Ciechi nell'abbondanza
Sempre più spesso ultimamente mi torna in mente un amico, un compagno delle scuole superiori, ce l’aveva a morte con una vecchia pubblicità della gatorade. Nella pubblicità della gatorade si vedeva questo sportivo, questo atleta, probabilmente un podista, non ricordo, che tutto sudato apriva una bottiglia di gatorade e la beveva a garganella, con tanta foga che tutti i rivoli e i rigagnoli di gatorade uscivano da tutte le parti della bottiglia e gli colavano sulla faccia. Poi c’era uno stacco e si vedeva sempre l’atleta con la bottiglia ormai vuota e un’ultima goccia di gatorade che pencolava dalla bocca della bottiglia e l’atleta come un infoiato che aspettava che quella goccia finale di gatorade gli finisse in bocca, come se fosse una questione di vita e di morte e l’ultima goccia fosse essenziale al fine di potersi perfettamente dissetare e reidratare. Quello che faceva incazzare il mio amico delle superiori era il fatto che all’inizio l’assetato e disidradato atleta o pseudotale sprecava tutto quel gatorade, almeno un terzo del contenuto del prezioso integratore usciva a cascata da tutte le parti con grande effetto scenografico ma anche con grande spreco come ho detto, e poi quando ne restava soltanto una goccia, ah!, allora a quel punto quell’ultima goccia diventava preziosissima. E allora perché hai sprecato tutte quelle gocce all’inizio, idiota? Questo faceva impazzire il mio amico. Oggi, a distanza di anni, improvvisamente mi pare che quella pubblicià della gatorade abbia colto una qualche verità essenziale dei nostri tempi, una schizofrenia dell’umanità che la porta a sprecare nell’abbondanza per poi fare economia quando ormai è troppo tardi. Vorrei telefonare al mio amico delle superiori e potergli dire che io non sono diventato come l’omino idiota della gatorade, che io so che tutte le cose sono preziose, anche quelle che ce n’è in abbondanza e che quindi niente va mai sprecato, ma non sono sicuro di esserci davvero arrivato e poi comunque non ho più il numero del mio amico, e già questo mi sembra un bruttissimo segno.
Lo sbriciolarsi del mondo
Ieri sono andato a pranzo da mio padre. Gli avevo detto di non cucinare, che ci avrei pensato io. Ecco qua, ho detto entrando in casa e ho tirato fuori due vaschette incellophanate con dentro del roastbeef.
- Che roba è – ha detto mio padre. Gli ho detto che era il roastbeef della mensa della Clebbino.
- E perché è viola?
- Credo che sia una salsa.
- Si è mosso!
- Che cosa, gesussanto?
- Il roastbeef. Si è mosso.
- È perché è molto fresco. Mangialo, babbo.
Dopo siamo rimasti a guardare i pixel colorati del televisore e ad ascoltare le voci che uscivano sempre dal televisore e io cercavo di combinare insieme nella mia mente i colori e le voci per ottenere la televisione, ma senza risultato. Allora ho chiesto a mio padre:
- Come va con la giornalaia?
- Si chiama Maya.
- Maya la giornalaia? Scherzi?
- Va bene. Stiamo bene.
- Vi sposerete?
Mio padre ha soffiato.
- Sono già sposato, con tua madre – ha detto.
- Mamma è morta, ba’.
- Questo è un altro discorso.
Siamo stati zitti e per un po’ abbiamo torturato le briciole di pane sulla tovaglia, sminuzzandole con le unghie. Poi mio padre ha detto:
- E tu? Sei fidanzato? Insomma ce l’hai una donna?
Stavolta ho soffiato io.
- Sì.
- Come si chiama?
- Giselle.
- Perché non la porti a cena qui, una volta?
Ho guardato mio padre.
- Si può fare – ho detto.
- In tutti questi anni non hai mai portato a casa una donna. A tua madre avrebbe fatto piacere conoscere la tua fidanzata.
- Uno di questi giorni veniamo a cena.
- Bene. Mi fa piacere.
Le briciole sulla tovaglia erano diventate una sabbia dorata.
