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Archivio Ottobre 2005

Clebbino + Devil & Co.

by blogghino (27/10/2005 - 15:18)

White entrò nell'ufficio che condivideva con Bandini con un grosso sorriso ebete stampato sulla faccia.

<<Ho buone notizie per noi, vecchio mio!>> disse al collega, non appena questi si accorse della sua presenza. Bandini era chino su uno studio di fattibilità per un nuovo prodotto. Si trattava di un medicinale in grado di risvegliare i morti per qualche  minuto, ma non è questo che ora ci interessa.

<<Che c'è?>> chiese Bandini, che ormai non ne poteva più delle proposte assurde di White.
<<Ho appena avviato una partnership con un'azienda concorrente, faremo soldi a palate!>> rispose sicuro l'amministratore numero due. Bandini lo guardò storto per qualche attimo, prima di proseguire la conversazione.

<<Sentiamo>> disse senza nascondere un po' di noia nella voce.
<<Devo solo trasmettere l'ordine al reparto meccanico, ormai è fatta! Ormai è fatta!>> ripeteva White estasiato mentre il collega tirava un grosso respiro nel tentativo di non cedere alla rabbia che stava iniziando a scuoterlo.

Bandini si avvicinò a White e lo prese per un braccio.
<<White, dimmi di che si tratta>>

Bud White, il ragioniere, l'amministratore delegato numero due, il mentore di Giuseppe Incaricato, l'inventore dell'azienda come la conosciamo oggi, cominciò a parlare lentamente come se si fosse appena ripreso da un lungo coma.

<<Abbiamo ricevuto un'offerta da un'azienda del nostro settore, Max>>
<<Quale azienda?>>
<<La Devil & Co. Abbiamo un contratto di 3 anni per la fornitura di 270.000 coperchi in alluminio>>
<<Coperchi per cosa?>>
<<...per pentole. Comunissimi coperchi, insomma.>>
<<Bhe, d'accordo. Ma perchè sembravi impazzito quando sei entrato?>>
<<Max, la notizia grossa è che sono disposti a pagarceli tre volte il loro prezzo abituale, purchè siamo precisi con i tempi di consegna>>
<<Tre volte? Dici sul serio??>>
<<Già, proprio così>>
<<Ma come hai fatto a convincerli?>>
<<Bhe, non voglio prendermi meriti non miei. E' stato abbastanza semplice. Pare che loro non siano in grado di produrre coperchi. Non sono entrato nel dettaglio, ma immagino che preferiscano l'outsourcing. Probabilmente gli costerebbe troppo in termini di setup delle macchine. O qualcosa del genere. Fatto sta che il loro capannone è a qualche centinaio di metri dal nostro confine, siamo l'azienda più vicina. Ci mettermo un attimo a consegnare i coperchi, ho detto al commerciale con cui ho parlato al telefono. E tac, fatto l'affare>>
<<Ottimo White, ottimo. Di quel confine parli? Quello nord, quello sud o quello ovest?>>
<<Quello est, Max, quello est>>
<<Quello est?? Occristo, ma sei impazzito?>>
<<Ehi, che ti prende?>>
<<Il confine est è a pochi metri dalla Zona Nebbiosa, te ne rendi conto?>>
<<E con ciò?>>
<<Chi credi che vorrà andare a consegnare 270.000 pezzi a due passi dalla Zona Nebbiosa? >>
<<Ehi, ti ricordo che i sindacati sono in sciopero. Sono mica scemo>>
<<Ah, già. Fantastico. Chiama il reparto presse, che inizino la produzione>>
<<Come fatto, Max>>
<<E un'altra cosa. Come hai detto che si chiama l'altra azienda?>>
<<Devil & Co. Perchè?>>
<<No, niente, così. E non sanno fare i coperchi?>>
<<Bhe, non saprei. Diciamo che non gli conviene forse.>>
<<D'accordo. Ci aggiorniamo più tardi>> disse Bandini, mentre prendeva a rosicchiare un grosso femore.

