Campione mondiale di abbracci massimi
Quando ero piccolo i momenti che mi piacevano di più degli incontri di boxe che guardavo in tv erano quelli in cui i due pugili, dopo uno scambio ravvicinato, improvvisamente in uno slancio di amorosi sensi si abbracciavano. Stretti stretti. Mi sembrava che fosse quello lo scopo della boxe, l’obiettivo dell’incontro, abbracciarsi forte, con abbandono. Solo che quando questo accadeva, ogni volta che accadeva – e accadeva spesso, e accade spesso ancora oggi – subito l’arbitro interveniva, si intrometteva, li separava, probabilmente gli arbitri di boxe sono invidiosi, gelosi, forse hanno avuto un’infanzia priva di affetto, non so. Per questo motivo non li ho mai sopportati gli arbitri di boxe, sono loro a gettare zizzania tra i pugili, a seminare discordia affinché invece di abbracciarsi come vorrebbero tanto fare, inizino a darsele di santa ragione. Quando poi suonava il gong e i pugili andavano a sedersi al loro angolo e gli allenatori e i secondi si facevano intorno ai loro uomini, io ero convinto che cercassero di rabbonirli, dicendogli “Ma su, piantatela di picchiarvi, che ti avrà detto mai, non dare retta all’arbitro, metti da parte l’orgoglio e fate pace”, poi l’incontro ricominciava, i pugili si guardavano un po’ storto, immusoniti, si davano qualche buffetto pacificatorio e poi si riabbracciavano tra il visibilio del pubblico, e quello stronzo maledetto dell’arbitro aridàgli a dividere quell’abbraccio, a seminare veleno, a indurre all’odio.
Allora io penso che c’è qualcosa che non va nella boxe, uno sport dovrebbe assecondare le aspirazioni degli atleti e del pubblico, se c’è questo desiderio di abbracciarsi, di superare se stessi nell’abbraccio, cazzo togliamo di mezzo questi arbitri invidiosi, cambiamo innanzitutto nome a questo sport, chiamiamolo Abbracci. Tra l’altro si gioca in un quadrato che si chiama ring, cioè anello, e vorrà pur dire qualcosa, uno non regalerebbe mai un anello a qualcuno che vuole picchiare, mentre invece a qualcuno che vuole disperatamente abbracciare magari sì.
Così io mi immagino queste palestre di periferia dove uomini (ma anche donne, e non separatamente, ma insieme) si allenano ad abbracciarsi, imparano ad abbassare la guardia e ad allargare le braccia e a cingerle ben bene attorno all’avversario. Immagino il campione di Abbracci Massimi alzare il pugno al termine dell’incontro (incontro, si chiama. Mica: scontro. Vorrà dire qualcosa), e con l’altra mano tiene per mano il suo avversario, e poi alla fine si abbracciano di nuovo e anche tutto il pubblico sugli spalti si abbraccia vicendevolmente e la gente a casa al bar si abbraccia e gli allenatori si abbracciano e anche l’arbitro, finalmente, esce dal ring e abbraccia qualcuno, chiunque esso sia.
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