente ha cominciato a fare del gran fumo nero e poi si è ingolfato. Non capisco, forse quel bastardo di Fonzi Banana mi ha dato delle banane avariate o geneticamente modificate. Tra tutte queste disgrazie mi sono anche dimenticato di fare un regalo ad Armenia e anche di farle gli auguri, e ora lei è offesa e non mi rivolge più la parola. Maledetti gli ortolani che cercano sempre di fregarti in tutti i modi.

Vota questo post

La Clebbino Corporation è lieta di presentarvi...

by blogghino (18/03/2005 - 00:53)

... il remake di un favoloso classico anni 90.

Indovinate qual è e vincerete una foto di Bandini nudo.

Incredibile Concorso Clebbino!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vota questo post

Stamattina ho fatto gli straordinari

by blogghino (16/03/2005 - 12:13)

Stamattina me ne stavo per andare a casa dopo un duro turno di notte al Reparto Entropia, durante il quale ho cancellato col bianchetto centinaia di voci dai libri mastri. Me ne stavo andando quando la segretaria del mio capo mi ha detto che mi voleva il capo del mio capo, che mi aspettava in ufficio. Ho chiesto alla segretaria – che era appena arrivata e profumava di fresco – se era proprio me che voleva e non il mio capo, visto che era il capo del mio capo e non il mio capo. Ma lei un po’ acida mi ha risposto che se era il capo del mio capo a maggior ragione era anche il mio, di capo, e che sì, era proprio me che voleva. Ah, e non dovevo chiamarlo capo.

Sono salito al piano Dirigenti. La segretaria del capo del mio capo mi ha detto che potevo accomodarmi nell’ufficio del capo del mio capo e io ho bussato chiedendo permesso.

- Avanti – ha detto il grande capo.

Sono entrato e ho visto una cosa schifosa. Spero che i miei capi non leggano questo blog; in caso contrario, sappiano che ogni riferimento a cose o persone reali è puramente casuale, anche se tutte queste coincidenze potranno sembrare strane. Il caso è birichino, si sa. E poi comunque non ha più nessuna importanza, perché sono stato licenziato: quindi, capi, sappiate che ogni riferimento a cose o persone reali non è puramente casuale.

La prima cosa che ho visto entrando nell’ufficio del grande capo è stato il suo culo. Il grande capo era piegato a novanta gradi sulla scrivania, dandomi le spalle, coi pantaloni abbassati, e tamburellava sul tavolo in noce.

- Venga, Bandini, venga.

- Torno più tardi?

- Più tardi sarebbe troppo tardi.

- Il mio turno è finito, signore.

- Voglio che lei mi inculi, Bandini.

- Le faccio chiamare il mio capo?

- Sono io il suo capo e voglio che mi inculi.

- Lei è il capo del mio capo, veramente.

- E quindi a maggior ragione sono il suo, di capo. Le ordino di sodomizzarmi. Si tiri fuori il coso e si sbrighi.

Mi sbottonai la patta. Era impossibile farsi venire un’erezione. Chiusi gli occhi e pensai a Moira Cangrande, l’amore della mia vita, la donna che investii alla fermata dell’autobus uccidendola. Indossava una gonna di organza che quando la investii si aprì come una medusa. Ah Moira. Moira, non ho fatto in tempo a vedere le tue mutandine mentre rimbalzavi contro il mio parabrezza. Ah Moira sì. Alla fine m’era venuto duro. Mi sono avvicinato al capo a occhi semichiusi. Ho chiesto se l’ano era lubrificato. Ha detto di sì e ha urlato di sbrigarmi. Ho inserito il glande nel culo del capo del mio capo. Moira, ti prego non svanire proprio adesso. Aiutami Moira.

- Spingilo fino in fondo, testadicazzo – ha squittito il capo. Eravamo passati al tu.

Ho cominciato a stantuffare, immaginando il profumo di Moira. Il grande capo mugugnava e grufolava, aggrappato alla scrivania. Siamo venuti insieme, ma il capo si è cagato addosso. C’era odore di merda, e c’erano schizzi di merda sul pavimento. Il capo si è tirato su i pantaloni e si è raddrizzato. Ho chiesto se potevo andare in bagno a pulirmi, il capo ha detto no.

- Sparisca – ha detto sedendosi dietro la scrivania con una smorfia.

Stavo per uscire quando mi ha richiamato.

- Ah Bandini, un’ultima cosa. Lei è licenziato. E adesso, mi dica: chi di noi due l’ha preso davvero nel culo?

