Fare la spesa è un mondo a 2D
La busta di plastica del supermercato è l’unica cosa che mi viene in mente che prima dell’uso è bidimensionale, e dopo l’uso tridimensionale.
Ieri ero in fila alla cassa del supermercato, nel mio minicarrello (adesso i cestelli si sono evoluti in minicarrelli, ci hanno montato delle rotelle e un lungo manico e la gente se li porta a spasso come delle strane bestiole, tipo esoscheletri colorati contenenti cibi confezionati, ma forse questa cosa l’ho già scritta) c’erano dei crackers Clebbino, latte fresco, maionese impazzita Clebbino, insalata lattuga romana, noci brasiliane, pasta dentifricia, acqua chiusa da mesi dentro bottiglie di plastica, formaggio stracchino, due confezioni di caffè da moka, poi non ricordo. Quando sul nastro trasportatore della cassa si è liberato un po’ di spazio ho cominciato a disporci su la mia spesa, in questo ordine: prima le cose non fragili (l’acqua prigioniera delle bottiglie di plastica, le confezioni di caffè, la maionese impazzita, le noci brasiliane) e poi quelle più fragili (il latte, il formaggio stracchino, la pasta dentifricia, i crackers, l’insalata, ho scritto tutto? Boh). Così quando poi li avrei imbustati avrei iniziato a imbustare prima le cose non fragili e poi quelle fragili, evitando che quelle fragili finissero sotto quelle non fragili e magari più pesanti, tipo lo stracchino che finisce sotto l’acqua rinchiusa da mesi in bottiglie di plastica, sotto il peso della bottiglia lo stracchino si sfragne e esce dalla sua confezione e magari impiastriccia l’insalata e le altre cose, ho i brividi alla sola idea.
Dopo che ho messo tutta la spesa sul nastro trasportatore ho preso una busta di plastica del supermercato dallo scaffale delle buste di plastica, dove tutte le buste sono disposte nella loro versione bidimensionale. Era il momento di trasformare la busta da bidimensionale a tridimensionale, per poi poterci mettere dentro la spesa. La persona in fila davanti a me stava ancora pagando la sua spesa. C’è un modo abbastanza veloce per tridimensionalizzare le buste della spesa, ed è bagnarsi il dito come quando si fa per girare pagina al giornale. Ma come si sa non è igienico leccarsi le dita, a meno di non potersele lavare prima con acqua calda e sapone, e io ci tengo alla mia igiene e alla mia salute. Quindi ho cercato di sollevare il lembo della busta con i polpastrelli e poi con le unghie, ma non c’era verso. Restava un oggetto a 2D. Ho cercato di far scorrere i lembi l’uno sull’altro, per provocare un’increspatura e aprire così un varco al mondo tridimensionale della busta, ma niente da fare. Intanto la cassiera aveva cominciato a passare la mia spesa sul lettore ottico. Cominciavo ad innervosirmi. Ho soffiato sul lembo della busta, niente. Ho accartocciato la busta e poi l’ho ridistesa, niente. La cassiera aveva fatto il totale della spesa e ora mi stava guardando, preoccupata. Ho cominciato a sventolare in aria la busta, ma era come sventolare una bandiera, la bandiera del supermercato. Gli altri clienti in fila dietro di me e anche quelli fermi alle altre casse mi guardavano e si dicevano cose sottovoce. “Serve una mano?” mi ha chiesto la cassiera.
Io sventolavo la busta e la guardavo. All’improvviso tutto è diventato piatto, come su uno schermo del cinema: la cassiera, la cassa, gli scaffali del supermercato, il mio braccio che si dibatteva forsennato impugnando la busta. Allora ho cominciato a urlare.
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