Automatismi
Stamattina ero nella Saletta Ristoro con due altri colleghi, Creativo n.1 e Creativo n.3, avevamo appena preso le nostre bevande al distributore di bevande calde, io avevo preso un 12 e i miei colleghi un 34, e stavamo uscendo con le nostre bevande in mano, io ero davanti e gli altri due dietro, ma giunto davanti alla porta trasparente ad apertura automatica qualcosa è andato storto, la porta automatica non si è aperta e io sono andato contro la porta e il 12 mi si è rovesciato sulla camicia.
- Che succede? – ha detto Creativo n.3.
- Tutto bene? – ha detto Creativo n.1.
- C’è qualcosa che non va – ho detto, facendo un passo indietro.
- Che cosa? – ha detto n.1.
Ho fatto due passi avanti, la porta non si è aperta e io ho dato una craniata contro la porta a vetri, ho fatto un passo indietro.
- Avete visto? – ho detto.
- Pazzesco – ha detto n.1.
- Tipo non si passa – ho detto io.
- Lasciate fare a me – ha detto n.3, allargando le braccia per allontanarci. Quindi ha appoggiato la bibita sul tavolo, si è sistemato la giacca ed è andato dritto contro il vetro, sbattendo il muso. Ha fatto due passi indietro, si è sistemato la cravatta, ci ha riprovato, sbattendo di nuovo la faccia sul vetro. Ha fatto così altre due volte, facendo un rumore tremendo, alla fine sanguinava dal naso e un po’ del suo sangue era colato anche sul vetro.
- Forse dovremmo provare ad aprirla a mano – ho detto io.
- Provare ad aprirla a mano. Ma ti senti, n.5? – ha detto n.3.
- Era solo per dire – mi sono giustificato.
Si è fatto avanti n.1. Si è piazzato a due centimetri dal vetro e ha cominciato a dondolare in avanti e indietro la testa, ogni tanto toccava il vetro, ma piano, facendo toc, toc con la fronte. Non succedeva niente.
- È qualcosa di veramente inspiegabile – ha detto, continuando a dondolare la testa.
Eravamo lì da ormai 10 minuti e ci stavamo preparando a provare tutti e tre contemporaneamente, quando dall’altra parte abbiamo visto arrivare l’Uomo Che Ricarica i Distributori. Abbiamo fatto un passo indietro. L’uomo è venuto verso la porta, e si è fermato un attimo prima di sfracellarsi contro il vetro. Ha guardato in alto. Ha dondolato la mano in aria, sopra la testa. Quindi ha appoggiato una mano sul vetro, e facendo pressione ha fatto scorrere lateralmente la porta, che si è aperta. Quindi è passato oltre senza neanche guardarci in faccia. La porta è rimasta aperta. Io e gli altri due ci siamo guardati in faccia.
- Ora si può passare – ho detto io.
- E chi te lo dice? – ha detto n.1.
- Be’... lui è passato... – ho balbettato.
- Ma lui veniva da fuori. Noi veniamo da dentro – ha detto n.1.
- Ma la porta ora è aperta, e dunque – ho detto io, confuso.
- Ah sì, certo. E allora vai, coraggio – ha detto n.3.
N.3 e n.1 si sono fatti da parte. Ho guardato l’Uomo Che Ricarica i Distributori e poi la porta. Era aperta. Una goccia di sudore mi è scesa lungo la schiena.
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