Sono uscito che ancora rideva.

Vota questo post

Ascensione, sostituzione, illazione

by blogghino (14/03/2005 - 16:10)

Entro in ascensore, mi giro verso l’uscita. Le porte stanno per chiudersi, quando entra una signora che non ho mai visto prima.

- A che piano, signora?

- Quarto, grazie.

- Anche io vado al quarto. Che strano, abitiamo allo stesso piano e non ci siamo mai visti.

- Non c’è niente di strano, io non abito qui.

- Lo dicevo io!

- Io so chi è lei.

- In che senso?

- So che cosa fa, in ascensore.

- Immedesimarmi in un portaombrelli?

- Come dice?

- Sa che a volte cerco di immedesimarmi in un portaombrelli?

- Non stavo parlando di questo. So che cosa fa, me l’ha detto la mia amica.

-Quale amica.

- La signora che abita al quarto piano. Eccoci arrivati. Mi fa uscire per favore?

- Lei è amica della signora Assunta?
- La mia amica non si chiama Assunta. Mi fa uscire?

- Allora forse lei è amica di quella che sta dall’altra parte del pianerottolo, che io non conosco peraltro.

- La conosce, la conosce. Lasci perdere questa pantomima, so tutto. Permesso, permesso.

- Un momento…

- Mi lasci

- Lei mi prende in giro! È lei che abita dall’altra parte del pianerottolo! Si sta spacciando per amica di se stessa, ma in realtà lei è se stessa!

- No! Io non sono me stessa! Mi lasci.

Vota questo post

Il trapasso nella grande distribuzione

by blogghino (09/03/2005 - 11:32)

Stamattina sono andato al supermercato. Non sapevo bene che cosa avrei comprato, ma d’altra parte non sapevo bene niente. Non sapevo bene come avrei passato la giornata. Non sapevo bene che decisioni dovevo prendere sul mio futuro, e tutta una serie di cose simili. Allora quand’è così vado al supermercato, dove ogni volta entro senza sapere che cosa comprerò e ogni volta esco con il carrello pieno e questo piccolo miracolo mi infonde coraggio e voglia di vivere, ottimismo per il futuro, fiducia nell’umanità.

Avevo già messo nel carrello una serie di prodotti commestibili e altri meno, alcuni niente affatto (dico questo aldilà di quello che c’è scritto sull’etichetta: ho scoperto che la cioccolata calda viene molto più densa se ci si bagna dentro mezzo rotolo di carta igienica, e che il detersivo al limone è un ottimo surrogato dell’olio di semi di mais) quando arrivato al Reparto Surgelati è successa una cosa che in un supermercato non dovrebbe succedere.

Avevo aperto il banco frigo per prendere una confezione di PiselliPerfetti Clebbino, quando tra le buste e le scatole ho visto spuntare una specie di calamaro rosa. Allora ho spostato un po’ di scatole e ho scoperto che non si trattava di un calamaro, si trattava di una mano. Scavando tra le scatole ghiacciate e facendomi aiutare da altri clienti del supermercato, chi munito della fidelity card, chi no, alla fine abbiamo scoperto che si trattava del cadavere di un dipendente del supermercato perfettamente conservato. “Secondo me risale al Giurassico”, ha detto uno stupido pensionato.

Nel trambusto generale sono accorsi altri dipendenti e una cassiera, che mettendosi una mano davanti alla bocca ha urlato “Ma quello è Ramunti! Ezio Ramunti!”. Ezio Ramunti era scomparso in circostanze misteriose a metà anni Novanta, in pieno boom dei consumi. “Guardatelo, sembra felice” ha detto una signora indicando la smorfia brinata sul viso di Ramunti. Alla fine è arrivato il direttore. Dopo una concitata discussione coi dipendenti e con la clientela, il direttore ha deciso che poiché Ramunti era morto dentro il supermercato, il suo corpo apparteneva al supermercato. Ramunti è stato così estratto dal banco frigo, trasportato al reparto Macelleria, scongelato, fatto a pezzi e redistribuito in vaschette incellofanate sugli scaffali del Reparto Macelleria. Avrei voluto comprare la mano di Ramunti per farci il sugo, ma uno dei commessi mi ha spiegato che si trattava di un’offerta speciale soltanto per i clienti con fidelity card, tra i quali io non rientro. Sono rimasto davanti al banco macelleria con la vaschetta con la mano di Ramunti in mano, senza riuscire a separarmene. Una signora passandomi davanti con il carrello ha detto “Ma che schifo, lei è un mostro” indicando la mano di Ramunti, e dopo aver buttato nel suo carrello sette bistecche di maiale grondanti sangue, è passata oltre.

