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Archivio Novembre 2005

L'allegro chirurgo

by blogghino (28/11/2005 - 15:22)

A mio zio Piero è venuta un’ernia al disco e voleva farsi operare. Allora gli ho fatto leggere il blog-chirurgia. Adesso non vuole più operarsi e dovreste vedere come si è affezionato alla sua ernia e come la accudisce e la coccola e se la tiene ben stretta.

 

 

L’immagine è della Fototeca Storica Nazionale Ando Gilardi

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Popper per White, Angoscia per Bandini

by blogghino (26/11/2005 - 14:13)

Mentre quel grigio pomeriggio di novembre lasciava posto alla sera, Bandini e White si trovavano ancora nell'ufficio al 17° piano e stavano discutendo su qualche iniziativa imprenditoriale da intraprendere nel corso del semestre successivo.

<<Che ne pensi di questo?>> chiese White al collega mostrandogli uno studio di fattibilità fresco di stampa.

<<mmm...una fabbrica di tappi per le biro? Ma che senso avrebbe?>> rispose Bandini. White lo fissò per un istante e poi alzando lo sguardo in alto a sinistra argomentò il suo commento con calma.

<<Beh, hai mai perso il tappo di una biro?>>

<<Certo che sì>> avrebbe voluto rispondere il collega, ma non ne ebbe il tempo dal momento che White lo precedette dicendo

<<Certo che sì, immagino. E allora cosa ne è stato della penna? Maniacale come sei l'avrai gettata via o l'avrai messa in un cassetto, perchè ti rifiutavi di usarla se non era munita del suo cappuccio. Vero?>>

Stavolta Bandini accelerò i tempi di reazione e, svelto come una dissenteria improvvisa, rispose sicuro

<<Sì>>.

White allora riprese il suo discorso:

<<Bene, se realizziamo una fabbrica che produce solo tappi risolveremo il problema di tutta quella gente là fuori che la pensa come te>>

<<Ma i tappi verrebbero a costare più di una penna nuova!>> sbottò Bandini, spazientito dalla placida arroganza del collega.

<<Si vede che non conosci i consumatori...>> rispose White ponendo di fatto fine alla conversazione, mentre aspirava con le sue enormi froge del normalissimo popper.

 

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Claudia, Manuela e Mariagrazia

by blogghino (16/11/2005 - 18:40)

Claudia. Età 24 anni. Parma.

Manuela. Età 31. Brindisi.

Mariagrazia. Età 28. Pisa.

Incontrale!

Ma io non voglio incontrarle. Chi sono? Non mi fido di loro. Perché sovrastano la testata del blog? Mi fanno paura.

Ho scritto una mail alla coordinatrice editoriale di Clarence, che si chiama Barbara Bellini. Vi chiedo di farlo anche a voi, copincollando il testo qua sotto, firmandolo con nome età e città, come fanno le nostre tre amiche qua sopra, e inviandolo a babel@clarence.com.

Perché io non ho proprio voglia di farmi prendere per il culo.

Ecco il testo:

Gentile dott.ssa Bellini,

Non so chi siano Claudia, Manuela e Mariagrazia. Da oggi compaiono in alto su tutti i blog di Clarence (e di Supereva, che è la stessa cosa). Non le conosco e non mi piacciono per niente. Avete tutto il diritto di fare della pubblicità sulle vostre pagine, ma gradirei una pubblicità meno invasiva, sullo stile di altre piattaforme (per altro molto più efficienti di Clarence). Altrimenti sceglierò semplicemente di non visitare più le vostre pagine.

Cordialmente

Nome. Età. Città.

Aggiornamento:

Barbara Bellini non lavora più per Clarence da 15 mesi. Le ho chiesto chi è il nuovo coordinatore editoriale di Clarence. Mi ha risposto: "Nessuno".

Siamo soli; allo sbando; W la Resistence!

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Cosa è copia di cosa

by blogghino (15/11/2005 - 18:07)

L’altro giorno ero al Reparto Entropia che sostituivo i cd dei software aziendali con cd taroccati di Gigi D’Alessio, quando sento qualcuno picchiettarmi sulla spalla destra. Per un attimo ho avuto un pensiero irrazionale, ho pensato che il turno di lavoro fosse finito e che a picchiettarmi fosse qualche impiegato diurno o peggio dirigente di medio livello e che dunque la mia attività di sostituzione dei cd da normale mansione entropica all’interno dell’orario di lavoro del Reparto Entropia fosse diventata un’operazione di danneggiamento per non dire di luddismo ai danni della Clebbino e che quindi ero passibile di processo con rito abbreviato con condanna perssoché certa. Invece no, naturalmente: erano solo le tre di notte e l’Entropia procedeva a pieno ritmo. A picchiettarmi sulla spalla era infatti soltanto Penelope 12. Mi sono girato e Penelope 12 teneva in mano due stampe che ad occhio e croce riproducevano parte dell’organigramma aziendale. Le teneva in mano reggendole agli angoli tra pollice e indice, come fossero contaminate.