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Ascensione, moltiplicazione, dimostrazione

by blogghino (25/10/2005 - 11:09)

 

Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita. Le porte automatiche stanno per chiudersi, quando entra una donna che non ho mai visto prima. Allora estraggo un foglietto dalla tasca dove ho preso alcuni appunti.

- A che piano, signora?

- Quarto, grazie. Quello cos’è?

- Anche io vado al quarto, che combinazione. Qui ho scritto la formula del carico di rottura minimo di una fune di un ascensore. Stia a sentire: “Il carico di rottura minimo di una fune si ottiene dal prodotto del quadrato del diametro nominale della fune (in mm²) per la resistenza nominale a trazione dei fili (in N/ mm²)…

- Senta, io non la conosco.

- … e per un coefficiente proprio, corrispondente al tipo di fune (ISO 2532=UNI 8680). Il carico di rottura effettivo ottenuto alla prova di rottura di un campione di fune…

- Siamo al piano. Permesso, permesso.

- … seguendo un metodo definito deve essere almeno uguale al carico di rottura minimo”. Proprio così.

- Be’ non si è rotta, la fune. Mi fa uscire?

- Potrebbe rompersi proprio ora. Tipo: adesso. Adesso. Adesso. No, Adesso! Adesso! Ma lei abita al quarto piano? Io non l’ho mai vista prima.

- Eh, sì, abito al quarto piano. Vogliamo uscire prima che si richiudano le porte?

- Adesso! Tipo, adesso! No, adesso! Adesso!

- Le porte si chiudono, oh, si sposti! Lei è pazzo! La smette di saltare?

- Adesso! Adesso! Ad…

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Trifacciali Clebbino

by blogghino (21/10/2005 - 10:03)

Ieri sono entrato per la prima volta in un Centro Abbronzature Clebbino (C.A.C., d'ora in poi) perchè tra qualche giorno ho una riunione con la direzione e non volevo sfigurare con il mio colorito da comatoso. Appena sono entrato due inservienti mi hanno accolto con grossi sorrisi, mi hanno fatto una veloce panoramica dei servizi e mi hanno lasciato un po' di tempo per decidere. Mi hanno detto di sedermi su un divano e di sfogliare i cataloghi, e così ho fatto. Tra i vari servizi offerti c'erano anche i tatuaggi e così ho passato una mezzoretta a consultare i raccoglitori DENOMINATI SPIRITUALI 1, SPIRITUALI 2, SPIRITUALI 4, WEST COAST, DRAGHI E LUCERTOLE, PIN-UPS, ADDRIZZACAZZI, NOMI GIAPPOCINESI. Erano così interessanti che ho perso la cognizione del tempo, e dopo un po' una delle due tipe mi ha destato toccandomi una spalla con la mano.

<<Ha deciso, signore?>> mi ha chiesto. Io un po' per non sfigurare e un po' per non fare la figura di quello che è la prima volta che entra in un centro estetico le ho risposto con molta sicurezza che avrei fatto una trifacciale. "Trifacciale" è l'unico termine che ho sentito in giro, per radio e sui giornali, non ne capisco molto di questo genere di cose.

La tipa sorride e mi invita ad entrare in una delle cabine. Inizio a spogliarmi e mi accomodo su un lettino ma per 5 minuti non succede niente. Proprio quando sto per rivestirmi entra una bionda in camice.

<<Buongiorno, sono la Dottoressa L, che tipo di servizio ha richiesto?>>
<<Una trifacciale, ma sono qui da un po' e non è ancora...>>
<<Sì, certo.>> fa lei tagliando corto, poi mi si avventa addosso e mi spinge la schiena contro il muro infilandosi il mio uccello in bocca. Mi fa venire per 3 volte di fila e soltanto allora capisco cos'è in sostanza la fatidica trifacciale. Tri. Facciale.

Ho fatto la tessera al C.A.C. e ora credo che diventerò un abituè.


Arrivederci, Dottoressa L.