Servizietto clienti
Allora. Dopo questo rocambolesco cambio di template carpiato con triplo avvitamento, posto in essere al fine di risolvere i problemi di visualizzazione di post e/o commenti segnalati dall’utenza, l’utenza – nella persona di alcuni singoli utenti – mi segnala che non riesce più a visualizzare i commenti. Posso solo suggerire all’utenza suddetta di provare a cambiare browser. O almeno, a scaricare una versione più aggiornata del browser. Il browser è il programma usato per navigare in Internet. Internet è dove siete ora. Intendo dire virtualmente. Vabbè. Ad esempio, mi risulta che i problemi con la visualizzazione dei commenti si verifichino con vecchie versioni di Safari. Prima del Grande Cambiamento di Template, che ha gettato nel panico le borse di mezzo mondo (le azioni Clebbino hanno registrato un’impennata di 25 punti croce percentuale, dopodiché il titolo è stato sospeso) i problemi venivano riscontrati prevalentemente dai detentori di browser Internet Explorer. Il browser è sempre il programma usato per navigare in Internet (nel frattempo non è cambiato niente, state sereni). Un browser che non ha problemi e del cui uso potete bullarvi con gli amici, è Firefox. Si scarica gratis da Internet, che è sempre il posto dove siete ora. Altrimenti, potete utilizzare il nuovo servizio di lettura vocale dei commenti (un servizio attivato recentemente per i non vedenti. I non vedenti sono i ciechi. Se state leggendo questo, tranquilli: non siete ciechi), telefonando al cellulare del dott. Sugar Clayton a ore pasti. Il numero di cellulare del dott. Sugar Clayton verrà pubblicato a breve nei commenti.
A mezzanotte va la Ronda
Sabato sera ero andato al cinema con Armenia (abbiamo visto un film di cui non ricordo il titolo, comunque è la storia di un uomo che nella vita lotta per diventare qualcuno e alla fine ci riesce, siamo usciti dal cinema con una strana sensazione di déja-vu) e la stavo riaccompagnando a casa a piedi, saranno state le 00.34 circa. Stavamo camminando fianco a fianco e a un certo punto ho allungato il braccio all’indietro, orizzontale, ho aperto la mano a stella marina e ho lasciato agire l’attrazione erotico-gravitazionale, quella forza fisica che fa sì che le mani aperte a stella marina e sollevate a mezz’aria atterrino sulle natiche di una donna. Armenia ha sorriso facendo le fossette e io ho guardato le stelle ma non si vedevano per via dell’inquinamento luminoso, allora ho chiuso gli occhi e in quel momento ho sentito dietro di me un “hop-hop-hop” ritmato e sempre più forte. Allora mi sono girato, la mano era ancora incollata alla natica di Armenia in ottemperanza alla legge fisica di cui sopra, e ho visto un gruppetto di uomini tutti vestiti di grigio che correvano in fila per due verso me e Armenia facendo hop-hop-hop-hop, ho pensato che fossero dei podisti che si allenavano ma non erano dei podisti. L’ho capito quando mi hanno sbattuto a terra e mi hanno bloccato le mani dietro la schiena, i podisti non fanno queste cose, non rientra tra le discipline di atletica. Era una Ronda.
- Brutto porco schifoso, ti abbiamo visto, hai molestato la signorina – ha detto la Ronda.
- Ahio – ho detto io.
- Ma sono la sua fidanzata – ha detto Armenia.
- Zitta, puttana – ha detto la Ronda -. Volevi stuprarla, eh? Meno male che ci siamo noi a tutelare la sicurezza della cittadinanza. Lei è stata fortunata, signorina.
- Ma è vero, lei è la mia fidanzata, non volevo stuprarla – ho detto io. La Ronda mi ha tirato dei calci ai reni, poi mi ha chiesto se potevo dimostrarlo. Se avevo un documento che attestava la cosa.
- Un documento? Che documento? – ho chiesto io ingoiando sangue.
- Ce l’avete un anello di fidanzamento? – ha chiesto la Ronda.
- Veramente, no – ho detto io.
- Così impari – ha detto Armenia incrociando le braccia.
- Sei davvero il fidanzato della signorina?
- Cazzo, sì.
- Giuralo su Gesù Bambino.
- Su chi?
Qualcuno mi ha messo un piede sul collo.
- Lo giuro, lo giuro sul Santissimo Gesù Bambino – ho detto con la faccia schiacciata al marciapiede.
Allora la Ronda mi ha risollevato da terra dandomi dei colpetti per togliermi la polvere di dosso.
- Ci scusi tanto signore, ma abbiamo visto che lei ha allungato la mano sul fondoschiena della signorina e non potevamo rischiare che lei fosse uno stupratore. La sicurezza prima di tutto.
- Figuratevi, anzi grazie, dopotutto questo mi dimostra la vostra efficienza e mi fa sentire al sicuro, d’ora in poi potrò dormire sonni tranquilli sapendo che ci siete voi che vegliate sulla cittadinanza.
