Il criminale che si spacciava per prole

Ierisera mi sono visto la puntata registrata di Criminali Buffi, mi è piaciuta molto, era quella dove si ricostruiva la triste e drammatica ma anche buffa vicenda criminale di un uomo di quarant’anni, che quando aveva vent’anni per guadagnarsi da vivere faceva il figlio illegittimo. In pratica si presentava da signori per bene, appartenenti alla ricca borghesia, medici, avvocati, architetti, industriali, ingegneri, persone sposate da decenni, con famiglie rispettabili, amati e rispettati dalla comunità ma anche direi dall’extracomunità. Il furfante si presentava da questi signori dicendo: buongiorno signor taldeitali, mi chiamo Filippo (o Giuseppe, o Claudio, o Ezio, o Antonio, o Alessandro, o Luigi) e sono tuo figlio, nato da quella tua relazione extraconiugale di vent’anni fa. Il medico, o l’avvocato, o l’architetto, o l’industriale, o l’ingegnere, insomma il ricco borghese trasaliva, e diceva: cosa? Mio figlio! È impossibile! Quale relazione! Io non ti conosco! Mai avuto relazioni extraconiugali! Come si chiamerebbe tua madre?, e a questa domanda Filippo, o Giuseppe, o Claudio, o Ezio, o Antonio, o Alessandro, o Luigi insomma il presunto figlio illegittimo faceva un sorrisino obliquo e diceva: ah! Mia madre è tu-sai-chi.
Allora il ricco borghese di solito diceva di non credere alle parole del criminale, ma quando questo alzava le spalle, sputava in terra e diceva “D’accordo, ci vediamo in tribunale” il rispettabile signore lo afferrava per un braccio e gli diceva “Aspetta un attimo. Ahahaha. D’accordo, senti Filippo (o Giuseppe, o Claudio, o Ezio, o Antonio, o Alessandro, o Luigi), cos’è che vuoi esattamente? Credo che possiamo metterci d’accordo”. E a questo punto si mettevano d’accordo, cioè il farabutto diceva che non serbava rancore al suo padre naturale, che lo aveva contattato solo perché era in difficoltà economiche, e se suo padre gli avesse dato un aiutino (tipo dieci, venti, ma anche cinquanta milioni di lire, a seconda) lui sarebbe sparito così come era apparso, e tanti saluti. E di solito il malcapitato sborsava la cifra in contanti senza fiatare. La parabola criminale dell’impostore finì quando l’uomo fece l’ormai rodato giochetto spacciandosi per figlio di un maresciallo dei carabinieri in pensione. Quando questi scoprì che il giovanotto che aveva davanti era suo figlio, gli occhi gli si riempirono di lacrime. “Mi resi conto che avevo dato a quel vecchio sbirro la più bella notizia della sua vita e capii che ero fottuto” ha raccontato il criminale buffo alla giornalista del programma che lo ha intervistato in carcere. E infatti l’ex maresciallo, che ormai era rimasto vedovo e i suoi figli si erano tutti trasferiti a Ibiza, non chiedeva di meglio che un altro figlio che potesse vivere con lui e fargli compagnia, non voleva affatto che sparisse così come era apparso e tanti saluti, anzi!
A quel punto il criminale piuttosto che vivere degli anni con un ex maresciallo nostalgico che gli voleva fare da padre ha preferito confessare la verità, sancendo così la sua condanna. Adesso è in carcere per truffa e ne avrà ancora per un bel po’ e con la giornalista si è lamentato del fatto che nessuno lo va mai a trovare, nemmeno il suo vero padre, e in fondo in fondo non ce l’ha neanche più tanto con l’ex maresciallo, il quale dopotutto almeno l’aveva accettato come figlio, senza neanche conoscerlo, e se solo potesse tornare indietro adesso ci vivrebbe, a casa di quello.
Io a questo punto avevo un nodo alle budella dalla commozione e ho spento la tv e ho pensato “ma com’è buffa, e criminale, la vita certe volte” e mi è venuta voglia di telefonare a mio padre,, infatti gli ho telefonato avevo voglia di dirgli che ero contento di essere suo figlio ma poi quando ha risposto al telefono mio padre aveva la voce annoiata e stanca e allora tutto quello che sono riuscito a dirgli è: “per caso hai la chiave del nove?"
In treno
E mentre maestoso il mondo
si sdipanava dal finestrino
lui guardava un minuscolo film
sul display del videofonino
Karma e semi di zucca

Ma voi, una cosa che si chiama Kebizza, la mangereste?
