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Caracullà gne gne gne roimbo fatuca de nando, samaritava senando culai gort, berembe oine berembe. Ma lu sapevi ca nuriddu calica simenti? No pari, no ari, no sari rananda. Conciossiacosaché ciononostante maremme, ay no puedes escobar favendi fuca. Simula simulator, ac naritur facisse. Bomimbe! Boimbe cafu! Bombe su Caifa! Cafarnassi rau www, im situ facitur, hybris. Necesse adiuvo doctori, al fin di tutto un po’ di poco sapostrofasse. Ma porcoricoccodé, avisse fuliggi in tu viviani castelli be lu namamba traisse de focu, aggiu vissutu in tu pastroy, fili mihi. Quoque shoho jisso, kazua matrari rimanti, ina gadda da vida vidal, ten dollars for biuti senter.(fine)
Ascensione, scissione, speculazione
Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.
Le porte stanno per chiudersi.
Le porte si chiudono.
Inspiro. Espiro.
- A che piano? – domando. Mi giro verso l’immagine riflessa allo specchio.
- Quarto, grazie – risponde quello.
- Anche io. Lei abita in questo palazzo?
- Eh già.
- Dunque abita al quarto piano anche lei?
- Mm mm.
- Che strano, abitiamo allo stesso piano e non ci siamo mai incontrati prima.
- Ah no. Si sbaglia. Ci siamo già visti un sacco di volte. Ci vediamo un sacco di volte ogni giorno.
- Scherza.
- No no. Ci siamo visti proprio stamattina, l’ultima volta.
- E dove, santiddio?
- Ci siamo fatti la barba l’uno di fronte all’altro. Non si ricorda?
- Lei era nel mio bagno?
- Ahaha. Che simpatico. No, no. Io ero nel mio e lei nel suo.
- Ma, e allora?
- E allora, i nostri bagni sono comunicanti, cioè, hanno una finestra alla parete che separa i nostri bagni. Non ci ha mai fatto caso?
- Ma veramente -
- E stamattina, come del resto altre volte, il caso ha voluto che ci affacciassimo contemporaneamente dalla finestra, mentre entrambi, contemporaneamente, ci stavamo radendo.
- Siamo al piano...
- Sa... mia moglie mi parla spesso di lei.
- Siamo al piano! Siamo al piano! Prego esca!
- Dopo di lei.
Il sole nella fotocopiatrice
Ierisera ero al bar che stavo bevendo una cedrata Clebbino, quando ho visto entrare Penelope 5 del Reparto Entropia, cioè Cinzia Pontesi. Siccome la settimana scorsa nel Giorno della Rivincita durante il quale tutti ci vendichiamo maltrattando psicologicamente e verbalmente quelli del Reparto Entropia io ho dato a Penelope 5 uno schiaffo che le ha fatto sanguinare il labbro, non volevo che ierisera mi vedesse perché sarebbe stato imbarazzante, allora per non farmi vedere sono corso in bagno, solo che era il bagno delle donne e vedendomi entrare una donna ha urlato come un gallo sgozzato e così sono dovuto uscire di corsa e quando sono uscito tutti nel bar guardavano verso di me, compresa Cinzia Pontesi.
- Bandini! – ha detto lei.
- Pontesi! Anche tu qua! – ho detto io.
- Che ci facevi nel bagno delle donne?
Io ho balbettato qualcosa e allora lei sorridendo col labbro ancora gonfio ha detto:
- Guarda che se stavi cercando di nasconderti da me per quello schiaffo che mi hai dato non devi preoccuparti, non sentirti in imbarazzo, hai fatto quello che fanno tutti. Anzi spesso gli altri mi fanno molto più male, psicologicamente voglio dire.
- Ah, guarda, io psicologicamente non ti toccherei neanche con un fiore.
- Ma infatti!
Ci siamo seduti al tavolo, io con la mia cedrata e Cinzia Pontesi con il suo caffè.
- Ma tu sei abbronzata! Sei stata al mare? – ho detto per sviare il discorso dal Giorno della Rivincita e dal suo labbro gonfio.
- No, non sono stata al mare, ma sono molto contenta che te ne sia accorto! È merito della lampada della fotocopiatrice – e sorridendo mi ha spiegato che siccome a furia di fare il turno di notte il suo colorito era più pallido del solito, allora aveva cominciato a fotocopiarsi la faccia in ufficio per sfruttare il fascio di luce della fotocopiatrice, tutte le notti.
- Tra l’altro ho anche conservato tutte le fotocopie della mia faccia schiacciata sul vetro, è troppo buffa, se vuoi te ne porto qualcuna!
- Davvero? Grazie.
- Figurati. Ora scusa ma devo scappare – e si è alzata e mi ha baciato sulla guancia, e dopo avermi baciato si è toccata il labbro gonfio.
- Certe volte i baci fanno male – ha detto sorridendo, ed è andata via. Io ho pensato a quella volta che un collega del Reparto Creazione si è fotocopiato il cazzo e ha distribuito le fotocopie negli uffici del marketing, che mattacchione.
Il kamikaze della felicità
Sabatosera sono stato a cena a casa di mio padre, abbiamo ordinato due pizze da RapidoPizza. Io avevo mangiato uno spicchio della mia grande come le 12 e 20, mio padre uno spicchio grande come l’una e un quarto, quando io gli ho chiesto, con la bocca piena di pizza: come va con la giornalaia?
- Si chiama Mirella – ha detto lui, come se quella fosse una risposta. In tv stavano trasmettendo “Criminali Buffi”, in questa puntata si parlava di un tale che aveva fondato le Brigate della Gioia. Questo tale si imbottiva il giubbotto di sacchetti di coriandoli e stelle filanti collegati a un dispositivo deflagrante e poi andava nei posti affollati come le banche, gli uffici pubblici, le stazioni, anche i mercati, e poi schiacciava il pulsante che attivava il dispositivo deflagrante e così con un piccolo botto il giubbotto esplodeva e dappertutto intorno cadevano coriandoli e stelle filanti, e l’uomo nello sbigottimento generale tirava fuori un’armonica e cominciava a suonare una musica allegra e dava pacche nelle spalle a tutti e cercava di innescare trenini, era un kamikaze della felicità. Ma la gente urlava e scappava terrorizzata o nella peggiore delle ipotesi picchiava il kamikaze prendendolo a ombrellate. L’uomo aveva creato una squadra di kamikaze della felicità che andavano in giro per la città facendo esplodere i loro giubbotti farciti di festa tentando di attuare una strategia terroristica della gioia. Ma il loro disegno eversivo fallì miseramente e i kamikaze delle Brigate della Gioia furono tutti catturati e spediti dietro le sbarre. “Secondo lei come mai i vostri attacchi terroristici sono falliti?” ha chiesto l’intervistatrice all’ex capo dei kamikaze, ora in galera. L’uomo ha fatto spallucce e ha detto: “Probabilmente l’umanità non è pronta alla felicità” e prima che i militari lo portassero via, ha fatto perepé soffiando in una trombetta di carta. Io e mio padre abbiamo riso, senza guardarci in faccia.




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