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Archivio Ottobre 2007

Nient'altro che un ronzio

by blogghino (30/10/2007 - 17:02)


A volte durante la pausa pranzo esco dal mio ufficio e faccio un giro attraverso gli uffici e gli open space degli altri reparti, e non c’è nessuno sono tutti fuori in pausa pranzo, ci sono solo gli uffici vuoti e le sedie vuote i fogli sui tavoli e il ronzio dei computer, e allora mi ricordo di quando lavoravo al Reparto Entropia, mi viene voglia di mettere le puntine di disegno sulle sedie vuote, scaricare virus nei computer abbandonati. Ma non faccio niente, ascolto il ronzio dei computer e capisco improvvisamente che la questione non è se c’è una vita dopo la morte, se la vita è insomma eterna. La questione è che è la morte, ad essere eterna. Siamo eternamente morti, morti che di tanto in tanto sognano di  essere vivi, di occupare sedie, posti di lavoro, di abitare corpi, di vivere vite, ma è solo un sogno, esistono solo sedie vuote e su tutto il ronzio impercettibile della morte.

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Abuso di simbiosi

by blogghino (26/10/2007 - 12:16)


La settimana scorsa dopo cena mi sono addormentato con la testa sul tavolo della cucina, come faceva sempre mio nonno quando ero piccolo e vivevamo tutti insieme, invece adesso mio nonno è morto e si vive insieme solo a gruppi di massimo tre persone. Quando mi sono svegliato, il giorno dopo, e ho sollevato la testa dal tavolo, ho visto che sul tavolo c’era una formica che stava trasportando una briciola di pane. Quando dormiamo c’è sempre qualcun altro che lavora. Allora mi è venuta un’idea (le idee mi vengono spesso, soprattutto la mattina appena sveglio). Sono uscito nel cortile del condominio con una scatolina di cartone e un po’ di malditesta per aver dormito con la testa sul tavolo e mi sono messo a cercare le formiche, ne ho messe una decina nella scatolina e sono tornato in casa. L’idea era quella di usare le formiche per pulire il tavolo e in generale la cucina dalle briciole. Loro si sarebbero procurate il cibo e io avrei avuto una casa pulita, mi sembrava una simbiosi perfetta, un po’ tipo quella dei licheni, che per me resta un esempio imbattibile di armonia tra forme di vita.
Così, la sera stessa, dopo aver cenato, ho lasciato tutta la roba in tavola, senza sparecchiare, ho messo la scatoletta aperta al centro del tavolo e sono andato a dormire. Il giorno dopo mi sono svegliato senza malditesta, sono andato in cucina e sul tavolo c’erano le formiche sul piatto e sulla tovaglia e sul pavimento che si davano un gran da fare con le briciole. Tutto soddisfatto sono uscito per andare al lavoro. La sera, quando sono rientrato, le formiche non c’erano più. Ho guardato nella scatolina che nelle mie intenzioni doveva essere la loro nuova casa, ma non c’erano, ho subito pensato al peggio, tipo che non accettando la simbiosi con me si fossero suicidate in massa gettandosi nello scarico del lavandino. Poi ho aperto la dispensa perché la tristezza mi aveva messo fame (a me la tristezza non mi leva la fame, me la mette) e, sorpresa, le formiche erano lì, che correvano come impazzite in mezzo a pacchi di pasta e di biscotti e tutto il resto. Ho preso un biscotto e una formica si è arrampicata sul mio dito, facendomi il solletico. Era buffo e mi faceva sentire bene, allora ho deciso di portarla a dormire con me. Mi sono messo a letto e la formica mi camminava sul collo e dentro le orecchie ed era come un massaggio impercettibile, mi sono addormentato.
Il giorno dopo, cioè oggi, mi sono svegliato e ho  trovato la formica schiacciata sul guanciale. Come avevo potuto agire con tanta leggerezza? Per la tristezza mi si è aperta una voragine nello stomaco e allora sono andato in cucina. In cucina c’erano carovane di formiche che arrivavano da tutte le parti. Avevano chiamato rinforzi evidentemente. Allora, nonostante fossi dispiaciuto per la formica morta, mi sono un po’ arrabbiato: questo andava oltre la mia proposta di simbiosi, questo era abuso di simbiosi. Allora sono uscito e sono venuto in ufficio e cinque minuti fa, su EBay, ho comprato un formichiere gigante dell’America Centrale. Non vedo l’ora che me lo consegnino.

