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Archivio Maggio 2007

l'uomo vile (1)

by blogghino (29/05/2007 - 23:01)

sto guidando la macchina mentre Lei siede sul sedile accanto e parla, parla, parla senza dire mai nulla. probabilmente sono innamorato di lei, forse no. forse ho solo paura di restare da solo, ma preferisco non chiedermelo. in fondo la vita è fatta di istanti e in questo istante Lei è qui accanto a me, e finchè ci resterà non rimarrò mai da solo.

intanto Lei è lì che parla, e dice cose sul suo oroscopo. poi mi chiede qualcosa ma la sua domanda mi sfugge e così Lei è costretta a ripetersi. intanto la radio passa una canzone di quelle che mi piacciono, e così bypasso per la seconda volta la sua voce e non mi resta che improvvisare.

<<bhe, non saprei. tu che ne pensi?>>

le chiedo, e Lei ricomincia a parlare, e mi dice quanto sia importante interessarsene, quanto le persone che frequentava nell'altra città fossero rispettabili, famose, serie. non abbiamo ancora fatto sesso e probabilmente non lo faremo per un bel po' di tempo, Lei è una di quelle che in passato l'ha data a destra e a manca e adesso prima di fare un altro errore ci pensa bene. io lo so che sarò un altro errore, ma Lei come può saperlo?

le metto una mano sul ginocchio, glielo strizzo un po' e poi ritiro la mano. Lei mi guarda esterrefatta, smette di parlare per un secondo, poi ricomincia.

<<ora sta un po' zitta>> le dico, soltanto per vedere la sua reazione.
by White

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Le cose piccole, tipo le api

by blogghino (29/05/2007 - 17:23)


“Le api stanno sparendo” ha detto mio padre mentre stavamo andando in macchina dal ferramenta, ieri. Io ho sospirato.
- Vuoi dire le Api Piaggio?
- Cretino. Le api. Gli insetti.
- In che senso stanno sparendo.
- Stanno morendo. C’è la moria delle api, non lo sapevi. Negli Stati Uniti sono sparite tra il 60 e il 70% delle api. Il fenomeno si sta diffondendo anche in Nord Europa. E presto toccherà all’Italia.
- E di chi è la colpa?
- Secondo uno studio, dei cellulari. Insomma, delle onde elettromagnetiche. Le onde elettromagnetiche disorientano le api, che così non riescono a tornare alle arnie, e così muoiono.
- Cosa posso dire. A me il miele non piace.
Mio padre ha tirato il freno a mano. Stavo guidando io. Per poco non ci ammazzavamo.
- Non ti piace il miele! Non ti piace il miele! Ma il problema non è che non ci sarà più miele, idiota. Il problema è più grande. Le api impollinano i campi, hai presente. Se le api scompaiono, molti campi non vengono più impollinati. Così i raccolti vanno a puttane e così anche il genere umano andrà a puttane.
- Ok. Scusa. Non lo sapevo. Che ne dici di calmarti? Posso togliere il freno a mano ora?
Ho tolto il freno a mano e siamo ripartiti.
- Einstein diceva che se le api dovessero scomparire, alla specie umana resterebbero quattro anni di vita. Maledizione, le cose piccole. Perché la gente non si cura delle cose piccole.
- Madonna babbo, l’apologia delle piccole cose no, ti prego.
- Non parlo delle piccole cose! Parlo delle cose piccole, come le api. Si comincia a perdere di vista le cose piccole ed è finita. Ad esempio, quel lavavetri di prima, all’incrocio.
- Ho paura di quello che stai per dirmi.
- E fai bene.
- Che cosa dovevo fare? Il parabrezza è pulito, dovevo farmelo pulire di nuovo? Dovevo fargli l’elemosina?
- Non dico questo. Non dico che dovevi farti pulire il vetro. Ma non basta dire di no? Sorridere e dire: no, grazie. Invece, quando lui si è avvicinato, hai fatto quella cosa tremenda.
- Gli ho detto no. E allora?
- Non è quello.
- E allora cosa, diosanto.
- Sei andato avanti con la macchina. Ti sei spostato di quel mezzo metro. Ti sei scostato. Tu e tutti gli altri. Quel gesto di fastidio. È insopportabile. Fossi io un lavavetri ve lo spaccherei, il parabrezza.
- Ma certe volte non basta dire no. Dici no e loro arrivano e te lo puliscono lo stesso.
- Va bene. Questo è irritante. Vogliamo fare a gara a chi è più irritante?
- Vinceresti tu.
- Fammi scendere. Continuo a piedi.
- Siamo arrivati, babbo.
- Ah.
- Già.
- Con te tutto diventa grottesco. Un abbraccio.
L’ho abbracciato.

