Febbraio 2008

DLMM GVS
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Febbraio 2008

Automatismi

by blogghino (25/02/2008 - 16:42)

Stamattina ero nella Saletta Ristoro con due altri colleghi, Creativo n.1 e Creativo n.3, avevamo appena preso le nostre bevande al distributore di bevande calde, io avevo preso un 12 e i miei colleghi un 34, e stavamo uscendo con le nostre bevande in mano, io ero davanti e gli altri due dietro, ma giunto davanti alla porta trasparente ad apertura automatica qualcosa è andato storto, la porta automatica non si è aperta e io sono andato contro la porta e il 12 mi si è rovesciato sulla camicia.
- Che succede? – ha detto Creativo n.3.
- Tutto bene? – ha detto Creativo n.1.
- C’è qualcosa che non va – ho detto, facendo un passo indietro.
- Che cosa? – ha detto n.1.
Ho fatto due passi avanti, la porta non si è aperta e io ho dato una craniata contro la porta a vetri, ho fatto un passo indietro.
- Avete visto? – ho detto.
- Pazzesco – ha detto n.1.
- Tipo non si passa – ho detto io.
- Lasciate fare a me – ha detto n.3, allargando le braccia per allontanarci. Quindi ha appoggiato la bibita sul tavolo, si è sistemato la giacca ed è andato dritto contro il vetro, sbattendo il muso. Ha fatto due passi indietro, si è sistemato la cravatta, ci ha riprovato, sbattendo di nuovo la faccia sul vetro. Ha fatto così altre due volte, facendo un rumore tremendo, alla fine sanguinava dal naso e un po’ del suo sangue era colato anche sul vetro.
- Forse dovremmo provare ad aprirla a mano – ho detto io.
- Provare ad aprirla a mano. Ma ti senti, n.5? – ha detto n.3.
- Era solo per dire – mi sono giustificato.
Si è fatto avanti n.1. Si è piazzato a due centimetri dal vetro e ha cominciato a dondolare in avanti e indietro la testa, ogni tanto toccava il vetro, ma piano, facendo toc, toc con la fronte. Non succedeva niente.
- È qualcosa di veramente inspiegabile – ha detto, continuando a dondolare la testa.
Eravamo lì da ormai 10 minuti e ci stavamo preparando a provare tutti e tre contemporaneamente, quando dall’altra parte abbiamo visto arrivare l’Uomo Che Ricarica i Distributori. Abbiamo fatto un passo indietro. L’uomo è venuto verso la porta, e si è fermato un attimo prima di sfracellarsi contro il vetro. Ha guardato in alto. Ha dondolato la mano in aria, sopra la testa. Quindi ha appoggiato una mano sul vetro, e facendo pressione ha fatto scorrere lateralmente la porta, che si è aperta. Quindi è passato oltre senza neanche guardarci in faccia. La porta è rimasta aperta. Io e gli altri due ci siamo guardati in faccia.
- Ora si può passare – ho detto io.
- E chi te lo dice? – ha detto n.1.
- Be’... lui è passato... – ho balbettato.
- Ma lui veniva da fuori. Noi veniamo da dentro – ha detto n.1.
- Ma la porta ora è aperta, e dunque – ho detto io, confuso.
- Ah sì, certo. E allora vai, coraggio – ha detto n.3.
N.3 e n.1 si sono fatti da parte. Ho guardato l’Uomo Che Ricarica i Distributori e poi la porta. Era aperta. Una goccia di sudore mi è scesa lungo la schiena.

Vota questo post

Ascensione, amputazione, modi di deambulazione

by blogghino (18/02/2008 - 17:50)


Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.
Le porte stanno per chiudersi quando un piede di donna che calza una scarpa a punta col tacco blocca la chiusura, le porte si riaprono, entra una donna che non ho mai visto prima.
- A che piano signora?
- Quarto, grazie.
- Per poco al quarto non ci saliva soltanto il suo piede, mentre lei restava a pianterreno, ahah.
- A volte mi piace salire un pezzo per volta, sono fatta così. Magari un pezzo per volta mi riconoscerebbe, mentre tutta insieme lei non può farcela, è un’impresa al di sopra delle sue possibilità.
- Come sarebbe. Ci conosciamo?
- Facciamo continuamente conoscenza reciproca, su questo ascensore, io e lei.
- Ma se non ci siamo mai visti. Passa spesso di qua?
- Sì, passo spesso di qua. Abito al quarto piano, come lei.
- E indossa sempre queste scarpe?
- Ma che c’entra?
- Lei magari ogni volta cambia paio di scarpe, si camuffa, per non farsi riconoscere.
- Santiddio, cambiare paio di scarpe non è camuffarsi, andiamo.
- Sta scherzando, le persone cambiano faccia a seconda delle scarpe che indossano.
- Guardi, lasciamo perdere, siamo arrivati.
- Perché quando uno cambia scarpe cambia modo di camminare e se cambia modo di camminare cambia modo di essere.
- E comunque indossavo queste scarpe altre volte che ci siamo incontrati. Permesso, permesso.
- Ah sì? E che ne sa che ero io? Magari era uno che indossava le mie stesse scarpe e lei si è confusa.
- Permesso, permesso, permesso

Vota questo post

Pizza e libertà

by blogghino (15/02/2008 - 21:42)


Ieri è successa questa cosa, sono andato da RapidoPizza per consegnare le pizze e come al solito Maria mi aveva dato i cartoni per la prima consegna senza neanche dirmi ciao.
- Be’ neanche si saluta più? – ho detto, prendendo in mano i cartoni.
- Che t’è successo al naso? – ha detto allora Maria, dopo aver alzato la faccia.
- Un piccolo incidente domestico – ho detto io.
- Per l’amor di dio Bandini – ha detto allora Lacazza, il pizzaiolo, come al solito intromettendosi – ma cos’è quel calzone che hai in mezzo alla faccia? – e giù risate.
Io neanche gli ho risposto e ho iniziato a controllare che le pizze corrispondessero alle ordinazioni, e come ho aperto il primo cartone, nonostante il setto nasale rotto, m’è arrivato un profumo come di bagnoschiuma. Sulla mozzarella della pizza si vedeva una specie di fosfora giallastra.
- Cos’è ‘sta roba adesso – ho detto a Lacazza porgendogli la pizza.
- È la Pizzamore, ciccio. La mia creazione per San Valentino. Ehi un momento. Cos’è ‘sta puzza. Perlamadonna Bandini cos’hai fatto alla mia Pizzamore – e giù a smadonnare.
- Io? Niente.
- Chi ha sabotato la mia Pizzamore! – ha urlato Lacazza. Sempre scenate in questo posto, non ne posso più ho pensato. Ah, ma io me ne vado, cambio lavoro una volta per tutte.
- È zenzero – ha detto allora Bilal Fefeni, uscendo dal ripostiglio col mocio in mano – ho pensato di fare piccola modifica alla Pizzamore.
- Pensato? Tu hai pensato? C’è qualcosa che non va, non credi? – ha fatto Lacazza, fuori di sé.
- Lo zenzero nella pizza? – ho detto io.
- Cosa è quella cosa in tua faccia Bandini? Sembra grossa cacata – ha detto Bilal.
- Non è un cacata, ho il naso rotto Bilal.
- Come osi modificare le mie pizze, straniero? Tu pulisci i cessi! Io vengo a dirti come pulire i cessi? Eh? Eh? No! Io non vengo a dirti “mettici un po’ di alloro nell’anitra wc”, e allora perché tu vieni a dirmi come devo fare le pizze, straniero? – ha urlato Lacazza.
- Che succede qua? – ha detto allora Mario, il proprietario di RapidoPizza, venendo dalla sala ristorante.
- Fa gli attentati alle mie pizze, lo straniero! – ha detto Lacazza indicando Bilal.
- Che cristo ha quel ragazzo in faccia, un calamaro? – ha detto Mario indicando me.
- Non è un calamaro, è solo che – oh, andate tutti affanculo.
A questo punto Bilal è scoppiato. Ha lasciato cadere il mocio e ha gridato:
- Insomma basta! Voi non apprezza mia creatività! Voi fate sempre stesse cose! Io non ne posso più di questo paese! In questo paese no è possibile cambiare cose! Io frustrato! Questo paese è peggio di terzo mondo, peggio di quarto, è quinto mondo! Io va da mio cugino Subhash in Germania a lavorare in sua pizzeria, io va in paese dove possibile fare cose, poi voi non lamenta di fuga di cervelli!
- Calma, Bilal – ha detto Mario. Eravamo tutti sconvolti.
- Io no calmo! Io calmo per troppo tempo! Io me licenzia!
Era il colmo. Ero io che me ne dovevo andare, non Bilal. Non potevo sopportare questa cosa.
- Ehi Bilal, eddài, lascialo perdere quello. Non puoi andare via così. E se non trovi lavoro in Germania? Come farai senza soldi? – ho detto.
- Oh tu sta zitto Ganesh, i soldi no è tutto. Dignità prima cosa. E libertà. Ma voi neanche sa di cosa io parlo, mio cervello in fuga vi saluta, addio – e senza dire altro è uscito dalla pizzeria, sbattendo la porta. Tutti ci siamo guardati in faccia.
- Ma chi è Ganescio? – ha detto Lacazza.