L’altra sera avevo appena finito il mio turno di consegne di pizze con sputo e senza, a seconda delle mance, ed ero appena uscito da Rapidopizza per tornarmene a casa, stavo per mandare un sms ad Armenia quando ho sentito chiamare Bandini, Bandini! da dentro un cespuglio. Il cespuglio ha mosso le sue fronde e io stavo per avere una crisi mistica e buttarmi in ginocchio e offrire la mia vita al Dio Cespuglio, pronto a recepire il suo Verbo e a diffonderlo per il mondo, quando dal Cespuglio è uscito Bilal Fefeni.
“Bilal! Ma che ci fai dentro a un cespuglio? Che ci fai qua? Non dovevi essere in Germania?” gli ho detto. Lui mi ha fatto shhhhh, e mi ha fatto segno di allontanarmi dalla pizzeria. Io l’ho seguito per un po’, poi si è girato e mi ha detto: “Tuo naso è molto migliorato, Jimmy-Ganesh-Bandini. Come vanno cose in pizzeria?” Mi ha raccontato che aveva disdetto l’appartamento in cui viveva e aveva chiamato suo cugino in Germania, per dirgli che finalmente si era licenziato e ora era pronto a raggiungerlo per poter lavorare nel suo locale. Suo cugino, sconvolto, gli aveva detto che non c’era più nessun locale, il locale andava malissimo e così lui l’aveva chiuso e stava giusto per chiamare Bilal per dargli la bella notizia che stava per trasferirsi da lui, in Italia, sperando che gli trovasse un lavoro da Rapidopizza. Io ho cominciato a ridere come un matto perché mi sembrava una storia dai risvolti davvero esilaranti, ma poi ho smesso di ridere quando Bilal mi ha detto che adesso io avrei dovuto ospitarlo, perché ormai aveva lasciato il suo appartamento e non aveva nessun posto dove andare.
“Perché proprio io devo ospitarti?” gli ho detto. Non avevo nessuna voglia di dividere il mio buco con qualcun altro, e poi avrei dovuto spiegare la cosa ad Armenia e magari lei non avrebbe approvato.
“È il tuo karma, Jimmy-Ganesh-Bandini, che vuoi farci.”
“Bilal, ma è sempre il mio karma? Ogni cosa è il mio karma? Mai una volta che sia il karma degli altri eh?”
Fatto sta che gli ho permesso di stare da me, gli ho detto che poteva dormire sul divano, ma solo per una settimana. Dopo, karma o non karma, avrebbe dovuto sparire. Mi sono fatto promettere che in cambio mi avrebbe dato una mano con le pulizie della casa, mi ha detto che certo, ci avrebbe pensato lui. Infatti ierisera sono tornato a casa dal cinema e c’era anche Armenia con me e abbiamo trovato Bilal sul mio divano, a gambe incrociate, che guardava in tv la pubblicità di una linea erotica e sul divano e in terra tutto attorno al divano era cosparso di gusci di semi di zucca.
“Ehi Bilal, cos’è questo schifo? Non dovevi aiutarmi a tenere pulito?”
“Bandini-Ganesh, non è io che può pulire tuo karma, solo tu può pulire tuo karma” ha detto sputazzando semi di zucca. L’ho presentato ad Armenia, Armenia sembrava tutta contenta che lui fosse lì mentre io avrei voluto strangolarlo con la sola forza del mio zozzissimo karma.
“Bandini-Ganesh, io pensato che noi dobbiamo aprire locale tutto nostro, dove noi facciamo nuovo cibo, il kebizza. Via di mezzo tra kebab e pizza”
“Ma certo, Bilal” ho detto.
“Come era film?” ha detto, tutto contento.
“Niente di che. La storia di uno che nella vita lotta per diventare qualcuno, e alla fine ci riesce” ha detto Armenia.
“Praticamente storia di mia vita” ha detto lui.
Quarta lettera di Ermete dalla Zona Deumanizzata
Amico mio,
ieri sera dalla finestra dell’appartamento dove vivo ho guardato il bellissimo paesaggio della Zona Deumanizzata, bidoni arrugginiti cumuli di spazzatura pozzanghere violacee pneumatici carcasse di auto carrelli della spesa rovesciati cani randagi gatti randagi pezzi di asfalto ortiche sciami di insetti condomini coperti di licheni e un water posto sulla piattaforma di un vecchio traliccio, e quando il vento entrando per le spaccature del vetro ha fischiato ho avuto un’illuminazione ho capito che tutto è per sempre.
Tutto è per sempre.
Tutto è per sempre.
Ascensione, fondazione, proiezione
Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.
Entra una signora che non ho mai visto, per entrare non aspetta neanche che le porte siano sul punto di chiudersi. Roba da matti.
- A che piano, signora?
- Quarto, grazie, e lei?
- Allora andiamo allo stesso piano.
- Che coincidenza!
- Tutti al quarto! Potremmo fondare il club Amici del Quarto Piano!
