Il topo d'appartamento dei diversamente vedenti
Spero che non vi siate persi la puntata speciale di Natale di “Criminali Buffi”, io come al solito l’ho registrata. Se non l’avete vista ve la racconto. Niente, il Criminale Buffo di turno era quest’uomo, un topo d’appartamento che si era inventato un metodo ingegnoso per penetrare nelle case dei ciechi muniti di cane guida. Nel programma i ciechi venivano chiamati “non vedenti”, che sarebbe un modo gentile per dire che sono ciechi, allo stesso modo per cui i sordi vengono chiamati “non udenti” e gli handicappati “diversamente abili”, perché non è che loro siano disabili, no, è solo che hanno delle abilità diverse. Bene, allora non capisco perché i ciechi non vengano chiamati “diversamente vedenti”, visto che in un certo qual modo si può dire che loro vedono, magari non con gli occhi, però usano gli altri sensi e si può dire, che ne so, che vedono con la mente per esempio. Che idiozia. Ho cercato “cieco” sullo Zingarelli e c’è scritto semplicemente “privo della vista”, non vedo dove sia l’offesa. Capisco se invece di ciechi li si chiamasse guerci, che può suonare offensivo, ma vorrei proprio che mi spiegassero perché non posso chiamare cieco un cieco e sordo un sordo e handicappato uno storpio. La gente è matta. Ad ogni modo, mi adeguerò al linguaggio corrente.
Dunque, questa era la procedura seguita dal criminale buffo per penetrare negli appartamenti dei diversamente vedenti sue vittime: come vedeva per strada un diversamente vedente portato a spasso da un cane guida per diversamente vedenti, senza farsi vedere (eheh) si avvicinava al cane guida e lo liberava dal suo collare, quindi si sostituiva ad esso. Naturalmente il criminale buffo aveva precedentemente pedinato il diversamente vedente e scoperto dove questi abitasse, in modo da poter portare a compimento il suo piano malvagio. Questo furfante, camminando a quattro zampe e ogni tanto abbaiando, accompagnava a casa il malcapitato diversamente vedente e, una volta che questi senza sospettare alcunché apriva fiducioso la porta di casa sua e toglieva il guinzaglio al suo presunto cane e andava a preparargli la ciotola con il cibo per cani guida, il furfante saccheggiava l’appartamento del diversamente vedente e poi se la dava a gambe indisturbato.
Con questo sistema il criminale era riuscito a gabbare almeno una decina di diversamente vedenti, fino a quando aveva commesso un grave errore che aveva posto fine alla sua carriera. Ecco come lo stesso Criminale Buffo ha raccontato la fine della sua carriera criminosa alla giornalista conduttrice del programma:
“Un giorno mi sostituisco come al solito al cane di questo nonnetto guercio (il linguaggio del Criminale Buffo era alquanto malavitoso e non teneva conto del linguaggio politicamente corretto che oggi noi usiamo, n.d.r.). Mi metto a quattro zampe, abbaio e come previsto lui non si accorge di niente. Siamo fermi a un semaforo e io aspetto che diventi verde per poter attraversare, quando a un certo punto questo vecchio che mi tiene al guinzaglio con mano tremolante non mi fa una carezza sulla testa? A me! Una carezza a una carogna come me, che nella vita ho avuto sempre e solo botte e mai un gesto d’affetto. Ero alquanto turbato. Accompagno dunque il vecchio a casa sua e il vecchio mi prepara una ciotola con del cibo per cani, una poltiglia al gusto di pollo. Io quel giorno avevo un certo appetito e non so, prima di ripulire la casa del nonno mi sono detto perché no?, e ho assaggiato il cibo per cani. E, accidenti, non era niente male. Mentre ero lì chino col muso nella ciotola che mi strafogavo, il nonnetto non mi fa un’altra carezza sulla nuca? E mi dice: bravo, bravo cagnone mio. A me mai nessuno mi aveva preparato da mangiare con tanto amore prima. A me mai nessuno mi aveva chiamato bravo cagnone mio prima. Solo botte nella vita, e mai un gesto d’affetto. In breve, mi sono affezionato al guercio e ho continuato a fare il cane per lui. Fino a quando una signora non mi ha visto per strada mentre accompagnavo il nonnetto al bar, e invece di farsi i cazzi suoi ha chiamato i carabinieri e così eccomi in gabbia, e adesso chi glielo dice al guercino mio che non sono stato preso dall’accalappiacani ma che sono in galera?”
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