Luglio 2008

DLMM GVS
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Luglio 2008

Che paese siamo diventati?

by blogghino (30/07/2008 - 12:11)

Ieri sono andato a consegnare una pizza dall’altra parte della città. Ultimamente mi capita spesso di fare consegne di una sola pizza, la gente è sempre più sola. O forse solo più povera. Dall’altra parte della città, non capisco. Perché non ordinarla in una pizzeria più vicina, così magari arriva prima e più calda? Forse d’estate la gente non ha voglia di pizza calda, allora la ordina dall’altra parte della città, così arriva fredda. Sono arrivato all’indirizzo della consegna e vicino al nome, sull’alluminio del campanello, c’era graffiato un cerchietto. La procedura prevedeva che io sputassi dentro la pizza, che era una Pizza Campagna. Ma con il caldo che faceva non avevo più saliva. Ho tirato sul col naso e poi mi sono raschiato la gola ben bene, non ne è uscito niente, ero asciutto, prosciugato. Che fare? Potevo passarmi la pizza sotto le ascelle ma mi sarei impiastricciato tutto. Mi sono guardato intorno e vicino a un tombino ho visto che c’era un piccione sfranto sull’asfalto. Ho afferrato il piccione per una zampa e ho tirato, ma si è staccata la zampa. Ho tirato la seconda zampa, più delicatamente, mezzo piccione è venuto via e mezzo è rimasto attaccato al marciapiede. Ho avuto un capogiro e ho mollato il piccione, stavo per vomitare. Non esagerare Jimmy, mi sono detto. Cosa ti sta succedendo? Vuoi avvelenare un povero cristo? Mi stavo facendo la voce fuori campo da solo. Era la coscienza, che parlava in fuori campo. Ci voleva una musica straziante come colonna sonora, ma niente, dalle finestre aperte pioveva solo la sigla del telegiornale. Ho appoggiato in terra il cartone di pizza, l’ho aperto. Mi sono sbottonato la patta e ho fatto un goccio di pipì al centro della pizza, poi mi sono riabbottonato, ho chiuso il cartone e ho suonato il campanello.
Sono salito al secondo piano con la pizza in mano, mi ha aperto un signore sulla sessantina, in braghe e canottiera.
- La sua Pizza Campagna, signore – ho detto.
- Quant’è?
- 4 e 50.
- E la birra?
- Quale birra?
- Ho ordinato anche una birra.
- Non mi risulta.
- Non ti risulta.
- Non mi risulta.
- Non ti risulta.
- No, non mi risulta.
- No, non ti risulta.
- Non mi risulta affatto.
- Per niente affatto ti risulta.
- Assolutamente no.
Ci siamo guardati negli occhi. Il cartone emanava odore di piscio. Le mie dita sudate erano incollate al cartone.
- Fa niente – ha detto l’uomo, dopo un po’.
Si è frugato in tasca.
- Ascolta. Ho 5 euro. Non lascio mai la mancia. Non l’ho mai fatto prima d’ora. Non l’avrei mai fatto fino a cinque minuti fa. Però stavo guardando il telegiornale, quando hai suonato. In un servizio a un certo punto stavano intervistando della gente al mercato. Avevano tutti delle facce orrende. Mi sono chiesto: santamadonna, ma chi sono questi? Perché hanno quelle facce di merda? Questi sono i miei concittadini? Ma che paese siamo diventati? Che paese siamo diventati? Che paese siamo diventati? Rispondi.
- Devo rispondere io? Non lo so. Non siamo diventati nessun paese.
- Quindi ho deciso che non volevo avere quella faccia anche io. Perciò, ecco i cinque euro, e tieni il resto.
- Oh. Ma grazie. Io.
- Ti darei più soldi, non ne ho. Facciamo così. Ti mangi uno spicchio di pizza.
-No, oh no, va benissimo così davvero.
-No no no. Non voglio essere un uomo di merda. Vieni, entra.
Ho seguito l’uomo in cucina. Ha aperto il cartone, una zaffata trementa ci ha investiti. Lui non ha detto niente. Ha tagliato uno spicchio di pizza e me l’ha porto.
- Tieni, mangia.
- Ma non ho fame.
- Mangia, perdio.
Ho mangiato il trancio di Pizza Campagna al Piscio.
- Com’è? – mi ha chiesto.
- Ottima – ho detto.
- Non si direbbe dalla tua faccia. Ha uno strano odore. E poi ci avete messo troppo olio.
Ha annusato la pizza.
- Posso farti una domanda?
- Certo.
- Non è che qualcuno ha pisciato nella mia pizza?
- Non mi risulta, signore.
- Non ti risulta?
- No, non mi risulta.
- Non ti risulta.
- Non mi risulta.
- Non ti risulta.
- Non mi risulta, no.
- Insomma non ti risulta.
- Proprio non mi risulta.
- Ci ho ripensato. Vorrei indietro il resto dei cinque euro.
Io non capisco la sfiducia della gente, quante calunnie, quanta perfidia, e quanta ipocrisia, tanto a farsi belli guardando i telegiornali e poi anche loro sono come le facce di merda dei telegiornali.
Comunque la pizza pensavo peggio.

