Gennaio 2006

DLMM GVS
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Gennaio 2006

Lavarsene le mani

by blogghino (30/01/2006 - 10:37)

Sono andato al camposanto a portare un mazzo di ortiche sulla tomba di mia madre, e un sasso coperto di muschi e licheni sulla tomba di Moira Cangrande, grande amore della mia vita.

Io da morto non voglio essere tumulato. Lo dico qui nel blog e spero che valga come mia ultima volontà e come tale venga rispettata, anche se questo blog non è tutelato circa i diritti d’autore e chiunque quindi può fare copiaeincolla e quindi spacciare le mie ultime volontà per le sue. Ma io mica mi offendo, e se poi qualcuno pensa che in realtà sono io che ho copiato le sue ultime volontà e non viceversa, queste sono questioni di lana caprina mentre la morte è la morte ed è essa stessa un copiaeincolla, nel senso che ormai nel morire non c’è proprio niente di originale, è una roba che si fa da un sacco di anni, e quindi non è il caso di parlarne con toni chissà quanto melodrammatici, è scopiazzatura, roba vecchia, roba che fanno tutti.

Dunque io non voglio essere tumulato. I corpi tumulati infatti putrefanno, e io non voglio che il mio corpo si putrefaccia. Ho letto su Wikipedia che il processo di putrefazione è diviso in quattro periodi denominati putrefazione colorativa, gassosa, colliquativa e di scheletrizzazione. Lo sviluppo migliore della putrefazione si ha tra i 25 e i 35 gradi. I bambini putrefanno più rapidamente degli adulti, dice Wikipedia. I morti di morte violenta putrefanno più rapidamente degli altri. I bambini morti di morte violenta putrefanno a una velocità pazzesca (questa è una mia deduzione, non c’è scritto su Wikipedia). Comunque, anche se dentro a una cassa di metallo un corpo si conserva meglio e subisce un processo di corificazione grazie al quale la pelle del cadavere diventa tipo cuoio conciato, io, ripeto non voglio essere tumulato. Non voglio andare in putrefazione né in corificazione né voglio essere cremato o macerato, no, io voglio essere saponificato. È sufficiente un po’ d’acqua e dell’olio d’oliva e della soda caustica, non è un processo costoso, mi si può saponificare in casa volendo, nella vasca da bagno per esempio. Una volta saponificato mi piacerebbe essere usato come sapone da viso dai miei cari, mi piace l’idea di finire spalmato sulla faccia assonnata di tutte le persone a cui sono legato da vincoli affettivi, che si lavino con acqua e Bandini. Altro che bare di zinco.

Vota questo post

Riportare la pace con l'arma del dialogo

by blogghino (25/01/2006 - 15:37)

Stanotte ho fatto questo sogno.