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Piuttosto che, ma de che?

by blogghino (18/10/2007 - 16:15)

“[...] l’impiego ormai dilagante di piuttosto che nel senso di  o, non è affatto sfuggito, naturalmente, all’attenzione degli storici della lingua [...].
Si tratta, come ha correttamente individuato la nostra lettrice, di una voga d’origine settentrionale, sbocciata in un linguaggio certo non popolare e probabilmente venato di snobismo (in tal senso è azzeccata l’allusione nel quesito a un uso invalso «tra le classi agiate del Settentrione»). Era fatale che tra i primi a intercettare golosamente l’infelice novità lessicale fossero i conduttori e i giornalisti televisivi, che insieme ai pubblicitari costituiscono le categorie che da qualche decennio - stante  l’estrema  pervasività e l’infinito potere di suggestione (non solo, si badi, sulle classi culturalmente più deboli) del "medium" per antonomasia - governano l’evolversi dell’italiano di consumo.
Non c’è giorno che dall’audio della televisione non ci arrivino attestazioni del piuttosto che alla moda, spesso ammannito in serie a raffica: «... piuttosto che ... piuttosto che ... piuttosto che ...», oppure «... piuttosto  che ... o ... o ... », e via con le altre combinazioni possibili. Dalla ribalta televisiva il nuovo modulo ha fatto presto a scendere sulle pagine dei giornali: ormai non c’è lettura di quotidiano o di rivista in cui non si abbia occasione d’incontrarlo. E purtroppo la discutibile voga ha cominciato a infiltrarsi anche in usi e scritture a priori insospettabili (d’altra parte, se ha prontamente contagiato gli studenti universitari, come pensare che i docenti, in particolare i meno anziani, ne restino indenni?).
Gli esempi raccolti nel parlato e nello scritto sono ormai innumerevoli e le schede dei sempre più scoraggiati raccoglitori (è il caso della sottoscritta) si ammucchiano inesorabilmente. Eppure non c’è bisogno di essere dei linguisti per rendersi conto dell’inammissibilità nell’uso dell’italiano d’un piuttosto che in sostituzione della disgiuntiva o.”


Ornella Castellani Pollidori, dal sito dell’Accademia della Crusca. L’articolo per intero è leggibile qui

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Tante ragioni per non piangere, e altrettante per farlo

by blogghino (10/10/2007 - 15:57)


Ierisera alle sette ho acceso la televisione ma non riuscivo a seguire nessun programma, perché mi distraevano i pixel. Forse ero seduto troppo vicino al televisore, fatto sta che senza rendermene conto mi mettevo a fissare un singolo pixel e questo cambiava continuamente di colore e questo era tutto quello che vedevo della televisione, una serie di micropallini che cambiano di colore, non c’era altro. Allora ho spento la televisione e siccome non sapevo che fare, ho pensato di fare come altre volte in passato, e cioè di mettermi a piangere, visto che era da un sacco di tempo che non lo facevo, neanche mi ricordo più da quanto. Stavo per mettermi a pensare a qualcosa di triste che mi facesse piangere, ma poi ho pensato che facevo prima a procurarmi una cipolla, e così sono uscito di casa e sono corso da Fonzi Banana, l’ortolano.
Fonzi mi ha incartato una cipolla e mi ha chiesto se mi serviva altro.
- A posto così – ho detto io.
- Cazzo Bandini, con te si fanno affari d’oro – ha detto Fonzi, faceva lo spiritoso.
- Mi serve solo una cipolla, non è per mangiare, è per piangere – mi sono giustificato io.
- Ah ma è questo il problema? Te lo insegno io un metodo. Basta che bagni il coltello con un po’ d’acqua, e la cipolla non ti farà più piangere.
- No, ma io voglio piangere.
- Prima di tagliare, tu bagni la lama. Provare per credere.
A questo punto si è intromessa una signora, impugnando una carota come una bacchetta magica.
- Glielo dico io un metodo infallibile. Un po’ d’acqua in bocca. Lei tiene un po’ d’acqua in bocca per tutto il tempo che taglia le cipolle, e non verserà una lacrima.
- Ma io -
- Basta non mettersi  con la faccia perpendicolare alla cipolla – ha detto un’altra signora che stava rovistando tra le patate – e il gioco è fatto.
- Cazzate – ha detto allora un signore appena entrato. Il negozio si stava riempiendo di gente. – La soluzione migliore è mettersi gli occhialini da nuoto.
- Ma non avete capito, io non voglio evitare di piangere.
- Gli occhialini non funzionano – ha detto Fonzi Banana, con aria di superiorità – si appannano subito.
- Per evitare che si appannino basta passare un sottile velo d’olio sulla loro superficie, all’interno – ha detto la signora della carota, che sembrava saperla lunga.
- Il modo migliore per rendere più digeribile il soffritto di cipolla è aggiungervi degli spicchi di mela, che poi si tolgono – ha detto a quel punto un altro signore, distintissimo.
- E questo che c’entra – hanno urlato tutti, ormai c’era un capannello di una ventina di persone.
- Ma io, credevo che – ha balbettato l’uomo.
- Comunque basta mettere un bicchierino pieno di aceto accanto alle cipolle mentre le si taglia, e non si piange più – ha detto qualcuno.
- Ooooohhh – hanno detto tutti.
- Sentite – ho detto io – vi ringrazio per i consigli ma non mi interessano. Io ho comprato una cipolla apposta per piangere, se seguo i vostri consigli che la compro a fare?
Tutti allora hanno guardato Fonzi Banana. C’è stato un attimo di silenzio, Fonzi Banana ha guardato me.
- Vergognati – ha detto.
- Che schifo – ha detto qualcun altro.
Stavo per ribattere ma una carota mi è arrivata sul naso. Poi una patata. Una pioggia di verdure si è abbattuta su di me, e allora sono corso fuori dal negozio con la cipolla, ero terrorizzato. Quando sono arrivato a casa ho appoggiato la cipolla sul tavolo e mi sono buttato sul divano e ho pianto, senza neanche il bisogno di tagliare la cipolla, se lo sapevo che bastava così poco non la compravo la maledetta cipolla.

