Ascensione, preoccupazione, felicitazione
Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.
A volte penso: e se morissi, in ascensore? Se morissi mentre l’ascensore sale, o anche scende. Magari morirei passando da un piano all’altro. Tra il terzo e il secondo, per esempio. Che cosa orribile sarebbe, morire senza sapere neanche dove si è, a che piano. Partire vivi e arrivare morti. Io voglio morire da fermo, credo. Voglio vedere dove muoio. Voglio saperlo dove sono nell’attimo estremo. Vorrei anche sceglierlo il posto, come fanno gli animali. Le porte stanno per chiudersi, una donna che non ho mai visto prima si infila dentro giusto in tempo.
- A che piano, signora?
- Quarto piano, grazie signore.
- Anche io, abitiamo allo stesso piano ma non ci siamo mai incontrati.
- I casi della vita.
- La vita è breve. Ci arriveremo, al quarto piano? Non moriremo prima?
- Se qualcuno di noi due deve morire in ascensore, spero che si tratti di lei.
- Ehi, grazie tante.
- Se morissi io, lei non sarebbe in grado di riconoscere il cadavere, sa com’è.
- E se invece morissimo tutti e due nello stesso istante?
- In questo caso, nell’Aldilà, o nel Nulla, o quello che è, la prima cosa che lei mi direbbe è: che strano, siamo andati alla stessa Morte senza che ci incontrassimo mai, prima.
- Morissimo? Moressimo? Morressemmo? Ho detto bene?
- Siamo al piano, permesso, permesso.
- Siamo vivi! Siamo vivi! Non ci credo! È un miracolo!
- Come no. Ehi, giù le mani, che fa?
- Bisogna festeggiare, abbracciamoci, baciamoci
- Certe cose si fanno quando l’ascensore è chiuso e in movimento, non quando è spalancato.
- Lei non apprezza il dono prezioso della vita! Lei scommetto che domani neanche se lo ricorda, questo momento che abbiamo vissuto!
Vota questo post