Il mondo era sconvolto dalle guerre (questo c’era nel sogno ma in effetti c’è anche nella realtà), io ero sul divano di casa mia insieme a Miss Mondo. Come si sa Miss Mondo, qualunque Miss Mondo, ha particolarmente a cuore il tema della pace del mondo e infatti anche alla Miss Mondo del sogno, guardando le immagini di guerra in tv, cominciava a tremare di commozione il labbro inferiore e, con gli occhi lucidi, si rivolgeva a me dicendomi “Oh, Bandini, ti supplico, falli smettere”. Io allora mi alzavo dal divano e le dicevo “Non preoccuparti piccola, io ho l’arma più potente di tutti: il Dialogo” e detto questo estraevo una mitraglietta a molla tascabile con su scritto, sull’impugnatura, “Dialogo M11”. In un battibaleno mi fiondavo in Medio Oriente, sulla striscia di Gaza, e cominciavo a mitragliare a destra e sinistra, contro soldati israeliani e guerriglieri palestinesi, fino a che tutti non restavano inebetiti e come intorpiditi, borbottando “Uh?” e “Come dici, amico?” e “D’accordo, beviamoci su” e “Non condivido le tue idee, ma darei la vita per consentirti di esprimerle”. Poi andavo in Iraq e facevo lo stesso, smitragliando con il Dialogo sui soldati USA e sui loro alleati e sui guerriglieri iracheni e facendo una strage e di qua e di là, con tutte le vittime che agonizzanti dicevano “uh?” e “oh”. E altrettanto facevo andando in Cecenia, in Darfur, in Afghanistan, in Colombia, in Kashmir, Haiti, Kurdistan, Liberia, Somalia, Repubblica Centraficana, portando la pace con la somma potenza di fuoco del Dialogo. Così facendo finivo su tutti i giornali e le riviste scandalistiche mi fotografavano mentre camminavo con Miss Mondo alla mia destra e la mia mitraglietta sotto il braccio sinistro tra ali festanti di folla che innalzava striscioni con su scritto “Oooooh, Bandini” e mi arrivavano lettere da migliaia di fan da tutto il mondo che mi scrivevano “Amo la tua dialettica, Bandy”. Ma i signori della guerra erano in agguato e si alleavano contro di me, che ero riuscito laddove l’ONU aveva fallito e così mi tendevano una trappola e mi facevano convergere al centro del deserto del Sahara e quindi mi scagliavano contro la bomba atomica. Ma io puntavo il mio Dialogo M11 contro la bomba atomica e facevo fuoco e questa esplodeva in una pioggia di petali di mandorlo e ciliegio. Al che i signori della guerra ci restavano alquanto di stucco, fino a che non avevano una brillante idea: visto che la sua arma è così potente, procuriamocela!, dicevano. Al che io, fiutato l’affare, mettevo su una fabbrica di armi di Dialogo di Massa e vendendo queste armi ai Signori della Guerra diventavo straricco e così potevo girare per le strade del mondo in limousine insieme a Miss Mondo. I Signori della Guerra si fregavano le mani e una volta entrati in possesso delle Armi di Dialogo di Massa cominciavano senza perder tempo a lanciarsele gli uni contro gli altri per ridare vita ai conflitti che io avevo con tanta sollecitudine sedato,, se non che i Signori della Guerra nella loro miopia non sapevano che le armi del Dialogo avevano solo il potere di fermare le guerre non di scatenarle, ehehe, infatti come queste armi venivano scagliate il risultato era che militari e civili delle rispettive parti che venivano raggiunti da queste esplosioni si gettavano in lunghe ed estenuanti chiacchierate senza fine che tuttosommato non portavano a niente ma che dopotutto non facevano male a nessuno, nemmeno a una mosca.

Il sogno finisce con Miss Mondo che guardando in tv la pace mondiale finalmente stabilita si commuove, il suo labbruccio riprende a tremare e con gli occhi lucidi mi dice: “Oh Bandini, sposami” e io lancio a terra la mitraglietta per abbracciarmela e magari dare finalmente una svolta erotica al sogno dopo tanto smitragliare, se non che dalla mitraglietta parte accidentalmente un colpo che raggiunge Miss Mondo al capo. Miss Mondo si guarda intorno stordita, e mentre io sono nudo e pronto a saltarle addosso lei mi dice tutta seria “Non condivido le tue idee, ma darei la vita per consentirti di esprimerle” e a quel punto mi sono svegliato urlando.

Vota questo post

Capitolazione di Internet

by blogghino (20/01/2006 - 18:25)

- Quanti spicchi ha un mandarino?

Mi ha chiesto stanotte Penelope 3.

- Vuoi un mandarino?

- Ti ho chiesto se volevo un mandarino?

- Va bene va bene. Cosa vuoi sapere esattamente?

- Quanti spicchi ha un mandarino?

- Quale mandarino?

- I mandarini hanno sempre lo stesso numero di spicchi o il numero di spicchi cambia di mandarino in mandarino?

- Non puoi passare la vita a fare domande, Penelope 3.

- Non sai rispondermi, eh?

Erano credo le quattro di notte e il Reparto Entropia era nel pieno della sua attività. Le Penelopi lavoravano alacramente al sabotaggio, al rallentamento, al depistaggio, alla cancellazione del lavoro che veniva fatto di giorno.

- Che cosa ti hanno fatto i mandarini?

- Stai cercando di fregarmi il lavoro?

