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Archivio Agosto 2007

Acqua dagli occhi e luna in cielo

by blogghino (02/08/2007 - 12:07)


Ieri sera stavo facendo la Raccolta Differenziata Tibetana dei Pensieri quando ho avuto un lampo di consapevolezza. Allora sono uscito, ho preso la macchina e sono andato nella Zona Deumanizzata. Ho lasciato la macchina in un vecchio parcheggio di un supermercato diroccato, e camminando sui licheni fradici di umidità sono arrivato al condominio abbandonato dove vive ora Ermete. Ho fatto le scale due a due ed ero pronto a sfondare la porta con un calcio ma non c’è stato bisogno, perché la porta non c’era. Ermete era seduto su una cassetta della frutta rovesciata e sgranocchiava qualcosa, la luce veniva da una torcia poggiata sul pavimento, che sparava un imbuto di luce sul soffitto.
- Eccomi qua – ho detto.
Ermete ha strizzato gli occhi.
- Ah. Sei tu.
- Dove sta?
Ermete si è passato le mani sulla faccia, sprimacciandola tutta.
- Hai portato i soldi?
- Ma quali soldi, Ermete. A te non ti servono i soldi. Non ci fai niente coi soldi nella Zona Deumanizzata.
- È vero. Sai com’è, è la procedura. Non mi sono ancora liberato delle procedure.
- Dove sta?
Ermete ha indicato un angolo della sala. C’era una busta della Upim. Ho preso la busta, tremando l’ho aperta. Dentro ho riconosciuto i capelli di Giselle. Ho lasciato cadere la busta in terra, tremando ho estratto Giselle dalla busta, che si è piano piano srotolata. Era completamente sgonfia e tutta spiegazzata. Ho cominciato a lisciarla, e poi l’ho ripiegata dolcemente, avevo gli occhi pieni d’acqua. Ho rimesso Giselle nella busta. Ho preso la torcia, e mentre l’acqua mi scendeva sulle guance ho puntato la torcia contro Ermete, che ha steso una mano davanti alla faccia, per ripararsi dalla luce. La torcia ha illuminato il pavimento ai suoi piedi, che era coperto di buste di Pan di Stelle.
- Come sei entrato in casa mia? – gli ho chiesto.
- Dalla finestra aperta. Mi sono arrampicato sul tubo della grondaia.
- Perchè?
- Eh, la porta era chiusa.
- No, coglione. Perché, perché hai rapito Giselle.
- Io non ho nessuno.
- Non ti ci ho mandato io nella Zona Deumanizzata. È stata una tua scelta.
- Non me l’avresti mai prestata, Giselle.
Ho spento la torcia. La stanza è rimasta illuminata dal vago chiarore della luna, che entrava dalla finestra. Ho spento anche la luna. Ermete ha emesso un gemito, nel buio.
- Come hai fatto? – ha chiesto, spevantato.
- Forza di volontà – ho detto. A tentoni, ho ripreso in mano la busta, avevo la faccia lavata e ora mi sentivo pulito.
- Mi dispiace. Mi vergogno per quello che ho fatto – ha detto Ermete.
- Va bene. Come stai?
- Mi sento stupido, e contagioso.
- Sì. Adesso vado a casa. Ciao Ermete.
- Ciao.
L’ho lasciato lì, seduto nel buio, e sono tornato a casa.

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