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Batti un colpo, maligno

by blogghino (20/10/2005 - 18:02)

State a sentire. No, niente, guardavo la televisione, l’altra sera. Sapete che sono un appassionato di guerre e genocidi mascherati da questioni etniche e fallout radioattivi catastrofi naturali dittature esplicite o implicite. Mi piacciono i programmi che parlano di queste cose che suscitano una reazione emotiva immediata, senza tante difficoltà, cioè non c’è troppo bisogno di seguire i discorsi complicati, per questo li trovo rilassanti. Invece niente, ultimamente la televisione si è fatta molto impegnata e fa programmi molto complicati da seguire, spesso incentrati su personaggi più o meno famosi che vengono scaraventati in situazioni di conflitto reali tipo nelle isole deserte ma poi non si capisce mai bene quanto c’è di reale e quanto no, c’è da ragionarci su insomma. E poi questi personaggi in questi programmi parlano e parlano e raccontano le loro vicende e i loro conflitti, bisogna seguire gli sviluppi con attenzione e non ci si può distrarre o perdere una puntata altrimenti si perde il filo. Sono insomma programmi per intellettuali, tanto che credo che scriverò una lettera di protesta perché non si capisce che fine abbiano fatto i programmi per noi gente comune, quelli dove si vedono le cose reali e si sa che sono reali e sono talmente tragiche ed enormi che ti tengono col fiato sospeso senza che devi impegnare troppo il ragionamento cerebrale.

A un certo punto, stremato da uno di questi “spettacoli di realtà” come mi pare che si chiamano, mi è venuto un gran malditesta e una inspiegabile tristezza e ho spento la tele. Sprofondato nel divano, al buio, ho avuto la sensazione di percepire un profondo malessere conficcato nella mia anima, come una molla che esce fuori dall’imbottitura sfasciata di un divano. Poi mi sono accorto che in effetti stavo davvero toccando con la mano una molla fuoriuscita dall’imbottitura del divano nel quale ero sprofondato, cioè non si trattava soltanto di una metafora. Meno male perché le metafore mi terrorizzano.

Volevo che la mia vita avesse una svolta. Cioè, non per fare il megalomane. Una svoltina. Ho pensato che potevo vendere l’anima al Diavolo. Però forse venderla era un po’ esagerato, per una svoltina. Poi magari venderla proprio, l’anima, non me la sentivo. Dopotutto ci sono affezionato alla mia anima dall’imbottitura sfondata (metaforicamente, ma fino a un certo punto, a un livello di paura sotto controllo come ho scritto). Allora ho pensato: venderla no, ma potrei affittarla. Affittare l’anima al Diavolo, perché no.

Mi sono inginocchiato davanti al divano, al buio. Ho intrecciato le dita, come per pregare. Però forse il Diavolo si offende se uno si rivolge a lui come se pregasse. Allora ho fatto le corna con le dita, facendo toccare tra loro le punte delle corna. Mi sono schiarito la voce e ho detto:

- Demonio. Satana. Signor Satana. Dottor Satana Signore Supremo del Male. Caro Maligno, ho una proposta da farti. Vorrei affittarti la mia anima. Dopo che sarò morto, te la tieni per, non so, dieci anni. Potrebbe farti comodo. In attesa di trovarti una sistemazione migliore, e magari definitiva, mi sono spiegato. Poi ci mettiamo d’accordo sui termini del contratto. Poi, se tu in questi dieci anni vuoi subaffittare un pezzo della mia anima, chessò, a Dio, insomma sono affari tuoi. Io non voglio saperne niente. Mi basta che me lo paghi anticipato questo affitto. Funziona così no? Mi senti, Maligno?

Nessuna risposta.

- Maligno. Maligno! MALIGNO! – ho urlato, e a quel punto sono risuonati tre colpi nell’aria sopra la mia testa. Mi sono spaventato tantissimo.

- Maligno, sei davvero tu?

- Maligno un cazzo, coglione! Se non la pianti di urlare a quest’ora della sera, chiamo l’amministratore e ti faccio un culo così!

Era il signore del piano di sopra. Mi sono riseduto sul divano e ho accarezzato la molla per circa dieci minuti, in silenzio.