- Noi, e Gesù Bambino – ha detto la Ronda.
- Voi e Gesù Bambino, certo – ho detto.
- Bene, ora scusateci ma in questo momento un criminale sta sicuramente nuocendo a un cittadino, e noi dobbiamo assolutamente intervenire – ha detto la Ronda, e facendo hop-hop-hop-hop-hop si è allontanata a passo di corsa verso il crimine. Io ho tirato un sospiro di sollievo, è bello vivere in una città sicura, ho pensato guardando l’inquinamento luminoso.
Ascensione, dilatazione, ramarro
Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita. Le porte stanno per chiudersi, un momento che nella mia mente so dilatare all’infinito, se voglio, perché lo spaziotempo si incurva, lo sanno anche i bambini. Le porte stanno per chiudersi. Ma una donna si infila nell’ascensore all’ultimo momento, una donna che non conosco, proprio un attimo prima che le porte si chiudano. Lo spaziotempo fa una curva.
- A che piano, signora?
- Ramarro.
- Non ho capito scusi. Quarto? Ha detto quarto piano?
- No, ramarro. Ra-mar-ro.
- Ramarro?
- Ramarro.
- Ma che coincidenza! Anche io vado al quarto.
- Acetilene, zeitgeist.
- Acet…
- Acetilene. Zeitgeist.
- Ma che strano eh? Abitiamo allo stesso piano, e non ci siamo mai incontrati!
- Sciatazù, filanche. Meridiana e parallelo, pilarè.
- Come sarebbe? Ma se io non l’ho mai vista prima! Io non mi ricordo affatto di lei.
- Gigagiga. Bulimosca di pisquatto, aidè, fu, miranta. U!
- Lei scherza. Lei mi prende in giro. O mi scambia con qualcun altro.
- Omba. Uquo. Ko.
- Ah sì? E chi me lo dice? È la sua parola contro la mia!
- Lei va sempre dritto per la sua strada, non è così?
- Non ho capito. Come dice?
- Ah, senta. Siamo al piano. Permesso, permesso.
- Ramarro? Ramarro?
- Dio. Dio, dio.
Oscuri presagi in ambito aziendale
Poco fa in bagno ho incontrato Creativo n.2 , era immobile davanti allo specchio. Non si stava lavando le mani. Non si stava lavando i denti. Non si stava pettinando, o strappando i peli dal naso, o togliendo le cispe dagli occhi.
- Che cosa stai facendo? – gli ho chiesto.
- I.C.M., Bandini.
- I.C.M.? che roba è? Una nuova normativa?
- Senti cosa mi è capitato stamattina. Ero in macchina. Stavo venendo in ufficio. E a un certo punto la radio manda una vecchia canzone di quella cantante negra, come si chiama.
- Franklyn Aretha?
- Naaa. Quell’altra, quella che ha fatto anche dei film.
- Anche Franklyn ha fatto dei film.
- Un’altra, ti dico.
- Mm. Quella che era in Mad Max 3?
- Che cos’è Mad Max 3?
- Il terzo episodio di quel film con quell’attore, comesichiama. Quello di Arma Letale.
- Arma Letale 1, 2 o 3?
- È in tutti e tre. È il protagonista.
- Anche in Mad Max è in tutti e tre?
- Sì, anche lì è il protagonista.
- Questo fa sempre il protagonista delle trilogie? O se ne fanno tre o niente, con lui?
- Arma Letale ora che ci penso, forse ne hanno fatti 4.
- White. White qualcosa. Il nome della cantante negra.
- È negra ma si chiama White?
- Mi fa pensare alla NASA. Chissà perché.
- Perché hai un problema. “Houston, abbiamo un problema”.
- Houston! Houston Whitney! È lei.
- Dammi il cinque, fratello.
- Comunque. La radio a un certo punto manda una canzone di Houston Whitney. Una vecchia canzone, una canzone degli anni Ottanta, hai presente quella che fa “I wanna dance with somebody / with somebody who loves me”, o qualcosa del genere?
- Ho i brividi.
- Quella lì. Perché hanno messo quella canzone? Non stavo ascoltando una radio di vecchi successi anni Ottanta. Non era un programma sugli anni Ottanta. Eppure hanno messo quella canzone, così, senza preavviso. Non avevo difese. Non ero pronto. E mi è successa una cosa terribile.
- Sì?
- Mi sono messo a piangere. A dirotto. Ho dovuto accostare, non riuscivo neanche più a guidare.