- Non sono mica bravo a dare risposte quanto tu sei bravo a fare domande.

- Pensi che non me ne sia accorto?

Ho digitato “mandarino spicchi” su google.

Decorate con spicchi di mandarino spicchi di mandarino pelati a vivo e altra uva.-.
cestini, uva, zabaglione, dolci.

Ho digitato “numero spicchi mandarino” su google.

Una maschera rinfrescante: schiacciare gli spicchi di due mandarini sino a ridurli.

Ho digitato “struttura mandarino” su google.

Pagine personali di Marco Moreale: Il mandarino Meraviglioso di Bartok. Breve storia
ed analisi.

- Internet non lo sa – ho detto a Penelope 3.

- Che cosa non sa?

- Quanti spicchi ha un mandarino e se sono sempre gli stessi.

- E quindi come facciamo?

- Però sono sicuro che Internet sa quanti peli ci sono nella fica di Pamela Anderson.

- Questa la so io – ha urlato dall’altra parte della stanza Penelope 11 – ventiduemilacinquecentosettanta peli circa.

Tutto il Reparto Entropia ha riso.

Anche se io e Penelope 3 non ci siamo detti niente, sono sicuro che entrambi eravamo contenti che Internet non sapesse quanti spicchi avesse un mandarino e se erano sempre gli stessi.

Vota questo post

Scervellamenti e flussi sanguigni con esiti inattesi

by blogghino (18/01/2006 - 12:55)

Sono reduce da questa esperienza caratterizzata dall’assunzione di molteplici sostanze con effetti più o meno stupefacenti, associate alla pratica meditativa di Raccolta Differenziata Tibetana dei Pensieri. Tutto ha avuto inizio quando l’altra sera ho bevuto un sorso di Cedrata Clebbino, che come si sa a volte ha un imbarazzante effetto collaterale: provoca iperfunzioni erettili. Questa cosa peraltro fu all’origine del mio trasferimento dal Reparto Progetti della Clebbino al Reparto Entropia, come ho già raccontato a suo tempo. Racconto sempre le stesse cose, lo so. In pratica fui trasferito soltanto perché proposi di fare di questo inaspettato effetto collaterale un punto di forza del prodotto, grazie a una mirata campagna di marketing. Mi permisi anche di suggerire un nuovo claim* all’Ufficio Marketing per il rilancio del prodotto, ma quelli del marketing giudicarono forse questo mio suggerimento come un’intrusione nelle loro mansioni, quelli del marketing sono così permalosi,, e forse anche per questo fui trasferito.