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Farò strada

by blogghino (07/05/2007 - 17:39)


Ho passato il finesettimana accartocciato sul divano, aspettando una telefonata anonima o una lettera o qualsiasi cosa che mi dicesse che Giselle è stata rapita. Niente.
(visti i vostri suggerimenti sono anche andato da Prando “Sgommo” Liprandi, il gommista. Gli ho detto: Giselle me l’hai presa tu, confessa, bastardo! Lui ha fatto un pallone con il chewing gum, me l’ha esploso in faccia schizzandomi di saliva e ha detto: chi cazzo è Giselle, e tu chi cazzo sei, sei matto? E mi ha scacciato soffiandomi contro con la pistola dell’aria compressa).
Stamattina mi sono presentato alla riunione dei Creativi in Sala Incubatrice che ero sconvolto,, il capo mi ha lanciato un’occhiataccia. Ma forse no, forse sono solo paranoico, è che ho finito le pasticche NonCiPensare.
Alla riunione bisognava partorire un claim per il lancio di un nuovo prodotto Clebbino, lo snack Crunchy. Sul tavolo c’erano fogli e matite Faber-Castell e strane barrette esagonali color ruggine, picchiettate di piccole macchie più chiare, come psoriasi. Sedendomi ne ho presa una in mano e ho detto al capo: “carino questo fermacarte, posso prenderne uno?“
Gli altri Creativi hanno riso con il naso, mentre il capo ha serrato le labbra: “Quello non è un fermacarte Bandini, quello è Crunchy” ha detto.
”Ok” ha detto Creativo n.1, si è alzato in piedi e ha fatto alcuni movimenti di Tai Chi, a occhi semichiusi. Poi, parlando lentamente ha detto, tenendo un indice puntato in alto, come fosse un radar: “Che ne dite di: Esagonale, Fenomenale?”
Il capo ha fatto pollice verso.
”Esagonale, Emozionale?”
Pollice verso.
”Esagonale, mmm, Niente Male?”
Pollice verso.
”Esagonale, Superspaziale?”
”Crepa, Numero 1” ha detto il capo. Numero 1 è crollato a sedere.
Creativo n.4 si è massaggiato le tempie, chiudendo gli occhi. Quando li ha riaperti si vedeva solo il bianco dei bulbi oculari. Ha cominciato a parlare come in trance.
”Be happy, be Crunchy”.
Abbiamo guardato il capo.
”Schifo” ha detto il capo.
Abbiamo guardato Numero 4.
”Se lo lanci, fai Crunchy”.
Abbiamo guardato il capo.
”Merda” ha detto il capo.
Abbiamo guardato Numero 4.
”Non c’è due senza Crunchy?”
Abbiamo guardato il capo.
”Mi fai venire le emorroidi, Numero 4”
Numero 4 ha ruotato i bulbi oculari, si è piegato su se stesso e ha vomitato in terra.
”Perdio” ha detto non so chi. Al che si è alzato in piedi Creativo Numero 2, urlando: “Ma infatti! Dio! Crunchy è Dio! Che ne dite di: Crunchy: Prendete e Mangiatene Tutti?”.
“Figliodiputtana miscredente” ha urlato il capo “Fuori di qui!”
Numero 2 è indietreggiato fino alla porta della Sala Incubatrice, l’ha aperta ed è sparito fuori.
Gli altri hanno continuato a sparare claim, io non mi sentivo per niente bene.
”Dimagrisci con Crunchy”
”Sì, col cazzo”
”Scrocchia i denti con Crunchy”
”Ma vaffanculo”
”So sexy, so Crunchy”
”Incùlati”
”Io cruncho tu Crunchy”
”Stai per essere licenziato”
”Croo, Croo, Crunchy”.
Il capo ha sospirato. “Non è male, ma potete fare di meglio, brutte merde. E tu?” ha detto guardando verso di me.
Io avevo la testa vuota. Ho cercato di guadagnare tempo. Ho preso in mano la barretta esagonale, insomma il Crunchy. Tutti stavano aspettando che dicessi qualcosa. Stavo sudando.
”Ma, cioè, in definitiva” ho detto “che cos’è questo coso?”
”È Crunchy” ha detto il capo.
”Ok, ma che cos’è?”
”Uno snack” ha detto Numero 3, ghignando.
”Cioè si mangia?”
”Esattamente”.
”Ma è commestibile?”
Tutti hanno guardato il capo. Il capo, sbuffando, ha preso in mano il telefono.
”Mi passi il responsabile del comparto Food, per favore. Sì, pronto, sono il Creatore, buongiorno. Ho bisogno di un’informazione. Il Crunchy è commestibile?”
Silenzio.
”Commestibile,” ha ripetuto il capo, scandendo le sillabe “significa che si può mangiare. Sì. Esatto. Sì. Bene, Aspetto” e ha messo giù. Siamo stati tutti in silenzio per un minuto circa. Poi il telefono ha suonato, il capo ha risposto.
”Sì, sono io. Sì. Sì. Bene, grazie, la saluto” e ha messo giù. “Sì, è commestibile” ha aggiunto.
”Bene” ho detto io “che ne dite allora di: Crunchy, è commestibile”
Il volto del capo si è illuminato.
”Numero 5, lei ne farà di strada” ha detto.