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Strani sogni causati da pasta e ceci

by blogghino (17/10/2005 - 17:15)

Sabatosera mi sono addormentato davanti alla tv dopo aver mangiato pasta e ceci. Si prende la pasta. Si fa bollire l’acqua. Si prendono i ceci. Si prende una padella. Si mette il rametto di rosmarino. Si aggiunge 25 grammi di qualcosa. Lasciare soffriggere il soffritto. Buttare la pasta. Scolare la pasta. Salare l’acqua. Saltare dentro la padella. Lasciare raffreddare. Scaldare un pochino. Un filo d’olio. Fare qualcosa con la cipolla, quanto basta. Mia mamma usava anche un panetto di strutto, a scrogiolarsi nell’olio. Unire la pasta ai ceci, quanto basta.

Dopocena, come ho detto, avevo mangiato troppo e mi sono addormentato davanti alla tv.

Ho sognato i colori, mi capita spesso dopo aver mangiato cose cucinate da me con le mie stesse mani. Ho sognato il Giallo che si innamorava del Rosso. Il Giallo e il Rosso facevano sesso. Dopo nove mesi (nei sogni il tempo dura strano) nasceva a sorpresa un Viola. Il Rosso si incazzava tantissimo con il Giallo: sei la solita troia, urlava. Urlava così forte che mi sono svegliato. Quando mi sono svegliato, la puntata di Criminali Buffi era appena finita e così me la sono persa. Qualcuno per caso l’ha vista o registrata?

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Dal sondaggio emerge che

by blogghino (11/10/2005 - 10:48)

Ero nudo sul divano e avevo il pene infilato dentro la mia bambola gonfiabile, che ora si chiama Swally, quando suona il campanello. Mi alzo e vado ad aprire la porta con Swally ancora agganciata al mio pene.

- Chi è?

- Ehm.

Non vedo nessuno, perché sono coperto da Swally che mi sta impalata davanti. Allora la faccio ruotare di 90 gradi facendo perno sul mio pene, come se fosse un timone, e lasciandola orizzontale. Davanti a me, sul pianerottolo, c’è un ragazzo minuscolo e vestito di nero con una cartellina in mano.

- Salve, mi chiamo Gianclaudio e sto facendo un sondaggio per conto di un istituto di ricerca. Le andrebbe di partecipare al sondaggio?

- Mi guardi, Gianclaudio.

- Si tratta solo di rispondere a una domanda. Le ruberò solo pochi secondi. Lei è il signor Massimo Bandini?

- Sì. E questa è Swally. Mi faccia la domanda.

- Si tratta di un sondaggio per capire il parere dell’opinione pubblica italiana sulla presenza delle truppe italiane in Iraq.

- Mi faccia la domanda, Gianclaudio.

- La domanda è: “Lei è favorevole o contrario al ritiro delle truppe italiane dall’Iraq e quindi all’interruzione del processo di democratizzazione avviato nel Paese grazie all’intervento della coalizione capeggiata dagli Usa, con il conseguente ritorno della dittatura e della violenza e della miseria e quant’altro di peggio?”

- La domanda è questa?

- “Lei è favorevole o contrario al ritiro delle truppe italiane dall’Iraq e quindi all’interruzione del processo di democratizzazione avviato nel Paese grazie all’intervento della coalizione capeggiata dagli Usa, con il conseguente ritorno della dittatura e della violenza e della miseria e quant’altro di peggio?”. Sì è questa la domanda.

- Mi sembra un po’, uh, tendenziosa.

- Lei è favorevole o contrario?

- Io non la vedo esattamente così come…

- Favorevole o contrario?

La mia erezione se ne stava andando. Tra poco Swally si sarebbe sfilata da me.

- Favorevole o contrario?

- Consapevole.

- Eh?

- Sono consapevole.

- Di che?

- Della cosa.

- Quale cosa.

- Della domanda.

- Della… io qua ho due possibilità. Favorevole? Contrario?

- Faccia una terza casella e scriva: consapevole.

- Ma io.

- Gianclaudio, Swally tra qualche secondo si sfilerà da me.

