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Insulti nel Giorno della Rivincita

by blogghino (23/02/2006 - 11:54)

Ormai il mio licenziamento è questione di ore. Ieri alla Clebbino era il Giorno della Rivincita, quello nel quale tutti i dipendenti e i collaboratori a vario titolo possono vendicarsi delle azioni di sabotaggio compiute da noi Penelopi del Reparto Entropia. Eravamo tutti in fila contro la parete della palestra aziendale, come al solito. Io ero tutto rannicchiato nel mignolo della mia mano sinistra. Quando ho paura il mio io si restringe e si rincagna tutto in una parte del mio corpo, abbandonando il resto. Quando sono felice il mio io straborda e invade anche parti dei corpi di chi mi sta vicino e a volte anche pezzi di cielo, ma questa è un’altra storia. Eravamo solo a metà mattina e ad umiliarci in palestra si era presentato fino a quel momento appena un terzo dei quadri dirigenti. Avevo male al piede destro, che mi era stato calpestato una decina di volte, anche se era un dolore lontano, perché io ero tutto nel mio mignolo sinistro. avevo la faccia coperta di saliva non mia e sentivo puzza di bruciato, per via del fatto che a Penelope 1, che stava alla mia sinistra, avevano bruciato i peli del braccio con un bic. Un dirigente di quarto livello mi aveva fatto ingoiare delle graffette metalliche, credendo di farmi un torto. Non lo sa che io mangio graffette metalliche abitualmente, nonostante questo mi renda complicata e dolorosa l’evacuazione degli intestini. C’era anche odore di urina, qualche Penelope doveva essersela fatta sotto.

 

Verso le dodici della mattina è venuto il Capo Responsabile delle Risorse Umane, accompagnato dal suo stagista. È sfilato davanti a tutti mormorando “feccia” all’orecchio di ognuno, con una voce dolce, da padre. Poi si è fermato davanti a Penelope 5. Io in quel momento ero tutto nell’unghia del mignolo, ma anche da lì potevo sentire il respiro affannoso di Penelope 5.

Il Capo Responsabile delle Risorse Umane ha tirato fuori dalla tasca il suo telefono cellulare di ultima generazione e l’ha avvicinato alla faccia di Penelope 5 e sorridendo le ha detto “È tutto intorno a te”. Lo stagista ha riso.

– Adesso sarai tu tutta intorno a lui – ha detto il Capo Responsabile delle Risorse Umane.

Io ero tutto nella cuticola dell’unghia del mio mignolo sinistro.

“Abbàssati le mutandine” ha detto il Capo Responsabile delle Risorse Umane.

Allora io, rannicchiato nella mia cuticola, ho cominciato a pensare a un insulto. Un insulto adatto. Non è che tutti gli insulti sono uguali. La gente al giorno d’oggi dà indifferentemente dello stronzo o del coglione o dell’idiota, ma mica sono uguali, le sfumature sono importanti. Quando mi è venuto in mente l’insulto che ritenevo più appropriato, ho cominciato a uscire dalla cuticola e a rientrare nel resto del mio corpo, poi mi sono schiarito la voce. Penelope 1 mi ha guardato terrorizzato, facendo di no con gli occhi. Mi sono schiarito la voce un’altra volta, e poi ho detto al Responsabile Capo delle Risorse Umane, con voce forte e chiara:

– Ehi tu, bruto.

Il Responsabile Capo delle Risorse Umane si è girato verso di me, e lo stagista pure.

­– Come dici? – ha detto.

– Hai sentito bene. Sei un bruto – ho detto. Penelope 1 ha chiuso gli occhi.

Lo stagista ha cominciato a balbettare: “ma ma ma non può farlo!” ha detto, rivolto al suo capo. Il Responsabile Capo delle Risorse Umane, tremando impercettibilmente, ha detto allo stagista: “Prendi il suo nominativo” e rivolto a me: “Adesso sono cazzi tuoi, coglione di merda”. Coglione di merda? La gente usa gli insulti a sproposito. Quando il Capo Responsabile delle Risorse Umane e il suo stagista se ne sono andati, Penelope 1 mi ha detto: adesso ti licenziano, Penelope 9. Sono uscito dalla fila e sono andato davanti a Penelope 5, che era rannicchiata in terra e singhiozzava.

– In che parte del tuo corpo ti trovi? Puoi sentirmi? – le ho detto.

– Sei uno stupido Penelope 9. Adesso magari per colpa tua ci vado di mezzo anche io. Non ti sai fare gli affari tuoi, no eh?

Sono tornato al mio posto, nella fila. Ho appoggiato la testa contro la parete della palestra, era fresca.

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