Sorridere consapevoli
Le seghe a tazza SANDFLEX® tagliano in modo eccellente la maggior parte dei materiali (es. legno, acciaio e metallo). Adatte per tutti i trapani, sia fissi che portatili. I fori di estrazione facilitano l'espulsione del truciolo. Profondità di taglio 38 mm (1 1/2''), 4/6 denti per pollice. Ho telefonato a mio padre e gli ho chiesto se voleva venire con me dal ferramenta. Mi ha chiesto "Per comprare che?". Gli ho risposto "Una sega a tazza". Ha riattaccato.
Sono andato dal ferramenta a piedi, da solo. Avevo le scarpe slacciate, i lacci mi finivano sempre sotto le suole, era un inciampo continuo.
Al commesso della ferramenta ho chiesto una sega a tazza bimetallica SANDFLEX®.
- Che diametro? - ha chiesto il commesso.
- 65 mm.
- Che ci devi fare? - ha chiesto il commesso, perché i commessi dei ferramenta non si fanno mai gli affari loro.
- Mi serve per berci il caffè.
Il commesso ha fatto un sorriso di scherno.
- Allora da 65 mm è troppo piccola. Prendi questa da 102 mm.
L'ho accontentato, perché i commessi dei ferramenta non vanno mai contraddetti. Prima di uscire mi sono fatto prestare un cutter, col quale ho tagliato i lacci delle scarpe. Arrivato a casa ho tappato i fori di estrazione della sega a tazza con della colla epossidica bicomponente ad indurimento rapido, altrimenti il caffè sarebbe uscito dai fori e tutto sarebbe stato inutile. Mentre la colla si induriva, tossica, ho caricato la caffettiera e l'ho messa sul gas. Aspettando che l'acqua bollisse ho fatto correre i pensieri. Quando il caffè è uscito l'ho versato nella mia sega a tazza e l'ho bevuto piano. Il caffè sapeva un po' di colla epossidica ma era buono,, il bordo seghettato mi ha ferito le labbra e una gengiva ed era giusto così, perché nessun gesto è mai innocuo. Così adesso quando sorrido mi fanno male le labbra e almeno non sorrido più a caso, lo faccio più consapevolmente, che ne sarebbe della consapevolezza se non ci fossero i ferramenta.
Il rapitore di se stesso
Ierisera ho visto la puntata registrata di sabato scorso di "Criminali buffi", il mio programma preferito.
Stavolta si raccontava la storia di questo criminale buffo che era un trentenne rampollo di una famiglia benestante del Nordest, suo padre era il titolare di una industria leader nella produzione di laminati pluristrato. Questo trentenne a metà degli anni Novanta aveva deciso di emanciparsi economicamente e sotto tutti i punti di vista dalla famiglia, anche illegalmente se necessario,, così aveva avuto la brillante idea un bel giorno di darsi alla clandestinità, così di punto in bianco, senza avvertire nessuno. Il suo piano era di simulare un rapimento per estorcere denaro alla sua famiglia, e infatti di lì a qualche giorno aveva inviato alla sua famiglia una lettera, scritta utilizzando le lettere ritagliate dai quotidiani, nella quale chiedeva un riscatto di un miliardo di lire (oggi circa 500mila euro, una miseria praticamente) in cambio della liberazione del loro unico figlio, che era lui stesso naturalmente.