- Che idea! Potremmo fare dei tesserini. Così magari lei si ricorderebbe di me.
- Ah perché – ci conosciamo?
- No. Io e lei non ci conosceremo mai.
- Lei è strana, sa?
- Ah no caro mio. Lei, è strano. Comincio a pensare che lei sia una proiezione della mia mente.
- Io, una proiezione della sua – un momento, magari è lei che è una proiezione della mia, di mente.
- Ecco, lo vede? Ha detto proprio quello che mi aspettavo che avrebbe detto. Lei probabilmente non esiste fuori dalla mia testa.
- Ah è così? E se io le dicessi che anche lei ora ha detto proprio quello che, insomma eccetera eccetera?
- Ma l’ho detto prima io, andiamo.
. Che c’entra, semplicemente io nella mia mente mi sono inventato questa donna che crede che io sia una proiezione della sua mente, ma in realtà -
- Siamo al piano. Mi fa uscire?
- No, lei non esce! La mia mente glielo impedirà.
- La sua mente, forse. È sul corpo che ho dei dubbi. Permesso, permesso.
Una giornata fortunata fino a un certo punto

Ieri sera mi sono addormentato dentro Giselle, subito dopo l’amore, ero molto stanco. Stamattina quando mi sono svegliato non sono riuscito a estrarre il pene dalla sua cavità di plastica, perché lo sperma si era seccato e aveva fatto da collante, una cosa piuttosto seccante (ah ah ah). Siccome rischiavo di fare tardi in ufficio ho pensato a un modo creativo per cavarmi d’impiccio, visto che di lavoro faccio il creativo. Allora ho sgonfiato Giselle, lasciando che si afflosciasse attorno al mio pene, l’ho appallottolata alla bell’e meglio attorno al mio pube, lasciandola lì, e ci ho infilato sopra i pantaloni, senza mutande. Così conciato avevo un pacco esagerato, non molto credibile, ma confidavo che nessuno se ne sarebbe accorto, in fondo al lavoro e nelle situazioni della frenetica vita moderna mai nessuno ti guarda in faccia, figuriamoci sul pacco. Così sono andato al lavoro con Giselle avvoltolata al cazzo, pungeva e solleticava un po’, ma era una cosa abbastanza sopportabile. Sono arrivato alla Clebbino e sono entrato nel mio ufficio e mi sono seduto alla mia scrivania ed era tutto ok, ma dopo un paio d’ore è successo un imprevisto: mi scappava la pipì. Ho cercato di non pensarci, di allontanare il pensiero, ho cercato di fare la Raccolta Differenziata Tibetana dei Pensieri e alla fine ho smesso di pensare alla pipì, ma è successo che ho iniziato a pensare a Giselle, al fatto che me l’ero portata al lavoro ed ero ancora dentro di lei e la cosa, accidenti, mi stava eccitando pericolosamente. Più di quella volta che mi sono masturbato mentre mi infilavo la penna stilografica nel culo, per capirci (nota bene: la penna aveva il tappo). Così sono uscito dall’ufficio e sono andato in bagno. Mi sono chiuso dentro e mi sono abbassato i pantaloni e ho srotolato Giselle e ho cominciato a gonfiarla soffiandoci dentro, e quando era gonfia per tre quarti e aveva di nuovo tutte le sue splendide forme tondeggianti e i suoi occhi sono tornati a fissarsi nei miei non ci ho visto più e sono di nuovo venuto schiacciando Giselle contro le piastrelle del bagno aziendale. La cosa inaspettatamente ha avuto un effetto collaterale positivo: si è sciolto il collante che mi teneva unito a Giselle e così sono finalmente riuscito a sfilare il pene da lei, e così ho potuto anche fare pipì. Oggi è la mia giornata fortunata. Dopo sono uscito dal bagno con Giselle sottobraccio, dovevo fare solo pochi metri e poi sarei stato di nuovo al sicuro nel mio ufficio, ma naturalmente ho incrociato Creativo n.1, oggi è la mia giornata fortunata ma fino a un certo punto.
- Ehi, e questa chi è? – ha detto, sorpreso.
- Chi? – ho chiesto io, rispondendo con una domanda, come faceva Penelope 3 del Reparto Entropia.
- Questa che hai sottobraccio.
- Ah, questa. Ahaha. Già. Ti presento Giselle. La mia nuova stagista.
- Davvero creativa come risposta. Hai una macchia sui pantaloni.
- Pantaloni?
- Sei un essere abominevole, Bandini – e se n’è andato.
Ora sono in ufficio che sto cercando di cancellare la macchia con il Machemacchia Clebbino.
Un saluto a tutti quelli che cercando su google le parole “penna stilografica nel culo” arriveranno qui. Benvenuti amici!




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