Vota questo post

Ascensione, angolazione, quarta dimensione

by blogghino (24/07/2008 - 11:27)

Entro in ascensore, ma non mi giro verso l’uscita. Rimango in un angolo a fissare lo spigolo delle pareti, come in punizione. Sento alle mie spalle le porte che si stanno chiudendo. Sento un rumore di tacchi. Chiudo gli occhi. Le porte si chiudono. Ho un brivido. Qualcosa, immagino un dito, mi picchietta la spalla. Mi giro di scatto. Nell’ascensore c’è una donna che non ho mai visto prima.
- Chi è!
- Oddio! Ma è matto?
- Ma che vuole?
- L’ho disturbata per caso? Era per dire che ci sono anch’io. Quarto piano, grazie.
- Mi fa piacere. Il pulsante è lì.
- Cafone.
- E va bene. Ecco fatto. Contenta? Quarto piano.
- E lei?
- Io cosa.
- A che piano va, lei.
- Ma che vuole? Quarto.
- Già.
- Già! Aspetti un attimo: wow! È questo che voleva dire? Quarto piano! Entrambi! Colpo di scena! Va bene così?
- Si sente bene?
- Abitiamo allo stesso piano! Ah! Niente è per caso, non è così! Eppure non ci siamo mai incontrati prima, come mai? Cose folli, in questo condominio!
- È proprio qua che la volevo
- Cose folli! Ai confini della realtà! Che altro potrà mai succedere? Non oso neanche
- Invece ci siamo incontrati un sacco di altre volte.
- Ah! Ecco! Ci siamo arrivati! Doppio colpo di scena! Apertura di una quarta dimensione! Squarci nel’universo! Buchi neri ascensionali!
- Ma senta. La pianti, insomma. È lei che
- Il passato e il futuro si aggrovigliano! Gente che parla al contrario! Il sole sorge quadrato!
- Siamo al piano. Permesso.
- Permesso? Permesso? Ma non c’è bisogno! Mi passi attraverso! In questo universo fuori di sesto tutto è possibile! Improvvisamente mi sento vicino alla verità!
- Come no, a un passo.

Vota questo post

Gloan hansc mensch

by blogghino (22/07/2008 - 13:55)

Sono andato in bagno e c’era Creativo n.3 che si stava lavando i denti, piegato a uncino sul piccolo lavabo. Sono andato a pisciare e intanto gli ho chiesto che ne pensava dell’ultima pubblicità progresso della Clebbino Beauty, quella dove si vedono foto di persone torturate e vittime di svariate violazioni di diritti umani, dunque persone con ematomi, escoriazioni, mutilazioni, cose di questo genere. L’headline è: “Cazzo ridi?” e il body copy: “Campagna Clebbino Beauty per la Prevenzione delle rughe del viso”.
- Schmenfshif bworchm mfaschascha – ha detto n.3.
- Secondo me fa cagare. E poi lo sanno anche i bambini, se a uno gli ìntimi di non ridere, il risultato è che lo farai scoppiare a ridere. Cioè ottieni il risultato contrario. Così la campagna antirughe va a puttane. Non credi?
- Ambhfansch schfwapp nguush swoash
- Insomma secondo me Creativo n.1 stavolta ha toppato.
- Gloan hansc mensch schffff coff coff – ha detto n.3, ha cominciato a tossire, lo specchio si è coperto di schizzi di dentifricio e la faccia gli stava diventando blu. Io ho riso. È troppo divertente costringere a parlare uno che si sta lavando i denti, diosanto. L’ho imparato da Sanpietròli, il mio dentista.
- Ciao eh – ho detto uscendo dal bagno. N.3 era raggomitolato in terra che si stringeva il collo e schiumava dalla bocca. In quel momento mi sono accorto che mi ero bagnato i pantaloni di piscio. Ma si può?