- Consapevole.

- Consapevole.

- Arrivederci.

- Ciao, Gianclaudio.

Sono rientrato in casa, con Swally che penzolava come una protesi attaccata al mio pene. L’ho sfilata da me, l’ho abbracciata e le ho detto: ti amo, Swally.

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Obiettivi Clebbino

by blogghino (07/10/2005 - 11:11)

In occasione della pubblicazione del bilancio semestrale la Clebbino Corporation rende noti i nuovi obiettivi :

- realizzazione del contraccettivo TrinciaFeti Clebbino, in grado di agire legalmente, grazie ad accordi con l'Unione Europea, anche dopo il terzo mese di gravidanza ;
- inizio vendita del prodotto Pollì Clebbino, la pratica crema al sapor di pollo spalmabile ;
- analisi di fattibilità di una nuova guerra mondiale ;
- inizio produzione nuove Pasticche Autostima Clebbino, disponibili nelle versioni "post-scopata con attore/attrice famoso/a", "vittoria dei mondiali di calcio", "scalata quinta seconda in autostrada deserta con ingresso in curva autogrill con freno a mano davanti a ex compagna di liceo che non te l'ha mai data" ;
- repressioni rivolte giovanili con l'ausilio di forze armate statali ;
- annullamento del debito dei paesi ricchi ;
- individuazione del Borneo sul mappamondo ;
- operazione di Giuseppe Incaricato per il secondo cambio di sesso ;
- partecipazione della Clebbino ai raduni di MASCHIO 100% ;
- riedizione della sfida annuale Bandini vs. Gozzilla.


un operaio Clebbino mostra felice la sua busta paga

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Un uomo va in Paradiso

by blogghino (06/10/2005 - 13:22)

Sono andato nella Zona Deumanizzata a cercare il mio amico Ermete Dossi. Dall’ultimo bigliettino che mi aveva fatto trovare nella cassetta della posta avevo capito che si era stabilito all’ultimo piano di un condominio abbandonato e mangiato da muschi e licheni dalle parti dell’ex mattatoio. Mi sono inoltrato nella Zona Deumanizzata con la macchina finché ho potuto, quando la sterpaglia e l’erba alta e le macerie mi hanno impedito di andare avanti ho mollato la macchina e sono andato a piedi. Quando ho visto l’edificio, dalla strada con l’asfalto crepato ho cominciato a chiamare forte Ermete! Ermete!

Dopo circa un minuto, Ermete si è affacciato dall’ultimo piano e mi ha fatto un cenno da macaco, per dire: sali su. L’ascensore non andava perché non c’è corrente né acqua né niente nella Zona Deumanizzata, e allora ho fatto le scale.

Quando mi ha visto, Ermete mi ha sorriso. Aveva i denti marci e gli occhi spiritati e le orecchie rosse e spellate e sulla testa pelata si era disegnato una faccia sorridente, credo con un uniposca. Era molto dimagrito ma tutto sommato in forma.

- Quanto tempo – gli ho detto.

Ermete ha battuto le mani eccitato e poi si è messo a rovistare dentro una dispensa piena di scatolame e ha aperto due scatolette di fagioli e ci siamo messi a mangiare fagioli dentro le scatolette e biscotti secchi seduti su due televisori fracassati.

- Come te la passi? – gli ho chiesto.

Ha alzato le spalle e ha sorriso. Allora, a quel punto mi sono alzato con in mano la busta dei biscotti e gli ho detto:

- Sono venuto per dirti una cosa, Ermete. Mia madre è morta. Ecco.

Ermete ha smesso di mangiare e mi ha guardato a bocca aperta e aveva dei fagioli infilati dove prima c’erano dei denti. Poi si è alzato e mi ha abbracciato e la busta coi biscotti è rimasta incastrata tra di noi e ha fatto cronch. Poi Ermete si è seduto di nuovo ed è scoppiato a piangere, proprio. Ha pianto almeno tre minuti, pieni. Poi si è asciugato le lacrime ed è stato zitto altri due minuti. Poi mi ha guardato di nuovo e ha detto: ti racconto una barzelletta.