- Che succede? – ho chiesto.

- Guarda queste due stampe – ha detto Penelope 12.

Le ho guardate senza toccarle.

- Sono identiche – ho detto alzando le spalle.

- Ma infatti. Solo che, in realtà, una è l’originale e una è la fotocopia.

- E con questo? – ho detto alzando, solo un po’, la voce. Ero stanco di dialoghi assurdi. Al Reparto Entropia si parla soltanto di cose fuori dal mondo. Avevo voglia di qualcuno che mi chiedesse che cosa avevo mangiato a pranzo o che mi raccontasse di aver litigato con sua moglie o di quanto aveva voglia di una liquirizia Amarelli e invece ecco che si preannunciava un altro delirante scambio di battute.

- Il fatto è che sono andato alla fotocopiatrice con l’originale per fare una copia. Ho fatto una copia e poi ho preso anche l’originale e ho fatto tutto questo distrattamente e il risultato ora è che non ricordo più qual è l’originale e qual è la copia.

- Fa’ vedere. Di solito la fotocopia ha una qualità inferiore.

Ho preso i due fogli e li ho appoggiati sulla scrivania, uno di fianco all’altro. Erano perfettamente identici.

- Uhm. Sembrano uguali.

- Come faccio adesso? – ha cominciato a piagnucolare Penelope 12.

- Cerca di ricordare: quale mano hai usato per prendere la copia uscita dalla fotocopiatrice, e quale per prendere l’originale?

Penelope 12 ha guardato uno spigolo del soffitto mangiato da muschi e licheni, cercando di concentrarsi.

- La destra! Con la destra ho preso la copia, con la sinistra l’originale!

- Sicuro?

- Ossì.

- Bene. Peccato però che adesso i due fogli sono sul tavolo e chissà quale dei due avevi nella mano destra e quale nella sinistra.

- Accidenti. Cerca di ricordare tu adesso: avrai sicuramente preso con la destra il foglio che tenevo nella sinistra e con la sinistra il foglio che tenevo nella destra. Quindi il foglio che sta a destra sulla scrivania è quello che io avevo nella sinistra, e viceversa.

- Non ne sono così sicuro, Penelope 12.

- Di cosa non sei sicuro?

- Di aver preso con la destra il foglio che tu avevi nella sinistra e viceversa. Io a volte incrocio le mani e insomma.

- Come sarebbe che incroci le mani?

- Senti, facciamo così – ho tagliato corto e ho preso uno dei due fogli e l’ho strappato in trentadue piccoli pezzetti.

- Dimentica il foglio che ho stracciato – ho detto – ora non esiste più. Ora esiste solo questo – e ho indicato il foglio intatto – ora questo è l’originale, per noi – ho aggiunto.

Quindi ho preso il foglio e sono andato alla fotocopiatrice, Penelope 12 mi ha seguito.

Ho messo il foglio sul vetro della fotocopiatrice, ho abbassato il coperchio, ho fatto partire la stampa. Ho messo la copia uscita in mano a Penelope 12 e gli ho detto: ecco la tua copia.

Penelope 12 si è illuminato. Accidenti, mi sono detto, Bandini, dovrebbero farti capo del Reparto Entropia. Ho preso l’originale dal vetro della fotocopiatrice, ho preso la copia dalla mano di Penelope 12, ho confrontato i due prodotti del mio genio.

- Perfetto, perfetto – ho detto, dando i due fogli a Penelope 12.

- Sei un grande.

- Infatti.

- Aspetta un momento.

- Uh?

- Hai incrociato le mani passandomi i fogli?

- Io? No. Tu?

- Io non mi pare. Ma tu sei sicuro?

- Sicuro. Beh. Sicuro sicuro, no.

- Quale di questi è l’originale, insomma?

Ho guardato Penelope 12. Chi di noi due era Penelope 12? Non capivo più niente.

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la polvere sull'orecchio

by blogghino (11/11/2005 - 15:54)

Proprio mentre White si infilava in bocca il primo cucchiaio di budino di tapioca, Bandini ricevette una telefonata un po' strana.

<<Pronto>> disse di malavoglia, sollevando la cornetta che portò a pochi millimetri dalla bocca bianca e tirata.

Dall'altra parte del filo c'era una nostra vecchia conoscenza, Giuseppe Incaricato, che dopo il secondo cambio di sesso era finalmente tornato ad essere un uomo.