Vota questo post

Perdersi

by blogghino (21/07/2008 - 09:01)

Comunque vorrei far notare che se Cristoforo Colombo avesse avuto il navigatore satellitare, col fischio che scopriva l’America. Questo per dire che trovare sempre quello che si cerca non mi pare questo gran passo avanti per l’umanità.

Vota questo post

Sesta lettera di Ermete dalla Zona Deumanizzata

by blogghino (17/07/2008 - 10:31)

Amico mio, stamattina mi sono comparse delle strane macchie sul collo, all’inizio ho pensato fossero licheni, invece no, sono macchie. Me ne sono accorto specchiandomi nel secchio dell’acqua piovana. Poi ho starnutito e l’acqua nel secchio si è mossa deformando il mio volto e ho capito che il principio è la trasformazione. Ieri sera sono rimasto per oltre mezz’ora a fissare i licheni che si sono formati sul pianerottolo. Ammiro la loro tenacia. Poi un’altra cosa che ammiro è la cedevolezza, ci ho pensato perché ieri l’intonaco della cucina ha ceduto ed è venuto giù. Anche se non è quel tipo di cedevolezza che intendo, ma mi ci ha fatto pensare lo stesso. Poi ammiro un’altra cosa ma non mi ricordo quale e poi sta per finire lo spazio e anche l’inchiostro quindi vengo al quindi. Il quindi è che vorrei essere insieme tenace e cedevole, allora ho inventato questa parola: tenacedevole. È così che voglio diventare. Tenacedevole. Trasformarmi in tenacedevole. Che ne pensi.

Vota questo post

Quotidianità

by blogghino (08/07/2008 - 12:43)

Ierisera ero accomodato sul divano di casa con il pene dentro la bocca di Eugenia che sorseggiavo Cedrata Clebbino dalla fica di Eugenia tramite una cannuccia. Non è difficile da fare. Basta mettere Eugenia a testa in giù, usare il pene come perno e cingere Eugenia ai fianchi con un braccio, senza stringere troppo però altrimenti la pressione fa schizzare la cedrata sul divano e anche sulla faccia. Non fatelo con le donne di carne perché l’effervescenza della cedrata è mal tollerata, nel caso usate liquidi fermi. Insomma ero sul divano con Eugenia e guardavo il televisore con l’audio azzerato e intanto ascoltavo il Guglielmo Tell nella versione suoneria per il mio cellulare, esecuzione niente male, anche se con poco colore. E a un certo punto è suonato il telefono, non il cellulare (quello stava già suonando il Gugliemo Tell) ma il telefono coi fili. Ho ascoltanto per un po’ l’esecuzione della suoneria del telefono fisso, un trillo ribattuto su un’unica nota, ripetutamente, un pezzo di musica minimale stile Philip Glass ma anche un po’ Brian Eno, niente male devo dire, poi mi sono ricordato che dovevo rispondere perché era sicuramente mio padre, ormai soltanto lui mi chiama al telefono coi fili. Ed è un peccato perché io amo il telefono coi fili, perché mi piace che una voce passi in un filo e io stringendo quel filo posso stringere in mano quella voce che mi arriva all’orecchio, mentre con il cellulare non si sa da dove arriva quella voce, per quanto ne so potrebbe arrivare anche dalla mia testa, e non è divertente. Proprio no. Così mi sono alzato di scatto per andare a rispondere ma sono inciampato su Eugenia e siamo caduti e la cedrata è schizzata parte sul pavimento parte sulla mia faccia, sono maldestro. Ho sfilato il pene dalla bocca di Eugenia e sono andato a rispondere ma era troppo tardi, quando ho alzato la cornetta non c’era nessuno, si sentiva il tu-ttù della linea libera. Ho ascoltato per un po’ anche questo pezzo, molto minimale come quello precedente, ma il timbro era decisamente diverso, un suono più sintetico, come proveniente dallo spazio, ma sempre ritmicamente ossessivo, quasi un battito cardiaco, un walzer monocorde, una cosa tipo Pink Floyd di The Piper at the Gates of Dawn ma molto asciugata, che poi di colpo ha cambiato tempo diventando un’unica nota ossessivamente ripetuta, con un ritmo frenetico. Gran pezzo.
Ho messo giù la cornetta, c’era da pulire la cedrata in terra, dal piano di sopra arrivavano rumori come di trascinamento di cadaveri, ho chiuso gli occhi, ho recitato a mente una preghiera inventata con dentro la parola “frigorifero” e ho leccato un po’ di pulviscolo atmosferico. Poi ho alzato la cornetta del telefono, ho messo il walzer in viva voce, ho tirato su Eugenia per un braccio e le ho detto: “Balliamo?”.