Vota questo post

Fronte bella e naso brutto

by blogghino (13/02/2008 - 11:09)


L’altra sera ero a casa di Armenia che stavamo guardando la tivù, c’era Vespa Bruno con alcuni ospiti di cui non ricordo il nome, presto comunque non se li ricorderà nessuno. Armenia ha cominciato ad abbassare l’audio, una tacca per volta. La voce di Vespa Bruno si è affievolita poco a poco, e uguale gli applausi. Alla fine l’audio era azzerato, Vespa Bruno continuava a parlare ma non si sentiva niente, si vedeva la faccia di un ospite che rideva e un altro che arricciava le labbra. Fai qualcosa, ha detto allora Armenia. Cosa, ho detto io. Qualunque cosa, ha detto lei. Allora io mi sono alzato dal divano, sono andato in cucina, ho aperto il cassetto, ho preso le forbici e sono tornato di fronte a lei.
“Che vuoi farci con quelle?” ha detto.
“Chiudi gli occhi” ho detto.
Lei li ha chiusi, io ho avvicinato le forbici alla sua faccia e con un taglio netto, trasversale, le ho tagliato via la frangetta. Un secondo dopo Armenia ha aperto gli occhi mentre i capelli che le avevo tagliato stavano ancora cadendo.
“Ma che fai” ha urlato “sei impazzito?”
“Ti ho tagliato la frangetta. Così stai meglio. Non la capisco questa moda della frangetta. Non le capisco le mode in generale. La frangetta ti sta male, ti copre la fronte, tu hai una fronte bellissima e te la copri con la frangetta, ma adesso niente più frangetta ma fronte bellissima” e ho accostato le labbra per baciarle la fronte, ma lei mi ha dato una testata che mi ha rotto il setto nasale. Sono crollato lungo sul tappeto, urlando e tenendomi il naso.
“Bi hai roddo il daso”  ho detto tra i lamenti.
“È solo l’inizio” ha detto Armenia e mi ha afferrato un braccio facendomi ruotare in posizione prona, poi mi ha piegato il braccio dietro la schiena e mi ha puntato il ginocchio tra le scapole.
“Cosa provi?” mi ha detto, parlandomi sulla nuca.
Ci ho pensato un po’. “Dolore” sono riuscito a dire, sbavando sul pavimento.
“È solo una piccola parte di quello che sento io” ha detto. Poi mi si è alzata ed è andata a guardarsi allo specchio del corridoio, mentre io mi tiravo su a sedere, avevo la faccia insanguinata e mi sentivo il naso come un pallone.
“Davvero sto meglio senza frangetta?” mi ha chiesto, continuando a guardarsi allo specchio.
“Ahio” ho risposto.
Più tardi eravamo in bagno e Armenia mi stava medicando il naso. Io le ho chiesto dove aveva imparato a picchiare la gente a quel modo.
“Thai boxe” ha risposto “in palestra, no?”
“Thai boxe? Ba dod era tai chi?”
“No, è thai boxe”.
“Wow. Se ti do ud bacio bi dài ud’altra testata?”
“Non lo so. Credo di no, nasone.”
“Piado, cazzo, piado.”
“È bello baciarsi piano.”
Chissà se tornerò a sentire gli odori.

Vota questo post