<<Pronto, Bandini. Sono Incaricato.>>
<<Incaricato? Incaricato di fare cosa?>>
<<...Giuseppe Incaricato. Si ricorda di me?>>
<<Ahh, Giuseppe! Caro, caro Giuseppe! Spero che gli ormoni abbiano fatto effetto. Come sta?>>
<<Bene, Bandini. Bene, grazie. White è lì con lei?>>

Bandini si voltò giusto in tempo per vedere White che si dimenava sul pavimento in preda agli effetti secondari del budino di tapioca.

<<Sì - riprese - è qui con me in amministrazione. Cosa desidera, Giuseppe?>>
<<Bandini, ha qualcosa per registrare quello che sto per dirle?>>
<<Bhe, oddio, dovrebbe esserci un vecchio superotto qui nei cassetti della scrivania...aspetti che lo cerco..ma perchè?>>
<<Lo cerchi e lo accenda. E faccia in fretta>>

Bandini, che era ancora sovrappensiero, cercando il registratore con le mani raggrinzite ed artritiche nei cassetti della scrivania n°1, stava iniziando a rendersi conto che nel tono di Incaricato c'era una nota di comando. Cosa che solo qualche minuto prima lo avrebbe fatto andare su tutte le furie, ma che adesso, inspiegabilmente, lo lasciava esterrefatto ed ammutolito.

<<Eccolo, l'ho acceso>> disse ad Incaricato infilando una cassetta nel dispositivo.
<<Bene. Ora stia zitto.

Avete ereditato un impero costruito sulle macerie di una società disfatta e decadente, e avete lucrato sugli spasmi di una cultura agonizzante senza lasciarvi sfiorare nemmeno per un attimo dall'etica e dalla giustizia. Avete convinto le persone che quello che fate è corretto e che serve per garantire invariato il loro stile di vita, se vita si può ancora chiamare quello stato a metà tra l'incontinenza e la teledipendenza in cui avete confinato i vostri clienti e perfino i vostri stessi dipendenti. Non paghi avete continuato a mangiare carne cruda, infierendo su popolazioni povere e sottomesse che lavorano per voi garantendovi costi praticamente nulli e profitti dissenterici.
Adesso basta. Sono qui per stanarvi e per farvi uscire allo scoperto. Sono qui per dimostrare che anche un uomo solo può cambiare le cose, e che quell'uomo sono io. Basta cenere nei minestroni surgelati, basta terra nelle confezioni di birra, basta polveri tossiche negli omogeneizzati. D'ora in poi nelle scatolette di tonno ci sarà soltanto tonno.>>

Bandini stava per interrompere Incaricato con la domanda <<..e l'olio d'oliva?>> ma si bloccò in quanto gli era stato ordinato di non parlare. Continuava ad obbedire agli ordini che gli venivano impartiti, inspiegabilmente.
Incaricato proseguì senza addolcire il tono della voce.

<<Adesso basta, Bandini. Lei e White avete i giorni contati. Siete già polvere. Polvere, lo capisce?>> dopodichè il classico -click- della cornetta appoggiata nel suo alloggiamento concluse la telefonata, accompagnato da un leggero tremolio del sopracciglio sinistro di Bandini che, in pieno stato confusionale, sembrò guardare White interrogativamente.

White se ne accorse e rialzandosi dal pavimento, visto che ormai gli effetti secondari del budino di tapioca erano svaniti, constatò l'inevitabile.

<<Hai della polvere sull'orecchio, Bandini.>>

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Ascensione, rivelazione, insinuazione

by blogghino (08/11/2005 - 16:09)

Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.

Le porte stanno per chiudersi con mio grande sollievo quando all’ultimo momento una donna che non ho mai visto prima riesce ad infilarsi nel cubicolo.

- A che piano signora?

- Quarto, grazie.

- Anche io vado al quarto. Che strano, abitiamo allo stesso piano e non ci siamo mai incontrati prima.

- Eggià. A volte sembra di vivere ai confini della realtà.

- Proprio. Be’, adesso che lo so, la prossima volta non avrò neanche bisogno di chiederle a che piano va.

- Non ho dubbi.

- A meno che lei la prossima volta non voglia far finta di non avermi mai visto prima. Ahahaha.

- Ehehehe. He. Siamo al piano. He. Mi fa uscire.

- Haha.

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Stringhe bagnate

by blogghino (07/11/2005 - 13:19)

Vivi Clebbino dice la modella sorridente dagli affascinanti tratti somatici ariani sul manifesto di 15 metri per 30 sull’impalcatura di un condominio tipico esempio dell’edilizia popolare degli anni settanta in ristrutturazione. Ero sull’autobus della linea Girotondocittadino e sorridevo anch’io guardando la modella quando una signora seduta di fronte a me mi ha detto:

- Ha le scarpe slacciate.

- Lo so – ho detto.

- Faccia qualcosa, no?

Un cellulare ha preso a suonare riproducendo polifonicamente la Cavalcata delle Walchirie. Fuori pioveva.

- Non mi ricordo come si allacciano le scarpe – mi sono giustificato.