Vota questo post

Tecnologia digitale

by blogghino (07/07/2008 - 10:51)

Comunque non capisco tutta questa smania di prendere le impronte per schedare i rom. Basterebbe fargli aprire un account su Facebook. Così avremmo anche le foto segnaletiche.

Vota questo post

Una grande verità

by blogghino (04/07/2008 - 14:00)

Ieri sfogliavo un giornale di moda, c’erano i servizi di moda con le topmodel, vorrei dire una cosa alle donne di tutto il mondo. Probabilmente per farlo dovrei parlare dal balcone di piazza San Pietro, ma siccome non credo di avere la possibilità di venire nominato papa nell’immediato, temo che questa possiblità mi sia preclusa, e allora quello che devo dire lo dico qui, non sarà a tutte le donne del mondo ma pazienza. La cosa che voglio dire è: donne, guardate che a noi uomini le topmodel quelle di adesso ci fanno cagare. Non sono mica belle. Così magre, così tristi. Sono sexy quanto un palo della luce. No, un palo della luce in effetti sorride di più, e poi almeno fa luce. Le topmodel mi deprimono mortalmente. Mi fanno pena. E attenzione, non sto dicendo che “sono così belle da sembrare finte”, o cagate del genere, no; non sono affatto belle, sono proprio brutte. Brutte. - Sono brutte le topmodel. Sono magre e tristi - ho detto ierisera ad Armenia. Eravamo seduti sul divano e per farci un po’ di fresco ci sventolavamo con delle riviste. Provate a leggere una rivista mentre la usate per sventolarvi. È difficilissimo. Io avevo queste modelle racchie che mi ballavano davanti agli occhi e mi deprimevano.
- Cosa vorresti dire - ha detto Armenia.
- Quello che ho detto.
- Perché lo stai dicendo a me?
- Come sarebbe. No, aspetta un attimo. Non è riferito a te, ovviamente. Tu sei bellissima.
- Cosa vuoi dire? Non è riferito a me eh? Perché io sono grassa, non è così?
- No! No! Tu sei perfetta! E infatti tu mi piaci, invece queste qua
- Ti sembro grassa, questo mi stai sottilmente dicendo
- Ma che sottilmente e sottilmente, ti sto solo dicendo che le top model sono a zero impatto erotico mentre tu
- Mentre io sono grassa. Neanche tanto sottilmente.
Mi sono alzato e sono andato in camera. Avevo certi nervi. Non potevo crederci. Sono uscito sul terrazzino. Faceva caldo, ora che non avevo più la rivista per sventolarmi. Il sudore mi colava lungo la schiena. D’accordo, non era il balcone di piazza San Pietro, ma meglio di niente. Ho preso un gran respiro e incrociando le braccia ho urlato nella sera:
- Le topmodel fanno schifo al cazzo!
- E tu sei frocio! – ha risposto subito una voce, da qualche altra finestra.
- E tu scommetto che sei negro! – ho urlato io, fuori di me. Poi, spaventato, sono rientrato e sono tornato nel soggiorno.
- Ti ho sentito – ha detto Armenia -. Prima dài della grassona a me e poi te la prendi con i neri. Sei uno schifoso maschilista razzista.
Ho infilato la porta di casa e facendo le scale di corsa sono uscito, senza dire una parola. Ho corso sul marciapiede per dieci minuti, a perdifiato. Quando finalmente il cuore stava per scoppiarmi mi sono fermato, appoggiandomi a un palo della luce. La testa mi girava. Ho guardato in su, verso la luce bianca del lampione. Toh. Guarda chi c’è qua.
- Ehilà – ho detto. Con la mano ho saggiato la soda rotondità del palo – sai che non sei niente male, stangona. Te l’ha mai detto nessuno che quando sorridi fai luce?