Vota questo post

Un rimedio alla paura

by blogghino (07/03/2005 - 20:19)

Oggi mi sono svegliato veramente di malumore e ho fatto colazione con una tazza di Frattolì Clebbino, le buone frattaglie di maiale essiccate da sciogliere nel ClebboLat Clebbino. Dopo la colazione mi sono vestito e sono uscito per andare al lavoro, ho preso l'autobus 91 come sempre alle 8 meno dieci e ho timbrato il biglietto due volte che non si sa mai.

Purtroppo per via del mio vecchio lavoro ho un grave problema gastrointestinale e spesso sono costretto ad assumere farmaci contro la diarrea, che mi coglie nei posti più disparati quando sono in mezzo a decine di persone e con effetti piuttosto disastrosi. Quando facevo la cavia per la Clebbino Corporation un'errata miscela di componenti chimici ha alterato il mio metabolismo, che ha cominciato a digerire sé stesso riconoscendo come intrusi fegato e stomaco e permettendo ai prodotti Clebbino di sostituirsi alle loro funzioni digestive. I manager della Clebbino mi hanno spiegato che i prodotti Clebbino erano così buoni che anche il mio organismo si è arreso alla loro qualità superiore e ha scartato i due organi interni che forse anche per via dell'ulcera avevano fatto il loro tempo ; però per ricompensarmi e per non raccontare in giro la storia (i manager Clebbino mi hanno detto che se si fosse conosciuta la bontà dei prodotti Clebbino avremmo violato una cosa che si chiama AntiTrust, che io non ho capito cos’è ma dev’essere proprio importante) l’azienda mi ha riempito di soldi e ho cambiato lavoro e sono diventato un manager del middle low management. In pratica ho una segretaria seminuda che scrive al computer, due scrivanie e un telefono blù. Ho anche un bagno privato nel mio ufficio, sempre per via della diarrea.

Ma per fortuna da poco la Clebbino Corporation ha dato il via libera alla produzione di un nuovo ritrovato in grado di risolvere una volta per tutte il mio problema. Questa è la descrizione del prodotto nel catalogo aziendale autunno/inverno :

“…l’AntiCacare Clebbino è una miscela di idrocarburi semplici che, messa in lavatrice assieme al normale detersivo, scatena una reazione chimica in seguito alla quale gli indumenti vengono rivestiti da un forte fattore astringente. Questo elemento, una volta a contatto con il calore del corpo umano e con la pelle si rilascia nell’organismo eliminando di fatto le cause della dissenteria.”

Insomma, l’AntiCacare Clebbino mi ha veramente risolto un grosso problema, perché tanto per dirne una sull’autobus poi è salito il controllore e, anche se avevo il biglietto timbrato due volte anziché una, per l’emozione mi sarei cagato addosso lo stesso.

AntiCacare Clebbino, un'altra idea innovativa per risolvere i piccoli problemi di tutti i giorni. In omaggio con una confezione di Steccalecca Clebbino.

 

 

 

 

 

Vota questo post

Mille lacrime sul viso

by blogghino (04/03/2005 - 13:29)

L’altra sera stavo facendo zapping in tv e mi annoiavo a morte, allora per fare qualcosa mi sono messo a piangere. All’inizio la cosa è stata un po’ forzata ed era principalmente una cosa di singhiozzi, ma dopo qualche minuto ho preso il via ed ero completamente in lacrime, mentre il mio corpo sussultava epilettico. Siccome i jingle della pubblicità alla tele disturbavano il mio pianto, ho spento la tele e ho continuato a piangere per un po’.