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Adesso si chiama Giselle ed è scomparsa

by blogghino (03/05/2007 - 11:41)


Non trovo più Giselle, la mia bambola gonfiabile ora si chiama così. Non la trovo più, ho guardato dappertutto. Sotto al letto. Nell’armadio. In lavatrice. In macchina. Se n’è andata. Senza di lei sono un compasso zoppo. L’altra sera dopo cena mi ero sdraiato sul divano del soggiorno e mentre guardavo le formazioni licheniche che infestano il soffitto di casa mia e ascoltavo le auto sfrecciare in tangenziale avevo infilato il pene nella bocca di Giselle e mi ero addormentato così. La mattina dopo mi sono svegliato che avevo il pene ancora dentro la sua bocca e non riuscivo più a sfilarlo, perché lo sperma si era seccato e aveva fatto da collante. Ho dovuto portare Giselle sotto la doccia, insieme a me. Sotto lo scroscio d’acqua calda le accarezzavo i capelli gommosi. Lei si è rilassata e così ho potuto sfilare il pene. Lei mi ha fatto un sorriso tondo tondo. Dove sei Giselle?
Ho paura che sia stata rapita. Aspetto da un momento all’altro la richiesta di riscatto. Se per caso la vedete in giro, contattatemi. Giselle è lunga un metro e sessanta, ha il viso paffuto, i capelli biondi appiccicati alla testa, ride rotondo, non pesa. Ha lo sguardo che trapassa. Senza di lei sono un compasso zoppo. Lo so com’è un compasso zoppo, perché a scuola ne avevo uno, gli mancava un braccio, quello con la mina. Potevo solo puntare il compasso nel foglio, fissavo il centro ma non c’era circonferenza, era un cerchio a raggio infinito, non chiudeva niente

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