Vota questo post

Staremo a vedere

by blogghino (02/07/2008 - 13:08)

Ieri sono andato al supermercato, c’era la promozione 3x2, prendi 3, paghi 2. La promozione riguardava soltanto alcuni prodotti scelti, come i pomodori pelati in scatola Clebbino. Così ho preso tre scatole di pomodori pelati Clebbino e li ho messi nel mio cestino, anche se non avevo bisogno di tre scatole di pomodori pelati, me ne sarebbe bastata una in realtà. Certo, è probabile che in un futuro più o meno prossimo avrei avuto nuovamente bisogno di pomodori pelati, e a quel punto sarebbe stato comodo averne una scatola già a disposizione nella dispensa, senza la necessità di uscire a comprarne un’altra. D’altra parte è altrettanto probabile e forse anche di più che presto non ci sarà più petrolio su questo pianeta, ma non mi sembra che molta gente abbia smesso di girare in macchina, in vista di questo. “Staremo a vedere”, dice la gente. Dice la televisione che dice la gente. Oggi ho sonno. Dov’ero rimasto. Ah, sì. E quindi, insomma perché dovrei preoccuparmi della fine dei pelati nella mia dispensa, se il mondo non si preoccupa della fine del petrolio. Staremo a vedere, ho detto anche io come la gente. Adesso prenderò a esempio la gente quando non saprò come comportarmi nella vita. Chi cazzo sarà mai questa gente. Lo vorrei sapere. Giusto per sapere chi ringraziare, nel caso. Mentre pensavo tutte queste cose e altre che non ricordo e che quindi non riporto non perché insignificanti come probabilmente erano ma solo perché non le ricordo (tanto sul web c’è un sacco di spazio, perché dovrei pormi il problema di occupare spazio con cose inutili, voglio dire: staremo a vedere), mentre pensavo tutte queste cose e altre dicevo, sono arrivato alla cassa con le mie tre scatole di pomdori pelati Clebbino. Non avevo preso altro, perché mi ero distratto (quando ci si distrae si fanno solo le cose utili e necessarie: è per fare tutto il resto che bisogna concentrarsi, fateci caso). Il nastro trasportatore si era già minacciosamente mosso indirizzando inesorabilmente le tre scatole di pelati verso il lettore ottico, quando a un certo punto ho gridato.
-Alt! – ho gridato, e ho sollevato le tre scatole di pelato dal nastro, che così ha continuato a girare a vuoto, era come assistere all’espansione dell’universo. La cassiera ha strabuzzato gli occhi. - Che succede? - ha chiesto.
- Questi sono soggetti alla promozione 3x2 vero? – ho chiesto, appoggiando le tre scatole di pelati sul ripiano in plastica trasparente e sottraendole così all’espansione dell’universo.
- Esatto signore – ha detto la cassiera.
- Cioè nello specifico pago due scatolette e la terza è in regalo, sì?
- Esatto signore.
- Bene, senta, ci ho ripensato. Non mi servono tre scatolette di pelati, me ne serve solo una. Prendo quella in regalo, allora.
- Come sarebbe.
- La terza scatola di pelati, no? Quella in regalo. Prendo quella.
- Ma la deve pagare.
- No, non quella a pagamento. Prendo questa, la terza, quella gratis.
- Ma non funziona così.
- Staremo a vedere.
La cassiera ha preso il telefono e ha confabulato qualcosa, fissandomi. Scommetto che ora chiama il direttore, ho pensato. Infatti dopo un po’ è arrivato il direttore.
- Lo sapevo. Ancora lei – ha detto il direttore – che succede stavolta?
- C’è il 3x2 su questi pelati, giusto? – ho detto io.
- Esatto. Sono in promozione.
- In promozione? Sono in attesa di venire promossi?
- Che cosa?
- Staremo a vedere. Staremo a vedere se si meritano di essere promossi, caro direttore.
- Ma che diavolo sta dicendo, accidenti. Insomma li compra o no questi pelati?
- È proprio questo il punto. C’è il 3x2, giusto? Se prendo tre scatole, ne pago due e la terza è in regalo, giusto?
Il direttore ha guardato la cassiera. La cassiera ha fatto segno di no con la testa, ripetutamente.
- Non suggerisca, lei! – ho detto alla cassiera – Allora, è giusto o no?
- È giusto, sì, è giusto, e allora? Lei ne paga due e la terza gliela regaliamo – ha detto il direttore, che stava iniziando a sudare nonostante l’aria condizionata.
- Bene. Ma il fatto è che non mi servono tre scatole di pelati. Me ne serve soltanto una.
- E allora ne paga una e quella si porta a casa, e niente promozione! – ha urlato il direttore, mettendomi in mano una scatola di pelati.
- Alt! – ho detto – Io non voglio questa. Questa è la prima, che si paga. Quest’altra è la seconda, e si paga pure.. Ma questa, la terza, è gratis. Io questa prendo.
- Cosa significa? La deve pagare! Se ne prende una sola la deve pagare, non importa quale prende.
- Ah è così? Staremo a vedere. Mettiamo che le prendo tutte e tre. Eccole qua. Tre scatole di pelati. Una di queste è gratis, ha detto. Quale? Quale esattamente? Me la indichi lei.
- Ma che vuol dire, cristosanto. Non ce n’è una in particolare. Una qualunque.
- Allora la scelgo io?
- Ma non è questo il punto, maledizione.
- La scelgo io. Poniamo che sia questa.
- E va bene, è quella, e quindi?
- Innanzitutto lei dovrebbe dire: codesta. Perché è vicina a me e lontana da lei. Ma lasciamo stare per il momento. Dunque questa è gratis, se io prendo questa non devo pagare proprio niente. Se prendessi una qualsiasi delle altre due, dovrei pagarla. Ma se prendo questa, no.
- No, no, no, se lei prende soltanto que..., codesta scatoletta, senza le altre due, allora la promozione scompare e codesta scatoletta del cazzo non è più gratis ma torna a pagamento, ha capito?
- Cosa? Vuol dire che questa scatoletta, a seconda del fatto che sia in compagnia di altre due scatolette o meno, cambia di natura?
- Eh?
- Cambia una qualità del suo essere? Prima è un omaggio e dopo no? E magari a questo punto cambia anche il contenuto, magari io se ne compro tre dentro ci trovo dei pelati, se ne compro solo una chissà che ci trovo, i licheni?
Il direttore mi ha guardato terrorizzato. Ha impugnato il telefono, ci ha confabulato dentro. È arrivato l’agente della sicurezza, mi ha afferrato per la collottola e mi ha accompagnato fuori, senza nessuna scatola di pelati, neanche quella gratis, perdio. Fuori il sole veniva giù verticale.
- Lo sai che l’universo è in espansione? – ho detto all’agente della sicurezza, quando mi ha lasciato.
- Meglio così – ha detto – si troverà parcheggio più facilmente.

