Bandini for Burma
Ierisera ero appena rientrato a casa che è suonato il campanello, ho subito pensato che fossero i carabinieri o la polizia, che fossero venuti a prendermi. Invece era solo mio padre.
- Sei davvero tu babbo? O è una trappola? Ti stanno puntando una pistola alla testa?
- Scendi, idiota.
- Perché? Sali tu, no?
- Scendi. Andiamo a camminare.
- Camminare? Vuoi che ti accompagni dal ferramenta?
- No, no. Voglio camminare per la Birmania.
- Vuoi arrivare a piedi in Birmania?
Mio padre ha riso nel citofono. Che strano, mio padre non ride quasi mai, specialmente dopo che è morta la mamma, solo quando guardiamo “Criminali buffi” alla tele lo sento ridere.
- No. Voglio unirmi ai birmani, ma senza andare in Birmania. Scendi.
Allora sono sceso. Il cielo era rosso.
- Fanno quel colore lì – ha detto mio padre.
- Ma chi, santiddio?
- Tutti quei monaci birmani che camminano per strada avvolti nelle loro tonache rosse. Fanno un fiume rosso. L’ho visto alla tele. È bellissimo. Dài, camminiamo anche noi.
- Ma a che serve? E non siamo manco vestiti di rosso.
- A che serve?
- A che serve?
- A che serve?
- Sì, appunto, a che serve.
Mio padre mi ha dato un colpo sulla nuca, ridendo.
- Loro camminano. Camminiamo anche noi.
- Ahio.
- Bandini for Burma! – ha detto mio padre, alzando le braccia contro il cielo rosso.
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