Ma la famiglia si era rifiutata di pagare. Passata una settimana, il criminale buffo aveva allora deciso di fare sul serio, e si era tagliato il lobo destro dell'orecchio e lo aveva inviato in una busta chiusa alla sua famiglia, minacciando che avrebbe tagliato altre parti del corpo al rapito che era lui medesimo se il produttore di laminati pluristrato non avesse sborsato un miliardo di lire entro tre giorni. I tre giorni passarono e il criminale buffo si tagliò l'intero orecchio destro e lo spedì alla sua famiglia. Nessuna reazione da parte della famiglia. Il criminale buffo si tagliò l'alluce sinistro e lo spedì alla sua famiglia. Nessuna reazione da parte della famiglia. Il criminale buffo si mozzò il dito medio della mano sinistra e il capezzolo destro e lì spedì alla sua famiglia. Nessuna reazione da parte della sua famiglia. Il criminale buffo allora si tagliò l'intero braccio sinistro e, con molta fatica, lo imballò e lo spedì alla sua famiglia, ma da questa non arrivò nessuna reazione. Esasperato, mutilato, sanguinante, l'ex rampollo di famiglia uscì allora dalla clandestinità e tornò a casa, chiedendo cure e affetto; ma la famiglia lo denunciò e lo fece arrestare. La giornalista del programma ha intervistato il criminale buffo, oggi in carcere, chiedendogli come si sente ripensando a quella triste vicenda. "La cosa che più mi ha fatto male" ha detto, grattandosi con la mano destra il punto dove prima aveva l'orecchio destro "è stato scoprire che la mia famiglia non mi ha mai amato, mai voluto. Io gli mandavo pezzi di me e loro li ignoravano. Forse se avessi continuato a mandare pezzi di me, loro piano piano li avrebbero riattaccati e ricuciti mettendo insieme un figlio così come lo avrebbero voluto loro, e forse a quel punto mi avrebbero voluto bene". Alla fine del programma ho pianto come un vitello, anche io avrei voluto spedire pezzi di me a qualcuno, ma non sapevo neanche a chi.
Terza lettera di Ermete dalla Zona Deumanizzata
Amico mio,
L'altro giorno la cagnetta è crepata morta, si è staccato un pezzo di cornicione dal condominio di fronte e l'ha beccata in pieno. Mi è dispiaciuto perché mi ero affezionato e forse un po' anche innamorato.
stamattina mi sono svegliato che mi erano spuntati di nuovo i capelli. Poi ho guardato meglio e ho visto che in realtà non erano capelli veri, erano licheni. Però che importanza ha, va bene uguale, ho la testa tutta verdognola ma è come averci i capelli di nuovo. Come se le cose ritornano. E' bello che le cose ritornano, uno non ci pensa più e a un certo punto invece succede che le cose ricominciano, anche se a modo loro.
Ieri pomeriggio una formica nera e marrone mi ha camminato lungo la schiena, non hai idea il solletico
Metti una croce qui
Domenica sono andato a votare. Al seggio mi sono portato la mia matita Faber-Castell che ho rubato dalla Sala Incubatrice della Clebbino perché volevo esprimere un voto con un certo stile. Quando la scrutatrice mi ha porto la matita ministeriale, io ho fatto nonnò col dito indice, muovendolo a tergicristallo davanti alla sua faccia, e sorridendo ho infilato una mano nella tasca della giacca per estrarre la mia Faber-Castell gialla. "Santiddio ha una pistola" ha urlato quella buttandosi a terra. Il presidente del seggio mi è piombato addosso atterrandomi e bloccandomi le mani. Dopo un po' sono arrivati i carabinieri che vigilavano per il corretto svolgimento delle votazioni democratiche e che stavano seduti al tavolo del bidello, a pianterreno, e mi hanno messo le manette e portato alla stazione dei carabinieri, dove sono rimasto fino alle 11 di sera, quando mi hanno liberato una volta chiarito l'equivoco.
Così lunedì mattina, prima di andare in ufficio, mi sono ripresentato al seggio, stavolta senza Faber-Castell. La scrutatrice mi ha porto torva le schede elettorali e la matita ministeriale, con la quale ho poi tracciato due croci sui simboli del mio partito preferito. Siccome però non ero sicuro che le aste delle due croci fossero perfettamente perpendicolari tra loro, senza uscire dalla cabina ho chiesto se avevano da darmi un goniometro, anche ministeriale, per verificare la perpendicolarità delle aste delle croci, non fosse mai che avessi fatto delle croci imperfette invalidando la mia scheda e quindi il voto al mio partito preferito. Ma il goniometro non ce l'avevano, così mi sono dovuto affidare al caso.
Dopo ci credo che qualcuno grida ai brogli e vuole verificare tutte le schede nulle e si spendono soldi e si perde tempo, ci si pensa sempre dopo a certe cose, cosa costa un goniometro al giorno d'oggi, 50 centesimi? Un euro?




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