- Che schifo – ha detto la signora girando la testa verso il finestrino e mandando odore di lacca dalla testa.

Alla mia fermata sono sceso e mi sono diretto verso casa sotto la pioggia, con i lacci delle scarpe che schioccavano qua e là come vermi bagnati. Bandini, Bandini!, mi sono sentito chiamare dall’altra parte della strada. Era Cinzia Pontesi, Penelope 5 del Reparto Entropia. Non c’erano strisce pedonali perché sono vietate dal governo e dunque non potevamo attraversare e dunque ci siamo parlati da una parte all’altra della strada, con le macchine che passavano in mezzo.

- Ciao Cinzia!

- Ti ho visto che passavi!

- Infatti passavo!

- Peccato che sei dall’altra parte della strada, potevamo prenderci una cedrata insieme!

- Mi dispiace, la prossima volta vedrò di passare dall’altra parte!

- Ahahah!

- Come dici!

- Niente, ho riso!

- Ah!

- Ma stai bene!

- Perché me lo chiedi!

- Ti vedo un po’ strano!

- Piove!

- Hai le scarpe slacciate!

- Comprerò dei mocassini!

- Stai bene! Come ti senti!

- Mah! Sì! Sto bene! Mi sento così! Così! Così Clebbino!

Abbiamo riso. Quando è passato un camion della spazzatura ci siamo salutati.

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Ma tu che ne sai

by blogghino (02/11/2005 - 12:03)

Ieri è successa questa cosa abbastanza tremenda.

Io e mio padre siamo andati al camposanto, a portare margherite e ortiche alla tomba di mia madre. Mia madre amava le ortiche, ci faceva una frittata molto buona. Il camposanto era pieno di persone, voglio dire persone anche vive. C’erano scie di eau de toilette dappertutto e i bambini giocavano a nascondino tra le tombe. Abbiamo cambiato l’acqua al vaso e buttato i fiori vecchi, anche se mio padre li aveva messi freschi due giorni fa. I fiori non durano un cazzo. Abbiamo messo i fiori nuovi e le ortiche e poi siamo rimasti in silenzio davanti al loculo. Il loculo a sinistra di quello occupato dal corpo di mia madre era ancora vuoto, e ho pensato che se avessi potuto giocare anche io a nascondino, mi sarei nascosto lì. Quello a destra è occupato dal corpo di un signore morto a 67 anni, nella foto il signore ride. Pure mia madre nella sua foto ride, è una foto scattata a Natale scorso. Il camposanto dopotutto è pieno di morti allegri, fortunatamente.

Io e mio padre stavamo zitti e mio padre faceva scricchiolare il ghiaino sotto le sue scarpe e dopo un po’ abbiamo cominciato a grattarci le mani e i polsi, che per via delle ortiche si erano riempite di bolle. Poi mio padre ha detto “Andiamo?”, io ho detto “andiamo”. Perché io avrei ripetuto qualsiasi cosa avesse detto. Se avesse detto: “Cantiamo?”, io avrei detto “cantiamo”, e se avesse detto “Rotoliamo?”, io avrei detto “rotoliamo”, e se avesse detto “Piangiamo” io avrei detto “piangiamo”.

All’uscita del camposanto mio padre mi ha preso un gomito e mi ha detto:”Parliamo?”. E io: “parliamo”.

- Devo dirti una cosa – ha detto, grattandosi le mani.

- E dilla – ho detto grattandomi le mani.

Così mi ha detto che aveva un’amante. Che aveva cominciato a frequentare questa donna dopo che mia madre si era ammalata. Che non aveva mai avuto il coraggio di dire niente, a mia madre. Adesso si stava graffiando le mani. Io ho pensato: accidenti, non poteva dire: “Rotoliamo?”, invece di “Parliamo?”. E poi ho pensato che dovevo dire qualcosa. Ho pensato alle cose che avrei potuto dire. Avrei potuto dire: “Perché hai fatto una cosa simile” o “La vita è davvero assurda” o “Vado a giocare a nascondino al camposanto, ciao” e invece ho detto:

- Ma era malata. Mamma era malata.

È diventato tutto rosso. Adesso gli vengono le bolle anche in faccia, ho pensato.

- E io? Io come stavo? Ma tu che ne sai. Tu non c’eri mai. Tu che ne sai – ha detto.

Ho cominciato a sfregarmi fortissimo le nocche.

- Chi è? La donna.

- La giornalaia. Quella dell’edicola all’angolo. Mi dispiace.

Ho guardato mio padre. Gli ho preso la faccia tra le mani e lui ha fatto lo stesso con me, finché gli occhi non hanno cominciato a bruciarmi per l’ortica.

- Rotoliamo? - ho detto.

- Rotoliamo - ha detto.

Ci siamo distesi a terra e abbiamo rotolato un po’.

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