 

- Allora, dunque Pinocchio muore e va in Paradiso. Cioè, no, non è Pinocchio. Accidenti non dovevo dirti che è Pinocchio. Cioè non è Pinocchio in effetti, però ecco mi sono incartato. Dimentica questa faccenda di Pinocchio va bene? Un uomo va in Paradiso. Incontra San Pietro e San Pietro gli dice: “quante volte hai tradito tua moglie mentre eri in vita?” Aspetta. Non era così. Questa è un’altra. San Pietro gli dice: “chi stai cercando?” E Pinocchio: cioè, non Pinocchio, dimentica Pinocchio. Non è Pinocchio. Dimentica che ho nominato Pinocchio, ok? San Pietro chiede all’uomo: “chi sei?”

- Non gli aveva chiesto “chi stai cercando?”

- Non mi interrompere cazzo. Sì, è vero comunque. Gli chiede: “chi stai cercando?” Aspetta, no. Non è San Pietro.

- È Pinocchio.

- Affanculo Pinocchio, va bene? Non è Pinocchio ti ho detto. Non abbiamo mai parlato di Pinocchio d’accordo? Se no va tutto a puttane. Dunque San Pietro, cioè no!, non è San Pietro. Ecco, ora mi ricordo. Dunque quest’uomo ha i capelli lunghi e la barba e va in Paradiso. È Gesù, ecco chi è. Oddio non mi ricordo se potevo dirtelo che è Gesù. Mi pare di sì, sì. Dunque Gesù muore e va in Paradiso…

- Gesù muore?

- Ma che cazzo ti ho detto? Ti ho detto interrompimi? Non ti ho detto interrompimi. È una barzelletta non un dibattito. Gesù muore e dopo tre giorni risorge, d’accordo? Fa tutto quello che deve fare coi discepoli e poi va in Paradiso e la barzelletta inizia con Gesù che va in Paradiso e incontra San Pietro. No! Non San Pietro porca puttana. Incontra un uomo. Questo uomo non devo dirti chi è, mentre l’altro posso dirtelo e te l’ho già detto, ed è Gesù. L’uomo non identificato chiede a Gesù: “chi stai cercando figliolo?” E Gesù dice: “sto cercando mio padre.” E Geppetto risponde… no, no! Cancella Geppetto. Fottuta merda zozza, dimentica Geppetto. Gesù dice: “sto cercando mio padre.” No aspetta. È il contrario. Un vecchietto muore e va in Paradiso. Incontra Gesù che gli dice: “chi sei buon uomo?” E il vecchietto risponde: “il mio nome è Giuseppe.” E Gesù: “eh, anche mio padre, sulla Terra, si chiamava così. E che lavoro facevi?” E il vecchietto: “eh, facevo il falegname.” Tra parentesi, lo sai qual è il colmo per un falegname? Portare a teatro la moglie scollata. Ah ah. Comunque, dicevo? Ah sì. Geppetto, cioè no!, no!, il vecchietto dice: “facevo il falegname, e tuo padre invece?” E Gesù: “anche mio padre faceva il falegname! Ma tuo figlio era proprio tuo figlio?” E il vecchietto risponde: “beh no, era un burattino.” E Gesù: “ma anche io in fondo ero un burattino! Ma… allora… tu sei Pinocchio! Cioè, Geppetto!” E Geppetto, tutto contento: “e tu sei Gesù!” “Ma infatti!” E si abbracciano. E poi… niente, mi pare che finisce così, più o meno.

 

Ho guardato Ermete. Ho aperto le braccia:

- Ma… allora… tu sei il Dossi!

Ermete ha sorriso e si è alzato e ha aperto le braccia e ha detto:

- E tu… tu sei il Bandini!

- Dossi!

- Bandini!

- Dossi!

- Bandini!

- Dossi, non le sai raccontare le barzellette, mannaggia a te!

- Bandini, ahah, che ti frega, Bandini, ridi.

E io ho riso, che altro dovevo fare.

