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Il Giorno della Rinvincita

by blogghino (12/07/2004 - 13:07)

Oggi è il Giorno della Rivincita, nel quale tutti i dipendenti possono vendicarsi di tutti gli atti di sabotaggio compiuti da noi che lavoriamo al Reparto Entropia. Stamattina io e le altre Penelopi siamo scesi in palestra e ci siamo disposti in fila, spalle alla parete. La prima a farsi viva è stata l’impiegata dell’amministrazione: sfilando davanti a ognuno di noi, mentre il rumore dei suoi tacchi rimbombava tra le pareti della palestra, ci ha coperto di insulti. A Penelope 12, che era alla mia destra, ha detto sei alto un metro e un cazzo e puzzi di merda. A me ha detto, sibilando, che ho una faccia da cazzo, che sono un figlioditroia e che spera che mia madre crepi di aids dopo essere stata inculata da un negro. La notte scorsa ho spostato alcuni tasti della tastiera del suo computer, scambiando la p con la c e la w con la u. Dopo sono arrivati via via tutti gli altri. Il direttore dell’ufficio marketing è stato creativo, mi ha fatto la pipì sulle scarpe. L’addetta al call center ci ha sputato in faccia, uno per uno, senza dire una parola. Poi è arrivato un gruppo di dirigenti di medio livello che, ridendo e scherzando tra loro, hanno sferrato qualche calcio qua e là. Poi si sono fermati davanti a Penelope 5, che ha cominciato a tremare impercettibilmente. Uno dei dirigenti ha detto sorridendo ma con voce seria: portiamo questa troia in cesso, e Penelope 5 ha subito cominciato a urlare come una pazza, in due l’hanno afferrata per i capelli e per le braccia e l’hanno trascinata nei cessi della palestra. Dal cesso arrivavano strilli e rumori di colpi, io ho chiuso gli occhi e ho cercato di fare la raccolta differenziata tibetana dei pensieri, ma senza riuscirci. Poi è arrivato l’ingegner White, che parlando al cellulare affabilmente e senza degnarci di uno sguardo, ha sferrato un calcio sui coglioni a un paio di Penelopi, si è riaggiustato la cravatta e se ne è andato, continuando a parlare al cellulare. Io a un certo punto ho cominciato a perdere sangue dal naso e allora mi sono staccato dalla parete e mi sono diretto verso il bagno. Dove vai, sei matto, torna qua ha sussurrato Penelope 12. Mi sanguina il naso, ho bisogno di un fazzoletto ho detto e sono entrato in bagno. Da uno dei cessi arrivavano risolini, gemiti soffocati e grida. Mi sono accostato al lavandino e ho aperto l’acqua. La porta del cesso si è aperta e dallo specchio ho intravisto le gambe nude e sporche di Penelope 12, accovacciata a terra, con le mutandine abbassate, circondata dai dirigenti di mezzo livello, uno dei quali aveva i calzoni firmati abbassati. Uno di loro mi ha visto e ha urlato E questo che cazzo ci fa qua, e allora due di loro mi hanno bloccato per le braccia e mi hanno portato nel cesso accanto. Uno dei due ha estratto una stilografica e sorridendo ha detto Che ne dici se gli infiliamo questa su per il culo ma l’altro lo ha guardato con una strana piega delle labbra e ha detto mi sa che tu sei un po’ frocio e alla fine si sono accontentati di cacciarmi la testa nel water e di tirare lo sciacquone un paio di volte.

Meno male che adesso è l’una e c’è la pausa pranzo e la giornata è quasi finita e domani sarà tutto passato e tutti torneranno a sorriderci cordiali e noi potremo riprendere il nostro lavoro, sono proprio fortunato.

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