L’altra sera dunque ero lì che bevevo Cedrata Clebbino quando l’effetto collaterale della bibita si è prepotentemente manifestato e allora sono corso ai ripari ingoiando una Pasticca NonCiPensare Clebbino. La NonCiPensare Clebbino è eccezionale da questo punto di vista, anche se come effetto collaterale ha quello di provocare spesso una sorta di rigidità della muscolatura facciale, in pratica il soggetto assume un’espressione un tantino ebete. Molti per ovviare a questo problema associano una pasticca NonCiPensare a un Sorriso Liofilizzato Clebbino, è una pratica molto diffusa questa, anche tra i miei dirigenti per esempio. Piuttosto che fare questo io l’altra sera ho avuto la si fa per dire brillante idea di mettermi a fare la Raccolta Differenziata Tibetana dei Pensieri, che come ho già scritto consiste nel distribuire i pensieri presenti nella propria mente secondo categorie distinte e quindi buttare via quelli che non servono (quasi tutti, di solito). Solo che la RDTP è entrata in conflitto con la pasticca NonCiPensare e in pratica succedeva che da una parte acchiappavo i pensieri con i pensieri-pinza della RDTP e dall’altra l’effetto della pasticca li faceva scivolare via. Da questo tira-e-molla mentale è successo che i pensieri hanno cominciato a stiracchiarsi e sfilacciarsi, sono diventati lunghi e sottili come tante linee rette senza fine e questo mi impediva di acchiapparli e riordinarli e maneggiarli agevolmente. Fino a quando non ho avuto una specie di visione che mi ha aperto squarci di consapevolezza fino ad allora inimmaginabili e per certi versi agghiaccianti. In questa visione i pensieri erano strutturati come binari: ad esempio, “scopare” era un binario, “autocommiserazione” era un altro binario, e via dicendo per tutti i pensieri,, e la mia mente era una specie di locomotiva senza sosta che si muoveva impazzita da un binario all’altro e certe volte su più binari contemporaneamente. Allora ho capito che non sono i pensieri ad attraversarci la mente ma è la mente che si muove di pensiero in pensiero come una scimmia di albero in albero. I pensieri cioè sono come le linee del pentagramma che sono sempre lì, e la mente non fa che piazzare una nota qua e una là sul pentagramma e a quel punto i singoli pensieri risuonano quando vengono toccati dalla mente, ma non è che prima non ci fossero, prima erano solo latenti. Allora ho pensato: adesso mi metto su un binario e non mi sposto più, adesso scelgo un pensiero e lo faccio diventare il mio chiodo fisso, adesso divento una nota protratta e tenuta all’infinito, divento una specie di diapason risuonante in eterno e così mi salvo. Ero dunque lì lì per scegliere il mio Pensiero Definitivo quando ho commesso un grave errore, mi è venuta sete e ho distrattamente bevuto altra Cedrata. La Cedrata ha fatto defluire il sangue dal mio cervello facendolo affluire in massa nei corpi cavernosi del mio pene e il mio pene si è eretto mentre il mio cervello si è afflosciato, bloccando così la RDTP. Ero furioso per questo ma anche eccitato per via del pene gonfio di sangue allora sono andato da Livia, così si chiama ora la mia bambola gonfiabile, e le ho infilato il pene dentro. Ma ci ho messo un po’ troppa furia e Livia ha urtato da qualche parte e si dev’essere bucata, perché ha cominciato a sgonfiarsi attorno al mio pene gonfio di sangue. Livia non lasciarmi, non lasciarmi adesso, urlavo. Alla fine Livia si è accartocciata tutta e anche il mio pene si è sgonfiato e l’effetto della Cedrata è finito e anche il Pensiero Definitivo se n’era andato e che altro mi restava da fare se non accendere la televisione?

*Il claim era: Cedrata Clebbino: la Resurrezione della Carne

Vota questo post

Ascensione, illusione, confusione

by blogghino (12/01/2006 - 14:45)

Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.

Le porte stanno per chiudersi, quando una donna che non conosco si infila nell’abitacolo nell’ultimo istante utile.

- A che piano, signora?

- Quarto grazie.

- Ah! Anche io vado al quarto.

- Su coraggio. Vai avanti.

- Come dice?

- Prosegui il discorso, dico. Tutta la tiritera su che strano, che abitiamo allo stesso piano ma non ci siamo mai visti prima eccetera eccetera.

- Shhh. Un momento. Ma che sta succedendo?

- E adesso che c’è?

- L’ascensore sta scendendo. Scende invece di salire!

- L’ascensore non sta scendendo. L’ascensore sta salendo.

- L’ascensore scende! Non si sente anche lei lo stomaco schiacciato contro il duodeno?

- No, ma sento lo stomaco schiacciato contro l’intestino, e infatti saliamo.

- MA SANTO DIO, DOVE DIAVOLO CI PORTA? IN CANTINA?

- Siamo al piano. Permesso, permesso.

- Madonna, ecco che ora si apre e siamo in cantina.

- Non siamo in cantina, vedi? Questo è il quarto piano.

- E COSA CAZZO CI FA IL QUARTO PIANO IN CANTINA?

