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Archivio Gennaio 2007

Io sono una geografia

by blogghino (31/01/2007 - 15:29)

Oggi ero alla fotocopiatrice che mi fotocopiavo il palmo della mano destra. Il mio obiettivo  era evidenziare sul foglio le linee della mia mano e poi cercare su google maps un insieme di strade che assomigliasse in qualche modo alle linee della mia mano così da poter poi passare il resto della mattina a fantasticare e a immaginare legami mistici tra il luogo individuato e la mia mano. Magari era il luogo dove avrei dovuto vivere per essere felice. Magari io ero la reincarnazione umana di una geografia. Cose così. Ero lì che mi fotocopiavo la mano pensando a tutto questo, quando il mio capo passando mi ha lanciato la chiavetta magnetica del distributore automatico di bevande calde e mi ha detto: Dopo mi porti un tè nel mio ufficio.
Non era una domanda.
Dopo mi porti un tè nel mio ufficio.
Ho preso la chiavetta al volo con la mano che non stavo fotocopiando. Ho smesso di fotocopiarmi la mano e sono andato al distributore, ho inserito la chiavetta, era senza credito. Ho inserito 30 centesimi e ho selezionato il numero corrispondente alla bevanda al gusto di tè, ho aspettato che il distributore erogasse la bevanda al gusto di tè.
Dopo mi porti un tè nel mio ufficio. Non era una frase detta dando del lei, nel senso di “Dopo mi faccia la cortesia di portarmi un tè nel mio ufficio”, no,, era una frase detta dando del tu: “dopo tu mi porti un tè nel mio ufficio, capito”.
Ho preso il bicchierino con il tè e sono entrato in bagno e ho fatto un po’ di pipì nel tè, non troppa, tipo un cucchiaio. Poi sono andato col bicchiere nell’ufficio del mio capo. Stava annusando la tastiera del suo computer portatile, si è tirato subito su. Ho messo il bicchiere con il tè sulla sua scrivania.
- Grazie, Bandini – ha detto. Ha preso il bicchierino e ha bevuto un sorso. Io dentro ho sentito come un arcobaleno scaldarmi la pancia. Il capo ha fatto una smorfia con la bocca.
- Bleah. Ci hai pisciato dentro? – ha detto. L’arcobaleno nella mia pancia è esploso in mille cocci aguzzi.
- Come ha fatto ad accorgersene?
Il capo mi ha fissato, serio.
- Io stavo scherzando, Bandini.
- Ah. Oh. Ahahah. Ok.
Il capo ha guardato nel bicchiere.
- Non crederà davvero – ho detto io.
- Fuori di qui.
Sono uscito dal suo ufficio. Più tardi ho scoperto che le linee della mia mano destra assomigliano alle strade dalle parti di Fuscinasca e Capanne, in Liguria.

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L'aroma รจ tutto

by blogghino (30/01/2007 - 17:23)

L’altra sera avevo voglia di farmi una macedonia di frutta, ma non avevo la frutta. Oltretutto con quello che costa, la frutta, al giorno d’oggi. E poi la frutta dopo un po’ marcisce, un problema questo che riguarda molti cibi, dopo un po’ il cibo marcisce, ha questo problema. Allora mi è venuta una brillante idea. Visto che tanto ormai quasi tutti i prodotti alimentari hanno gli “aromi” aggiunti, e visto che i laboratori ormai riescono a produrre artificialmente praticamente tutti o quasi gli aromi esistenti in natura, ho pensato: adesso vado su internet e mi ordino uno stock di aromi e li tengo da parte, così posso farmi la macedonia semplicemente mischiando gli aromi, spendendo un niente e senza la preoccupazione di dove mettere tutta quella frutta e come conservarla.
E così ho fatto.
Sono andato sul sito di un’industria produttrice di aromi e siccome volevo fare una macedonia con cocco, mela, kiwi, banana, pesca, ananas e lampone ho ordinato uno stock di g-nonalattone, fetil-2-metilbutirato, butanoato di etile, amil-acetato, g-undecalattone, allile capronato e frombinone. Poi ho pensato di aggiungere un po’ di aroma di mandorla e allora ho ordinato anche il benzaldeide. Non vedo l’ora che arrivi questo ben di dio, già mi lecco i baffi, meno male che esistono i produttori di aromi, mi immagino tutti questi chimici nei laboratori che creano aromi con l’acquolina in bocca, che bel mestiere il chimico.

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Ascensione, responsabilizzazione, disfunzione

by blogghino (24/01/2007 - 16:06)

Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita. Le porte stanno per chiudersi quando io le blocco all’ultimo momento, e così si riaprono. Non succede niente. Sporgo la testa fuori dall’ascensore, nel pianerottolo. Nessuno. Le porte fanno per richiudersi ma io le blocco nuovamente, le porte si riaprono. Guardo il pavimento del pianerottolo, fuori dall’ascensore. Dopo circa una decina di secondi le porte si azionano per chiudersi, ma all’ultimo momento una donna che non ho mai visto prima si infila nell’ascensore.
- A che piano signora?
- Quarto, grazie.
- Il mio stesso piano! Che coincidenza.
- Cosa faceva, prima?
- Prima di viaggiare in ascensore? Facevo le scale.
- No, prima, prima. Prima che entrassi. L’ho vista, sa. Lei mi aspettava.
- Ma se neanche la conosco.
- Le porte si sono chiuse ma lei le ha fatte riaprire, non ha fatto partire l’ascensore.
- Controllavo che il dispositivo che aziona le porte fosse funzionante.
- Ma certo. Abbiamo qua il tecnico dell’ascensore.
- Non c’è bisogno di essere tecnici di professione per avere a cuore il funzionamento dei dispositivi che ci rendono la vita migliore, se la comunità invece di fregarsene e delegare agli altri si prendesse la responsabilità in prima persona di verificare che i dispositivi che ci rendono la vita migliore
- Siamo al piano, permesso
- che ci rendono la vita migliore siano a norma e ben funzionanti, non si verificherebbero incresciosi incidenti che con il senno di poi
- Permesso, permesso
- Se lei ci abitasse, in questo stabile, questo ascensore le starebbe più a cuore.
- Ma io ci abito, infatti. E vorrei andare a casa mia, se mi fa uscire.
- Come sarebbe ci abita, io non l’ho mai vista prima.
- Se lei avesse più a cuore le persone che abitano in questo stabile, invece dei suoi dispositivi
- Io ho a cuore i dispositivi che ci rendono la vita migliore, le persone non sono dispositivi che ci rendono la vita migliore, non sempre almeno. E ora mi fa uscire per favore?
- Ma è lei che blocca l’uscita!
- Io non blocco l’uscita, io ne verifico soltanto il corretto funzionamento.


La foto dell’ascensore è di Aidoru

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I titoli di coda non sono (quasi) mai la fine

by blogghino (17/01/2007 - 15:14)

Ierisera io e Armenia siamo andati al cinema. In sala c’erano circa trenta persone. Alla fine del film sono iniziati i titoli di coda e si sono accese le luci e gran parte delle persone si è alzata (e non “si sono alzati”: “si è alzata”, perché il soggetto è “gran parte, dunque singolare) vociando, infilandosi i cappotti. Ma io e Armenia (e poche altre persone in sala, ne ho contate cinque) siamo rimasti seduti a guardare sfilare i titoli di coda, perché speravamo di trovare quelle scenette a tradimento alla fine dei titoli di coda, avete presente: finiscono i titoli di coda e uno pensa che il film sia finito e invece ecco che c’è una scenetta finale, inaspettata, di solito buffa o divertente, oppure sono i ciak tagliati con le papere, cose così. Normalmente però la gente pensa che il film sia finito quando iniziano i titoli di coda e così si alza e inizia ad uscire dalla sala, e quando poi inizia la scenetta a sorpresa si blocca sull’uscita coi cappotti addosso e esclamazioni di sorpresa, si guarda la scenetta finale in piedi, ridacchia e poi se ne va. Mentre invece quelli che sono rimasti seduti perché se l’aspettavano si godono la scenetta finale seduti e in cuor loro pensando: eheh, lo sapevo, io, che c’era dell’altro, non sono come quei coglioni che si sono alzati subito. Quelli che invece sono usciti prima che iniziasse la scenetta finale invece semplicemente per loro il film finisce lì, non sospettano nemmeno che ci possa essere dell’altro, fino a quando non incontrano l’amico stronzo che ha visto il film sorbendosi tutti i titoli di coda e quindi anche la scenetta che gli dice: “ma come, non avete visto la scenetta finale, quella a sorpresa? Diomio, è la parte migliore del film”. Quindi non uscite mai dal cinema prima che siano finiti i titoli di coda, se non volete trovarvi in queste incresciose situazioni.

Così abbiamo fatto io e Armenia ierisera, solo che i titoli di coda sono finiti senza che ci fosse nessuna scenetta finale a sorpresa. Per ripicca Armenia mi ha tenuto il muso per tutta la sera, come se fosse mia la colpa che non c’era la scenetta finale.

Il film era la storia di uomo che nella vita lotta per diventare qualcuno, e alla fine ci riesce.

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incredibili mostri Clebbino

by blogghino (04/01/2007 - 13:50)

sparo 3 colpi alla guardia con la sua stessa pistola mentre il fianco continua a farmi male e la testa mi gira da pazzi. devo scappare da questo laboratorio. devo scappare, prima che sia troppo tardi. prendo l'estintore e spacco il vetro della porta automatica, ci passo attraverso e mi ritrovo in un'altra stanza piena di monitor e luci. e c'è un altro tavolo operatorio, e non è vuoto. mi avvicino mentre le suture si aprono e sento il calore del sangue sulle guance e sugli avambracci. chiudo gli occhi nel tentativo di sopportare il dolore, e prima di sollevare il lenzuolo ho un piccolo flashback del direttore generale che mi chiede se voglio partecipare ad un progetto speciale della Clebbino.
ma è solo un istante. sollevo il lenzuolo e quasi cado all'indietro per lo spavento : è la mia collega Charline Blossom, o quel che ne resta. le manca un braccio, e dei suoi occhi azzurri non c'è più traccia. un taglio enorme le solca la pancia, dalla gola al pube. prima di trovare il coraggio di scostare i lembi della sua pelle per vedere cosa le hanno fatto, il mio sguardo si posa sulla superficie riflettente di un bisturi. è solo un lampo, ma basta a farmi perdere le forze.
sento i passi delle altre guardie che ormai sono a poche decine di metri dalla porta, ma non mi interessa più. uso il bisturi per guardarmi la faccia, e non mi riconosco. sono completamente privo di labbra e naso, mi porto una mano dietro la nuca e sento al tatto molti punti di sutura. mi hanno fatto qualcosa al cervello.
mi punto la pistola alle tempie mentre le guardie aprono la porta e mi urlano di arrendermi. poi una di loro mi colpisce con un tranquillante e un attimo prima o forse un attimo dopo sento lo sparo della mia pistola.

by White

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