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Archivio Maggio 2008

Il negozio di Mariano

by blogghino (08/05/2008 - 11:16)


Bilal è quasi un mese che si è piazzato a casa mia, doveva essere una cosa provvisoria e invece ormai ha costruito il suo nido nel mio divano, che è tutto picchiettato di gusci di semi di zucca e altre schifezze che non voglio neanche sapere. Oltretutto passa le giornate a fare esperimenti con il Kebizza, è ancora indeciso se fare dei focaccioni di pizza farciti di agnello e verdure e spezie o invece se fare delle pizze bianche cosparse di agnello e verdure e spezie e infornare il tutto.
Per non stare in casa con lui sono uscito a fare un giro e sono andato a trovare Mariano, un mio ex compagno di scuola che da meno di un anno ha aperto un negozio dove vende articoli per il suicidio, tipo corde con il nodo scorsoio già fatto, tubi avvolgibili con mascherina per suicidarsi in maniera pratica con il monossido o con il gas di casa senza far esplodere il condominio, cocktail di farmaci clinicamente testati su animali vivi (e dopo, quindi, morti), monodosi di sonniferi letali, lamette disinfettate (per evitare infezioni) per il taglio delle vene, cose così.
Mariano ha aperto questo negozio convinto che avrebbe fatto affari d’oro, visti i tempi difficili e il gran numero di nichilisti in giro infatti era sicuro che il suicidio fosse un settore destinato a crescere, tra l’altro il suo è l’unico negozio del genere che io sappia, per cui praticamente non c’è concorrenza. Già.
Il problema è che, nel suo caso, i clienti che si trovano bene poi non tornano più. E non è neanche che possono spargere la voce, dire “Ma sai, l’altro giorno ho comprato questo kit per l’autosoffocamento, ha funzionato subito, sono morto in quattro e quattr’otto, l’ho preso al negozio di Mariano, te lo consiglio” o cose del genere. Su questa cosa con Mariano un po’ ci ridiamo, del resto non c’è molto altro da fare. “Il fatto” mi racconta “è che non tornano neanche gli altri, cioè quelli che magari comprano qualcosa ma poi non si ammazzano. Perché si vergognano di farsi vedere che non ce l’hanno fatta, o che c’hanno ripensato, insomma penso che sia per questo”.
Un’altra cosa strana è che i clienti, quando scelgono tra vari prodotti, gli chiedono: “ma questo è resistente? Ha la garanzia almeno di un anno? Non è che funziona la prima volta e poi si rompe?” Come se gli servisse per più di una volta. Dev’essere l’abitudine, non so, e comunque la gente è proprio matta, aspiranti o simpatizzanti suicidi compresi.

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