Vota questo post

Il topo d'appartamento dei diversamente vedenti

by blogghino (04/01/2006 - 13:21)

Spero che non vi siate persi la puntata speciale di Natale di “Criminali Buffi”, io come al solito l’ho registrata. Se non l’avete vista ve la racconto. Niente, il Criminale Buffo di turno era quest’uomo, un topo d’appartamento che si era inventato un metodo ingegnoso per penetrare nelle case dei ciechi muniti di cane guida. Nel programma i ciechi venivano chiamati “non vedenti”, che sarebbe un modo gentile per dire che sono ciechi, allo stesso modo per cui i sordi vengono chiamati “non udenti” e gli handicappati “diversamente abili”, perché non è che loro siano disabili, no, è solo che hanno delle abilità diverse. Bene, allora non capisco perché i ciechi non vengano chiamati “diversamente vedenti”, visto che in un certo qual modo si può dire che loro vedono, magari non con gli occhi, però usano gli altri sensi e si può dire, che ne so, che vedono con la mente per esempio. Che idiozia. Ho cercato “cieco” sullo Zingarelli e c’è scritto semplicemente “privo della vista”, non vedo dove sia l’offesa. Capisco se invece di ciechi li si chiamasse guerci, che può suonare offensivo, ma vorrei proprio che mi spiegassero perché non posso chiamare cieco un cieco e sordo un sordo e handicappato uno storpio. La gente è matta. Ad ogni modo, mi adeguerò al linguaggio corrente.

Dunque, questa era la procedura seguita dal criminale buffo per penetrare negli appartamenti dei diversamente vedenti sue vittime: come vedeva per strada un diversamente vedente portato a spasso da un cane guida per diversamente vedenti, senza farsi vedere (eheh) si avvicinava al cane guida e lo liberava dal suo collare, quindi si sostituiva ad esso. Naturalmente il criminale buffo aveva precedentemente pedinato il diversamente vedente e scoperto dove questi abitasse, in modo da poter portare a compimento il suo piano malvagio. Questo furfante, camminando a quattro zampe e ogni tanto abbaiando, accompagnava a casa il malcapitato diversamente vedente e, una volta che questi senza sospettare alcunché apriva fiducioso la porta di casa sua e toglieva il guinzaglio al suo presunto cane e andava a preparargli la ciotola con il cibo per cani guida, il furfante saccheggiava l’appartamento del diversamente vedente e poi se la dava a gambe indisturbato.

Con questo sistema il criminale era riuscito a gabbare almeno una decina di diversamente vedenti, fino a quando aveva commesso un grave errore che aveva posto fine alla sua carriera. Ecco come lo stesso Criminale Buffo ha raccontato la fine della sua carriera criminosa alla giornalista conduttrice del programma:

“Un giorno mi sostituisco come al solito al cane di questo nonnetto guercio (il linguaggio del Criminale Buffo era alquanto malavitoso e non teneva conto del linguaggio politicamente corretto che oggi noi usiamo, n.d.r.). Mi metto a quattro zampe, abbaio e come previsto lui non si accorge di niente. Siamo fermi a un semaforo e io aspetto che diventi verde per poter attraversare, quando a un certo punto questo vecchio che mi tiene al guinzaglio con mano tremolante non mi fa una carezza sulla testa? A me! Una carezza a una carogna come me, che nella vita ho avuto sempre e solo botte e mai un gesto d’affetto. Ero alquanto turbato. Accompagno dunque il vecchio a casa sua e il vecchio mi prepara una ciotola con del cibo per cani, una poltiglia al gusto di pollo. Io quel giorno avevo un certo appetito e non so, prima di ripulire la casa del nonno mi sono detto perché no?, e ho assaggiato il cibo per cani. E, accidenti, non era niente male. Mentre ero lì chino col muso nella ciotola che mi strafogavo, il nonnetto non mi fa un’altra carezza sulla nuca? E mi dice: bravo, bravo cagnone mio. A me mai nessuno mi aveva preparato da mangiare con tanto amore prima. A me mai nessuno mi aveva chiamato bravo cagnone mio prima. Solo botte nella vita, e mai un gesto d’affetto. In breve, mi sono affezionato al guercio e ho continuato a fare il cane per lui. Fino a quando una signora non mi ha visto per strada mentre accompagnavo il nonnetto al bar, e invece di farsi i cazzi suoi ha chiamato i carabinieri e così eccomi in gabbia, e adesso chi glielo dice al guercino mio che non sono stato preso dall’accalappiacani ma che sono in galera?”

Alla fine della puntata non sapevo se piangere o ridere, come al solito, e come al solito ho fatto un po’ e un po’.

Vota questo post