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Scontro di civiltà

by blogghino (03/10/2005 - 16:38)

L’altro giorno eravamo in pizzeria a guardarci le facce, che era un momento di pochi clienti, ultimamente non viene molta gente da RapidoPizza. Gina, la cassiera, faceva i gratta e vinci. Maria, la cameriera, che poi è la sorella di Gina, si picchiettava il neo col pelo, sulla guancia sinistra. Lacazza, il pizzaiolo, si staccava i peli dal naso con le dita e poi li soffiava in aria. Io stavo in piedi con il casco dello scooter in mano, guardavo i graffi sul casco e facevo finta che erano disegni primitivi. A un certo punto Bilal Fefeni è uscito dal cesso, con lo spazzolone in mano, tipo Mosè, e ha detto:

- Perché no facciamo kebab. Rapidopizza può vendere e consegnare kebab.

- Torna a pulire il cesso, Bilal. Nella mia pizzeria io non faccio kebab – fa Lacazza.

- Questa no è tua pizzeria. Tu fai solo pizze – fa Bilal.

- Chiedilo a Maria cosa ti risponde Mario se tu gli proponi di fare il kebab – fa Lacazza.

- Mario è dal commercialista – fa Maria.

- Papà manco lo sa che cos’è il kebab – fa Gina.

- Se vi mettete a fare kebab, io mi licenzio – fa Lacazza.

- Papà è dal commercialista, Gina – fa Maria.

- Io lo so fare kebab. Kebab è buono. In centro ci sono tanti posti dove si fa kebab – fa Bilal.

- È vero – faccio io.

- Tu stai zitto, Bandini – fa Lacazza.

- Lo so che papà è dal commercialista – fa Gina.

- Possiamo fare molti più clienti. Io posso fare kebab mentre tu fai pizze – fa Bilal.

- Tu pulisci i cessi. Tu se vuoi fare i kebab apri un altro locale e fai i kebab – fa Lacazza.

- Lui va dal commercialista mentre la pizzeria qua va a puttane –fa Maria.

- Certo che apro un altro locale! E quando divento ricco e qua chiude e tu rimani su strada e vieni da me a chiedere lavoro per fare pizza con kebab, tu te lo scorda! – fa Bilal.

- Si dice “tu te lo scordi” – faccio io.

- Tu stai zitto, Bandini – fa Bilal.

- Piuttosto che venire a chiedere lavoro da te, vado a fare il colsènter! La pizza non andrà mai d’accordo con il kebab! Non possono stare nello stesso locale! – fa Lacazza.

- Li chiamano Gratta e Vinci, io gratto gratto e non si vince mai niente – fa Maria.

- Ma il kebab è carne di cammello? – fa Gina.

Suona il telefono.

- Mio cugino Radi fa kebab e pizza in suo locale insieme e suo locale sempre è pieno – fa Bilal.

- Pronto RapidoPizza, mi dica – fa Maria.

- Ma da tuo cugino scommetto che ci vanno solo clienti indiani, no italiani – fa Lacazza.

- Ma il kebab mica è indiano – faccio io.

- Tu stai zitto, Bandini – fanno Bilal e Lacazza insieme.

- È il cammello che ha due gobbe o il droledario? – fa Gina.

- Non è l’idraulico, ha sbagliato numero. Questa è una pizzeria – fa Maria.

- Dromedario, non droledario – fa Lacazza.

- Mio cugino fa ottimo kebab – fa Bilal.

- Hanno sbagliato. Volevano l’idraulico. Imbecilli – fa Maria

- Perché non vai a pulire i cessi di tuo cugino? – fa Lacazza.

- Potremmo aprire una società di idraulici – faccio io.

- Tu stai zitto, Bandini – fa Maria.

- Mio cugino no ha cesso in suo locale – fa Bilal.

- Perché io devo stare zitto? – faccio io.

- Tuo cugino non ha il cesso perché il locale stesso è un cesso – fa Lacazza.

- Il droledario ha tre gobbe, Gina – fa Maria.

- Andate tutti affanculo – faccio io.

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