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Another Bandini for Burma

by blogghino (03/10/2007 - 12:32)

Ieri ero a casa, era il mio giorno libero perciò non dovevo consegnare le pizze per Rapidopizza, ero steso nella vasca da bagno vuota che ciucciavo uno Steccalecca Clebbino al gusto di Inedia, quando mi è venuta fame sul serio e allora ho pensato: sai che faccio, ordino una pizza da Rapidopizza e me la faccio consegnare a casa, che dritto che sono.
Così ho telefonato in pizzeria, ha risposto Maria.
- Rapidopizza, buonasera.
- Eheh. Buonasera, vorrei ordinare una Pizza Pepata e una ClebboCola.
- Nome?
- Bandini, abito in via...
- Jimmy ma sei tu?
- Sì.
- È uno scherzo?
- No, voglio davvero una Pizza Pepata e una Clebbocola. Non ho anche io il diritto di ordinare una pizza?
- Sì, sì, certo. Tra mezz’ora è pronta, puoi venire a prendertela.
- Come sarebbe. Io voglio la consegna a domicilio.
- Sei tu che fai la consegna a domicilio.
- Ma oggi è il mio giorno di riposo! Non le consegnate le pizze quando io non ci sono?
- Di solito quando non ci sei le consegna Bilal.
- Benissimo, fatemela consegnare da Bilal, gli darò anche la mancia.
Ho sentito Maria che urlava ehi Bilal c’è Jimmy che ha ordinato una pizza e vuole che gliela porti a casa. Poi si è sentita la voce di Lacazza, il pizzaiolo, che non si fa mai i fatti suoi e ha detto: che se la venga a prendere lui, no? E poi la voce di Bilal che ha detto: è lui che consegna pizze, se vuole pizza lui sposta suo culo peloso e viene a prendere pizza qua.
A parte che io non ho il culo peloso; ma poi guarda tu se io, che consegno pizze a domicilio tutti i cazzo di giorni, non posso avere diritto a farmi consegnare la pizza a casa mia! Ma io lo lascio questo lavoro di merda.
Così sono andato da Rapidopizza che ero nero di rabbia, quando sono arrivato Maria mi ha dato due cartoni di pizza.
- Io ne avevo ordinato solo una – ho detto.
- L’altra va consegnata in via 4 Ottobre, campanello Galassi – ha detto Maria senza fare una piega.
- Oggi è il mio giorno libero – ho  urlato io – perciò mi prendo la mia Pizza Pepata e me ne vado a casa! Oggi le consegne le fa Bilal!
- Già che sei qua che ti costa – ha detto Maria, mettendosi a fare le parole crociate.
- E mi raccomando fatti dare la mancia - ha detto Lacazza, ed è scoppiato a ridere. Io ho preso i due cartoni e sono uscito che non avevo neanche la forza di parlare. Fuori ho visto un uomo che camminava dall’altra parte della strada, teneva le braccia alte contro il cielo e diceva, calmo: Bandini for Burma! Bandini for Burma!
- Sono io, Bandini – ho detto io.
L’uomo si è fermato e mi ha guardato, si è messo a ridere.
- Anche tu sei Bandini? Anche io sono Bandini. Dài Bandini, camminiamo per il Burma.
- Il che?
- La Birmania, la Birmania.
Ho buttato le due pizze nel cassonetto e mi sono messo a camminare dietro all’uomo e ho mandato un sms ad Armenia dove le dicevo che andavo a camminare per la Birmania con uno che si chiamava Bandini come me. Fanculo Rapidopizza, Bandini for Burma!


www.free-burma.org

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