Addormentarsi contando i soldati
Ieri sera Bilal mi ha fatto mangiare la sua kebizza. È una specie di pizza bianca, dal diametro di circa 30 centimetri, condita con pezzi di pomodoro e carne di agnello e poi piegata a metà e mangiata come una piadina. Niente male devo dire. Forse, un po’ pesante. Infatti stanotte non riuscivo a chiudere occhio e allora per addormentarmi mi sono messo a contare i soldati italiani in Afghanistan. Sono 2600, e dovrebbero essere più che sufficienti per addormentarsi, penso ad esempio a quei poveretti degli islandesi, che neanche hanno un esercito. Neanche un soldato, capito? Poveretti! Come fanno ad addormentarsi la notte? Che cosa contano, le pecore? Ah ah! E così mi sono messo a contare i duemilaseicento soldati italiani in Afghanistan, ma stranamente più contavo meno mi addormentavo. Anche perché per contarli, dovevo immaginarmi questi soldati italiani a fare qualcosa, qualcosa di soldatesco. Non potevo immaginarmeli che saltano uno steccato, per dire. Solo che non riuscivo ad immaginarmi niente. Che cosa fanno, i soldati italiani in Afghanistan? Nessuno ce lo dice esattamente. I giornali non ce lo dicono, il governo non ce lo dice, e il risultato è che io nel cuore della notte penso a 2600 soldati in Afghanistan, li conto per addormentarmi e non prendo sonno perché non so che cosa fanno.
Allora ho pensato che magari sarei riuscito ad addormentarmi meglio contando i soldati americani che, dopo essere tornati dall’Iraq, si sono suicidati. Nel 2005 sono stati 6.256. Anche qui ce n’era da contare, più del doppio dei soldati italiani in Afghanistan, ho pensato sfregandomi le mani nel buio della mia camera, e oltretutto potevo anche visualizzarli, invece delle pecore che saltano lo steccato mi bastava immaginare dei reduci che si impiccano, o si sparano, per dire. Solo che dopo aver contato 25 reduci dell’Iraq che si suicidavano il sonno inspiegabilmente è sparito del tutto e sono rimasto per ore a fissare il buio. Che problemi ho?
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