- Mm.
- Che cosa significa secondo te. Pensi che sia grave?
- Secondo me dovresti fare un salto al negozio di un mio amico, si chiama Mariano. Potrebbe aiutarti.
Dopo siamo usciti dal bagno e stavamo attraversando il corridoio quando Creativo n.4 si è affacciato dal suo uffizio.
- Ehi! È successo qualcosa di terribile. I piraña del mio acquario. Sono diventati vegetariani.
- Com’è possibile?
- Non lo so. Mi sembra un bruttissimo segnale, foriero di gravi disgrazie planetarie.
Mi sono tappato le orecchie con le mani e urlando sono corso nel mio uffizio.
Un'alba
Stanotte ho sognato che lavoravo al computer e a un certo punto il mouse smetteva di funzionare, allora io lo sbattevo due, tre volte sul tavolo ma niente, fino a quando non so perché mi guardavo la mano e poi le linee del palmo della mano e poi i polpastrelli e non c’era niente, era tutto liscio, non c’erano più linee o impronte digitali, niente, liscio come un guanto di lattice. Mi sono svegliato ed erano le tre e ho pensato che a quell’ora quelli del Reparto Entropia stavano facendo il turno di notte, era bello lavorare la notte per mettere i bastoni tra le ruote a quelli che lavorano di giorno e così mi è venuta una gran voglia di arrivare in ufficio per vedere che scherzo mi avevano tirato stavolta le Penelopi, magari mi avevano versato del caffè sulla tastiera, oppure mi avevano riempito la casella di posta di spam, o mi avevano bloccato lo slot dei cd con una fetta di bresaola, mi sono quasi venute le lacrime, sono sempre così premurosi e pieni di attenzioni, in fondo sono tutte prove di affetto nei confronti di un loro ex collega, tra pochi giorni sarà il Giorno della Rivincita e mi dispiacerà molto picchiarli e umiliarli. A quel punto non riuscivo più a dormire, ho giocato un po’ con il mio uccello, è come stringere la mano alla parte migliore di te. Poi mi sono alzato, stava albeggiando, avevo voglia di fare qualcosa, mungere una mucca, innaffiare una nuvola, scavare una buca, rovistare tra i rifiuti. Ho aperto la pattumiera e senza guardare ci ho infilato una mano e ho giocato a indovinare che cosa stavo toccando. Quando mi sono tagliato con la scatoletta degli sgombri, ho smesso.
Alle sette sono uscito di casa. Anche questa mattina non tornerà più, ho pensato. Sul muro di fronte a casa mia qualcuno aveva scritto “Less LCD, more LSD”.
Il negozio di Mariano

Bilal è quasi un mese che si è piazzato a casa mia, doveva essere una cosa provvisoria e invece ormai ha costruito il suo nido nel mio divano, che è tutto picchiettato di gusci di semi di zucca e altre schifezze che non voglio neanche sapere. Oltretutto passa le giornate a fare esperimenti con il Kebizza, è ancora indeciso se fare dei focaccioni di pizza farciti di agnello e verdure e spezie o invece se fare delle pizze bianche cosparse di agnello e verdure e spezie e infornare il tutto.
Per non stare in casa con lui sono uscito a fare un giro e sono andato a trovare Mariano, un mio ex compagno di scuola che da meno di un anno ha aperto un negozio dove vende articoli per il suicidio, tipo corde con il nodo scorsoio già fatto, tubi avvolgibili con mascherina per suicidarsi in maniera pratica con il monossido o con il gas di casa senza far esplodere il condominio, cocktail di farmaci clinicamente testati su animali vivi (e dopo, quindi, morti), monodosi di sonniferi letali, lamette disinfettate (per evitare infezioni) per il taglio delle vene, cose così.
Mariano ha aperto questo negozio convinto che avrebbe fatto affari d’oro, visti i tempi difficili e il gran numero di nichilisti in giro infatti era sicuro che il suicidio fosse un settore destinato a crescere, tra l’altro il suo è l’unico negozio del genere che io sappia, per cui praticamente non c’è concorrenza. Già.
Il problema è che, nel suo caso, i clienti che si trovano bene poi non tornano più. E non è neanche che possono spargere la voce, dire “Ma sai, l’altro giorno ho comprato questo kit per l’autosoffocamento, ha funzionato subito, sono morto in quattro e quattr’otto, l’ho preso al negozio di Mariano, te lo consiglio” o cose del genere. Su questa cosa con Mariano un po’ ci ridiamo, del resto non c’è molto altro da fare. “Il fatto” mi racconta “è che non tornano neanche gli altri, cioè quelli che magari comprano qualcosa ma poi non si ammazzano. Perché si vergognano di farsi vedere che non ce l’hanno fatta, o che c’hanno ripensato, insomma penso che sia per questo”.