Dopo un po’ che piangevo mi sentivo strano. Le lacrime a forza di uscire mi avevano lavato gli occhi e allora era come se vedessi le cose più nitide e luminose, e ogni cosa che vedevo mi faceva piangere e non c’era verso di uscirne. Guardavo il telecomando e piangevo, mi sembrava un oggetto così utile da spezzarmi il cuore. Guardavo le macchie di umidità con le formazioni di licheni agli angoli del soffitto e ogni macchia assomigliava a qualcosa e quel qualcosa mi faceva piangere. Tutte le cose che vedevo mentre anche il muco mi colava sulla maglietta mi sembravano nuove e bellissime e non riuscivo a non piangere di questa novità inesauribile. Mi sono alzato e cercando di calmarmi sono andato alla finestra e ho guardato il traffico fuori dalla finestra e persino il traffico mi è sembrato bellissimo. Era il traffico delle targhe dispari. Io ho la targa pari e questa cosa era il colmo e allora il pianto è proprio esploso in tante uuuuuuuu e aaaaaaaa attaccate, così: uaaaaaaaahhh. Piangevo che urlavo e urlavo che piangevo fino a rannicchiarmi su me stesso sul divano sfondato e fino a che il signore che abita nell’appartamento sopra il mio ha cominciato a dare pugni contro il pavimento e a urlare “basta così, porcodio”. Allora mi sono ricordato di questo signore e piangendo gli ho voluto bene talmente tanto e talmente insensatamente che ho pianto ancora di più che credevo che mi sarebbe scoppiato il cuore e sarei morto, e l’idea della mia morte mi ha fatto piangere ancora di più. Avevo bisogno di calmarmi ma non riuscivo più a smettere, e avevo finito le pasticche Noncipensare Clebbino e avevo bisogno di parlare con qualcuno, allora ho pensato di chiamare i miei. Ma l’idea di parlare con mia madre che è gravemente malata mi avrebbe demoralizzato, io avevo bisogno di distrarmi e se invece avessi parlato con mia madre sarei scoppiato a piangere e lei avrebbe pianto più forte di me e questo non era ammissibile. Allora non avendo nessuno da chiamare ho fatto il numero del call center di Trenitalia.

“Benvenuto in trenitalia. Per informazioni, digiti 1; per acquisti, prenotazioni e cambi prenotazioni digiti 2…”

Bagnando di lacrime la cornetta ho digitato 1.

“Trenitalia buonasera sono Giusy in cosa posso aiutarla?”

Alla fine, piangeva anche Giusy.

Vota questo post

Il dilemma del cerchietto

by blogghino (02/03/2005 - 14:59)

 

Ierisera, dopo aver consegnato le pizze al Reparto Entropia della Clebbino, ho effettuato una consegna vicino allo stadio, in via Parini n.12/A, campanello Gori. Una Rapidopizza alle Acciughe e una Bufalina. Sul campanello vicino al nome Gori c’era graffiato un cerchietto, il cerchietto che marchia l’infame che non rilascia mance. Ah Gori, Gori, assaggerai il condimento Bandini, caro Gori-braccini-corti. Mentre salivo le scale per raggiungere il terzo piano, dove abita il signor Gori, ho aperto i cartoni delle Rapidopizze e ci ho sputazzato dentro, in maniera perfettamente equanime, quindi ho richiuso i cartoni. Quando sono arrivato al terzo piano, Gori era già sulla porta che mi aspettava. Aveva i capelli grigio cemento, la barba di qualche giorno e gli occhiali per la lettura attaccati ad un elastico blu e abbandonati sulla camicia a scacchi rossa.

- Ooh, la pizza, bene, bene – ha detto Gori.

- Sono dodici euro e venticinque – ho detto io.

- Ecco tredici euro, e tieni il resto.

- Ma veramente, guardi.

- No no no. Le vostre pizze ultimamente sono molto più buone, e vi meritate qualcosa in più.

- Ah, be’.

- Avete cambiato pizzaiolo per caso?

- No, diciamo che abbiamo aggiunto un ingrediente sfizioso.

- Ottimo! E di che si tratta?

- Guardi, è l’ingrediente segreto. Non potrei rivelarglielo neanche sotto tortura.

- Capisco, capisco. Ogni pizzeria è giusto che abbia le sue armi segrete… bene, arrivederci!

- A presto. E buona cena!

- Ah, sarà senz’altro ottima!

- Altroché!

Scendendo le scale, sono stato assalito da un dilemma. Avendo ricevuto una mancia, avrei dovuto cancellare il cerchietto dal citofono del signor Gori. Ma il signor Gori aveva iniziato a rilasciare mance perché evidentemente gli piacevano le pizze con lo sputo; se avessi cancellato il cerchietto nessuno avrebbe più sputato sulle pizze, e quindi il signor Gori non avrebbe più rilasciato mance. Che cosa dovevo fare? Alla fine il signor Gori mi stava simpatico e in fondo volevo che fosse contento e non ritenevo di stare rubandogli dei soldi, per cui non solo ho lasciato il cerchietto, ma l’ho ripassato con la mia chiavetta perché si stava quasi cancellando. Poi sono tornato in pizzeria.

Vota questo post