Vota questo post

Ascensione, contraddizione, sopportazione

by blogghino (01/07/2008 - 14:44)

Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita. Una donna che non ho mai visto prima si infila dentro un attimo prima che le porte si chiudano.
- A che piano, signora?
- Quarto piano, grazie.
- Anche lei al quarto? Va a trovare qualcuno? Magari me? Ahahahaha. Ah.
- No, vado a casa mia.
- Lei abita al quarto piano? Una nuova inquilina? Bello qua eh? Che gliene pare della vista?
- Non sono nuova, ci abito da un sacco di tempo.
- Sul serio? Che strano, non ci siamo mai incontrati prima.
- E invece sì, ci siamo incontrati un sacco di volte.
- Ah, ma lei mi contraddice sempre? Lo fa per suo gusto personale? Scommetto che se io dico che non è possibile perché io non mi ricordo di averla mai incontrata –
- Ma lei non si ricorda mai di avermi incontrata, fa tutte le volte così
- Ecco lo vede? Ha visto? Puro spirito di contraddizione il suo. Non è che così risulta molto simpatica se lo lasci dire.
- E lei sulle persone antipatiche ci mette una pietra sopra vero?
- Ci può giurare forte.
- Ci può... ma che dice, “ci può giurare forte”, ma come parla, lei fa sempre confusione
- Ma lo sa che lei è insopportabile? La prossima volta credo proprio che farò finta di non conoscerla.
- Questo è troppo, siamo al piano, mi faccia uscire subito, permesso, permesso!

Vota questo post