Un’altra cosa strana è che i clienti, quando scelgono tra vari prodotti, gli chiedono: “ma questo è resistente? Ha la garanzia almeno di un anno? Non è che funziona la prima volta e poi si rompe?” Come se gli servisse per più di una volta. Dev’essere l’abitudine, non so, e comunque la gente è proprio matta, aspiranti o simpatizzanti suicidi compresi.
Cacare volando è un passo avanti, non l'iphone

A me mi fa ridere chi chiama innovazione tecnologica un cellulare dove ci puoi anche ascoltare la musica o guardare i filmati pornografici o vederci la cinematografia. Ma che ci vuole? Allora io mi invento un cellulare che ha anche un bel cavatappi estraibile, che non ce l’ha nessuno a quanto mi risulta, ed ecco che sono un grande innovatore tecnologico e i giornali scrivono articoli a tre colonne dove si dice Grande passo avanti per la tecnologia! (anzi ora che ci penso propongo l’idea del cavatappi da integrare nel nuovo Clebbophone alla prossima riunione nella Sala Incubatrice alla Clebbino). Aggiungere stronzate a robe già esistenti, oppure mettere insieme due cose già esistenti in una sola e chiamarla innovazione tecnologica secondo me è una grande cavolata. La zappa è una grande innovazione tecnologica, perché ha reso più semplice e veloce e meno faticoso il lavoro nei campi, per dire. Un cellulare di per sé magari è un’innovazione tecnologica rispetto alla telefonia fissa, se ne può parlare, ma un cellulare con in più la radio, è un’innovazione? Mi semplifica la vita? Me la felicita, la vita (me la rende felice, voglio dire. Credo che il fatto che nessuno usi il verbo felicitare sia indicativo di qualcosa che però ora mi sfugge)? Insomma ritengo questo, che un’innovazione tecnologica dovrebbe facilitare e felicitare la vita, ecco. Se no, a che serve? A incrementare il PIL?
Questo stavo pensando ieri dopo che uscito dall’ufficio un uccello mi ha cacato in testa. Straordinario! Non stavo mica passando sotto un cornicione, stavo vagando nel parcheggio alla ricerca della mia auto (una delle azioni più stupide dell’uomo moderno e postmoderno), quando paf!, ho sentito un buffetto caldo sulla mia nuca, era la cacca di un uccello. Di un uccello in volo.
No, perché noi magari a volare in aeroplano ci sentiamo dei grandi, ci sentiamo i dominatori dell’universo. Anche un mollusco saprebbe volare, in aereo. Gli basta comprarsi un biglietto su Internet (altra stupida azione dell’uomo moderno e postmoderno). Invece no, gente, l’uccello vola con le sue ali. L’uccello è il risultato di uno sforzo evolutivo di una forma vivente che dài e dài ha sviluppato le ali (ho molto semplificato e volgarizzato il meccanismo evolutivo, ma ci siamo capiti). L’uomo invece è il risultato di un essere vivente che ha smesso di usare il pollice opponibile per afferrare i rami saltando felice da un ramo a un altro, per arrivare ad utilizzarlo per digitare sms. Bella forma di evoluzione. Insomma, l’uccello vola con le sue ali, ma non solo! L’uccello mentre vola riesce anche a cacare. Che se anche l’uomo un giorno, tra duemila anni, arrivasse a sviluppare un paio di ali e delle ossa cave e la necessaria leggerezza e maestria per volare senza aerei, sarebbe comunque un essere inferiore, non riuscirebbe anche a fare la cacca volando, già a volte fa fatica a fare la cacca sedendosi sulla tavoletta del cesso, figuriamoci. Allora, per omaggiare le straordinarie capacità e virtù dell’uccello io ho deciso di non pulire la sua cacca dal mio cuoio capelluto, e per tutto il giorno sono rimasto con la cacca dell’uccello sulla mia testa, come un monito. Forse, se tutti gli uccelli cacassero in testa a tutti gli esseri umani, gli esseri umani potrebbero ravvedersi e rivedere il loro concetto di progresso e sviluppo ed evoluzione della specie, che ne so. Non ho voglia di rileggere quello che ho scritto.




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